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Francesca non c’era…

Qualche sera fa ho partecipato entusiasta ad una cena meravigliosa.

Eravamo riuniti in diciassette ex compagni delle scuole elementari, alcuni a distanza di una trentina d’anni dall’ultima volta che ci eravamo visti, ancora vestiti con il grembiulino da scolari.

Molti di loro vivono tutt’ora nella medesima cittadina che ci aveva visti sedere fianco a fianco per anni, nella scuola delle suore del paese, ma la mia scarsissima capacità di mantenere vivi i rapporti con le persone che hanno fatto o fanno parte della mia vita mi aveva portato con gli anni a perderli di vista, fino alla nascita delle nuove ‘amicizie’ virtuali dei social network, che in qualche modo avevano riallacciato i fili da qualche anno a questa parte.

In quella classe tanto lontana eravamo in 28, ne mancavano 11, alcuni perchè la vita li ha portati lontani, altri perchè impegni improvvisi e improcrastinabili, come la nascita di un figlio, hanno impedito loro di partecipare.

Una per me era veramente assente…ma credo che fosse presente più di tutti nei nostri sguardi reciproci, quando le risate dei ricordi si interrompevano.

Si chiamava Francesca.

Era una bambina con i capelli rossi, di quel rosso che si vede solo nelle tinte a basso costo dei supermercati, arancioni carota, come Pippi Calzelunghe, un caschetto liscio, la frangetta…io me la ricordo così.

Ho rammarico di non riuscire a ricordare le cose andate, nè in tempi così lontani, nè in tempi più vicini…faccio fatica a ricordare gli avvenimenti, le conversazioni, i nomi…non dimentico facce e numeri invece.

E di Francesca mi ricordo che non voleva portare la gonna, che si tagliava i capelli da sola e che entrò in scena in una delle recite organizzate dalla scuola con le lacrime agli occhi e la testa bassa, imbronciata per tutto il tempo delle canzoncine infantili, perchè aveva litigato e urlato e pianto con la mamma… e con la maestra… e con le suore proprio perchè quella maledetta gonna lei proprio non se la voleva mettere…

L’avevo persa di vista, come tutti gli altri, negli anni delle medie e del liceo…mia mamma mi raccontava a volte che aveva preso “una brutta strada”.

La rividi molti anni dopo, riconoscendo da lontano il colore rosso carota dei suoi capelli arruffati in una coda, nella strada centrale della città più vicina…barcollava…le gambe piegate…tendeva la mano ai passanti…e aveva le sue cose buttate in terra sullo spigolo di una delle porte d’ingresso del teatro…non mi vide…e io non ebbi il coraggio di avvicinarmi…avevo vent’anni…

Qualche anno dopo ero agli ultimi anni dell’università e avvenne che, passando per andare in facoltà per la piazzetta identificata da tutta la città come ‘la piazza dei tossici’, riconobbi di nuovo la sua chioma rossa…le gambe sempre più piegate…la schiena curva…l’equilibrio ancora più instabile…

Lei alzò lo sguardo e incrociò il mio…io allora feci un paio di passi nella sua direzione, modificando la mia traiettoria, ma lei abbassò la testa e mi dette le spalle…

Mi fermai…fui immediatamente convinta che mi avesse riconosciuto, esattamente come io avevo riconosciuto lei…ma non volesse che andassi lì…

Abbassai anch’io la testa e ripresi il mio cammino…

Da quel momento non l’ho più vista…l’altra sera sono arrivata alla cena pregando che nessuno portasse con se la notizia che Francesca fosse morta…e invece è viva, entra e esce dalle comunità di recupero, mantenendosi su quella lama di rasoio tra la vita e la morte chiamata eroina…e Dio solo sa cos’altro…

Io ho pensato spesso a lei in tutti questi anni…ho pensato alla mia codardia nel non esser stata capace di tenderle la mia mano, al suo rifiuto di confrontarsi con chi la vita la stava affrontando in modo diverso da lei…ma non ho mai pensato di essere mai stata in qualche modo più brava di lei a barcamenarmi in questo altalenante gioco alla roulette russa chiamato vita.

Penso a lei quando mi chiedo cosa ha fatto di me quello che sono adesso…e sono convinta che io nella differenza della sorte tra noi due non abbia alcun merito… cosa ha davvero reso me quello che sono? chi o che cosa hanno cambiato me, se mi hanno cambiata? Chi o che cosa hanno reso lei quello che è diventata?

La famiglia?  Le amicizie?

Un ‘sì proviamo’ che ha catturato lei…che magari può esser stato lo stesso ‘sì proviamo’, detto con la medesima incoscienza, a situazioni diverse e che invece a me mi ha salvato da esser io al suo posto, o al suo fianco, e lei al mio?

E’ allora solo una questione di fortuna? Solo un caso?

E penso a lei quando mi faccio queste domande nei confronti dell’immensa responsabilità che sento nei confronti di mio figlio. Sarò in grado di essergli accanto e di avvertire i segnali, quando arriverà il momento del suo incosciente ‘sì proviamo’ e di tendere il braccio invece di abbassare lo sguardo e continuare il mio percorso?

Rivedo come un fermo immagine le sue gambe curve e tremanti, il viso livido, l’espressione sconvolta, i capelli rossi arruffati…ed è un’immagine tragica, un effetto seppia di un essere umano ridotto a una larva. E quell’immagine, mi agita, m’infuria perfino, per non essere stata talmente forte e risoluta da tendere quella mano.

Anzi mi tormenta ancora di più perché quella pietosa controfigura di essere umano era proprio lei, era Francesca, ed era stata una bambina dai capelli rossi, come me, insieme a me…

Ma Francesca, quel giorno, s’era voltata… Ed io avevo scelto di riprendere la mia strada.

Francesca l’altra sera non c’era…ma sarebbe stata l’unica persona che avrei avuto piacere di rivedere più di tutte le altre con cui parlavo e scherzavo…

Sapete perchè?

Per chiederle scusa…scusa per non aver avuto il coraggio e la forza di correre ad abbracciarla forte, lì, nella ‘piazza dei tossici’ con le sue gambe curve e tremanti e i suoi scaruffati capelli rossi…e di sorreggerla, di compiere un qualsiasi gesto che attenuasse le sue sofferenze…

Anche se lei si era voltata…

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15 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mo1503
    Mag 25, 2015 @ 07:05:19

    C’è sempre tempo per farlo, magari la prossima volta anche se di spalle la chiamerai e le chiederai di bere un caffè con te e chi lo sa magari potrebbe essere la volta buona che entra in un centro di recupero e ne esce rinsavita

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  2. Piero
    Mag 25, 2015 @ 11:00:13

    Dolce e amara, felice e triste pagina de “La storia di A”. Invidiabile la voglia di ritrovarsi dopo un quarto di secolo a scoprire chi siamo diventati e perché. Ammirevole il coraggio di andare a trovare il passato che come Osho afferma, insieme al futuro, è fonte di sofferenza. Abbracci fortissimi! Piero

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    • CrazyAlice
      Mag 25, 2015 @ 23:43:54

      Più che di sofferenza, sia il passato che il futuro credo siano le fonti della consapevolezza… Basterebbe essere in grado di dissetarsene e di abbandonare codardie, rimorsi, rimpianti e paure. Ricambio l’abbraccio e grazie di esser passato di qua!

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  3. silviacavalieri
    Mag 25, 2015 @ 12:41:48

    E chi può dire perché abbiamo destini così diversi? C’è la genetica, c’è l’ambiente familiare e c’è una forza, strana, che mette in moto tutto, movimento dopo movimento, ognuno con le sue conseguenze. Non ti tormentare per quello che non sei riuscita a fare: hai fatto quello che potevi fare in quel determinato momento, né più né meno. Però niente toglie che, a un’altro giro di ruota, tu possa riuscire a incontrare la bambina dai capelli rossi e a portarle conforto, se in quel momento anche lei sarà pronta per ascoltare quello che le dirai. Auguri e abbracci

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    • CrazyAlice
      Mag 25, 2015 @ 23:48:07

      Grazie Silvia…sto imparando molto lentamente a credere che davvero non possa esserci una spiegazione a tutto, e che le cose talvolta accadano e basta… Mi auguro di rivederla quella bambina…prima o poi… Un abbraccio!

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  4. Scribacchina
    Mag 25, 2015 @ 14:54:34

    Ti chiedi se conti più l’influenza della famiglia, delle amicizie o di chissà che altro nello sviluppo di una persona; ovviamente una risposta uguale per tutti non c’è, ma è innegabile che la famiglia abbia una responsabilità grandissima (i primi anni di vita sono quelli che ti segnano, nel bene e nel male). Poi c’è chi ha la forza (e anche l’attitudine) di usare le esperienze negative per reagire, e chi è più fragile e di fronte alle difficoltà fa come Francesca. Che magari quel giorno non ti aveva nemmeno riconosciuta, chissà.
    Ho il sospetto che tu possa fare ben poco per lei, se non (se dovesse capitarti di incontrarli) fare quattro chiacchiere con i genitori e capire davvero cosa le è successo.
    Un abbraccio

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  5. Simona G.
    Mag 25, 2015 @ 15:05:55

    Ciao Elena!
    La storia è bellissima, commovente e intensa. Fa riflettere e, a mio parere, questo aspetto è uno dei più importanti (se non dei fondamentali) per un testo scritto di qualsivoglia genere.
    Inoltre ti voglio dire un’altra cosa, per te. È un po’ che non entravo su wordpress, perciò un po’ che non ti leggevo: rifarlo dopo tanto tempo mi ha fatto esclamare “è bravissima”. Sì Elena, sei bravissima e rispetto a un prima ho visto in te una maturità espressiva lodevole. Continua così, continua a crescere e non scoraggiarti mai.
    Un saluto,
    Simona

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    • CrazyAlice
      Mag 26, 2015 @ 00:06:20

      Mamma mia quanto sono onorata dai tuoi apprezzamenti! Davvero grazie di cuore!
      Quello che scrivo quasi tutte le volte è frutto di mie personali riflessioni…pensare che possa indurre alla riflessione anche chi legge mi riempie di orgoglio. Grazie ancora e un abbraccio grande!

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  6. silvia
    Mag 25, 2015 @ 16:53:19

    Una ragione molte volte non c’è….e moltissime volte non vogliono essere aiutati perché da quel mondo non vogliono uscire, per questo si entra e si esce dalle comunità….chi ha veramente deciso e vuole smettere non ci ritorna più.
    Non ti sentire in colpa sono sole strade diverse e scelte diverse, si può solo sperare che lei voglia cambiare la sua….

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    • CrazyAlice
      Mag 26, 2015 @ 00:13:37

      Non mi sento in colpa, sai Silvia? solo mi chiedo cosa veramente costituisca la discriminante e a quale punto della vita, tra me e lei…che siamo partite insieme con lo stesso grembiulino bianco…e me lo chiedo per esser lì quando arriverà il turno di mio figlio di diventare adulto…

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  7. Pinocchio non c'è più
    Mag 25, 2015 @ 18:39:02

    Mi è piaciuto davvero tanto, credo che alcune strade neanche te le scegli, sono loro che vengono a prenderti, ci scivoli dentro senza opporti. L’unica cosa da fare sarebbe quella di svoltare al primo incrocio, ma ci vuole una forza innaturale per farlo. Forse la maggior parte di noi, quell’incrocio neanche lo vedono.
    Brava davvero.

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    • CrazyAlice
      Mag 26, 2015 @ 00:15:38

      Quell’incrocio nascosto…hai ragione…chissà se riuscirò a vederlo io, soprattutto se dovesse trovarcisi a vederlo mio figlio?
      La forza innaturale a quel punto dovrà essere la mia…
      Grazie per gli immeritati complimenti.
      Un abbraccio!

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  8. gigifaggella
    Mag 27, 2015 @ 12:39:51

    Storia bellissima e toccante…tutti noi percorriamo una strada che ci costruiamo con le scelte di ogni giorno…se vuoi sapere perché sei diventata così oggi cerca la risposta nel passato, se vorrai sapere come sarai domani, cerca la risposta in ciò che stai facendo oggi. Detto buddista ma ritengo che sia così…

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