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Le ‘Fifty Shades’ secondo me

Circa un annetto fa leggevo la trilogia delle ‘Cinquanta sfumature’…in ritardo come sempre mi accade rispetto al clamore dei boom mediatici, per la curiosità di capire cosa avesse scatenato tanto furor di popolo femminile.

Confesso che ero decisamente scettica, in quanto adulta e vaccinata, circa lo scandalo delle pratiche sessuali, anche perchè ritengo che l’unico sesso veramente scandaloso e inammissibile sia quello violento perpetrato contro la volontà di chi lo subisce, siano essi, donne, uomini e soprattutto bambini ma, nel privato della vita di due adulti consenzienti, sia più o meno tutto concesso, a patto, ripeto e sottolineo, che ci sia il consenso cosciente da entrambe le parti.

Quello che mi aveva piacevolmente colpito nella lettura della trilogia invece era stata una scrittura magistrale, e la complessa e profonda analisi ed evoluzione psicologica ed emotiva dei personaggi, di entrambi i protagonisti, Cristian Grey e Anastasia Steel.

Oggi ho visto il film, per il medesimo moto di curiosità che mi aveva spinto a leggere i libri, e per giudicare la capacità di trasposizione cinematografica delle vicende letterarie, un meccanismo, questo, che mi affascina da sempre quando leggo un libro.

Devo dire che il film rispetta a pieno la complessità psicologica del libro, che tanto mi aveva colpito a suo tempo, e anche riguardo alla questione del sesso, ci sono centinaia di film, molto meno chiacchierati, che contengono al loro interno scene ben più hard di questo, che è stato presentato come l’apertura del vaso di Pandora della cinematografia spinta.

I protagonisti potevano essere meglio interpretati dai due attori scelti, ma tutto sommato non è male, dai…e soprattutto mi ha fatto venir voglia di rileggere i libri, per cogliere ‘sfumature’ dell’anima dei personaggi che forse alla prima lettura mi erano sfuggiti soppiantati a tratti, appunto, dalle descrizioni delle pratiche erotiche…

Un consiglio…non guardate il film senza aver letto il libro…probabilmente molti di voi che si aspetterebbero un manuale visivo di cosa fare o meno in camera da letto ne rimarrebbero delusi.

Un abbraccio a tutti!

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SE CERCHI L’AMORE GUARDA IL TUO CUORE E IL CORPO CHE GRIDA…

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(foto dal web)

Se cerchi l’amore guarda il tuo cuore e il corpo che grida…

Quello Che La Bocca Tace…

La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima.
Molte volte…

Il raffreddore “cola” quando il corpo non piange…

Il dolore di gola “tampona” quando non è possibile comunicare le afflizioni.

Lo stomaco “arde” quando le rabbie non riescono ad uscire.

Il diabete “invade” quando la solitudine duole.

Il corpo “ingrassa” quando l’insoddisfazione stringe.

Il mal di testa “deprime” quando i dubbi aumentano.

Il cuore “allenta” quando il senso della vita sembra finire.

Il petto “stringe” quando l’orgoglio schiavizza.

La pressione “sale” quando la paura imprigiona.

Le nevrosi “paralizza” quando il bambino interno tiranneggia.

La febbre “scalda” quando le difese sfruttano le frontiere dell’immunità.

Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega.

Il cancro “ammazza” quando ti stanchi di vivere.

Ed i tuoi dolori silenziosi? Come parlano nel tuo corpo?

La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino.

La strada per la felicità non è dritta.

Esistono curve chiamate Equivoci.

Esistono semafori chiamati Amici.

Luci di sicurezza chiamate Famiglia.

E tutto si compie se hai: una ruota di scorta chiamato Decisione.

Un potente motore chiamato Amore.

Una buona assicurazione chiamata Fede.

E abbondante carburante chiamato Pazienza..

(cit. dal web)

Quanto costa la mia libertà

Tornavo dal lavoro oggi a pomeriggio inoltrato, e alla radio hanno passato questa meraviglia…

Ammetto la mia ignoranza e vi confesso che non l’avevo mai sentita prima, ma il testo mi è rimasto impresso in modo indelebile, come succede con l’amore a prima vista per uno dei tanti capolavori che affollano l’immenso patrimonio culturale della musica.

Amo la musica dei grandi cantautori italiani perchè riesco a comprenderne il testo nell’immediato e a farlo mio, a farlo penetrare nelle mie ossa non appena lo ascolto, mentre per la musica straniera la bellezza del testo la apprezzo solo dopo molti ascolti, quando riesco a comprenderne bene il significato, soffermandomi al primo ascolto fondamentalmente solo sulle qualità musicali del brano…

Eccolo qua il testo di ‘Venderò’ di Edoardo Bennato…cucito addosso a me, come il mio abito migliore in questo periodo della mia vita, e come sintesi di quello che ero e che in parte sono riuscita a curare…

Edoardo Bennato – Venderò

Venderò le mie scarpe nuove
ad un vecchio manichino
per vedere se si muove
se sta fermo
o se mi segue nel cammino

Venderò il mio diploma
ai maestri del progresso
per costruire un nuovo automa
che dia a loro più ricchezza
e a me il successo

Ai signori mercanti d’arte
venderò la mia pazzia
mi terranno un pò in disparte
chi è normale
non ha molta fantasia

Raffaele è contento
non ha fatto il soldato
ma ha girato e conosce la gente
e mi dice: stai attento
che resti fuori dal gioco
se non hai niente da offrire al mercato

Venderò la mia sconfitta
a chi ha bisogno
di sentirsi forte
e come un quadro che sta in soffitta
gli parlerò della mia cattiva sorte

Raffaele è contento
non si è mai laureato
ma ha studiato e guarisce la gente
e mi dice: stai attento
che ti fanno fuori dal gioco
se non hai niente da offrire al mercato

Venderò la mia rabbia
a tutta quella brava gente
che vorrebbe vedermi in gabbia
e forse allora
mi troverebbe divertente.

Ogni cosa ha un suo prezzo
ma nessuno saprà
quanto costa la mia libertà

Il mare d’Inverno.

E uscito qualche giorno fa il terzo numero della rivista on line “Il mondo in un Blog”, che potete trovare e scaricare qui

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All’interno, dopo le numerose e interessantissime rubriche, c’è in questo numero una sezione dedicata ai racconti che alcuni di noi, redattori e non, hanno scritto con il tema “Il mare d’Inverno”.

Quello che trovate di seguito è il racconto che avevo scritto io in un pomeriggio piovoso di qualche mese fa.

La nostra spiaggia

Il mare d’Inverno

C’è il sole stamani.E’freddo,un freddo pungente e fastidioso alle narici,ma almeno c’è il sole.Son scesa dal treno,poche centinaia di metri e sarò sulla spiaggia,la ‘nostra spiaggia.

‘Cazzo quanto pesa!’

Ho messo l’urna con le ‘sue’ ceneri nello zaino,ho avuto il permesso dalla famiglia di fare io quest’ultimo saluto a Luigi.Ho scelto e chiesto di poterlo fare da sola,nel luogo in cui ci eravamo conosciuti,solo io e lui,come la prima volta.

‘Cazzo quanto pesa però!’

Si è alzato il vento,porta con se qualche granello di neve ghiacciata dalle vicine Apuane.

‘Il mare sarà agitatissimo…come quel giorno…’

Era una giornata ventosa di primavera quel giorno,il mare muoveva i suoi flutti arrabbiati e nervosi e io sfidando la forza del vento e il risucchio delle onde avevo immerso i piedi in acqua.La nebbiolina schiumosa delle onde bagnava il mio viso e si mischiava,aggiungendo loro il sapore del sale,alle lacrime che scendevano copiose a salutare con il loro corso sulle guance i miei genitori che mi avevano lasciata da sola,all’improvviso,in quel maledetto incidente la sera di Pasqua,mentre tornavano a casa dopo aver passato la giornata con me.

‘Se solo con una scusa qualsiasi avessi impedito loro di venire a trovarmi,se solo avessi chiesto loro di non farsi quelle svariate centinaia di chilometri per passare qualche ora insieme e scambiare con me le solite chiacchere che avremmo potuto fare al telefono,senza il calore di un abbraccio e di una carezza!’

Questi i pensieri confusi che affollavano la mia mente,mentre non mi accorgevo che i sussulti del mare arrivavano a bagnare sempre più in alto,e i pantaloni erano già inzuppati ben oltre il risvolto che avevo fatto per arginare l’acqua…

Si era avvicinato,il volto sereno,due tranquilli occhi celesti,una mano calda,accogliente,tesa…

‘Ehi!…ti stai bagnando tutta!…va tutto bene?…vieni indietro…vieni che ti offro un tè caldo al bar in passeggiata…vieni, che altrimenti alla peggio ci finisci dentro alla burrasca, e meglio che ti vada ti becchi la bronchite!’

Mi ero scossa,avevo tirato su con il naso,l’avevo guardato per lunghi attimi chiedendomi chi fosse,chi l’aveva mandato lì,proprio da me,proprio lui…poi avevo fatto un paio di passi indietro e avevo messo la mia mano dentro la sua…

‘Quanto è calda…è piacevole star qua,racchiusa nella mano di questo sconosciuto…’

‘Mi chiamo Luigi…tu?…Sembri sconvolta…hai voglia di parlarne? Io posso ascoltare, se a te va bene…’

Da quel giorno ventoso la sua mano calda e accogliente non aveva mai lasciato la mia,ed eravamo tornati tante volte in quel pezzetto di spiaggia,nel ‘nostro’ angolino di mare,a ridere,a giocare,a far l’amore con gli occhi con le mani con le parole…a litigare anche qualche volta…

Poi era arrivata la malattia,e dolore ospedali dottori…poi la chemio…sprazzi di luce…squarci di sereno…e poi di nuovo il buio…e ancora ospedali dottori dolore,e angoscia,e sguardi pietosi,e addii…e addio…l’ultimo…per me…Se ne era andato Luigi,lasciandomi sola,in una surrealmente calda mattina di inizio inverno,quasi che volesse dire a chi restava che la notte non necessariamente è buia…che l’inverno non necessariamente è privo di calore…che la mancanza non necessariamente è assenza…

Sono arrivata in spiaggia…sono sola…ci sono solo io nel ‘nostro’ angolino di mare d’inverno.Il mare si agita e ruggisce al largo…ma a riva,stranamente,arriva calmo.E’ freddo e,come quel primo giorno,il vento mischiato alla nebbia del mare mi bagna la faccia…Appoggio lo zaino,lo apro…l’urna è nera,fredda,pesante…non mi rassegno al fatto che il calore di una vita possa star dentro ad un contenitore tanto freddo…vorrei appoggiarmelo sul petto…scaldarlo nello stesso modo in cui lui aveva scaldato la mia mano e il mio cuore dal momento che i nostri sguardi si erano incrociati.Mi levo le scarpe e le calze…

‘Cazzo se è freddo!’

Quasi non mi accorgo e l’acqua già mi bagna i piedi…strano a dirsi,ma sembra quasi calda,ora che sono dentro…

‘Domani avrò la febbre…’

Guardo il mare…la sua immensa furia si placa all’improvviso,una tregua concessa al mondo.Apro l’urna,la rovescio…il vento si porta via quel che resta del mio amore,della mia vita,della mia anima,della mia felicità…

E piango…non credevo di avere ancora lacrime da versare…no,aspetta,è solo il nevischio portato dal vento…

Appoggio quell’odioso cilindro freddo, ormai privo di ogni senso, sulla sabbia…mi volto, mi allontano, mi rimetto calze e scarpe…

Non sono sola…rimane con me di quel mucchietto di cenere un figlio che sto crescendo dentro…avrà le mani calde…e io scalderò le sue.

Quando il Bianconiglio insegue un lavoro

All’interno della meravigliosa iniziativa dell’E-Zine “Il mondo in un Blog”, io sono la redattrice di una rubrica che non poteva che intitolarsi “Inseguendo il Bianconiglio”.

All’interno del terzo numero de “Il mondo in un Blog”, che potete leggere e scaricare qui: Il-mondo-in-un-blog-FEBBRAIO-MARZO, quello che segue è il mio articolo.

Buona lettura e andate a leggerla tutta la rivista, è piena di scritti meravigliosi di chi sa scrivere per davvero!

Un abbraccio a tutti e, se vi va, scrivetemi, in modo che possa tener viva la rubrica anche con i vostri suggerimenti!

Quando il Bianconiglio insegue un lavoro

Arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada fino in fondo. Quello è il momento d’inseguire i propri sogni, quello è il momento di prendere il largo, forti delle proprie convinzioni. Quando piombi nella disperazione più cupa, ti si offre l’opportunità di scoprire la tua vera natura. Proprio come i sogni prendono vita quando meno te lo aspetti, così accade per le risposte ai dubbi che non riesci a risolvere. Lascia che il tuo istinto tracci la rotta per la saggezza, e fa che le tue paure siano sconfitte dalla speranza. La maggior parte di noi non è preparata ad affrontare i fallimenti ed è per questo che non siamo capaci di compiere il nostro destino. E’ facile sfidare quel che non comporta alcun rischio.

La scoperta di nuovi mondi non ti porterà solo felicità e saggezza, ma anche tristezza e paura: come puoi apprezzare la felicità, senza sapere che cos’è la tristezza? Come puoi raggiungere la saggezza, senza affrontare le tue paure? Alla fine, la grande sfida della vita consiste nel superare i nostri limiti, spingendoci verso luoghi in cui mai avremmo immaginato di poter arrivare.

I sogni sono fatti di tanta fatica. forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie, perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo cominciato a sognare e alla fine scopriamo che il sogno non ci appartiene più. Se ascoltiamo la saggezza del cuore il tempo infallibile ci farà incontrare il nostro destino. Ricorda: “Quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno”.”

Sergio Bambarèn “Il delfino – i sentieri del sogno portano alla verità”

La citazione che riporto in apertura di questo articolo racchiude in se tutto quello che questa rubrica rappresenta per me, e mi auguro possa rappresentare per voi.

Così ho deciso di raccontarvi il mio ultimo inciampo nel fallimento e come il ‘tempo infallibile’ mi ha fatto incontrare il mio destino, almeno per quanto riguarda il momento attuale della mia vita che mi trovo giorno dopo giorno a costruire…

Dunque, è successo che avessi firmato il contratto per la mia nuova casetta in affitto intorno alla metà del mese di settembre dello scorso anno e dopo aver faticato a lungo per renderla abitabile per me, il mio bambino e i miei due gattuzzi pelosi, vi fossi rientrata i primi giorni del mese di ottobre.

È successo poi che intorno alla metà dello stesso mese un mio carissimo amico dell’università, con il quale avevo diviso le fatiche e le gioie di tanti esami della mia vita passata di studentessa modello, si facesse vivo dopo oltre cinque anni di silenzio reciproco, in cui ognuno di noi due aveva intrapreso la propria vita di inciampi, i miei, e successi, i suoi, per chiedermi come fosse messa la mia situazione lavorativa in quanto lui aveva bisogno di una persona che lavorasse con lui.

È successo che io gli avessi risposto che non andava poi male, avevo un contratto a tempo indeterminato con un importante azienda internazionale, ma, essendomi appena trasferita, e avendo un pò di tempo libero dato che il contratto prevedeva poche ore settimanali, avremmo potuto comunque parlarne davanti ad una tazza di tè.

È successo poi che alla fine del mese di ottobre la mia splendida azienda internazionale decidesse di chiudere il negozio per il quale lavoravo, comunicando a me e alle colleghe l’intenzione di procedere al licenziamento che sarebbe improcrastinabilmente avvenuto intorno alla metà del mese di dicembre scorso.

È successo allora che io avessi immediatamente ricontattato quel mio caro amico e, ancora sotto shock per la notizia cocente, inaspettata, imprevedibile, devastante, gli avessi detto che la mia disponibilità ad ascoltare la sua proposta di lavoro era diventata, da un momento all’altro e mio malgrado, totale, quasi incondizionata e con carattere di estrema urgenza.

È successo allora che un pomeriggio lo raggiungessi all’interno della sua azienda, che nel tempo del nostro perdersi di vista è accaduto che diventasse fiorente, rigogliosa e in cerca di nuova forza lavoro, riabbracciandolo dopo tanto tempo e ascoltando, con orecchi attenti e pensieri che avevano già preso la decisione di accettare, quasi a scatola chiusa, la sua proposta del lavoro che lui aveva deciso di offrire a me, perché il caso aveva voluto che lui avesse pensato proprio a me, e chissà perché proprio a me, per ricoprire il ruolo che necessitava all’interno della sua azienda, all’interno di quel piccolo mondo produttivo che lui era riuscito a mettere in piedi nel tempo in cui io mi perdevo in relazioni sbagliate.

È successo quindi che io accettassi, con gratitudine immensa e riconoscenza infinita, e che lui fosse altrettanto grato e riconoscente a me, secondo un meccanismo che ancora oggi non riesco a spiegarmi, e che iniziassi questa nuova avventura ancor prima che finisse, nella più mesta delle giornate pre-natalizie di dicembre quella che aveva costituito il fulcro della mia vita produttiva fino a che qualcuno non aveva deciso la sua conclusione al posto mio.

Succede quindi adesso che io usi le mie mani e la mia mente per tagliare tessuti e pelli perché con il lavoro sapiente di altre figure professionali diventino borse, e vi confesso che non avevo mai fatto questo lavoro, ma imparo, mi rimbocco le maniche, e nel mio piccolo affronto le mie paure legate al costante senso di inadeguatezza e cerco di superare i miei limiti ogni momento.

E niente sul finire dell’estate avrebbe mai potuto farmi pensare che l’avvicendarsi delle mie giornate avrebbe preso da lì all’inizio del nuovo anno una direzione tanto diversa da quella routine che scandiva le mie giornate fino a questi ultimi eventi.

Sono cambiati i ritmi, le situazioni, le prospettive, le aspettative…una piccola grande rivoluzione delle abitudini, dei luoghi, delle persone, dei tempi, che ancora a momenti fatico a comprendere e a gestire.

Mi ripetevo spesso nelle giornate che segnavano il passaggio dalla situazione precedente alla attuale, che mettevano il sigillo all’ennesimo fallimento delle mie aspettative per aprire uno spiraglio inaspettato su una nuova pagina del mio vivere quotidiano tutto da scrivere, che fosse stato il destino, il caso, chiamatelo come volete, a mettere in fila il concatenarsi esatto degli eventi, come pezzi di un puzzle ad incastro che mai era stato così tanto temporalmente perfetto in nessun altro momento della mia vita…

Mi ripetevo che il destino, il caso, chiamatelo come volete, aveva deciso così, e talvolta nella vita si debba seguire gli eventi, senza opporsi, farsi trascinare dalla corrente così come viene, in modo che “il tempo infallibile” ci faccia “incontrare il nostro destino”.

Non so se arriverò alla realizzazione dei miei sogni, ma un passo almeno inseguendo il Bianconiglio alla ricerca di un lavoro l’ho fatto, un salto nel buio di una professionalità che ancora non mi appartiene ma che ho intenzione di scoprire, un piccolo passo che confermi a quella parte di me che vuole accettazione, realizzazione, riconoscimento del proprio valore e delle proprie capacità, che sono una persona che vale, e che non può esser messa in un angolo nemmeno da una miserrima lettera che licenzia la matricola 30013.

Non sono un numero, e non ho nessuna intenzione di farmi ridurre a tale da nessuno… “ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno.”

Perciò, se qualcuno di voi si rivede, si ritrova in quello che scrive Sergio Bambarèn, scrivete, raccontate la vostra esperienza, quello che vi sta capitando, e chissà che non ci sia qualcuno da qualche parte che vi legge e scrive altresì che cerca proprio voi, proprio nel momento in cui avete più bisogno di quello che è disposto ad offrirvi!

Io vi aspetto, contattatemi, e intanto preparo un po’ di tè per tutti, che davanti ad una tazza di te con vecchi amici, credetemi, possono esserci rivoluzioni nella vostra vita che non avreste mai potuto immaginare, nemmeno nei vostri sogni più remoti!

A presto!

Elena Brilli

 

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