“Vince chi va lento, mamma.”

campana1

(immagine dal web)

La prima giornata di sole di questo inizio di primavera.

Un pranzo con i parenti, per evitare di disperdersi e di rivedersi solo ai funerali della ormai maggioranza di anziani presenti.

Un piazzale antistante allo stanzone in cui eravamo riuniti.

Un pezzo di mattone, e un sassolino levigato.

“Mamma, giochiamo a campana? Però a modo mio eh!”

Disegno per terra la campana con il pezzo di mattone… a modo mio, che ovviamente non va bene…

Ne disegno un’altra, seguendo istruzioni ferrate…e questa va bene…

“Mamma, ti faccio vedere come si fa!”

Il sassolino si muove tra i numeri, in un modo che effettivamente non rispetta i miei barlumi di ricordo d’infanzia legati a quel gioco…arriva il numero 10, la fine del percorso, e la coppa disegnata sull’asfalto…

“Bravo, hai vinto!” esulto io…

“No, mamma, non ho vinto…”

“No?”

“No, mamma, perchè sono andato troppo veloce.”

“Ma che vuol dire?”

“In questo gioco vince chi va lento, mamma…”

Bene…sostituite la parola gioco con la parola vita…ed ecco la ricetta della felicità, elaborata nel modo più filosofico possibile, attraverso il gioco, da un bambino di quasi cinque anni…

In fondo, a pensarci bene, cos’altro è la vita, se non un gioco lunghissimo per raggiungere la coppa della felicità alla fine del percorso?

Forse ha ragione lui…vince chi va lento, chi si ferma a pensare, chi ad un certo punto molla i remi della corsa e si concentra sull’obiettivo…la felicità appunto…