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La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno. (Francis de Croisset)

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Lewis Carroll

ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

(1865)

“Per tutto il pomeriggio dorato  senza fretta abbiamo navigato:

le nostre mani non sono abili le nostre voci si fanno labili mentre le braccia non sanno dare  l’impulso necessario a remare.

Barca crudele! Per ingannare il nostro lungo giorno sul mare le mie bambine vogliono udire la favoletta che sto per dire.

E’ possibile dire di no  a tre bambine? Dir non lo so.

La prima ordina: “State attente!

E tu comincia!” dice impaziente.

La seconda con tono cortese:

“Ti prego non tenerci sospese”.

La terza piccolina com’è m’interrompe con tanti “perché?”

D’un tratto le voci sono spente e le bimbe si fan più attente:

Alice se ne va tutta sola.

Le bimbe son senza parola.

Alice è in una terra incredibile incontro a un’avventura impossibile.

E la storia continua.

Ma ormai non ho più fantasia.  “Non la sai?” mi chiedono le bimbe insistenti con occhi che mi fissano attenti.

“Il resto ve lo dico più tardi”.

“No” rispondono. “E’ ora più tardi.”

Così è nata la storia d’Alice lentamente in un giorno felice in una barca sola sul mare quando il tempo dovevo ingannare.

E ora che la favola è pronta  torniamo mentre il sole tramonta.

La favola d’Alice rimane come un sogno di cose lontane come un dolce ricordo gentile  chiuso nella memoria infantile come l’odore di rosmarino  ch’è nella veste del pellegrino”.

Alice cominciava a essere veramente stufa di star seduta senza far nulla accanto alla sorella sulla riva del fiume. Una o due volte aveva provato a dare un’occhiata al libro che sua sorella stava leggendo ma non c’erano né figure né filastrocche. “Che me ne faccio d’un libro senza figure e senza filastrocche?” pensava Alice. A dire il vero non era possibile pensare molto perché faceva così caldo che Alice si sentiva tutta assonnata e con le idee confuse: adesso si stava chiedendo se valesse la pena di alzarsi a raccogliere fiori per fare una ghirlanda di margherite quando ecco che improvvisamente le passò proprio davanti un Coniglio Bianco con gli occhi rosa. La cosa non sembrò TROPPO strana ad Alice. Non le parve neppure TROPPO strano che il Coniglio dicesse tra sé: “Povero me povero me! arriverò troppo tardi!” Solo in un secondo tempo quando ripensò a questo fatto Alice si rese conto che avrebbe dovuto meravigliarsene; sull’istante le sembrò addirittura una cosa naturale. Però quando il Coniglio TIRO’ FUORI UN OROLOGIO DAL TASCHINO DEL PANCIOTTO e dopo avergli dato un’occhiata affrettò il passo ancora di più Alice balzò in piedi meravigliata perché ricordava benissimo di non aver mai visto un coniglio con un taschino nel panciotto e per di più con un orologio dentro questo taschino! Ormai era tutta presa dalla curiosità: lo rincorse attraverso il campo e per fortuna arrivò in tempo per vederlo infilarsi in una grande tana sotto una siepe. Un momento dopo Alice s’infilava nella tana dietro di lui: non le venne neppure in mente di chiedersi come avrebbe poi fatto a uscire da quel posto. (…) (…) (…)”Svegliati Alice” disse la sorella. “Che sonno lungo hai fatto!” “Oh che strano sogno ho fatto!” mormorò Alice. E raccontò alla sorella le strane Avventure che avete appena finito di leggere. Quando poi Alice giunse alla fine della sua storia la sorella la baciò dicendo: “E’ stato davvero uno strano sogno. Ma adesso corri a far merenda. E’ tardi”. Alice si alzò e si mise a correre più che poteva. Ma intanto pensava ancora al suo sogno meraviglioso. La sorella rimase lì seduta a guardare il sole che tramontava. Poi appoggiò la testa sulla mano e pensò alla piccola Alice e alle sue meravigliose Avventure. Allora anche lei si abbandonò a un sogno che adesso vi racconto. Sognò la piccola Alice: le sue manine stringevano le ginocchia della sorella e i grandi occhi splendenti erano fissi nei suoi. Udì ancora il suono festoso della sua piccola voce rivide il movimento della testa che gettava all’indietro i capelli ribelli ostinati a voler sempre ricadere sugli occhi. Mentre era intenta ad ascoltare la voce della sorellina tutto intorno a lei si popolò delle strane creature del sogno di Alice. L’erba folta si incurvava con un fruscio sotto il passo frettoloso del Coniglio Bianco… Il Topo spaventato nuotava in cerca di una via di scampo nello stagno vicino… si sentiva il tintinnio delle tazze da tè della Lepre Marzolina e dei suoi amici durante il loro pranzo senza fine.. la voce acuta della Regina ordinava l’esecuzione dei suoi poveri invitati… il Porcellino starnutiva sulle ginocchia della strana Duchessa mentre i piatti e le pentole volavano per aria… e ancora si udì nella quiete della sera il grido del Grifone lo stridere del gessetto di Bill gli applausi dei “tacitati” Porcellini d’India confusi ai lontani singhiozzi dell’infelice Finta Tartaruga. Restò così seduta con gli occhi chiusi e quasi credeva anche lei di trovarsi nel Paese delle Meraviglie. Eppure sapeva che sarebbe stato sufficiente aprire gli occhi per tornare alla sbiadita realtà senza fantasia delle persone grandi. L’erba si sarebbe incurvata solo sotto il vento… lo spavento del Topo nello stagno si sarebbe mutato nel fruscio sordo delle canne… il tintinnio delle tazze della Lepre Marzolina nel rumore delle campanelle di un gregge vicino… gli strilli rauchi e fieri della Regina nella voce di un esile pastorello… gli starnuti del bimbo il grido del Grifone e tutte le altre strane voci del sogno si sarebbero mutate ne era sicura nel clamore del cortile di una fattoria mentre il muggito lontano degli armenti si sarebbe sostituito a poco a poco ai disperati singhiozzi della Finta Tartaruga. Alla fine tentò d’immaginare la sua sorellina nel tempo in cui sarebbe diventata donna: avrebbe conservato attraverso gli anni più maturi il cuore semplice e affettuoso di adesso? Chissà se un giorno avrebbe raccolto intorno a sé altre bambine per far sì che i loro occhi brillassero come stelle al racconto del suo (ormai tanto lontano) viaggio nel Paese delle Meraviglie. Chissà se avrebbe saputo partecipare ancora con lo stesso cuore ai loro piccoli dispiaceri e alle loro semplici gioie nel ricordo della sua vita di bambina e dei suoi felici giorni d’estate. Lei era certa che Alice ne sarebbe stata capace.

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9 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. cordialdo
    Mar 19, 2014 @ 08:20:16

    La lettura è il miglior modo di viaggiare con se stessi! Ciao, buona giornata. Osv.

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  2. equilibristasquilibrato
    Mar 19, 2014 @ 11:12:31

    eh, ma se in treno ti metti a leggere finisci per perderti il paesaggio… e magari ti sfugge lo Stregatto appollaiato sulla cappelliera proprio sopra la tua testa!
    Anche il quotidiano più banale è colmo d meraviglia e Magia… basta rimanere vigili e volerla trovare
    buona giornata 🙂

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  3. semprecarla
    Mar 19, 2014 @ 15:41:33

    È la frase che sottotitola il mio blog 🙂 baci

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  4. picca84
    Mar 20, 2014 @ 18:02:22

    Ciao! piccolo regalo per te, ti ho nominato per il Liebster Award 🙂
    Clicca sul link per partecipare e rispondi alle domande che ho preparato per te http://irenetempestini.wordpress.com/2014/03/20/liebster-award/

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    Rispondi

  5. Trackback: Leggere – Frammenti di Vita

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