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Voglio essere il bassista con la pipa!!!!

The Blues Brothers (6/9) Movie CLIP – Everybody Needs Somebody to Love (1980) HD

Uno dei momenti più famosi del film “The Blues Brothers” del 1980…e un grandioso pezzo di musica Rhythm and blues
Soul!

Io con il mio basso, la mia pressocchè totale incapacità e l’aiuto di un grande bassista e maestro (nonchè mio compagno…) ho tirato giù con immensa fatica la linea del basso di questo pezzo e moooooooolto lentamente sto cercando di impararla, di arricchirla con le triadi, le note di passaggio, la ritmica…

E’ una faticaccia!

Il grande bassista che suona questo pezzo nel film e nella Blues Brothers Band è Donald “Duck” Dunn…e cito da Wikipedia:

Donald Dunn, detto Duck (Memphis24 novembre1941 – Tokyo13 maggio2012), è stato un bassistaproduttore discografico e cantautorestatunitense, noto per essere uno dei membri della band di Booker T. & the MG’s e successivamente della Blues Brothers Band.

Cresciuto a Memphis, fa presto conoscenza con il coetaneo Steve Cropper con cui condividerà fin dall’adolescenza la passione e la carriera musicale. Infatti mentre frequentavano la Messick High School erano già membri del gruppo The Mar-keys, con i quali hanno registrato nel 1961 il loro primo singolo “Last Night”. Ha collaborato anche al disco blues “Fathers & Sons” di Muddy Waters, con una super-band riunita per l’occasione (Donald “Duck” Dunn al basso, Muddy Waters chitarra e voce, Otis Spann al piano, Paul Butterfield all’armonica, Mike Bloomfield alla chitarra, Sam Lay alla batteria). È stato uno dei primi musicisti di riferimento di Jaco Pastorius.

È morto la notte del 13 maggio 2012 nel sonno, dopo aver appena terminato un doppio show in Giappone nel pieno del suo tour con l’eterno amico Steve Cropper.[1]

A parte le notazioni didascaliche e biografiche…è uno spettacolo vederlo suonare!

Ammetto che la maggior parte delle volte che provo a suonare questo pezzo, invece che mettere la traccia musicale, faccio girare a ripetizione proprio questo video…poi il più delle volte smetto di suonare, poi di ascoltare e osservo lui…i suoi movimenti, la sua massa di capelli ricci ‘color Biscardi’, la sua maglietta bianca, i suoi piedi che si muovono a ritmo, i suoi occhiali da sole Rayban…e la sua pipa fumante!

Ma che bello che è! Con quanta sicura indifferenza si muove su quel palco, suona ma sembra essere ad un miliardo di km di distanza, in un altrove solo suo, dove c’è musica, si suona, si balla, ci si diverte da matti…e soprattutto non si smette di fumare!!!

Sembra che non gli interessi niente di quello che accade o potrebbe accadere intorno a lui, lui suona, balla, si diverte…fuma…e tutto il resto non importa!

Razionalmente so benissimo che non è così, quando si suona in gruppo l’attenzione deve essere altissima e doppiamente concentrata su quello che fanno gli altri musicisti intorno a te e su quello che devi fare te…ma il grande Donald “Duck” Dunn appare così rilassato, a suo agio, nel pieno centro del suo mondo, completamente sicuro di sè…che io vorrei essere lui…il bassista con la pipa!

E vorrei essere lui non solo per le capacità musicali, alle quali probabilmente non riuscirò mai nemmeno ad avvicinarmi…ma vorrei essere lui nell’affrontare con la medesima sicura indifferenza, con la medesima serenità, con la medesima intima gioia di essere nell’unico posto in cui si vorrebbe essere, sempre e comunque, ogni momento della mia vita…

Vorrei affrontare ogni momento delle mie giornate, ogni difficoltà e ogni gioia, con quella maglietta bianca, gli occhiali Rayban, le mani e i piedi che si muovono a tempo…mai fuori posto…e la pipa, quella pipa, con le sue intermittenti nuvole di fumo…

Così…

e di tutto il resto…

chi se ne importa!!!

 

 

 

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Ferite da pranzo di famiglia

Appartengo ad una famiglia numerosa, da parte di mio padre…8 zii, 18 cugini diretti, e una quantità notevole di parentele più lontane, sia in senso genealogico che fisico (alcuni abitano in altre province d’Italia e del mondo) accresciutesi negli anni con nuove famiglie e nuovi arrivi…

Una mia cugina ha organizzato per oggi un pranzo di famiglia che ci riunisca un pò tutti quanti, per ritrovarsi, vicini e lontani, in occasione di una giornata di festa e non, come spesso succede, di fronte ad una bara per salutare qualcuno di noi che se n’è andato…

Non ho molta voglia di andare…sono occasioni in cui spesso ti ritrovi in mezzo a gente che è tuo parente solo perchè porta il tuo stesso cognome, ma con la quale non hai molto in comune…per tante ragioni, le più varie, non condividi con loro quasi niente della tua vita, sono pressocchè degli sconosciuti…ma magari ne vien fuori comunque una manciata di ore piacevoli…quindi dovrei prepararmi per andare…e invece dentro di me sento l’urgenza di scrivere di una ferita appena ricevuta…fresca…ancora pungente…

Pochi minuti fa, in cucina io aspetto il caffè…mia mamma sta imbottigliando l’olio… siamo sole, il mio bimbo oggi è con suo padre, come tutti i fine settimana…

Dico a mia mamma che di lì a poco dovrò andare a questo pranzo, che non mi va, ma andrò lo stesso…e mia mamma alla prima non capisce…io ripeto…e le chiedo: ” Ma non lo sapevi?  Il babbo non ti ha detto niente?”

No, mio padre non le ha detto del pranzo…nessuno di noi, neanch’io, glielo ha detto…di fatto non è stata invitata…

Lei comunque non sarebbe venuta…ormai è un riccio chiuso nel suo mondo…ma mio padre avrebbe dovuto dirglielo, esattamente come lo ha detto a me…e invece niente…

L’esclusione a priori di mia mamma mi ha ferito…ho sentito un colpo al cuore…e una fitta di senso di colpa per come si comporta mio padre, e per come stavolta mi son comportata anch’io…ho dato per scontato che lei lo sapesse del pranzo, e invece avrei potuto dirglielo io…

Io non vivo un buon rapporto con i miei genitori, non ci sono canali di comunicazione…non ci sono mai stati…e ora fatico non poco, con l’aiuto della psicoterapeuta, per riuscire ad aprire qualche varco…per spiegare a me stessa come sia possibile tra genitori e figli non riuscire a parlare la stessa lingua, non riuscire a comprendersi, in nessuna situazione, dalle più banali questioni pratiche della vita quotidiana, alle più complesse questioni esistenziali, morali, sentimentali…le questioni dell’anima e del pensiero senziente…

Le difficoltà di comunicazione che mi opprimono nei confronti dei miei genitori in realtà vengono da una totale mancanza di relazione comunicativa, da un’assenza cronica di empatia anche tra di loro…vivono ognuno isolati nel proprio mondo…se me lo devo figurare in modo elementare è come se mia madre e mio padre vivessero ognuno dentro ad un palloncino, di quelli dei bambini alla fiera…imprigionati, asfissiati ognuno nel suo mondo impermeabile, chiuso ad ogni comunicazione, ad ogni sentimento sia in entrata che in uscita…ogni tanto battono insieme…ed ecco che le bolle scoppiano e la comunicazione si fa scontro, voci grosse…profonde incomprensioni…senza cattiveria ma proprio con quel disagio di incomunicabilità di due persone che non parlano la stessa lingua…che non si capiscono…

E allora, se è così difficile comunicare…meglio non farlo…è un meccanismo di difesa reciproco…difesa dall’impossibilità oggettiva di essere compresi, dalla certezza di un rifiuto…e allora meglio non provarci più nemmeno a comunicare…tanto non si viene compresi…

Ma mia mamma è mia mamma…per quanto sia difficile per me condividere il mio tempo, il mio spazio, il mio mondo con lei, se io sono quella che sono adesso è anche merito suo…se io appartengo oggi alla famiglia numerosa di mio padre che si riunisce in questa domenica mattina per il suo pranzo di festa è perchè di questa grande famiglia allargata fa parte anche mia mamma…

Vorrei portarla con me, ora che mi preparo a partire…lei mi ha già detto di no…ma sarei tentata di portarcela a forza…perchè mio padre si renda conto, dopo quasi quarant’anni di matrimonio (durante il quale non ricordo che mia mamma sia mai stata chiamata per nome da mio padre…l’ha sempre chiamata per cognome…) che mia mamma, con tutti i difetti che possiede, merita almeno di essere avvisata, di essere messa al corrente…

Non si dovrebbe arrendersi all’incapacità di comunicare…i linguaggi altrui si possono imparare…con grande sforzo si dovrebbe continuare a provare…tra tante incomprensioni magari una piccola falla nel muro eretto a difesa del proprio mondo pieno solo di immensa solitudine si potrebbe trovare…bisogna continuare a credere di riuscire a poterlo fare…

Non voglio diventare come loro…

Vorrei poter far capire a loro due quanto diverso possa essere il rapporto tra due persone…quanto io ancora adesso che sono adulta avrei bisogno di vedere loro due, i miei genitori, uscire dalle loro bolle…e finalmente comunicare…comprendersi…interagire…condividere…

Beh…vado…si è fatto tardi per il pranzo…

Si chiudono le porte del cuore, della mente, dei pensieri, dell’anima…e si va…

 

3 anni…9 mesi…13 giorni…

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Il 29 Marzo del 2014, il mio bimbo di appena 3 anni, 9 mesi e 13 giorni ha scritto il suo nome per la prima volta da solo!

‘Da solo’ significa senza copiare da un modello scritto da me, ma di sua iniziativa, in maniera totalmente spontanea ed indipendente!

Trovo che sia una cosa grandiosa! Mi sembra tanto piccolo ancora per riuscire già a scrivere il suo nome in un modo così autonomo!

L’ha scritto ieri mattina, appoggiato al muretto del bagno, mentre io mi stavo preparando per uscire, e me lo ha regalato…Ad oggi non esiste cosa che per me possa essere più preziosa di questi due fogliettini di carta!

Mi sono sentita talmente tanto sorpresa, stupita, orgogliosa, felice, che mi risulta difficile descrivere le mie sensazioni in modo non banale, non sintetizzando in poche grandi banali parole tutto il terremoto di felicità che questa manipolo di freghi hanno generato nel mio animo!

Racchiudono talmente tanta bellezza questa manciata di linee incerte!

Questa è la poesia che all’asilo stanno insegnando al mio piccolo grande cucciolo…me la recita ogni tanto mentre ci vestiamo per andare a letto…e io, parola dopo parola, frase dopo frase, piano piano me la sono scritta tutta:

 

Indovina indovinello

metti in moto il tuo cervello

ora ti racconterò

chi son stato e chi sarò

.

Ero proprio piccolino

timoroso e birichino

ma se aspetti ancora un pò

più sicuro diverrò

.

Io ti voglio dimostrare

quante cose posso fare

quelle che ho imparato già

sono molte in verità

.

Questo anno è già passato

come un soffio se n’è andato

mi ha cambiato e trasformato

sono un bimbo fortunato

Pensiero…stupendo…

“Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, hanno solo promesso che ne sarebbe valsa la pena.” (…)
Facile non è…e fin qui è assodato…ma ne varrà davvero la pena?

il blog di Gianmarco Veggetti

” La vita è troppo breve per alzarsi la mattina con dei rimpianti. Quindi ama le persone che ti trattano bene e dimentica di quelle che non lo fanno e credi che tutto accade per una ragione. Se arriva un’occasione, coglila! Se essa ti cambia la vita, lasciala fare! Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, hanno solo promesso che ne sarebbe valsa la pena.”  (Harvey Mackay)

Frase meravigliosa che riassume un po’ il senso della vita e che faccio mia regalandola a tutti voi che avete la pazienza e la cortesia di seguirmi. Grazie!

…SOTTO A CHI TOCCA…

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Cats

Non sono deliziosi ?


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