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“…per tutti noi azzoppati dalla vita”

Mentre mangiavo un finocchio a pinzimonio poco fa, mi son fermata, tra un morso e l’altro, a leggere l’articolo di copertina del primo numero di Vanity Fair (rivista alla quale sono affezionata da anni ormai) per il 2015.

L’articolo è di Massimo Gramellini, si intitola “Grazie per la lezione” e la prima metà la trovate qui: http://www.vanityfair.it/news/italia/14/12/30/massimo-gramellini-cover-vanity-fair-2015-racconti-cani-foto

Non so dirvi perchè non è stato messo on line l’articolo completo, trovate completa solo la versione in inglese, ma prosegue…e il paragrafo successivo mi ha portato alle lacrime…

Ve lo trascrivo:

“Un giorno, era Pasqua, al parco arrivò una boxerina portata in grembo da due ragazzi che la adagiarono sull’erba e scomparvero. Era zoppa, forse l’aveva investita una macchina. I ragazzi non se l’erano sentita di prendersene cura, ma avevano avuto almeno il buon senso di abbandonarla nel posto giusto. Appena la vide, mia moglie se ne innamorò, e la boxerina ferita divenne Shamu. Da lei ho appreso lezioni fondamentali per il 2015 e per molti altri anni a venire.

Shamu era zoppa e inoperabile al femore, se non a rischio di rimanere paralizzata. Però non lo sapeva. Sapeva solo che Billie correva come il vento e che lei non voleva essere da meno. Perciò si mise ad andarle dietro. Era uno spettacolo straziante vedere quella cagnolina zoppa inseguire goffamente il flessuoso lupo-topo. Ma ben presto il disagio lasciò il posto all’ammirazione. Shamu non si compiangeva. Correva. Come poteva, certo. Ma correva. E a furia di correre dietro a Billie, cominciò a zoppicare sempre meno. Finché arrivò il giorno in cui la raggiunse e la sorpassò.

Mi commossi. Per lei, per me, per tutti noi azzoppati dalla vita che ogni mattina cerchiamo di rimetterci in marcia, ma perdiamo energie a lamentarci, mentre dovremmo infischiarcene delle circostanze e del giudizio degli altri. E pensare soltanto a correre.

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…un triangolo scaleno…

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(immagine dal web)

La frase è tratta dal libro “0532 prefisso del blues” di Diego Trentini

“(rapsodia di una provincia) ATTO I Il libro, una sorta di poema in rima sciolta e verso libero, intende raccontare l’atmosfera, il mood generale del periodo 1975-1995, momento storico che ha segnato interiormente ed esteriormente la (chiedo venia) generazione X. Nella convinzione che una sorta di ironico e onirico determinismo storico-mediatico abbia plasmato le menti e il modo di essere dei quarantenni di oggi. Per far ciò si è usato il pretesto dell’autobiografia (smemorata) e della sociologia di un limes urbano.”

(la presentazione è tratta dal link che trovate qua sotto…andate a dare una sbirciatina al libro, l’ho appena comprato, e ne sono affascinata! http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1062574/0532_prefisso_del_blues#!%22 )

Personalmente, trovo questa metafora di una bellezza immensa…

Una sorta di sintesi ermetica della favola del brutto anatroccolo, per tutti quelli che, come capita spesso a me, non si sentono mai nè giusti, nè al momento giusto, nè nel posto giusto…da tutta una vita…