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La “sostanza del non mi piace”

E.: “Mamma, stamattina mangio le gocciole, ma senza il latte perchè con il latte non mi piacciono…”

Io: “Va bene, poi però un pò di latte lo bevi da solo!”

E.: “Sì, perchè l’altra volta li avevo mangiati con il latte…ma la ‘sostanza del non mi piace’ ha sentito che non gli piacciono e l’ha fatta sentire anche a me…così adesso so che non mi piacciono!”

L’ho già detto che i bambini sono meravigliosi?

E, pensandoci bene, dove l’ho messa io la mia ‘sostanza del non mi piace’?

Mi farebbe comodo ogni tanto averne un pò con me e tornare a sentire con nitidezza quello che mi piace e quello che non mi piace, in modo da scartare quest’ultimo in modo consapevole, risoluto e definitivo…e non sto parlando solo del cibo…

🙂

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“La nostalgia è l’amore che rimane”

Ho trovato questo articolo qualche giorno fa, quasi come evento virale, su un social network.

Ricercandolo a freddo stasera l’ho trovato qui: http://www.predazzoblog.it/la-nostalgia-e-lamore-che-rimane/

Mi astengo dalle considerazioni che sembra fosse una bambina il soggetto parlante, che fosse malata, che le abbiano chiesto il significato della morte… questione che per sua natura non dovrebbe neanche avvicinarsi al mondo dei bambini…tantomeno se sono malati…

Ma trovo che la frase in questione sia la definizione migliore che io finora abbia trovato della parola amore, nella sua declinazione terminale, e della nostalgia che ne consegue…

Da quando l’ho letta non riesco a togliermela dalla testa, come se fossi finalmente riuscita ad estrapolare, a metter nero su bianco, a definire, tramite parole altrui, il senso profondo del mio stato d’animo attuale e del mio essere persona da sempre…

…troppo amore…che rimane…

“La nostalgia è l’amore che rimane!”

La morte spiegata da una bambina con cancro terminale

Come oncologo con 29 anni di esperienza professionale, posso affermare di essere cresciuto e cambiato a causa dei drammi vissuti dai miei pazienti. Non conosciamo la nostra reale dimensione fino a quando, in mezzo alle avversità, non scopriamo di essere capaci di andare molto più in là.

Ricordo con emozione l’Ospedale Oncologico di Pernambuco, dove ho mosso i primi passi come professionista. Ho iniziato a frequentare l’infermeria infantile e mi sono innamorato dell’oncopediatria.

Ho assistito al dramma dei miei pazienti, piccole vittime innocenti del cancro. Con la nascita della mia prima figlia, ho cominciato a sentirmi a disagio vedendo la sofferenza dei bambini. Fino al giorno in cui un angelo è passato accanto a me!

Vedo quell’angelo nelle sembianze di una bambina di 11 anni, spossata da due lunghi anni di trattamenti diversi, manipolazioni, iniezioni e tutti i problemi che comportano i programmi chimici e la radioterapia. Ma non ho mai visto cedere quel piccolo angelo. L’ho vista piangere molte volte; ho visto anche la paura nei suoi occhi, ma è umano!

Un giorno sono arrivato in ospedale presto e ho trovato il mio angioletto solo nella stanza. Ho chiesto dove fosse la sua mamma. Ancora oggi non riesco a raccontare la risposta che mi diede senza emozionarmi profondamente.

“A volte la mia mamma esce dalla stanza per piangere di nascosto in corridoio. Quando sarò morta, penso che la mia mamma avrà nostalgia, ma io non ho paura di morire. Non sono nata per questa vita!”

“Cosa rappresenta la morte per te, tesoro?”, le chiesi.

“Quando siamo piccoli, a volte andiamo a dormire nel letto dei nostri genitori e il giorno dopo ci svegliamo nel nostro letto, vero? (Mi sono ricordato delle mie figlie, che all’epoca avevano 6 e 2 anni, e con loro succedeva proprio questo)”.

“È così. Un giorno dormirò e mio Padre verrà a prendermi. Mi risveglierò in casa Sua, nella mia vera vita!”

Rimasi sbalordito, non sapendo cosa dire. Ero scioccato dalla maturità con cui la sofferenza aveva accelerato la spiritualità di quella bambina.

“E la mia mamma avrà nostalgia”, aggiunse.

Emozionado, trattenendo a stento le lacrime, chiesi: “E cos’è la nostalgia per te, tesoro?”

“La nostalgia è l’amore che rimane!”

Oggi, a 53 anni, sfido chiunque a dare una definizione migliore, più diretta e più semplice della parola “nostalgia”: è l’amore che rimane!

Il mio angioletto se ne è andato già molti anni fa, ma mi ha lasciato una grande lezione che mi ha aiutato a migliorare la mia vita, a cercare di essere più umano e più affettuoso con i miei pazienti, a ripensare ai miei valori. Quando scende la notte, se il cielo è limpido e vedo una stella la chiamo il “mio angelo”, che brilla e risplende in cielo.

Immagino che nella sua nuova ed eterna casa sia una stella folgorante.

Grazie, angioletto, per la vita che ho avuto, per le lezioni che mi hai insegnato, per l’aiuto che mi hai dato. Che bello che esista la nostalgia! L’amore che è rimasto è eterno.

(Dr. Rogério Brandão, oncologo)