Non rinuncio ai sogni…tranne uno…

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“Ogni sogno a cui rinunci è un pezzo del tuo futuro che smette di esistere” (Steve Jobs)

Ho la sensazione di essermi persa tante occasioni nei tempi passati, di non essere per niente brava a trovarmi nel posto giusto al momento giusto, di non riuscire a comunicare in modo efficace con le persone, di non essere capace di far comprendere nella maniera giusta i miei pensieri, di non riuscire a tenermi stretta la felicità quando essa arriva, di aver rinunciato a tanti e tanti sogni, che quasi loro stessi si son detti ‘ma che ci stiamo a fare con questa qui?’…

Il sogno di stanotte è stato surreale… ero a Sanremo, concorrente nella sezione degli ‘anonimi canterini’ che calcavano il palco ricantando pezzi celebri…io portavo un pezzo di Laura Pausini (????che non mi piace per niente!!!!…ma che mio malgrado ha invaso ai tempi del suo esordio i miei acerbi anni dell’adolescenza…) e tra i concorrenti ‘seri’ c’era Marco Mengoni (del quale ho visto in tv un’intervista ieri sera…sarà stata quella???)…io abbandonavo la competizione, impaurita, spaventata dalle mie scarse capacità canore, e dai giudizi negativi che sarebbero piovuti a secchiate sulla mia performance (…io e il ‘giudizio’ abbiamo un’atavica lotta, mai sopita e tutt’ora in corso, dai lontani tempi dell’infanzia)…e me ne tornavo a casa… ma Marco Mengoni (????!!!!) mi veniva a riprendere, mi riportava sul palco appena in tempo, prima che toccasse al concorrente successivo…mi aiutava a cantare, lì accanto a me…mi accompagnava giù dal palco…e mi baciava!!!! Assurdo!!!!

Mi sono svegliata appena in tempo prima che l’assurdità del mio inconscio degenerasse in situazioni ancora più improbabili e molto poco appetibili…ma, a parte questo sogno, che non miro in alcun modo a realizzare… voglio continuare a pensare che mi venga data una seconda possibilità…avrei bisogno di una bisaccia di seconde possibilità, ad essere sincera…ma mi accontenterei di una…

Sogno giornate serene, la condivisione dei momenti, dei pensieri, degli intenti, degli sforzi…e un abbraccio nel quale affogare i bocconi amari e trarre nuova linfa per ogni rinnovato percorso del sole da est a ovest…imperterrito, imperturbabile, sempre uguale eppure ogni giorno diverso…

Sogno il tassello mancante ad un puzzle chiamato felicità…che già mi appartiene in buona parte, lamentarsi di quello che ho, seppur poco, sarebbe fortemente ingrato da parte mia… e del quale sono grata ogni momento…ma quel pezzo mancante rende incompleta l’opera…è quel pezzo che rende lo sguardo luminoso, che accende gli attimi di linfa vitale…

Sono un pò al buio adesso…ma è al buio, negli anfratti nascosti della notte e dell’anima che si sogna, giusto?

E’ stato uno ‘staccato’…ma avrei preferito un ‘walking bass’…che almeno ci sarebbe stato più tempo…

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Silenzi indifferenti sono crudeli condanne

sorgenti putride di sensi di colpa

lastre ghiacciate su cui scivolano

slavine di pensieri sconnessi.

.

Fine impietosa di tanto bene

speranze crollate come castelli di carta

dubbi su quanto vero fosse quello che è stato,

o solo sognato.

.

Ricordi di momenti di folgorante bellezza

affollano doloranti notti solitarie

bagnate da gocce

dal sapore di lacrime.

.

“really loved me?”

.

Grazie a Tuttotace, che in questo articolo (al quale prendo in prestito l’immagine sopra e leggendo il quale capirete il titolo di questo post…) mi ha inconsapevolmente illustrato tanto lucidamente cose che tutt’ora stento a comprendere, ma che vivo e ho vissuto, da una parte e dall’altra della barricata…

Grazie al mio blog…spazio nel quale incontro me stessa e taumaturgicamente guarisco e mi rialzo…

Grazie a voi tutti che mi fate sentire meno sola…

Je suis ici, mon cœur

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(Josef Stuefer – I ♥ SONY – SONY Center, Berlin – Scattata il 5 gennaio 2014)

Spirali di cuori

Rincorse di architetture dell’anima

Appese a balaustre

Sospese nel vuoto

“Je suis ici, mon cœur…”

(dal blog “Lanostracommedia“)

“…per tutti noi azzoppati dalla vita”

Mentre mangiavo un finocchio a pinzimonio poco fa, mi son fermata, tra un morso e l’altro, a leggere l’articolo di copertina del primo numero di Vanity Fair (rivista alla quale sono affezionata da anni ormai) per il 2015.

L’articolo è di Massimo Gramellini, si intitola “Grazie per la lezione” e la prima metà la trovate qui: http://www.vanityfair.it/news/italia/14/12/30/massimo-gramellini-cover-vanity-fair-2015-racconti-cani-foto

Non so dirvi perchè non è stato messo on line l’articolo completo, trovate completa solo la versione in inglese, ma prosegue…e il paragrafo successivo mi ha portato alle lacrime…

Ve lo trascrivo:

“Un giorno, era Pasqua, al parco arrivò una boxerina portata in grembo da due ragazzi che la adagiarono sull’erba e scomparvero. Era zoppa, forse l’aveva investita una macchina. I ragazzi non se l’erano sentita di prendersene cura, ma avevano avuto almeno il buon senso di abbandonarla nel posto giusto. Appena la vide, mia moglie se ne innamorò, e la boxerina ferita divenne Shamu. Da lei ho appreso lezioni fondamentali per il 2015 e per molti altri anni a venire.

Shamu era zoppa e inoperabile al femore, se non a rischio di rimanere paralizzata. Però non lo sapeva. Sapeva solo che Billie correva come il vento e che lei non voleva essere da meno. Perciò si mise ad andarle dietro. Era uno spettacolo straziante vedere quella cagnolina zoppa inseguire goffamente il flessuoso lupo-topo. Ma ben presto il disagio lasciò il posto all’ammirazione. Shamu non si compiangeva. Correva. Come poteva, certo. Ma correva. E a furia di correre dietro a Billie, cominciò a zoppicare sempre meno. Finché arrivò il giorno in cui la raggiunse e la sorpassò.

Mi commossi. Per lei, per me, per tutti noi azzoppati dalla vita che ogni mattina cerchiamo di rimetterci in marcia, ma perdiamo energie a lamentarci, mentre dovremmo infischiarcene delle circostanze e del giudizio degli altri. E pensare soltanto a correre.

…un triangolo scaleno…

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(immagine dal web)

La frase è tratta dal libro “0532 prefisso del blues” di Diego Trentini

“(rapsodia di una provincia) ATTO I Il libro, una sorta di poema in rima sciolta e verso libero, intende raccontare l’atmosfera, il mood generale del periodo 1975-1995, momento storico che ha segnato interiormente ed esteriormente la (chiedo venia) generazione X. Nella convinzione che una sorta di ironico e onirico determinismo storico-mediatico abbia plasmato le menti e il modo di essere dei quarantenni di oggi. Per far ciò si è usato il pretesto dell’autobiografia (smemorata) e della sociologia di un limes urbano.”

(la presentazione è tratta dal link che trovate qua sotto…andate a dare una sbirciatina al libro, l’ho appena comprato, e ne sono affascinata! http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1062574/0532_prefisso_del_blues#!%22 )

Personalmente, trovo questa metafora di una bellezza immensa…

Una sorta di sintesi ermetica della favola del brutto anatroccolo, per tutti quelli che, come capita spesso a me, non si sentono mai nè giusti, nè al momento giusto, nè nel posto giusto…da tutta una vita…

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