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Cinque minuti in autobus

Andavo al lavoro in autobus nella precedente pagina della mia vita…mattina e sera, pomeriggio a volte…capitava che lo dovessi prendere anche quattro volte al giorno, due andate e due ritorni…

Di mattina c’era tanta gente, studenti, lavoratori e lavoratrici come me…e tanto sonno, di solito…sui volti quella tensione di chi ha lasciato il sonno e i sogni forse troppo in fretta e si prepara ad affrontare una nuova giornata…

Ad inizio pomeriggio c’erano ancora gli studenti, coi loro zaini e i racconti di prof. e lezioni, di interrogazioni e forche, le volte in cui l’orario di rientro era lo stesso, ma a scuola non c’erano andati…

La sera c’era meno gente, ma tanta stanchezza, le buste che segnavano il passaggio dal supermercato o le borse che avevano accompagnato la giornata lavorativa abbandonate per terra…e la voglia di arrivare presto…

Talvolta leggevo, parlavo al telefono, pensavo… molte altre osservavo, ascoltavo, mi nutrivo di quei volti e di quei corpi abbandonati sui seggiolini…cercando di immaginare sensazioni, emozioni, se ce n’erano, o semplicemente per rassicurare il mio animo che nella fiacchezza di quel viaggio e di quel tragitto ero comunque in compagnia di tanti, messi come me, e spesse volte anche peggio…

Dall’inizio del nuovo anno, con il nuovo lavoro che mi porta altrove, in luoghi pessimamente serviti dai mezzi pubblici, sono obbligata a muovermi in macchina, me la presta mia mamma tutte le mattine, in attesa che il tempo di questa primavera migliori sul serio tanto da poter affrontare i tre quarti d’ora di viaggio con la mia motoretta, finalmente, senza rischiare di ammalarmi o ancora peggio di cadere sull’asfalto scivoloso delle tante curve, o spostata, resa instabile, dal vento furioso che tira ogni giorno dell’anno, ma che nei mesi invernali si incattivisce pericolosamente per le due ruote…

Ma una decina di giorni fa mi è capitato di prenderlo di nuovo quell’autobus, un pomeriggio piovoso, poche fermate…

Si sono aperte le porte, sono salita…e una cosa mi ha colpito e frastornato, come non mi sarei aspettata…l’odore dell’autobus… l’odore che impregnava tutto, l’odore che si respirava all’interno di quel microcosmo viaggiante…

Avete mai fatto caso all’odore che si respira dentro un autobus? Vi siete mai chiesti quanta umanità c’è nell’odore di un autobus?

Non ci avevo mai fatto caso in tanti viaggi, prima di questo…ma risententolo mi risultava familiare, come un vecchio amico che non si vede da tempo… in un certo senso, per un periodo della mia vita neanche troppo breve se ai percorsi lavorativi ci aggiungo anche il quinquennio delle scuole superiori ai tempi poco attenti dell’adolescenza, mi apparteneva…

Banalizzando non è altro che un miscuglio per niente gradevole di sudore, pioggia, polvere, ferro, sporcizia… è disgustoso, se ci si ferma a quello che i sensi inviano alle sinapsi del cervello…

Ma ci sono delle vite in quell’odore…capita a volte di rivedere le solite facce che ti ricordi da quando eri ragazzina e trovarle invecchiate, trasformate, diventate adulte anch’esse…diverse…

Ho osservato chi, ogni viso di chi, fino al momento della mia salita sul bus, quell’odore l’aveva costruito… ed erano persone di varia nazionalità, bagnate, come me, con occhi parlanti, menti pensanti, labbra serrate, sguardi persi di attesa…forse come i miei…

Ci sono tante vite racchiuse nell’odore dell’autobus…alla mia fermata sono scesa…sono tornata alla mia…

Ma su quell’autobus di vite, per quei cinque minuti, c’è stata anche la mia… con tutto il suo odore…

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. silviacavalieri
    Apr 19, 2015 @ 19:46:54

    Scusa il commento fuori tema. Vorrei informarti che ti ho taggato sul mio blog per invitarti a partecipare alla diffusione del buon umore tramite la musica col Mood Music Tag. Sperando di averti fatto cosa gradita, ti lascio il link del post in cui ti spiego tutto diffusamente.
    http://silviacavalieri.com/2015/04/19/mood-music-tag/
    Partecipa, so che ti piace la musica! ☺
    Silvia

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  2. virtuos@mente
    Apr 19, 2015 @ 23:13:02

    I viaggi nei mezzi pubblici erano i miei incubi, quando la vita mi ha portato per un po’ nella affollata Milano. Eppure oggi un po’ mi mancano, anche per tutto quello che hai raccontato. 😌

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  3. gattaliquirizia
    Apr 20, 2015 @ 20:44:28

    per mesi sono stata praticamente un tutt’uno con la metro B. ricordo anch’io molto bene i volti dei miei compagni di viaggio, e tendevo a “riconoscere”/rivedere in loro lo stato d’animo che accompagnava il mio, di ritorno a casa. c’era un periodo in cui mi sembravano tutti tristi, sfiancati dal tran tran obbligato. il tuo post mi ha regalato un’altra visione, un’altra prospettiva su un “luogo” che associo ormai inevitabilmente alla stanchezza e all’abbandono. probabilmente per la mia esperienza.

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  4. FMtech
    Apr 22, 2015 @ 16:44:11

    Anche tu osservatrice…. come io oggi! adoro scrivere in autobus…

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