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Diamo un futuro alla memoria

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“LA MEMORIA E’ CONOSCENZA

LA CONOSCENZA E’ LIBERTA’

DIAMO UN FUTURO ALLA MEMORIA”

Con il ritardo che al solito mi contraddistingue, e sulla scia dei pensieri di commemorazione, riflessione, tristezza che hanno caratterizzato la ‘Giornata della memoria’ di ieri, dedicata a tutte le vittime dell’olocausto, vi rendo partecipi oggi di quello che significa per me la giornata di ieri, a quale esperienza personale è legata la mia partecipazione al lutto dell’umanità…

Era il lontano 1995, l’ultimo anno delle superiori, di lì a qualche mese avrei affrontato la maturità scientifica e il percorso universitario…

L’ANED, Associazione Nazionale Ex Deportati, aveva affidato alla mia scuola il compito della creazione del manifesto e delle cartoline commemorative del loro Congresso Nazionale, e aveva fornito testimonianze e immenso materiale fotografico con il quale, guidati da un fotografo-architetto avremmo dovuto elaborare il progetto…

Dopo un lungo lavoro di selezione e di sintesi dei concetti per immagini il risultato finale era stato quello della foto che vedete…

Sullo sfondo l’ingresso del campo di concentramento di Birkenau, la scena divisa in due metà…a destra le vittime, a sinistra i carnefici…il cielo trafitto sulla destra dalle ciminiere dei forni crematori e sulla sinistra dalle ciminiere delle fabbriche ferite dalle bombe…sotto le traversine dei binari le carcasse dei morti ammontati nudi e scheletrici con una statua di cristo caduto, a testimonianza della negazione, in quel genocidio, di ogni Dio, di ogni religione…in fila verso la morte a destra bambini, ebrei, zingari, prigionieri politici crocifissi in un nuovo Golgota…in fila sulla sinistra, verso un’analoga morte morale, culturale, civile i colpevoli, a loro modo anch’essi vittime del buio della ragione, soldati bambini, fascisti, borghesia bendata e plaudente, il clero consenziente e l’indifferenza di chi sapendo voltava le spalle…

Sono sempre rimasta molto legata a questo progetto, perchè aveva a suo tempo mostrato alla ragazzetta che ero quello che veramente era stato tutto il periodo della dittatura fascista, l’imbarbarimento della civiltà, il buio della mente, la sofferenza degli emarginati prima, discriminati poi, deportati e schiavizzati infine prima della morte spogliata di ogni dignità…

Alla conclusione del progetto, nei giorni del Congresso dell’ANED appunto, noi ragazzi fummo invitati a partecipare alla giornata commemorativa e al pranzo che ne sarebbe seguito, insieme agli ex deportati e ai loro parenti e discendenti, ognuno con la sua storia di crudeltà, di sopravvivenza, di fiera dignità…

A tavola io capitai accanto ad una signora anziana, sottile, piccola, minuta…coi capelli tutti bianchi…elegante nella sua camicetta allacciata fino al collo e con le ruches…aveva degli occhi dolcissimi e mi ricordava mia nonna…

Ricordo che conversammo per tutto il pranzo, lei raccontava triste ma fiera, indomita, di come da piccolina fosse stata deportata con la sua famiglia, di come fosse stato il viaggio verso il campo di concentramento, di quelli che erano i suoi ricordi di  Auschwitz, delle sue sensazioni, emozioni, paure… in un crescendo di angoscia nel mio animo che si contrapponeva alla dolcezza e alla serenità con la quale questa immensa minuscola piccola nonnina raccontava la sua personale esperienza del periodo più buio della nostra cività moderna…

Ad un certo punto, da sciocca ragazzina quale ero, le chiesi se fosse vero che ai deportati ad  Auschwitz facevano il tatuaggio con il numero sul braccio…

A questa domanda i suoi occhi immediatamente si spensero, si ricoprirono di un velo di triste rassegnazione…sbottonò immediatamente con gesto meccanico il polsino della camicetta e mostrò il numero come se tutti noi ragazzetti che eravamo al suo tavolo ci fossimo trasfigurati in un istante nei soldati tedeschi del campo che le ordinavano quel gesto tutti i giorni, tutto il giorno…di fronte a noi…scioccati…lei era tornata un numero…

Io scoppiai a piangere…

Un pianto disperato, convulso…avrei voluto chiederle scusa per tutto…per tutti…

Non riesco a dimenticare la trasformazione dei suoi occhi, del suo volto…la meccanicità di quel gesto…

E questo ricordo rimane impresso nella mia mente, nella mia anima…è il mio personalissimo modo di vivere nel ricordo la ‘Giornata della memoria’… ogni ‘Giornata della memoria’ da allora… quella ‘memoria’ in ogni giornata essa si affacci nei miei pensieri…

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. doroty86
    Gen 30, 2014 @ 00:02:09

    Mi ha colpito molto il racconto della vecchina e da come hai scritto mi sono proprio immaginata bene tutto, quello che hai provato tu, quello che ha provato lei…immagino sia una di quelle cose che, anche a distanza di anni, ti portano a pensare “se potessi tornare indietro non glielo chiederei”, ma secondo me proprio questo avvenimento ha fatto entrare qualcosa della sua storia in te, e tu te la porterai dietro…così si tiene viva la memoria

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    • CrazyAlice
      Gen 30, 2014 @ 00:04:37

      Non c’è dubbio…
      Ogni volta che penso all’olocausto o ai campi di concentramento il mio pensiero torna sempre agli occhi di quella nonnina che quasi in trance si sbottona il polsino della camicetta color pesca…

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