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“Sudan vulture”

Qualche settimana fa, chiudendo un mio post dedicato al Liebster Award avevo posto a chi volesse rispondere la seguente domanda:

  • Immagina di essere il fotografo che ha scattato questa foto (Kevin Carter, “Il bambino affamato e l’avvoltoio”, 1994):

File:Bambino affamato e avvoltoio.jpg

e di trovarti davanti la scena… Tu cosa faresti?

E’ tutto il giorno che mi gira in testa questa foto, e stasera, come sapevo sarebbe successo, mi urge rispondere io stessa alla domanda che avevo posto…confrontarmi con la sofferenza…con la necessità, la fatica, il dolore, la razionalità di una scelta…

Ne approfitto in primis, tra l’altro, per auto-correggere una serie di errori che avevo compiuto nella didascalia della foto: il titolo originale è “Sudan vulture”, la foto è del 1993 (sempre del 1993 ne è la pubblicazione, del 1994 è invece la conseguente vittoria del premio Pulitzer per l’autore Kevin Carter…), e il soggetto non è un bambino, ma una bambina…

Riporto il testo trovato su Wikipedia:

In seguito a una serie di problemi con la redazione del giornale dovuti anche al suo abuso di droghe Carter decise di prendersi un periodo di pausa e nel marzo del 1993 si recò in Sudan per documentare la guerra civile in corso e la carestia che aveva sconvolto il paese. È qui che scattò la sua foto più famosa: il ritratto di un bambino denutrito che accasciato a terra cerca di raggiungere il centro di aiuti e sullo sfondo un avvoltoio che lo osserva quasi ne stesse aspettando la sua morte. Immediatamente la foto fece il giro del mondo apparendo nelle copertine delle riviste più importanti e permettendo a Carter di vincere un Pulitzer. Allo stesso tempo dette vita a una serie di polemiche che indagavano il ruolo del fotografo nello scatto della foto. La gente cominciò ad  interrogarsi sul destino del bambino e sulla moralità della fotografia. Carter non fu mai chiaro su quello che successe al momento dello scatto e raccontò diverse versioni della vicenda. Secondo alcune versioni avrebbe aiutato quella che si sarebbe rivelata un bambina, secondo altre avrebbe aspettato per 20 minuti il momento migliore per scattare mentre egli stesso afferma di aver fatto solo il suo lavoro di fotografo e testimone, consapevole di non poter far nulla per cambiare le sorti della bambina. Certo è che lo scandalo mediatico che si creò turbò profondamente Carter che, tormentato dall’immagine della bambina che gli ricorda la figlia piccola che riusciva a vedere solo raramente, cadde in profonda depressione. La sua popolarità crebbe rapidamente quando il New York Times acquistò la foto nel marzo 1993 facendola diventare uno dei simboli della devastazione africana. Questo non fece che aggravare la sua situazione portandolo a peggiorare il suo abuso di droghe al punto che quando gli telefonarono per comunicargli la vincita del premio Pulitzer nel 1994 non capiva cosa stesse succedendo e furono costretti a ripetergli più volte la conversazione. (…) La situazione per Carter divenne insostenibile al punto che decise di farla finita. Il 27 luglio 1994 guidò il suo pickup fino ad un parco dove giocava da bambino e lì si intossicò con il monossido di carbonio del tubo di scarico, morendo suicida all’età di 33 anni. Nella nota che lasciò scritta scriveva di non poter più sostenere la depressione, la mancanza di soldi e la persecuzione dei ricordi degli omicidi e dei cadaveri e del dolore che aveva visto, dei bambini affamati.

Io cosa avrei fatto…

Non so dire se avrei aspettato i 20 minuti che dicono ci abbia messo Carter a scattare la foto, in attesa di un qualche movimento dell’avvoltoio…ma mentirei se moralisticamente dicessi che non avrei scattato la foto…

Non riesco a non pensare che venti minuti da spettatore di una qualsiasi sofferenza siano veramente tanti…

L’ho provato sulla mia pelle…da madre…

Quando il mio bimbo aveva un anno e 3 mesi un cuginetto gli aveva schiacciato il dito medio della mano destra dentro ad una porta…al pronto soccorso trovano l’unghia quasi completamente avulsa e una frattura al ditino…ma non sentiva male, lo medicano e rimandano qualsiasi decisione alla medicazione della settimana successiva…torniamo in ambulatorio dopo una settimana e la dottoressa decide che si poteva provare a reinserire l’unghia, per evitare che la perdesse a vita…niente anestesia locale per i bimbi, solo totale…quindi bisogna procedere…senza anestesia…la tortura è durata credo non più di 10 minuti per il mio bambino, ma a me sono sembrati un’eternità…venti, un’ora, un giorno, non è immaginabile nè descrivibile lo strazio del sentire un bambino piangere dal dolore, e non poter far niente, anzi, doverlo tenere fermo…alla fine non piangeva più neanche, non chiamava più me, ma chiedeva l’acqua…riuscite ad immaginarlo?…quando ancora ripenso a quella manciata di minuti ogni volta quasi ritorno sotto shock…

E ora penso a Kevin Carter…la bambina sarebbe morta lo stesso…e lui sceglie di scattare la foto…ma riuscite ad immaginare la lacerazione della sua anima? quanto devono essere stati pesanti, faticosi, devastanti, quei venti minuti?

Io cosa avrei fatto?

Probabilmente mi sarei avvicinata alla bambina, avrei impedito con ogni mezzo, in ogni modo, che le si avvicinasse l’avvoltoio…se avessi avuto del cibo glielo avrei dato…ma non sarebbe cambiato molto…

Sicuramente mi sarei seduta in terra e l’avrei presa tra le mie braccia…perchè se davvero doveva morire, almeno sarebbe morta dentro ad un abbraccio…sentendo il tocco di una carezza…chiudendo gli occhi su un viso amico…nessuno dovrebbe morire da solo, con la testa tra le sue mani…l’avrei cullata…e avrei pianto…come sto facendo ora io mentre scrivo…

Ogni vita merita rispetto…e se quella bimba non lo aveva avuto da viva, per colpa delle guerre di soldi, potere, ingiustizie, che noi adulti facciamo per affamarli, avrebbe recuperato la sua dignità di essere umano, avrebbe avuto il rispetto che meritava come persona nel calore del mio corpo, nelle mie braccia intorno a lei, a proteggerla anche dalla morte…

E le avrei chiesto di perdonare me…di perdonarci tutti….

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9 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. vetrocolato
    Mar 10, 2014 @ 06:26:49

    L’istinto mi dice di prendere in braccio quel bambino.
    Niente foto.

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  2. samantagiambarresi
    Mar 10, 2014 @ 07:43:00

    Tristezza… amarezza…

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  3. pegappp
    Mar 10, 2014 @ 07:44:04

    Non c’è niente da aggiungere.
    Gran post.

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  4. evarachele
    Mar 10, 2014 @ 13:19:43

    Che meraviglia Alice! Sei riuscita a commuovermi come poche volte mi capita…
    In questo mondo non c’è dignità, giustizia, amore…per lo meno è fortuna di pochi!

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  5. stephymafy
    Mar 10, 2014 @ 15:51:00

    Fa male, molto male…troppo per restare a fotografare.

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  6. Michele
    Mar 11, 2014 @ 14:08:06

    tremendo, non credo avrei pensato a una fotografia

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  7. sherazade
    Mar 11, 2014 @ 23:44:57

    L arte porta in se la follia nella sua tensione a esprimere se stessa.
    cosa avrei fatto io? ” avrei” questo il punto. Io ora con il cuore stretto posso piangere e vergognarmi.
    Sherazade

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