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…sulla bellezza…

Stasera un pò di Sanremo, mi ero detta…

Ed ecco che sul palco dell’Ariston, intorno alle 23 arriva Luca Zingaretti che legge una riflessione di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia a soli 30 anni, nel 1978…questa:

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore (Peppino Impastato)“.

Non la conoscevo…o forse sì…comunque non me la ricordavo così potente, bella, illuminante…

Io sono convinta che il senso della bellezza, saper riconoscere la bellezza, riuscire a vederla, in ogni forma e aspetto, dalle cose più straordinarie a quelle più normali, quotidiane, sia una delle caratteristiche più importanti che distingue la razza umana dagli altri animali…

Ma stasera mi son trovata a riconsiderare il mio concetto di bellezza anche come uno strumento per non cedere alla rassegnazione, alla paura, all’abitudine… Aveva ragione Peppino Impastato…dal senso per la bellezza passano la curiosità e lo stupore, che sono il fulcro di quel motore che ci rende veramente vivi, che ci rende animali pensanti…

Se riusciamo a vedere la bellezza, non ci sarà posto per la rassegnazione…se anche le cose cambiassero in peggio, nessuno potrà convincerci che è sempre stato così, e che non può essere diverso da così…e ci ribelleremo…vorremo tornare a vedere la bellezza, o a costruirne di nuova per ristabilire l’equilibrio…

“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”

Questo è un piccolo estratto dal testo della canzone “Il vecchio e il bambino” di Francesco Guccini…

Mi si è evocata nella mente mentre ascoltavo le parole di Peppino Impastato…

Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera…

L’ immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d’ intorno non c’era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo…

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l’ anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati…

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero…

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”

Quando la ascolto, mi ritrovo in lacrime…

Un pò perchè penso a chi, tra i ‘vecchi’ che hanno fatto parte della mia vita, non c’è più…e ne amavo ascoltare i racconti…mi immergevano in un altro mondo, in altre vite…

Un pò perchè penso a chi tra i ‘vecchi’ ancora c’è, ma se ne andrà presto…e ricordo di quando io ero il bambino della canzone…e li ascoltavo, cercando di comprenderne i ricordi…ma senza capirli fino in fondo…

Un pò perchè adesso son io dalla parte del vecchio…e il mio bimbo è il bambino…ma mai vorrei che i miei racconti dei ‘miti passati’…della bellezza di come era…suscitassero in lui uno sguardo ‘triste’… la bellezza appartiene a tutto, proprio tutto quanto…basta saperla vedere…e vorrei tanto per mio figlio essere una guida alla scoperta sempiterna della bellezza, e mai alla paura della rassegnazione…

Spero tanto di esserne capace…

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