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Quando l’amore diventa imperativo categorico

Il sabato sera è un luogo spazio temporale in cui lascio che la mia vita si adagi sul divano davanti alla tv.

Mi ritrovo sola in casa, mio figlio è con suo padre, e io libero la televisione dall’odiosissima Peppa Pig e le rendo dignità di strumento di intrattenimento e compagnia…

Così, da qualche tempo, i miei sabati sera sono accompagnati dalle vecchie puntate di una serie televisiva che aveva catturato la mia attenzione diversi anni fa, ai tempi dell’uscita dall’adolescenza e l’ingresso a lenti passi nell’età adulta.

Ci sono le avventure prevalentemente amorose di quattro donne, quattro amiche quasi quarantenni, come casualmente sono io in questa fase della mia vita, sullo sfondo di una frenetica New York, accompagnate dalla passione per lo shopping, le scarpe e gli abiti firmati.

Avete indovinato?

Si tratta di Sex and the City…proprio lui…i miei sabati sera li passo in compagnia di Carrie Bradshaw, la giornalista, Samantha Jones, la ninfomane, Charlotte York, la bacchettona, e Miranda Hobbes, l’avvocato mamma single.

In una delle puntate dello scorso fine settimana Carrie era in procinto di sposarsi e nasceva incontrollabile la sua ritrosia a compiere il grande passo.

Il suo compagno le imponeva allora un aut aut…al rifiuto sicuro di Carrie, che chiedeva tempo, si scatenava in lui la teoria secondo cui, siccome lei non era pronta a sposarlo “qui e adesso”, non lo sarebbe stata mai…quindi arrivederci e grazie…

In questo pugnello di scene e dialoghi, ho rivisto l’epilogo della mia ultima relazione amorosa… lui aveva bisogno che io gli dedicassi più tempo…e siccome io non avevo in quel momento tempo da poter dedicare a lui, dovendomi occupare delle questioni legate alla perdita del mio lavoro, alla potenziale conseguente perdita della mia casa, e alla cura, da cui non posso prescindere, di mio figlio, siccome io non avevo tempo per lui “qui e adesso”, allora non lo avrei avuto mai… quindi arrivederci e grazie…

Quello che mi sono trovata a pensare è come la dimensione del tempo assuma all’interno delle relazioni amorose caratteristiche che gli sono invece naturalmente estranee…e l’amore diventi, annullando la caratteristica per sua natura infinita ed eterna del tempo, un imperativo categorico, un “qui e adesso”, che, se non assecondato smonta l’intero castello di carte…

Altra questione è quella inerente a quella parte di comportamenti, consapevoli o meno, che possano aver in qualche modo autorizzato l’altro a “pretendere” una definizione temporale del “qui e adesso”.

Ma l’amore inteso come sentimento profondo che lega le anime di due persone non dovrebbe esser condizionato da una scadenza, nè tantomeno autorizzato a pretenderla… non può essere considerato alla stregua di una scatoletta di tonno, che se non viene mangiato entro una certa data, “qui e adesso” finisce nel bidone della spazzatura, come conseguenza logica e imprescindibile per non aver rispettato i tempi, per aver esaurito il suo limite temporale di conservazione.

Ognuna delle due parti in causa, nella costruzione delle relazioni amorose, ha una propria e personalissima concezione del tempo come entità legata, quasi come unità di misura, al soddisfacimento delle proprie necessità individuali…ma quando due persone decidono di legare insieme il proprio tempo e con esso le proprie reciproche necessità, tutto dovrebbe sottostare a logiche di rispetto e comprensione.

Da qui, perchè il fidanzato di Carrie non comprende che lei ha solo bisogno di tempo per arrivare al “qui e adesso” e non comprendendo la necessità dell’altra ne mette in dubbio la volontà?

Perchè quello che era il mio compagno non ha compreso che il “qui e adesso” del tempo che avrei volentierissimo dedicato a lui e di cui me ne manifestava la necessità sarebbe arrivato di lì a qualche giorno e ha messo in dubbio che io non volessi che lui facesse parte del mio tempo e della mia vita?

Possibile che un bisogno impellente, personale, condiviso anche, si faccia condizionare così tanto dalla questione temporale, in modo da assumere caratteristiche estremamente egoistiche di soddisfacimento immediato o abbandono del campo?

L’amore diventa allora solo istinto primordiale di soddisfacimento di un bisogno…come il leone nella savana che corre dietro alla gazzella…ci prova una volta, e lei scappa… ci prova due volte, e lei scappa… ci prova tre volte, e lei scappa ancora… e allora si ferma…recupera il respiro, si adagia…e lascia che la gazzella viva…

Il leone o mangiava subito, “qui e adesso”…o in fondo non aveva fame…

La cosa che più è incomprensibile è come la mancanza di coordinazione temporale, la differente definizione del “qui e adesso” tra le due parti di una relazione amorosa, porti inesorabilmente a intaccare le dichiarazioni atemporali di volontà… se non vuoi stare con me “qui e adesso” allora non vuoi stare con me…

Ma la deduzione logica che viene fatta da una delle due parti, quasi come teorema matematico inconfutabile, pecca della presunzione che chi questa deduzione la subisce la condivida anche, nei termini della sua tesi…

Sappiate invece che è possibile che quando si ama davvero, non si metta una data di scadenza.

Non si pongano condizioni.

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Mrs BlackMamba e la sua american vintage collection di “grand soiree dresses”… Chi vuole accompagnarla sul Red Carpet?

Fino a pochi mesi fa lavoravo in un negozio della via principale della mia città. Tutti i giorni percorrevo a piedi quei pochi metri che c’erano tra la fermata dell’autobus e il mio ingresso al lavoro, e viceversa al ritorno, intercettando ogni volta la vetrina di un grande negozio di abiti vintage americani, che vendevano al kilo.

Talvolta mi fermavo, attirata dagli abiti da sera sapientemente indossati dai manichini nelle vetrine, perchè ogni donna, e non c’è niente da fare, è una principessa da piccola, e tale rimane, nei sogni, finchè non esala l’ultimo respiro…

Gli abiti da sera non erano venduti al kilo, ma i prezzi si aggiravano tra i 50 e i 100 euro, costo accessibile, per un sogno…

Così, per un paio di volte, due abiti di quelli li ho acquistati, senza neanche provarli, solo per la certezza di essere “pronta” nel momento in cui si presentasse alla porta il “principe azzurro”.

Ciascuna delle due volte avevo spiegato alla commessa, fortunatamente diversa ogni volta, che quello che mi accingevo a comprare sarebbe stato il mio abito da sposa, di un matrimonio inesistente che si sarebbe svolto di lì a pochi mesi (e che probabilmente non ci sarà mai…), mentendo per giustificare un acquisto così inconsueto da parte di una persona abbigliata in modo molto casual e trasandato a volte, quale io ero.

E’ una cosa che non sono in grado di mostrarvi, ma dentro a questi abiti, siglati con etichette originali made in U.S.A. c’è la maestria di un modo di confezionare i pezzi di abbigliamento come vere e proprie opere d’arte… i corsetti sono rinforzati da ferri rigidissimi a serrare la vita e sostenere il seno, con doppi rivestimenti per evitare il fastidio sulla pelle, che ricordano le scene di vestizione di film epici per l’infanzia di ogni bimba, quali quelli della saga della “Principessa Sissi”… un modo di cucire che non esiste più a meno di non potersi permettere i capi di alta moda siglati Armani o Versace o Chanel.

Sono i due pezzi più importanti della mia collezione di abiti, sono un sogno, lì, nel mio armadio…

 

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Qualcuno si offre volontario?

🙂

Atroce malattia l’Amore

Pubblicata nell’ultimo numero di WRITERS, che trovate qui https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9eVZiYXhhVURTRFk/view?usp=sharing, ecco il mio tentativo malamente poetico di descrivere l’amore…

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(immagine dal web)

 

Atroce malattia l’amore

Atroce malattia l’amore

illude di dolci frasi

di languidi sguardi

di amabili parole

di spazi condivisi

di gesti luoghi persone nuove

.

Riempie di giorni leggeri

lo spazio immutabile

il tempo di pensieri sorrisi

felice espressione del viso

calmi meandri della mente

.

Poi di colpo svanisce

dietro il ricordo di quello

che è stato e non più è

davanti il rimpianto

per quel che non tornerà

.

Atroce malattia l’amore

sintomi equivoci quando guarisce

infezione potente quando presente

nascosta in felicità effimera

mai più vera all’anima invasa

.

Esiste cura per tanto soffrire

ma non vivere affatto

equivale a morire

.

E allora che sia

voglio morire d’amore

soffrendo gioie felici

di magici attimi

insieme

Elena Brilli

Inseguendo il Bianconiglio…che insegue la poesia!

Da qualche giorno è uscito il nuovo numero di WRITERS, la nuova rivista on line che potete trovare qui https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9eVZiYXhhVURTRFk/view?usp=sharing e della quale sono immeritatamente redattrice, e, cosa ancor più immeritata, se possibile, direttrice…

Questo il mio articolo, all’interno della mia rubrica, in questo numero interamente dedicato alla Poesia.

A parte il mio modestissimo contributo, andare a dare un occhiata all’intera pubblicazione, credetemi, ne vale veramente la pena!

Articolo WRITERS 4-1

Articolo WRITERS 4-2

Articolo WRITERS 4-3

BIANCONIGLIO ORA TI PIGLIO…

Parlare di poesia in una rubrica che tenta di occuparsi nel modo più pratico possibile della realizzazione dei propri sogni, dei desideri, delle aspirazioni e delle possibili soluzioni ai problemi più disparati che accompagnano anima e corpo nella vita frenetica di ogni giorno potrebbe sembrare un’impresa impossibile, una forzatura, uno sterile tentativo demagocico, dai risultati beceri facilmente ipotizzabili.

E a tal proposito, il titolo in rima baciata è quanto di peggiore potesse venir fuori…

Ma, pensandoci bene, proprio i sogni e i desideri sono la materia intrinseca di cui è fatta la poesia.

La poesia è un viaggio in quei territori segreti dell’anima e della mente, che mette nero su bianco, rende tangibili e reali quei pensieri che nella dialettica prosaica sono inesprimibili…quando le parole sono terminate, o i concetti impossibili da spiegare, ecco che la poesia, con la sua estrema capacità di sintesi evocativa, scova le une, nei nascondigli più remoti dell’animo, elabora gli altri in modo definitivo cogliendone l’emozione, il cuore, finalmente staccato dalla ragione.

E si compie la magia più sublime che l’essere umano possa pensare, la sintesi perfetta tra mente e cuore. Le parole sono quelle, granitiche, fissate sulla carta, ma ogni mente che le legga, ogni cuore che le ascolti le trasforma in innumerevoli e infinite declinazioni dei sentimenti, degli stati d’animo, delle esperienze, dei pensieri, come fossero un diamante prezioso della più rara qualità colpito da un raggio di sole, che frammenta la sua essenza di luce in miliardi di riflessi, ognuno diverso dall’altro ma che contengono in sé ciascuno tutti i colori dell’arcobaleno, tutte le possibili combinazioni di quella formula matematica atavica che rende viva ogni cosa trasformandola in colore ai nostri occhi, ai nostri sensi tutti.

Vero che la poesia, nella sua storia documentata e sepolta nei secoli andati, ha assunto molteplici codici e codifiche di metodo,infinite sovrastrutture razionali che si modificavano ad ogni infinitesima variazione del gusto o delle forme di pensiero, o delle necessità di comprensione, ma rimane in ogni codificata forma di poesia quella magia sotterranea, più o meno celata ai più a seconda che dovesse piegarsi a regole e regimi metrici e spaziali, per cui ogni parola concatenata alla successiva aveva uno e un solo significato per chi la scriveva, contenendo in sé l’essenza più profonda e inspiegabile del poeta stesso, ma diventava per ogni uomo che sopra di essa posasse gli occhi e aprisse il suo cuore un suono diverso, un senso diverso, un moto dell’animo diverso.

Sì perché la magia della poesia la rende una ma innumerevole e ogni mente che ci si avvicini la rende propria, la interiorizza, la piega a servizio del proprio sentire, delle proprie necessità, delle proprie aspettative, delle proprie esperienze, dei propri sogni…ed ecco che la poesia ogni volta si fa diversa, e unica e a suo modo inspiegabile, irrazionale, pura emozione, magia e sogno.

L’esegesi di una poesia è una operazione dettata dal miserrimo tentativo di spiegare l’inspiegabile e, essendo un’operazione compiuta da un altro uomo per sua natura è parziale, incompleta, non univoca, quasi presuntuosa, mai definitiva, perché la mente di chi la esegue trova le sue personali spiegazioni alle parole concatenate dal poeta, ma non saranno mai le stesse di nessun altro lettore, né tantomeno quelle di cui il poeta stesso le ha irrevocabilmente intrise…

I sogni, dicevamo…e la poesia…

Tanti sono i poeti che attraverso i loro versi hanno espresso il loro personale sogno, la loro personale visione della realtà, e tirar fuori i loro moti dell’animo li ha resi liberi dalle logiche, assurde per loro, del mondo a cui appartenevano, dalle convenzioni che li rendevano inadatti alla società civile del loro tempo, dalle prigioni fisiche e mentali delle loro esistenze…e penso a Leopardi, o a Ungaretti, o a Baudelaire, o ad Alda Merini, o allo stesso Dante, che salva o condanna ogni aspetto del suo tempo con un sogno poetico inarrivabile, che sarebbe stato impossibile esprimere in altra maniera se non in terzine incatenate di versi endecasillabi, in lingua volgare fiorentina.

E le poesie parlano di amore, tutte quante, di amore per se stessi, per la vera natura del proprio essere, di amore per altre persone, di amore per la vita stessa, di amore per l’amore in quanto tale…

E, diciamocelo chiaramente, chi tra i propri sogni nel cassetto, tra le proprie aspirazioni, tra i propri desideri da inseguire tutta la vita proprio come il Bianconiglio, non ha in fondo una e una cosa sola…l’amore?

Cosa ne pensate? Avete voglia di parlarne insieme a noi? Quali sono i vostri sogni nel cassetto che una poesia riuscirebbe a tirar fuori e a rendere reali ai vostri occhi e agli occhi del mondo?

L’infinito

Giacomo Leopardi, 1826

« Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare. »Secondo manoscritto autografo(fonte Wikipedia)

Infinito

(secondo manoscritto autografo – fonte WIKIPEDIA)

Io vi aspetto, contattatemi su writers.blogmagazine@gmail.com e intanto preparo un po’ di tè per tutti, che davanti ad una tazza di te con vecchi amici,poeti e non, credetemi, possono esserci rivelazioni nella vostra vita che non avreste mai potuto immaginare,ma che qualcuno, con le parole, ha già scritto per voi!

A presto!

Elena Brilli

…ecco la pallina…e stun tu ru tun tun tun…in buca… Nooooooo!!!!

flipper

(immagine dal web)

Una sera come le altre, parcheggiata la macchina, faccio scendere il mio cucciolo e gli chiedo: “Ti va di accompagnare la mamma a prendere il caffè?” “Sì dai andiamo, così mi compri il chicco!”

Ecco il rituale che si ripete, la passeggiatina per arrivare al circolino del paese dove crocchi di anziani giocano in circolo animate partite a briscola o scala 40, il caffè, la scelta del chicco, l’arrivederci…

Ma stasera la coda dell’occhio si è posata all’angolo della stanzetta, buia perchè vuota, adibita a minuscola sala giochi per gli adolescenti del quartiere… nell’angolo più lontano la figura imponente di un flipper…

Non ho resistito, ho acceso la luce della stanzetta e ho detto a mio figlio: “Vieni, che stasera giochiamo a flipper!”

L’ho sistemato in piedi davanti a me, su una delle seggiole di plastica che adornano le pareti spoglie della stanzetta, le sue manine sulle mie già in posizione sui pulsanti laterali, inserito la moneta, e si è acceso l’unico gioco “moderno” a cui sia mai riuscita a giocare…un balzo a piè pari nel passato!

Sarà che sono “anzianotti inside”, così dico scherzosamente di me stessa, ma davvero negli anni della mia infanzia e adolescenza non sono mai riuscita, e ancora non ci riesco, a giocare a nessuno dei video giochi che dalla metà degli anni ’80 hanno cominciato ad invadere gli spazi di condivisione, i bar del quartiere ad esempio, le sale ricreative dell’oratorio, fino a conquistare spazi tutti loro e arredare le sale giochi di ogni paese, per poi tristemente lasciare il posto, da qualche anno a questa parte, ai videopoker, squallidi ricettacoli delle variopinte miserie umani dei nostri tempi…

Nei video giochi elettronici non riesco a coordinare mente e mani, sono completamente imbranata, irrimediabilmente incapace… ma il flipper! ah, il flipper con le sue rumorose meccaniche a molla, le leggi fisiche di gravità, i tunnel, i passaggi sopraelevati, gli spazi rimbalzanti, con il loro rumore tanto simile allo scoppiettio dei pop corn, l’occhio che prova a seguire la pallina, l’impegno anche fisico, lo scatto il guizzo per pigiare nel miglior tempo utile possibile i pulsanti ai lati e azionare i respingenti per ricominciare il gioco… altro giro altra corsa!…e poi la traiettoria inesorabile della pallina che si infila nel mezzo tra i due, e pigi, pigi, sperando che lo spostamento d’aria le possa far cambiare direzione anche in maniera infinitesimale, in modo da riuscire a riagguantarla… e il “Noooooooo!!!!” che esce spontaneo, che non puoi trattenere, quando il round finisce e la pallina infila la buca…

Si ripete il tutto per tre o quattro volte, a seconda di quante palline hai a disposizione della tua cartucciera, talvolta succede che una ti venga rimessa in gioco, per non ho mai capito quale logica, poi l’ultima pallina infila dritta dritta la buca, e su display a pixel grandi ancora quasi come mattonelle compare la scritta GAME OVER… le luci allora si spengono, la voce metallica che ti ha incitato e accompagnato aggiornando il punteggio si quieta…e hai finito…

Che meraviglia!

E mio figlio che davanti a me incitava la pallina e diceva all’unisono con me il fatidico “Nooooooo!!!!” è stata una bellissima sensazione! “Mi piace giocare a flipper mamma!!!”

Non tutto è andato perduto nel tempo… potrà raccontare ai suoi figli di averci giocato, lui sì, con il flipper, quello vero, una volta, quand’era piccolo, insieme alla sua mamma!

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