…di maschere e altre finzioni…

   

“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”
L.Pirandello, Uno, nessuno centomila

Adoro le maschere… sono oggetti affascinanti, decorativi, seducenti, erotici, misteriosi, talvolta bellissimi con le loro decorazioni luccicanti… spesso sono a mio avviso vere e proprie opere d’arte…

Molto meno affascinanti, e decisamente più faticose sono le maschere della mente, inconsistenti, intangibili, talvolta dolorosamente penetranti che si indossano ogni giorno, in solitudine quando ci si guarda allo specchio e non ci si riconosce, e in mezzo alla gente per confondersi nella massa, per nascondere ad occhi estranei una realtà interiore che vogliamo mantenere privata…

Ne ho indossate tante in passato di ‘maschere dell’anima’…e quella che oggi odio di più è quella che nella mia mente io chiamo la ‘maschera del “va tutto a meraviglia”‘…quella che ti fa sorridere ed essere allegra, di un’allegria stupida che nemmeno te riconosci come tua, mentre nella tua anima, nella tua mente tu stai affrontando dei mostri devastanti… mentre stai vedendo il tuo sogno di famiglia andare in fumo… mentre la tua autostima e il rispetto che meriti come persona vengono schiacciati e ridotti a brandelli… mentre ti appresti a fare l’ennesimo trasloco della tua vita, che ti riporta al punto di partenza e dieci anni indietro… mentre fai un lavoro che non ti gratifica, che non vuole sfruttare le tue potenzialità e ti costringe ad abbassare il tiro… mentre ti accorgi che tuo figlio ti guarda e capisce che c’è qualcosa che non va e ti chiede perchè sei sempre triste… mentre vedi passare i giorni, i mesi, gli anni e si rarefanno i sogni e le speranze nella nebbia fitta della sopravvivenza… mentre passi la notte ad assistere e sostenere il tuo cucciolo che vomita e ti implora che non vuole morire… mentre prendi i tuoi antidepressivi perchè almeno qualcosa ti aiuti a fermare o almeno rallentare il vortice dei pensieri che ti trascina verso il basso e non ti fa respirare… mentre stai male e ti riempi di visite, pareri, consigli e nessuno ti sa dire cosa c’è o cosa manca, ma tu lo sai…esattamente…

Ho scoperto a mie spese che indossare la maschera è una fatica immensa…e allora ad un certo punto capisci che le tue energie fisiche e mentali hanno un limite che non puoi superare e devi solo capire dove e come impiegarle al meglio…fai una lista delle priorità, scegli dove concentarle…e butti la maschera, te ne liberi…e già sei più leggera…

E allora smetti di tingerti i capelli…perchè i capelli bianchi sono il segno che è passato del tempo…è passata della vita sotto di loro…

E non ti trucchi…perchè se ci sono le rughe e le occhiaie sono i segni di quello che hai passato, sono lì a memoria di quello che è stato, sono te…mentre le creme, l’eyeliner, il rossetto rosso sono cose di altri, sono altro da te…e sulla tua faccia te non ce le vuoi…non più…ora ti piace quello che vedi allo specchio…finalmente te…niente trucchi, niente inganni…

E rinunci ai tacchi…li riservi alle occasioni speciali, quando te hai voglia di sentirti bella…ma non ti servono per stare ore e ore in piedi al lavoro (perchè lavori con la tua mente te, con il tuo valore di persona, con il tuo senso etico del dovere, non con i tacchi…) o per correre a destra e sinistra a prendere l’autobus o il treno… hai scoperto che, cazzo! coi tacchi ti fanno male i piedi…e allora fanculo! ti tieni orgogliosa il tuo metro e 50!

E ridi a squarciagola se hai voglia di ridere…e piangi se arrivano le lacrime… e se qualcuno non vuole vedere che si giri dall’altra parte, nessuno paga il biglietto per la tua vita, nessuno è a teatro…

E se hai qualcosa che ti preoccupa hai la fronte tesa…e sei silenziosa… e non c’è niente da ridere o sorridere per convenzione sociale…sei concentrata a risolvere i tuoi problemi, non c’è altro posto per niente e nessuno…

E se hai qualcosa da dire, una tua opinione su qualsiasi cosa la dici…senza più nasconderti dietro una maschera…sei d’accordo, non sei d’accordo…scegli, finalmente scegli e tiri fuori quello che hai dentro…ti liberi, fai spazio a nuove idee, a nuova vita…

E se ami qualcuno finalmente ami…ami veramente… niente maschere…

E se lui ti ama, ama te, con tutte le tue forze e le tante debolezze…non un’immagine sbiadita di una donna, ma chissà chi è?… a malapena intravista attraverso gli occhi in ombra…

Luce…libertà…finalmente si respira a pieni polmoni…finalmente si vive…

Epitaffio di primavera

parco al tramonto, marciapiede, panchine, lampade 158084

Nella piazzetta racchiusa nel crocevia di strade sotto casa il bimbo giocava raccogliendo i petali caduti dal PESCO in fiore…l’aria profumava di primavera nel tepore sbiadito di un TRAMONTO rosato, uno dei primi della stagione in cui il sole era riuscito a strappare lo spazio alle nuvole, e, pur abbassandosi lentamente per salutare la fine di un giorno, era carico di calde e ridenti promesse per i giorni a venire…

Cerco la PANCHINA che accoglieva la mia attesa come tutti i pomeriggi assolati, ma stasera non c’è…al suo posto i segni dei lavori che son serviti a strapparla via dal suo terreno, a sradicarla dalle sue radici… La trovo con lo sguardo poco distante, morente, divelta, rovesciata, appoggiata al muretto…accanto a lei la nuova lei…quella che domani ne prenderà il posto…lustra, design moderno, nuovi materiali…

Era bello invece il legno della mia panchina…le sue nervature riaffiorate dalla vernice scrostata avevano visto, vissuto, vigilato, accolto vite, momenti, sogni, promesse, pianti…la dirompente e inconsapevole felicità di due MANI vicine, adolescenti che incidevano i loro nomi uniti…e la triste rassegnazione della vecchiaia, quella che aspetta solo il momento di andare…

Per quella panchina morente mi si bagnano gli occhi…sarei tentata di alleviare la sua agonia, quasi di chiedere l’indomani al cantiere di portarla con me…per darle nuova vita e mantenere il ricordo di quelle passate su di lei…

Ma è tempo di andare…

Chiamo il mio bimbo…si va, sul VIALE fiorito…verso la sera…

CrazyAlice