…come lacrime nella pioggia…

Blade Runner (1982 diretto da Ridley Scott, con Harrison Ford e Rutger Hauer)

 

“Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginare… navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione.

E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.

È tempo di morire…”

 

E’ un film datato ormai… pensare che era ambientato in un futuristico, per allora,  2019 fa sorridere oggi…

E’ uno dei film di fantascienza più belli che io abbia mai visto, la scena finale con il suo famosissimo monologo è da brividi…

Stasera non so come mi è balzato in mente…

Ed eccolo qua…come poesia…

“…e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia…”

 

To the movies alone with Me, Myself and I

Era diventata un’abitudine, una decina di anni fa circa, andare al cinema da sola…

Vivevo nel mio appartamento a Firenze, e quasi tutte le settimane, nel mio giorno libero, verso metà pomeriggio, mi facevo bella, prendevo la mia ‘motoretta’ e andavo al multisala…

Cenavo da sola nel ristorante lì vicino…un tomino con speck e rucola da favola, poi acquistavo il mio biglietto, mi accomodavo in sala ed entravo nel magico mondo del cinema, io sola, con le mie emozioni, le risate, le lacrime, la tensione, gli attori, la narrazione, le immagini in successione…

Quando finiva uscivo, da sola, come da sola ero entrata…mancava qualcuno per condividere le impressioni e le emozioni viste e vissute…ma ero contenta…

Poi una sera di cinque anni fa, al cinema finalmente con qualcuno al fianco (la persona che sarebbe diventata il padre di mio figlio, che già aspettavo), mi sento dire che ‘si vergogna di me’ che ‘si vergogna di farsi vedere in giro con me…un nano deforme sottosviluppato e con la testa grossa…con una buzza che non ti si può vedere’…

Non sono più voluta andare al cinema…nè da sola, nè in compagnia…una ferita troppo grande…

Ora che una nuova compagnia mi allieterebbe l’animo e condividerebbe con me la magia del cinema, non siamo ancora riusciti ad andarci insieme…la logistica del poco tempo che riusciamo a condividere è sempre troppo ristretta a poche ore, troppo poche, per potersi permettere di farci rubare dal buio della sala e dalle luci della pellicola la gioia dei nostri sguardi che si incrociano…

Ma una decina di giorni fa, in una domenica solitaria, senza la ‘sua’ presenza e senza il mio bimbo con cui passare giocando il pomeriggio, mi è venuta voglia di tornare al cinema…

Una sensazione strana…volevo andare, ma il ricordo della ferita così fortemente legata al cinema mi spaventava…io che adoravo andare al cinema, io che sono da sempre una cinefila innamorata dell’arte della cinematografia…ed era un misto di frenesia e di terrore, di volontà e di repulsione….e poi mi facevo una certa tristezza da sola, nei miei gesti solitari mentre guidavo e poi a piedi raggiungevo il cinema…prendevo il gelato…il caffè…i pop corn e la coca cola con il limone…mi vedevo da fuori…e mi vedevo ‘sola’…ma sono andata lo stesso…a vedere “Storia di una ladra di libri”

Un bel film, decisamente… con qualcosa in più (la voce narrante della morte…ma forse dipendeva dalla voce del doppiatore che secondo me stonava con la trama di musicalità delle altre voci…) e qualcosa in meno (…una certa fretta sul finale che ha tolto poesia all’evoluzione della protagonista da ‘ladra’ assetata di libri a grande scrittrice, e allo splendido rapporto con il ragazzo, Max, costretto a vedere e sentire il calore del sole attraverso le parole…)…

Non sto a descriverne la trama, sicuramente in tanti lo avrete visto o avrete letto il libro da cui è tratto…

Grandissimi attori Geoffrey Rush e Emily Watson, di una bravura eccezionale…

Due delle frasi più belle del racconto per immagini sono queste:

Max dice a Liesel: “Nelle mia religione ci insegnano che ogni essere vivente, ogni foglia, ogni uccello, sono vivi solo perché contengono la parola segreta per la vita. È l’unica differenza tra noi e un grumo di argilla.
La parola.
Le parole sono la vita, Liesel. Tutte quelle pagine bianche le regalo a te per riempirle.

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“Tutto quello che ho imparato è che la vita non fa promesse, perciò meglio cominciare. Ho sempre cominciato con l’ignorarlo, ma so che tutto è cominciato con un treno, con la neve e con mio fratello. Visto dall’automobile il mondo sembrava come in un globo di vetro con la neve e in un luogo chiamato via del Paradiso un uomo col cuore a fisarmonica e una donna vestita di tuoni aspettavano la loro nuova figlia. Lui viveva sotto le nostre scale come un gufo tranquillo e senza ali, finché il sole dimenticò il suo viso. Il libro galleggiava lungo il fiume come un pesce rosso inseguito da un ragazzo coi capelli color limone. A Max che mi ha dato agli occhi.”

Sono uscita dal cinema, sempre sola e mi son riavviata verso la macchina e quindi verso casa…mi vedevo ancora da fuori…e mi vedevo ancora ‘sola’…

Mancava ancora qualcuno per condividere le impressioni e le emozioni viste e vissute…ma ero contenta…un moto di orgoglio nei confronti di me stessa…la sensazione di aver fatto pace, in un certo senso, con una tremenda pagina del mio passato…in bocca il sapore di una nuova libertà che nasceva da un moto di perdono nei confronti di una parte di me che è stata… lontana ora, passata, finita…

Cuore Arido

foto 1 (2)

(immagine da http://margheritafontanesi.com/2013/06/)

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Nessun deserto

sarà mai sterile

quanto un cuore arido

che non sa ascoltare

che non comprende

i profondi moti dell’anima

E.