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“Io non ci sarei mai salito…”

Qualche giorno fa, ore 14:00, alla fermata, aspetto l’autobus che mi riporti a casa dopo il mio turno di lavoro.

Accanto a me, seduto sulla panchina, un ragazzo, a occhio 14-15 anni non di più, e in piedi di fronte una signora sulla cinquantina, tutti in attesa…

Si ferma una macchina grigia, una berlina di lusso, un signore sulla sessantina si sporge in direzione della signora per chiedere un informazione stradale…ma la strada che il signore dovrebbe fare per raggiungere il punto della città in cui è diretto non è facile da spiegarsi a voce…si alza anche il ragazzo per aiutare il signore…poi la signora risolve l’empasse con questa frase:

“Senta, se mi da un passaggio ce la porto io in quella direzione”

Il signore acconsente, la signora sale, il motore romba e partono.

Il ragazzo torna a sedersi accanto a me…qualche attimo di silenzio…e rivolgendosi a me mi dice:

“Io non ci sarei mai salito!”

Io rispondo di getto dicendo “E avresti fatto bene, non sai mai quello che può accedere…l’ora non è tra quelle più pericolose della giornata, ma soprattutto voi ragazzi dovete stare attenti… Fai bene a non fidarti…”

Una serie di frasi fatte, che ci rimbalzano nella testa dalle lontane cantilene della favola di Cappuccetto Rosso che non avrebbe dovuto mai fermarsi a parlare con gli sconosciuti, e da tutta una serie di raccomandazioni da parte degli adulti di allora a noi bimbi, che ci hanno accompagnato dall’infanzia, all’adolescenza, fino all’età adulta…e che adesso riproponiamo come verità assolute alle nuove generazioni…

Immediatamente dopo questa conversazione mi son trovata a pensare, e a riflettere sull’accaduto, su quello che aveva detto il ragazzo e sulle mie parole…

In realtà, pensandoci, quello che aveva fatto la signora, e cioè chiedere un passaggio in cambio di un’informazione stradale a me non era sembrato, mentre ne osservavo il divenire, un comportamento disdicevole, sbagliato o avventato…non avrei avuto difficoltà in altra situazione a vederla come una soluzione possibile anche per me…il signore non aveva un aspetto pericoloso, lo scambio poteva essere vantaggioso per entrambi, alla pari…quindi perchè no?

Ma il ragazzo con la sua frase lapidaria buttata lì mi ha fatto vedere la scena e la sua reazione sotto una prospettiva nuova…

Il ragazzo aveva paura…una paura che noi adulti gli abbiamo inculcato, che rimbalza su tutti gli orrendi fatti di cronaca spiattellati e strumentalizzati dalle testate giornalistiche e dagli schermi della televisione ogni giorno, ogni ora, su ogni canale di informazione o di intrattenimento…

Non il ragionamento a guidare quella frase del ragazzo, ma la sola, semplice, pura paura dell’altro…di un altro uomo, di un altro essere umano con il quale la tua natura di animale sociale dovrebbe spingerti istintivamente ad interagire…

Invece i ragazzi hanno paura…e da una parte fanno bene ad averne…

Ho pensato a mio figlio…e quando avrà l’età del ragazzetto che mi sedeva accanto sarò ben felice se avrà la sua medesima reazione di fronte ad una situazione analoga…lo terrebbe un pò più al sicuro, la paura…

Ma…che mondo abbiamo consegnato a questi ragazzi…che mondo ci prepariamo a consegnare ai nostri figli, se ogni approccio con l’altro è dominato dalla paura?

Perchè la paura e non il pensiero?

Perchè la paura e non il ragionamento?

Con la paura finisce la capacità di valutazione, il senso critico…esiste solo la paura…

Ed ecco che i nostri ragazzi ce li ritroviamo chiusi nelle loro camere, rintanati nei loro mondi virtuali, nei social network, su internet, dove non possono essere raggiunti fisicamente, dove non sono presenti realmente le persone, i corpi, i volti, le espressioni degli occhi, il gesticolare delle mani, che tanto dicono della bontà o della cattiveria di una persona, ben oltre l’aspetto fisico…

E soprattutto, se hanno paura di tutti…se il loro dogma è ‘non fidarsi di nessuno’ perchè mai dovrebbero fidarsi di noi adulti, genitori, parenti, amici?

Perchè mio figlio dovrebbe fidarsi di me, se devo insegnargli ad avere paura di tutti?

Qual’è il confine tra la doverosa cautela nell’approccio con gli ‘sconosciuti’ e la paura?

55 risposte »

  1. Semplice buon senso.
    Quando ero piccola io, orsono più di quarantanni, fu subito insegnato a me e mio fratello che non si parlava con gli sconosciuti nè si accettavano…caramelle.
    Le cattive persone ci sono sempre state ma avevano meno riflettori.
    Ti racconto un fatto. Il mese scorso ero dal mio parrucchere che è un po’ decentrato. Mentre mi stava aciugando una signora abbastanza anziana pagava ed usciva. Dopo mezz’ora era ancora davanti alla fermata dell’autobus ad aspettare.
    Per me è stato istintivo abbassare il finestrino della macchina e chiederle dove doveva andare. Facevo la stessa strada e l’ho invitata a salire.
    Quando è scesa aveva quasi le lacrime agli occhi e non finiva di ringraziarmi per la mia grande gentilezza. Forse dovremmo essere tutti più gentili da mettere in un angolo la diffidenza.
    I giovani no, loro stiano attenti e imparino prima a valutare le persone e le situazioni.

    sheraultimosherapensierodellanotte 😉

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      • Credo che non vada insegnato ma appreso vivendo, con le proprie esperienze… per questo credo cambi così tanto da persona a persona… un parente di una persona che ha subito uno scippo o una violenza, per buonsenso, parte prevenuto su tutto perché ha visto il male del prossimo… un soggetto invece che non ha mai vissuto o visto episodi spiacevoli tende ad essere più fiducioso e elastico… più uno prova paura reale i gli viene inculata, Più il suo buonsenso sarà rigido … credo eh. … 😀

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  2. Tema delicatissimo quello della fiducia. Non la si può pretendere e per ottenerla bisogna avere l’umiltà e il coraggio di mostrarsi senza difese. Sperando… Il coraggio del primo passo e la cautela dell’ esperienza. Confini sottilissimi

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  3. Non è questione di avere paura di tutto e tutti, si tratta di essere prudenti per tutelarsi…..e essere vestiti bene e avere un bell’aspetto non può di certo essere di garanzia, anzi, molte volte, lo dicono proprio le cronache, è quello che inganna. La prudenza è necessaria.
    Buona giornata! 🙂

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  4. Il ragazzo ha fatto bene: il buon senso non è paura. Poi, l’esperienza ci insegna a discernere usando un certo istinto e non essere degli “orsi”. Concordo con Carlo, è l’esempio che ce lo insegna.

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  5. Avendo 2 belve ancora piccole mi hai dato una bella gatta da pelare.Non credo che sia facile insegnare ai figli cosa è giusto e cosa sbagliato,ma la nostra generazione vive un periodo di veloce cambiamento,dove non sempre per noi “grandi” è facile fare una distinzione.

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  6. Mammamia, cosa non hai tirato fuori con questo post … ma hai così ragione! C’è stato un periodo non molto tempo fa in cui la prima cosa che facevo salendo in auto era bloccare le portiere. Ma ne senti, ne leggi così tante, a volte ti capitano pure, che come fai a non avere paura? Io di buona parte della popolazione di questo mondo ho paura, lo ammetto … 😦

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  7. Credo, come già sottolineato sopra, si debba fare un distinguo tra buon senso e prudenza con la paura. Ci sono situazioni in cui assumere un atteggiamento prudente non vuol dire aver paura della società, perché quello è un altro discorso.

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  8. Buonsenso. Solo buonsenso che, secondo me, è figlio di insegnamenti, prima, e di esperienza, poi. Purtroppo e per fortuna non possiamo evitare che i figli, come abbiamo fatto noi del resto, stiano prima ai consigli dati e poi sperimentino cercando di superarli. Affinare il buonsenso fa parte della crescita. ecco perché è giusto che tu non abbia trovato nulla di male nell’azione della signora e lui invece ne abbia diffidato.
    Il mondo è sempre stato pericoloso. Il vizi e i difetti umani sono sempre gli stessi. La differenza è che una volta non se ne parlava con tanta disinvoltura ed era difficile che persone normali come noi avessero modo di esprimersi pubblicamente un po’ per un certo “ordine sociale”, tabù e soprattutto per mancanza di strumenti di comunicazione.

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  9. …giuro non so cosa rispondere,non so cosa sia giusto o sbagliato.Oggi tutto è diventato il contrario di tutto.Tempo fa a Montreal mi son fidata di uno sconosciuto che mi indicava una strada, a piedi abbiamo fatto un lunghissimo tragitto e mi ha raccontato la sua vita come se ci conoscessimo da sempre.Sono arrivata a destinazione sana e salva. Ancora lo ricordo. Oggi con il senno di poi penso che sono stata un’incosciente poteva capitarmi di tutto,forse, anche se eravamo a piedi.Tuttavia non mi và di mettere la paura davanti sempre e comunque.Voglio ancora credere che TU mia cara sconosciuta sei un bella persona.
    Un abbraccio e un sorriso
    Elena

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    • Anch’io coltivo nel mio animo il medesimo sentimento di fiducia nei confronti degli altri…Un pò come Anna Frank che alla fine del suo libro ancora voleva credere nella bontà del genere umano… Ma saremo davvero sulla buona strada? E quanto è praticabile realmente dalle nuove generazioni???
      Un grande abbraccio!

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  10. Ciao, guarda è gia stato scritto molto e condivido i discorsi sul buonsenso e non mi ripeto.
    Aggiungo solo un fattore che oggigiorno ci porta ad essere sempre più chiusi e diffidenti verso gli altri: il fattore tempo. Tutti abbiamo fretta, corriamo, non abbiamo il tempo per pensare, ragionare, riflettere. Ciò ci porta, per la nostra sicurezza, a percorrere solo le strade che conosciamo, per paura di inciampare e fermare la nostra “time table”. Per questo una situazione “strana” come quella che hai descritto ci scombussola…ma ed almeno te ti sei messa a riflettere 🙂 (forse a posteriori anche il ragazzo). Un esempio pratico. Scenario: quando siete in vacanza e siete rilassati, visitando luoghi nuovi e soprattutto sconosciuti. Ebbene, almeno personalmente, sono più portato ad incontrare l’altro, lo sconosciuto, per curiosità, perchè voglio capire, perchè ho tempo di riflettere e valutare le situazioni. Vabbè smetto che ho gia parlato abbastanza sul tema, anche se andrebbe certo approfondito!

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  11. Ah…finisco col dire che gia da più di due anni do passagi agli sconosciuti…o meglio grazie alla rete ci sono dei portali che organizzano il roadsharing, la condivisione del viaggio…se si viaggia da una parte all’altra, si mettono gli annunci e via, altri utenti ti possono contattare e ti metti d’accordo…si dividono le spese, si conoscono nuove persone (con alcune son diventato amico) e soprattutto è divertente.
    Prima ancora della rete, ho fatto autostop (all’estero visto che in Italia non è purtroppo ben visto e rischi di rimanere a piedi) conoscendo persone interessantissime…dal mitico contadino col pellicciotto di pecora al professore di fisica di Oxford al tipo che divertito che diceva…”eh alla tua età facevo anchio autostop su questa strada!” 😀

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  12. Il mondo è più pericoloso oggi di 40 anni fa, quando ero un bambino? O sembra più pericoloso perché i media si crimine in eventi sensazionalismo? Ogni giorno le notizie ci porta storie di violenza e perversione. Negli Stati Uniti i nostri spettacoli televisivi di polizia hanno un serial killer diverso ogni settimana. Ho insegnato ai miei figli a diffidare, intelligente e sempre consapevoli del loro ambiente. Come te, preferirei erano prudenti. Ma cosa perdiamo da una società in cui i bambini hanno paura degli adulti – e gli adulti hanno paura di essere troppo amichevole per i bambini, nel timore di sospetto? Quando ero nel mio anni 20 ho preso autostoppisti tutto il tempo e mai avuto paura. Ho incontrato molte persone gentili e interessanti, ma io oggi non prendo autostoppisti più.

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    • Hello! What you say is very true … children grow up with the fear of adults and the world around them, and this makes them poor of curiosity and wonder at the beauty and the people …
      A greeting!
      And thank you for your visit!

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  13. Quando ero più piccolo, 12 o 13 anni, andavo a scuola nel paese vicini, circa trenta minuti di autobus. Capitava , spesso in quel periodo, che ci fosse sciopero. In quei casi o si aspettava l’autobus per due ore per ritornare a casa oppure si faceva l’autostop. Non c’era nulla di strano e lo abbiamo fatto diverse volte…. Ora pensando ai miei figli , forse un brivido mi passerebbe sulla schiena ma al tempo stesso…. Penso che ogni giorno moriamo senza accorgersene, ogni giorno ci avviciniamo alla fine del tempo della nostra prova qui sulla terra. Appunto essendo una prova, gli eventi che capitano sono per metterci alla prova. In questo modo allontano la paura, la paura che si ritana solo nelle nostre menti. Chiaro però che i figli prima di mandarli in giro da soli devono essere sufficientemente maturi e pronti per andare nel Mondo….. Il mestiere del genitore è davvero difficile!

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  14. Sorrisi sì, ma sempre estrema prudenza. Sarebbe bello poter avere più fiducia nel prossimo, ma purtroppo i fatti di cronaca e le esperienze personali ci dimostrano che non è saggio. Un uomo forse può anche permettersi di lasciarsi andare un po’ ma una donna no, deve sempre stare sul chi va là. Preferisco una figlia diffidente ma viva.

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