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Obiettivo…determinazione…risultato…

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(immagine personale)

Pomeriggio di festa, e in una manciata di ore nella piazzetta del paese il mio cucciolo ha imparato ad andare in bicicletta senza le ruotine.

C’era stato un tentativo anche la scorsa estate, fallimentare perchè alimentato dalla paura ( la mia forse…) e dall’insicurezza (la sua forse…o forse mia anche quella…), così le ruotine erano state rimontate ed erano state fedeli alleate delle sue corse in bici fino a qualche giorno fa.

Poi è accaduto che il suo quinto compleanno si avvicina, e la biciclettina comincia ad esser piccola con le sue minuscole ruotine, lui è cresciuto e struscia i piedi in terra mentre pedala, e a me è venuto in mente che una bicicletta nuova, più adatta alla sua altezza attuale, sarebbe un ottimo regalo.

Ma, quale prendere? Quale quella giusta? E come la mettiamo con la storia delle ruotine?

Provo a rilanciare il sasso…ma di provare a pedalere senza ruotine proprio non ne vuole sapere.

Vabbè, penso io, sentiremo se è possibile mettere le ruotine anche su una bicicletta più grande, non me la sento di forzarlo alimentando le sue paure per una cosa non così importante come imparare ad andare in bicicletta…le toglieremo quando sarà pronto.

Così una decina di giorni fa eravamo andati in perlustrazione dal biciclettaio del paese…che, dopo il primo scambio di battute, quando gli chiedo se sarebbe stato possibile mettere le ruotine anche in una bicicletta più grande, gela me e il mio bimbo dicendo, a muso duro: “Io una bicicletta più grande non gliela vendo, finchè non impara ad andare senza le ruotine non ha senso che prenda una bicicletta nuova. Ci perda un paio d’ore, signora, e quando ha imparato senza le ruotine tornate e le dico quale sarebbe la bicicletta giusta per la sua altezza.”

Prendo la palla al balzo e propongo a mio figlio, per l’ennesima volta di provare a togliere le ruotine.

Stimolato da quel nuovo obiettivo, lui mi sorprende: “Sì mamma, togliamole, voglio provare…così se ci riesco prima del mio compleanno poi mi compri la bicicletta nuova, e se non ci riesco adesso allora lo scrivo a Babbo Natale che me la porti lui, perchè per Natale avrò imparato di sicuro, eh!”

Ecco fatto…bastava rendere presente un obiettivo raggiungibile.

La sera stessa, appena addormentato, smonto le ruotine e le nascondo in soffitta…

La mattina dopo, lui nota la bici senza le ruotine e alla sua espressione interrogativa rispondo che il biciclettaio, visto che ha sentito che lui voleva provare ad andare senza le ruotine, è venuto a riprenderle, perchè le ruotine sono sempre le stesse, che il biciclettaio presta ai bambini piccoli finchè non imparano ad andare senza, poi le riprende e le da ad un altro bambino.

Vedo che ci pensa un pò su…la bici rimane appoggiata al muro (chè non sta più in piedi da sola adesso…) un paio di giorni.

Poi il pomeriggio di festa ed ecco che mettiamo la bici in macchina, raggiungiamo la piazzetta del paese dove non ci sono macchine e lo spazio è abbastanza aperto per evitare quanto più possibile angoli pericolosi dove possa andare a sbattere… e si prova…

Si sistemano i pedali…testa alta…e via…erano le 16.30 circa…

Alle 19.00 più o meno andava da solo, faceva le curve, partiva da solo, e non voleva più essere toccato e aiutato da me.

Obiettivo…determinazione…risultato…

Ore 20.00 abbandoniamo il campo…è ora di cena…

“Mamma, adesso torniamo dal biciclettaio e la prendiamo la bicicletta, vero? Adesso ce la DEVE vendere, ho imparato ad andare senza le ruotine!”

Sarà che quando l’ho visto partire per i primi metri da solo mi si sono bagnati gli occhi dall’emozione, sarà che in fin dei conti sono sua mamma ed esserne orgogliosa è un marchio di fabbrica, ma la sua determinazione nel raggiungere il suo piccolo grande obiettivo mi ha stupito.

E mi ha stupito perchè la sua potenza è stata tale da ribaltare le carte in tavola in un solo pomeriggio.

E’ allora così che funziona?

Il biciclettaio, con il suo rifiuto ha creato un obiettivo da raggiungere per realizzare il suo desiderio di avere per regalo la bicicletta nuova, da cui a cascata son discese la caparbia determinazione e il conseguente stupefacente risultato.

Funziona così anche per noi adulti?

O noi crescendo ci siamo persi per strada qualche ingranaggio di questo meccanismo elementare eppure potentissimo?

Quando ci fissiamo un obiettivo, quante volte mettiamo in campo, prima ancora di iniziare il tentativo, delle scusanti, delle attenuanti, che possano servire a giustificare l’eventuale fallimento che rendiamo in tal modo tanto vicino da esser più reale come obiettivo, dello stesso risultato che ci siamo prefissati?

Cosa impedisce realmente che sia tutto così elementare e quindi semplice?

Obiettivo…determinazione…risultato…

Noi cosa ci perdiamo per strada?

Gli obiettivi non son più così incisivi?

O la determinazione è inversamente proporzionale all’età e alla disillusione?

O semplicemente abbiamo paura del fallimento, avendone sperimentato nel tempo e forse a più riprese il sapore amaro della delusione?

Nei bambini esiste forse, diversamente da noi adulti, la certezza del risultato (“se non ci riesco adesso allora lo scrivo a Babbo Natale che me la porti lui, perchè per Natale avrò imparato di sicuro, eh!”), questione della quale abbiamo imparato a dubitare e che di fatto blocca in un fermo immagine tutta la spinta ad andare avanti, a porci nuovi obiettivi e a perseguirli con determinazione ferma e sicura.

Come al solito è guardando i bambini che ci accorgiamo di quanto siamo poveri di spirito e piccoli noi adulti…

Obiettivo…determinazione…risultato…

E’ semplicissimo…per mio figlio lo è stato…perchè non dovrebbe esserlo anche per me?

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