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Virtualizzazione nativa

Qualche giorno fa, una persona a me tanto cara, che mi sta insegnando, giorno dopo giorno, a ritrovare il mio’posto nel mondo’ e che io amo in modo viscerale ormai….insomma questa persona, tecnico informatico e appassionato di computer, mi parlava della virtualizzazione nativa del suo pc…

La virtualizzazione in informatica è un termine generico riferito all’astrazione di una risorsa. Il concetto che sottende a tutte le tecniche di virtualizzazione è l’isolamento dello strato “fisico” attraverso una sorta di incapsulamento. La virtualizzazione crea una interfaccia esterna che nasconde tutta la parte sottostante e permette l’accesso concorrente alle stesse risorse da parte di più istanze che funzionano in contemporanea. La virtualizzazione si usa spesso per creare una macchina fittizia in cui far girare un’altra copia del sistema operativo, che può essere lo stesso della macchina ospite o meno, destinato per lo più all’esplorazione di caratteristiche che non vogliamo o non possiamo avere direttamente sulla macchina fisica. Esistono tre tipi di virtualizzazione nativafull e paravirtualizzazione.

Ho riportato la definizione di ‘virtualizzazione’ che nei giorni successivi mi sono affannata a cercare su internet, ma in realtà la prima reazione è stata :

“Virtua…che???”

Se non ho capito male si tratta di creare sul computer reale un computer virtuale in cui poter pastrocchiare liberamente senza mandare al diavolo il funzionamento della macchina vera…tutto a patto che il sistema operativo del computer reale supporti la ‘virtualizzazione nativamente’…

Tutto chiaro e bellissimo…anche affascinante per certi versi…

Ma la mia mente folle, a sentir pronunciare le parole ‘virtualizzazione nativa’, si è immediatamente trasportata nel suo mondo fantastico e le immagini che l’hanno affollata ritraevano tutte i paesaggi immensi ed ariosi, immacolati come le praterie americane o le foreste amazzoniche in cui si trovano ancora, a detta dei documentari del National Geografic, o si trovavano prima che la cultura occidentale ingoiasse tutto come un blob oscuro,  i tratti caratteristici della natura selvaggia e delle popolazioni ‘native’, autoctone, libere…

Quanto spazio, quanta aria riempie la mente se penso in questi termini alla ‘virtualizzazione nativa’!

Subito dopo però, superato il fascino fonetico delle parole, e compreso più o meno il significato reale delle due parole riferite al mondo informatico, mi son trovata a chiedermi:

“Ma perchè non esiste una ‘virtualizzazione nativa’ anche per le persone, oltre che per i computer?”

Se ci pensate potrebbe essere un modo fantastico per pastrocchiare a piene mani nella nostra vita virtuale, prendere decisioni sbagliate, incontrare e innamorarsi delle persone sbagliate, cadere e rialzarsi senza sbucciature nel corpo e nell’animo, anche ‘guidare a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire’…e tutto senza conseguenze sulle nostra vita reale!

Una volta verificato se la scelta fatta è quella giusta, se la persona di cui ci siamo innamorati è quella giusta, se la strada imboccata porta alla caduta e nel caso tornare indietro e cambiare direzione….solo allora potremmo trasportare la nostra esistenza virtuale nella nostra esistenza reale…

Tutto perfetto, ogni ingranaggio precedentemente verificato nella virtualizzazione nativa della nostra esistenza funzionerebbe allora alla perfezione nella nostra vita reale…niente più errori…

Bello, no?

Beh…forse no…

Perchè quello che sono adesso, quello che siamo tutti ad ogni step della nostra vita reale, lo siamo esattamente in funzione dei nostri errori, delle nostre scelte sbagliate, di tutte le sbucciature del corpo e dell’anima, di tutte le volte che abbiamo raschiato il fondo del barile delle nostre energie per trovare la forza di rialzarsi di nuovo, dopo l’ennesima batosta, e rialzare la testa e tornare a guardare alto in faccia la parte di  giorno che rimane e ogni nuovo giorno che verrà…

Avere un’esistenza virtuale in cui pastrocchiare a volontà senza conseguenze nella vita reale ci toglierebbe di dosso tanta della nostra stanchezza, della nostra fatica…ma forse anche tanta della nostra bellezza di esseri umani sicuramente imperfetti…ma che ogni giorno ci provano…e ci provano…e ci provano…che poi dai e dai forse qualcosa di buono si riesce anche a fare…alla faccia della ‘virtualizzazione nativa’…

Una volta Anna Magnani disse al suo truccatore:

“ Lasciami tutte le rughe , non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele venire “

…ed era a parer mio una delle donne più ‘belle’ che siano mai esistite.

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