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“Credevo fosse amore e invece era un calesse” – #2

Ottobre 2002 – Il buio

A.: Approfitto della tua disponibilità e ti scrivo per raccontarti un pò come stanno le cose e per chiederti, alla fine del mio racconto, un aiuto per indirizzarmi sia verso un aiuto psicologico, di cui sento il bisogno, sia verso un consiglio giuridico, se conosci persone che possano darmi una mano…

La storia comincia quando conosco lui, il padre del bimbo.
Dice di volermi bene, di voler costruire una famiglia, io credo a tutti i suoi progetti di vita e di lavoro insieme e resto incinta.
Una sera di novembre del 1999 (io ero già al secondo mese, avevo lasciato il mio lavoro per lavorare con lui e avevo dato la disdetta del mio contratto di affitto perchè dovevamo cercare casa insieme…), mi dice all’uscita di un cinema che “si vergogna di me in quanto io non sono una ragazza alta, bionda e con le poppone…a tutti i ragazzi che frequentava aveva sempre detto che dovevano farsi la ragazza bella, alta etc… e invece lui guarda con chi si era ritrovato…e tutti in paese lo prendevano in giro…”
Puoi immaginare lo shock del momento e lì viene fuori che non ero mai stata la ragazza dei suoi sogni, ma ero un’ottima lavoratrice, che sarei stata già lasciata da sola se non fossi rimasta incinta e che anche il fatto di rimanere incinta era stato un errore, lui aveva capito che non potevo avere figli e da questo tutta la pantomima sulla famiglia, come fosse stata una bella recita che gli è poi crollata addosso quando sono rimasta incinta davvero.
In quel momento pur essendo tentata di mollarlo all’istante e andarmene, io senza lavoro e quasi senza più casa, decisi di restare, consapevole di rinunciare alla mia felicità ma mettendo in primo piano la possibilità di dare a mio figlio un padre…
La gravidanza l’ho passata in solitudine, lui non è mai venuto alle visite, se non alla seconda ecografia ma solo per sapere se era maschio o femmina.
Nell’ultimo periodo l’unica cosa che sapeva dirmi era che non mi si poteva vedere con quella buzza…
E’ venuto in sala parto, ma stava seduto sulla sedia e l’unica cosa che era in grado di dirmi era che gli faceva schifo perchè c’era un sacco di sangue…
Appena partorito, con il bimbo attaccato al seno gli chiesi un bicchiere d’acqua e lui rispose, sempre seduto sulla sua seggiola che dovevo aspettare perchè stava avvisando tutti gli amici che era nato…
La sera che tornammo dall’ospedale lui uscì con gli amici e da quel momento sono stata sempre sola, prima a causa del lavoro, poi venivano gli amici, il giorno libero dal lavoro era il suo giorno libero e non poteva stare con me e il bambino perchè doveva riposarsi, quando aveva le ferie andava a pescare…
Quando gli chiedevo di darmi una mano o di stare anche solo un pò con suo figlio io ero solo una rompiscatole e dal momento che una sera mi disse che non eravamo una coppia ma io solo la sua “convivente invasiva” e che “non siamo fatti per stare insieme” non dormiamo più insieme ma in stanze separate e all’ultimo mio tentativo di riavvicinamento il commento la mattina successiva è stato quello che era stata la notte peggiore della sua vita.
Dal punto di vista sessuale per sua stessa ammissione non ha mai provato alcuna attrazione nei miei confronti, ma gli uomini hanno dei bisogni fisiologici e io servirei solo a soddisfare quelli.
Per quanto possa volergli bene, non sono disposta ad accettare di essere trattata alla stregua di un “buco” in cui svuotarsi le palle (…e scusa l’espressione…) anche perchè se mi avvicino a lui tutte le frasi che consapevolmente o meno dice mi feriscono, quindi preferisco stargli lontana…e da tempo ormai i rapporti sono inesistenti.
Dal punto di vista lavorativo io sono stata ad aiutarlo fino al giorno prima di partorire, e quando il bimbo aveva appena un mese ero di nuovo lì, ma nonostante questo il mio lavoro non valeva niente, quello che facevo era sempre sbagliato, e, avendo organizzato la giornata lavorativa in modo che stessi al lavoro nelle ore pomeridiane, quando il bambino poteva stare a dormire dalla nonna, ma non c’era molto da fare, io non avevo voglia di lavorare perchè in fondo facevo solo “ninnolini”.
Anche adesso che ho ritrovato un mio lavoro autonomo, ovviamente il mio non è un vero lavoro, perchè un part-time non è un vero lavoro e fare il mio lavoro non può esser considerato lavoro come il suo…
Aggiungo tra parentesi che visto che il suo lavoro non va bene, lui non mette in casa neanche un soldo, io mantengo il bimbo, pago le bollette e per la spesa mi aiuta mia mamma… la casa dove abitiamo è di sua proprietà e anche questo è oggetto di ricatto nei miei confronti…
Ti aggiungo infine due righe sul suo atteggiamento nei confronti del bimbo…
Quando era più piccolo non se ne occupava per niente, un pò per mia volontà e un pò perchè “i bambini piccoli sono delle mamme”…
Il suo disinteresse è sempre stato ed è tale tutt’ora che quando torna a casa salvo rare eccezioni va a letto (perchè è stanco e depresso, e io sono la causa della sua depressione), a pranzo o a cena non è mai con noi (cucina meglio sua mamma) e con il bimbo è raro che passi del tempo e quando lo fa lui è seduto sul divano e guarda la tv e il bambino gioca da solo (a volte anche in modo pericoloso, senza che lui se ne accorga perchè “sto guardando la televisione!”), oppure gli insegna giochi pericolosi o estremamente diseducativi che il bambino ripete poi da solo rischiando di farsi male.
Se io intervengo non manca di farmi notare che io sbaglio tutti i modi di rapportarmi con il bambino, che la mia educazione è troppo rigida etc…
Fino a qualche mese fa riuscivo a reggere la tensione di tutta questa situazione, cercando di mantener fede alla promessa fatta a me stessa e al bimbo di dargli un padre…ma ora sto crollando…
Mi sento in colpa nei confronti del bimbo, mi sento in colpa nei confronti di me stessa, mi sento in colpa nei confronti dei miei genitori e dei suoi, mi sento in colpa persino nei confronti di lui…
Se dovessi ascoltare il mio istinto fuggirei immediatamente da questa situazione, ma non riesco a farlo… non ho più le forze nè per restare, nè per andar via…
Ho paura che qualsiasi cosa decida di fare possa provocare un danno al bimbo ed è nei suoi confronti che mi sento più responsabile e non vorrei sbagliare…
Vivo nell’angoscia di voler cambiare le cose e non sapere nè come fare, nè come muovermi…
Il mio lavoro è precario, non posso andare a pagare un affitto per il momento….e sono davvero sicura che se decidessi di prendere il bimbo e andare via sarebbe la cosa migliore per lui?
Per caso mi sono imbattuta nel libro “Molestie Morali” di Marie-France Hirigoyen l’ho letto e ho trovato molte analogie con il mio caso e forse anche la forza di chiedere aiuto…
Ora sto leggendo “La manipolazione affettiva nella coppia” di Pascale Chapaux-Morelli e Pascal Couderc in cerca di appigli per uscire dal mare in cui sento che sto per annegare…
Dopo tutta questa noiosissima storia che ho cercato di raccontarti nel modo più sintetico possibile chiedo a te se conosci qualche psicologa o psicanalista che sia in grado di ascoltarmi e di aiutarmi a ritrovare il coraggio di fare una scelta (che sia di restare con nuova forza, o di andare via) quanto mai urgente…e lo devo al bimbo, che sta cominciando a soffrire di questo mio malessere…
E  sicuramente saprai indicarmi qualcuno che mi illustri con chiarezza quali sono i diritti del bimbo nel caso di una separazione, e la strada giusta da percorrere.
Non siamo sposati, ma la casa è solo sua… io vorrei lasciarla insieme al bambino, non voglio nè la sua casa nè i suoi soldi… ma vorrei solo che il bimbo non dovesse trovarsi in mezzo a delle contese giuridiche nel caso che lui dovesse incattivirsi a seguito della nostra partenza ( vorrei tornare vicino al lavoro o vicino ai miei… ed è chiaro che non ho alcuna intenzione di oppormi in nessun modo ad ogni tipo di frequentazione lui volesse avere con il bambino… sono io che non riesco più a stare con lui, ma è e rimarrà sempre il padre del bimbo).
Ti ringrazio infinitamente per l’attenzione che se sei arrivata a leggere fin qua mi hai regalato… e se avrai degli indirizzi utili di professionisti a cui potermi rivolgere te ne sarò immensamente grata.
V.: Certo che ho letto tutto il tuo racconto,  scrivere non sarà stato facile per te….anche chiedere aiuto è proprio il primo passo verso una consapevolezza di sè e verso un desiderio di cambiamento!

Soltanto che tra desiderare e realizzare poi un nuovo progetto di vita è importante non rimanere da soli, ma farsi “accompagnare” da persone competenti, sia per una tutela giuridica (è un aspetto molto importante per i diritti ma anche per i doveri considerando che c’è il bimbo!) sia per un sostegno psicologico che possa supportarti  come donna e nelle scelte che dovrai prendere e non ultimo nell’essere “mamma”.

Se vuoi ne parliamo meglio davanti ad un caffè visto che è un argomento delicato,che ne pensi?

Ci sono delle implicazioni  psicologiche profonde soprattutto del vostro rapporto di coppia da tenere in considerazione anche per la separazione…

Allora a presto

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