Annunci

Il mio pensiero felice

Una manciata di giorni che il mio bambino non è con me, sta passando alcune delle sue giornate estive con il suo papà…comincio a sentire la sua mancanza e non vedo l’ora di riabbracciarlo e di rivedere il suo faccino sorridente…

Così, mi si sono riaffacciati alla mente i momenti dell’ultima volta che siamo stati in piscina insieme, la scorsa domenica…un pò di tempo a giocare senza i ritmi pressanti della settimana con i suoi orari ancora legati al mio lavoro, in attesa di qualche giorno di ferie.

E l’immagine che ho impressa nella mente della sua felicità, che diventa per osmosi la mia, sono quelli della sua faccia nel momento di un tuffo dal bordo, verso le mie braccia tese…

Il suo costumino giallo, le zampette che pesticciano il bordo, un pò timorose, cariche di quell’adrenalina che precede il salto, una manina che si tappa il naso, l’altra che mi indica di fare un passo indietro dentro l’acqua, poi si gira in alto per dire ‘stop’ va bene così…

Poi le gambe si piegano, la mano inspiegabilmente lascia il naso, le braccia si allargano, i piedi si staccano e vola verso di me, che lo riprendo da sotto il pelo dell’acqua appena arriva…

La sua faccia nel momento del salto è la meraviglia assoluta, la quintessenza della felicità…e io in questi giorni di sua assenza mi sono aggrappata al mio ‘momento felice’ al suo visino con la bocca aperta e sorridente, ai suoi occhi sgranati nel momento del tuffo, del suo volo avventuroso dentro un elemento, l’acqua, che lo spaventa, ma che diventa un porto sicuro perchè lo aspettano le mie braccia, qualcuno di cui si fida, che lo rassicura.

E pensando a tutto questo io sono felice…

Ho ripreso in mano stamattina l’album dei suoi lavoretti dell’asilo, consegnatimi dalle sue manine come il suo regalo più prezioso.

Nella prima pagina ci sono io, e sono bellissima…

20150726_134925

“Lo sai mamma che te sei la più bella?” me lo ripete un sacco di volte… e io rispondo “Sei tu il più bello!” e lui “No, no, sei tu la più bella mamma del mondo.”

Dietro la copertina è riportato quello che era stato il lavoro preliminare delle maestre al disegno dei bambini.

“… (…) ci siamo seduti in cerchio sul tappeto, ci siamo messi le mani sul cuore e lo abbiamo sentito battere…”tum…tum…tum…”

Tenendo gli occhi chiusi e ascoltando la voce del cuore, ogni bambino ha parlato della propria felicità, del momento che lo rende felice, di cos’è la felicità e del colore che potrebbe avere.

ELIO: è una cosa che viene quando sono contento, essere con la mamma è la felicità e il suo colore è…ROSSO.”

Annunci

Incontri

Si fa un gran parlare dei nuovi e vecchi metodi di socializzazione, dei vari tipi di social per incontrarsi, della capacità che stiamo perdendo di stare davvero insieme a delle persone vere, in carne e ossa, che non siano dall’altra parte di uno schermo, piccolo o grande che sia.

Collegandomi a quello che ho scritto nel post precedente, e riflettendo sul fatto che vorrei finalmente trovare una persona con la quale condividere la mia vita, mi sono ricordata di un’ultima volta, più di due anni e mezzo fa, poco dopo aver lasciato il padre di mio figlio, in cui avevo conosciuto una persona dal vivo, alla vecchia maniera, durante un caffè volante, in orario aperitivo, uscita dal lavoro e in attesa di aspettare l’autobus per tornare a casa.

Ricordo che una delle primissime domande che gli rivolsi era quella se fosse single, perchè ho già anche troppi casini nella mia vita e non voglio certo fare in modo che aumentino, e perchè proprio non mi va di mettere il naso nella vita e nei sentimenti di terze persone… mi è capitato di farlo quando ero molto giovane e non mi aveva reso orgogliosa di me…siamo talmente tanti in questo mondo che non voglio arrogarmi il diritto di pestare i piedi di altre donne o di fare lo sgambetto ad altre relazioni.

La sua risposta era stata che era assolutamente libero così, quattro chiacchere, ci eravamo rivisti un paio di volte, ci stavamo conoscendo e, tramite il telefono ci si teneva in contatto.

Accadde però una sera, mentre mi stavo addormentando accanto a mio figlio già addormentato, che squillasse il telefono, e il nome sul display fosse il suo. Con un pò di fastidio risposi, rischiavo di svegliare il cucciolo…e dall’altra parte della cornetta una voce femminile mi aggredì presentandosi come la fidanzata del tipo, e chiedendomi chi fossi io e che cosa volessi dal suo uomo…

Le mie parole furono: “Chi sono io? Ma chi sei te! Sappi che per la persona che tu definisci come tuo fidanzato,TU NON ESISTI!!! Io mi farei qualche domanda e farei qualche domanda a lui, più che a me!”

La discussione andò avanti a più riprese, finchè mandai entrambi al diavolo, gli intimai di non chiamarmi più che di loro non me ne fregava niente, ma di mio figlio che dormiva sì, e dissi loro di risolvere i loro problemi tra sè, senza tirarmi nel mezzo ai loro casini, cancellai i contatti del galantuomo e spensi il telefono.

Il giorno dopo mi chiamò la ragazza, col suo numero stavolta…e mi ringraziò! Mi ringraziò di averle fatto capire che razza di persona aveva accanto e di quanto fosse meschino!

Quindi i rapporti diretti non possono arrogarsi la presunzione di essere veritieri, a meno che la sincerità non sia una dote innata di entrambe le parti in causa…

Ragione per cui, se si considerà la sincerità e l’onestà verso se stessi come una dote personale, il mezzo con il quale ti interfacci con le altre persone non ha molta importanza.

Attraverso un collega di lavoro ho conosciuto di recente un nuovo (per me…magari è una vita che esiste…) social, che mi era stato presentato come un luogo virtuale dove lui aveva conosciuto un paio di ragazze e passato alcune serate in compagnia, molto piacevoli e soprattutto non improntate al sesso (questione che veramente non mi interessa, e di cui non vado in cerca…)

Quindi mi sono iscritta, ci ho fatto un giro e capito che in realtà la maggior parte degli uomini che ci sono dentro sono sposati, fidanzati o Dio sa cosa…

Ma vabbè mi son detta, poco male, semplicemente li evito e passo oltre… ci sarà pure qualcuno che non sia qua solo per avere relazioni extra coniugali!!!

Ho continuato la mia ricerca, spinta a quel punto anche da curiosità statistica, quasi fosse diventato nella mia mente una sorta di studio sociologico…

Sono rimasta sconvolta quando tra le foto che occupavano lo schermo dello smartphone è comparso il marito di un’amica…l’ideale, per me, insieme, della famiglia perfetta…quello a cui aspirano i miei sogni di donna…

Ma che ci fa lui qui? Perchè la necessità di iscriversi ad un social così? Ma cosa cerca davvero la gente che si è iscritta?

Così sono andata a cercare su internet cosa veramente sia questo social e io che credevo che fosse una piattaforma dove poter conoscere ‘persone’ nuove ho scoperto che si tratta invece di un luogo virtuale che raccoglie domanda e offerta di incontri a carattere estemporaneo e mordi e fuggi, se entrambe le parti in causa sentono questa necessità…non si conoscono ‘persone’ ma “c***” e “f***”…

Mi sono sentita una sciocca e ho avuto la conferma di quanto sia ancora ingenua e dannatamente incapace di smettere di aver fiducia nelle persone e nella loro onestà…

Vedere il marito della mia amica a ‘caccia’ mi ha per l’ennesima volta delusa sulle reali capacità di sincerità e rispetto per se stessi e gli altri delle persone…

Non c’è speranza…

Cancello tutto…

Torno nel mio guscio…

Lotta da sola

“La donna “forte” ha bisogno di affetto e protezione come chiunque altra. Perchè quasi sempre quel “lei è forte” significa solo “lotta da sola”.” (cit. da Emanuele Graniglia)

Premetto che quello che sto per scrivere mi candiderà senza rivali alla vittoria assoluta del titolo “peggiore mamma dell’anno”, ma tant’è…almeno per una volta vincerò qualcosa…

Tutto parte da un detto ‘della nonna’ che ho sempre sentito dire in merito ai figli e all’essere genitori: “i figli si fanno in due”.

Mi sto convincendo in questo particolare periodo della mia vita che sia profondamente vero, e che il ‘fare’ non si riferisca all’atto pratico di metterli al mondo, perchè (…e non me ne vogliano i maschietti che leggeranno…), dopo il momento, piacevole peraltro per entrambi (di solito…) della ‘gallatura’ dell’ovulo, l’uomo per tutta la gravidanza e il parto fa ben poco…

Sono le donne che hanno settimane di nausee, i crampi allo stomaco, le caviglie gonfie, il mal di schiena, mesi di malanni vari senza poter prendere medicine, limitazioni in quello che possono e non possono mangiare, fino, nei casi più sfortunati, a periodi di immobilità pressocchè totale…

Vero è che di contro hai dentro di te la meraviglia di una vita che cresce, e la senti, e in quel momento è solo tua, e ti avvicina a Dio…ma quando i crampi alle gambe ti tengono sveglia la notte, maledici, anche solo per un momento quelle manciate di piacere, pochi mesi prima, che ti hanno portato a ridurti così…

Per non parlare del parto, un’esperienza ai confini della realtà, in cui soffri come un cane per ore e a volte giorni perchè il nanerottolo che ti è cresciuto dentro si è finalmente deciso ad uscire, e sangue dappertutto, la sensazione delle viscere che si squartano e uno stuolo di sconosciuti che ti infila le mani ovunque in ogni momento, e gente che ti ordina di spingere, e poi no…e poi sì…mentre tu vorresti solo spararlo fuori quel nanerottolo, tipo la scena del film “Il senso della vita” dei Monty Python…

Devo dire che la mia esperienza è stata abbastanza compromessa dalla presenza del padre di mio figlio che, quando non spippolava sul cellulare si limitava a ripetere in litania un’unica frase: “Mamma che schifo! Vedessi quanto sangue!”

Poi nasce il piccolo alieno dalla testa a punta (tutti i bimbi appena nati ce l’hanno, deformata, piccoli angeli, dal passaggio per un buco troppo stretto…) e te lo lasciano tra le braccia, e realizzi che siete tu e lui, che lui dipende da te, che ha bisogno di te e tu invece, dopo ore di travaglio vorresti solo dormire e che tutto si fermasse per qualche ora almeno…

Ma niente, iniziano settimane e mesi in cui non sei più libera nemmeno di andare a fare la pipì, figurarsi il lusso di farsi una doccia…devi per forza avere qualcuno che si occupi del bimbo mentre ti concedi di lavarti almeno la faccia… e io il padre di mio figlio non ce l’avevo, era volontariamente sempre fuori casa e quando tornava era troppo stanco…lui… per tenere in braccio suo figlio per un paio di minuti, cercando di non farlo piangere…

E piangere è un’arma potentissima che i figli hanno, quando sono così piccoli, per farti sentire in colpa per averli abbandonati anche se sei solo andata a fare pipì, cazzo!

Ed è da questi momenti che prende forma la frase che “i figli si fanno in due”.

Perchè se la madre si occupa del figlio, ed è una cosa che fa perchè ha scelto di farlo in maniera irreversibile, e diventa un bisogno imprescindibile, una necessità improrogabile…ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei.

Io a suo tempo non ho avuto il coraggio di portare avanti la relazione con il padre di mio figlio…avrebbe voluto significare accettare di sottostare ad offese ed umiliazioni quotidiane, come il sentirsi definire ‘nano deforme’…ma forse il segreto delle famiglie che stavano in piedi, nonostante tutto, e crescevano squadre di calcio (…o di calcetto…) di figli, ai tempi dei miei nonni, era proprio quello di ammettere di aver bisogno dell’altra persona, comunque fosse, per tirare avanti, per riuscire a crescerli quei figli…

E sono oggi quegli anziani che nelle balere estive vedo ballare abbracciati e felici…e mi chiedo quali e quanti compromessi con se stesse, e con quell’anziano signore che hanno davanti, quelle signore agghindate dai capelli bianchi abbiano dovuto accettare per rimanere uniti così tanto tempo…

Beh, io non ci sono riuscita… non sono riuscita a costringermi ad ingoiare il rospo….l’ho tenuto a gola per tre anni, ma poi un conato di vomito e un sussulto di rispetto nei confronti della mia dignità di persona me lo hanno fatto sputare, e me ne sono andata…

Ma adesso che cresco da sola il mio cucciolo meraviglioso assaporo tutto l’amaro delle sfaccettature dell’essere da sola a ‘fare’ un figlio… perchè “i figli si fanno in due” non significa farli nascere, ma crescerli, farli diventare grandi, seguirli ogni giorno, renderli adulti un passo dopo l’altro…

E mi sto accorgendo che non ce la faccio da sola…o meglio ce la faccio, ma mi costa in fatica, mentale soprattutto e fisica, molto più di quanto potessi immaginare.

Mi ripeto più e più volte che ci sono mamme che crescono davvero i figli da sole, anche più di uno e magari lavorano tutto il giorno come me, e non hanno nemmeno l’aiuto dei nonni, o la possibilità di un padre, che, per quanto bislacco, possa in qualche occasione sostituirle…e davvero non riesco a capire come possano fare…non riesco a comprendere come sia possibile…

Ammetto i miei limiti…io non ce la faccio…

Così capita in questa torrida estate che io non riesca ad avere neanche un attimo per me, o meglio che non riesca a vivere nemmeno per una sera la vita ‘normale’ di una donna alla soglia dei quarant’anni, non più giovanissima, ma neanche vecchia, che ogni tanto avrebbe bisogno di una chiaccherata e quattro risate tra amici, anche solo per ricaricarsi un pò…

Domani era fissata una rimpatriata con i vecchia amici delle scuole elementari, ero entusiasta, la prima serata fuori da single in tutta l’estate, una boccata d’aria!

Avevo organizzato di lasciare il bambino dal babbo…nota dolente questa dell’essere separati, perchè per avere un pò di tempo per me devo pagare lo scotto di non trovare mio figlio che dorme nel suo lettino quando torno a casa…ma non si può avere tutto dalla vita… e vabbè, facciamolo, è giusto così e già emotivamente pesante anche per il cucciolo tutta questa situazione di babbo e mamma che vivono in due case diverse…

Ma succede che stamattina il pulcino si sveglia con la febbre…e febbre tutto il giorno…e febbre anche stasera…e proprio non ci riesco a lasciare mio figlio da solo se è malato…così salterà tutto…e alla fine va bene così…

Solo che mi sono accorta che davvero da sola comincio a non farcela più…  “i figli si fanno in due” … beh, ho decisamente bisogno del ‘due’…

Delusione e confusione

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi.

Oriana Fallaci
dal libro “Un cappello pieno di ciliege” di Oriana Fallaci
.
Torno a scrivere dopo qualche giorno di assenza…
Il caldo quest’anno fiacca anche me che ne sono perdutamente innamorata…sarà che comincio ad invecchiare, ma arrivata la notte la stanchezza è tale che i pensieri si aggrovigliano invece di dipanarsi e il letto è l’unico luogo che riesco a raggiungere…
 .
Il pc rimane spento, nel suo angolino solitario, abbandonato dalla confusione che nella mia mente si è creata da qualche settimana a questa parte.
 .
E vorrei scrivere di delusioni e irrazionalità delle azioni umane, di solitudini e stanchezza nel confrontarsi con menti e comportamenti tanto diversi dai miei, o che riconosco per poco coerenti e corretti anche in me stessa, quando mi capita di metterli in atto…ma la verità è che ancora adesso che finalmente mi son decisa a scrivere non so bene come farlo…
 .
Ho letto il “Diario di Anna Frank” ai tempi poco consapevoli della scuola dell’obbligo, e una frase, più o meno alla fine del libro mi è rimasta impressa da allora:

Sabato, 15 luglio 1944

Cara Kitty,

…è molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora nell’intima bontà dell’uomo.
Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria e della confusione. Vedo che il mondo lentamente si trasforma in un deserto,sento sempre più forte il rombo che si avvicina, che ucciderà anche noi, sono partecipe del dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto tornerà a volgersi nuovamente al bene, che anche questa durezza spietata finirà, e che nel mondo torneranno tranquillità e pace…

Tua Anne M. Frank

Da il “Diario di Anna Frank” – 1947

Così accade che persone entrino nella mia vita e ne facciano parte fino a diventarne quasi un tutt’uno, per poi allontanarmi come cane rognoso senza capire più niente di me, nonostante lo avessero fatto meglio di chiunque altro fino ad un attimo prima…

Accade che persone riemergano dal passato in cui il tempo di vite passate le aveva relegate proponendo nuovi incontri, nuove opportunità di socializzazione, le classiche due chiacchere davanti ad un caffè per riallacciare fili mai interrotti del tutto (…e comincio a pensare che sia stato un mio errore…), salvo poi, messi davanti alla realtà della mia vita di questo momento spazio temporale e ai numerosi impedimenti e impegni e priorità da cui non posso prescindere, che sorpassano mio malgrado ogni mia personale volontà, sparire di nuovo e tornare nell’oblio da cui si erano riaffacciati al presente… Perchè lo fanno? Cosa vogliono realmente da me? Sono semplicemente passati al numero successivo in rubrica? Ma che cazzo!!!

Ammetto che se considero il motto secondo cui ‘volere è potere’ il fatto che io non ‘possa’ soddisfare le loro richieste possa essere interpretato come una mancanza di volontà…questo glielo concedo… ma comincio a credere, e lo sto sperimentando nelle mie giornate, ogni fottutissimo giorno troppo corto, che il suddetto motto non sia poi così vero, perchè ‘vorrei’, eccome se vorrei, dato che da mesi ormai la mia vita sociale si riduce al caffè di metà giornata e ai giardinetti del paese invasi dai pargoli…ma sebbene voglia fare una cosa, qualsiasi cosa, il 99% delle volte, quella maledettissima cosa, qualsiasi essa sia, non ‘posso’ farla davvero…perchè non esiste la 25° ora e perchè mio figlio si merita il mio tempo libero e ha bisogno che io ci sia…

Quindi se dico che non ‘posso’ è perchè non ‘posso’, da cui non discende per equazione algebrica che io non ‘voglia’…sono due cose fottutamente diverse…

Mi sono sempre sentita dire che sono troppo rigida nei miei giudizi, troppo categorica… ma se io dico ‘bianco’ come posso pensare che tu capisca ‘nero’ e avere il coraggio di sentirmi anche offesa se tu non hai capito che io dicendo ‘bianco’ intendevo ‘nero’?

Succede che qualche persona nuova la conosci poi, impari a fidarti, gli affidi un compito importante, e la controparte si offre per sostenerlo…poi succede che di punto in bianco basta, fine, ‘io me ne vado’…ma dico io…’dove cazzo vai?’ Avevi preso un impegno!!! O sono rimasta io l’unica fessa che se prendo un impegno sacrifico fino alla morte i miei ‘vorrei’ perchè non ‘posso’ non tener fede all’impegno preso? perchè se ti prendi un impegno poi qualcuno si fida del fatto che tu ‘voglia’ quantomeno portarlo in fondo? E’ una questione anche e soprattutto di rispetto morale di se stessi e degli altri…ma esiste ancora il rispetto? Cosa significa oggi? Che valore ha per il resto del mondo?

Succede poi che si sente il vuoto di solitudini in cui manca la parte di condivisione, il contraddittorio adulto…parlare, anche solo parlare con persone che non abbiano la limitazione insormontabile di avere solo 5 anni, e confrontarsi, ascoltare opinioni altre dalle proprie, e essere criticata e introdotta a visioni differenti dalle mie…e allora ci riprovi a metterti in gioco…ma nuove bugie, nuovi volti vuoti, nuova indifferenza…e allora pensi…ma chi me lo fa fare?

Mi sembra di esser dentro alla storia di ‘al lupo al lupo’…che poi il lupo arriva davvero e nessuno ci crede più…

Beh, sto arrivando alla conclusione che non ci credo più… che non ho più voglia di crederci in realtà…che sono veramente stanca, troppo stanca…

Ma…

Ritorna in mente la frase di Anna Frank…e la sua fiducia incondizionata sulla bontà dell’animo umano…

E allora forse sono solo io che devo cambiare prospettiva…provare a vedere le cose in modo diverso…

E continuare a sognare che da qualche parte nel mondo, o semplicemente dentro di me, ci sia finalmente un pò di serenità, un pò di quiete…

“…è molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora nell’intima bontà dell’uomo.”

Ri-nascita (racconto)

Pubblicato sul numero 5 di WRITERS, la rivista on line che trovate qui: https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9QnpPV2xBX0I4WDA/view?usp=sharing

Ri-nascita

E’ buio qua dentro,accidenti quanto è buio.

Quant’è che sono qui?

Non lo so…ore? Giorni?

Ma dove sono?

Ricordo di esser stato vivo, mi muovevo lentamente, su e giù con le mie zampette pelose, mangiavo le foglie verdi della piantina su cui sono venuto al mondo.

Tutto era lento, molto lento, cosa ero? Chi ero?

Poi il buio.

Ho costruito io la mia prigione, ma perché?

Cosa c’era che non andava nella mia vita di prima?

Scappavo? Mi nascondevo? Da cosa? Da chi?

Ora ci sto stretto qua, non respiro, mi sento soffocare…

Mi muovo, spingo avanti e indietro con tutto il mio corpo, devo uscire di qui…

Dondolo, devo essere appeso da qualche parte…

Dio quanto è stretto qui!

Tutte le volte che spingo tutto si muove, finisce che cado…sempre meglio che rimanere qui…

Aiuto… non ce la faccio più… devo uscire da qui!

Ci sono quasi, la pellicola che mi separa da fuori si è fatta sottile, comincio a vedere la luce…

VOGLIO USCIRE DA QUI!

Ancora una spinta…ancora una spinta… ancora una spinta…

Si è rotta! Finalmente!

La mia prigione si è rotta! E’ solo una fessura, ma aria, luce…devo spingere ancora…

Ce la faccio ad uscire da qui, devo spingere ancora…ancora…ancora…

Mi muovo su e giù, concentrando la mia forza su quella fessura, ad ogni spinta la fessura si allarga…

Ci sono quasi… ci sono quasi!

Ecco, la testa è fuori!

Ah, è meraviglioso!

Aria! Ah… quanto è bella l’aria!
Ma guarda! E’ mattina, è ancora fresco… ma che bella che è l’aria!

E i colori? I colori! Dio che meraviglia i colori!

Quanta luce c’è!

Cos’ho sulla testa? Antenne? Due? A cosa serviranno mai?

E le mie zampe, come sono diventate lunghe e sottili! Ma sono solo sei, tre di qua, tre di là…mamma che belle!

Continuo a spingere e sulle mie lunghissime zampe faccio forza per tirarmi fuori da questo guscio viscido

Guardo indietro, ma quant’era stretto?

Perchè ero finito lì dentro? Cosa ero? Cosa sono adesso?

Ricordo che mi ero stancato di strisciare, mi sono fermato…

Ma sono fuori, ora sono fuori, manca poco, un ultimo sforzo

ADESSO SONO FUORI!

Come facevo a stare lì dentro? Ehi! Ma come sono cresciuto!

Cos’ho al posto della bocca? Una lingua arrotolata, una proboscide…

Fai vedere un po’! Quanto è lunga! E si srotola e si riarrotola, sembra uno yoyo…

Che strana sensazione! Chissà dove potrò arrivare a prendere il mio cibo con una lingua così lunga!

Aspetta! Ma cos’è che pesa così tanto sui fianchi?

Cosa sono? Accidenti…pesano…sono bagnate…

Sembrano arrotolate, sono due…una a destra, una a sinistra…

Che bello il sole che mi asciuga…

Ehi…si stendono, queste due cose si distendono lentamente col calore, sono grandi…

E c’è del giallo…

Si aprono ancora, il giallo si fonde all’arancio…

E ancora, e arriva il rosso…

Che bei disegni, Dio che meraviglia!

Ogni sfumatura di colore è contornata di nero! Ho un arcobaleno addosso!

Laggiù, in basso sembrano due occhi splendenti di luce e colore!

Ma cosa sono diventato?

E a cosa servono due cose così grandi, aperte, colorate?

Si muovono…riesco a muoverle, sembrano ali…su, giù…su, giù…

Sempre più veloce…

Ricordo che ogni tanto guardavo in alto quegli arcobaleni in volo, le chiamavano farfalle, le vedevo andar leggere e veloci da un fiore all’altro, gli altri dicevano che avevano vita breve, ma meglio che strisciare all’infinito quante volte anch’io ho desiderato un solo attimo di quel volo leggero immerso nella luce, qualche spanna più vicino al sole!

Ho le ali adesso, le sbatto veloci…e le mie nuove zampe lunghissime si staccano dal ramo…

E’ stato faticoso…strisciare, fermarsi, poi il buio, la lotta per uscire…ma ora io volo!

IO VOLO!

VOLO!

Son diventata farfalla anch’io, vivo di nuova vita adesso, in volo, leggera…

Guardo giù…

Rimane in basso un ramo e un bozzolo rotto e secco ormai…

Sono libera…

Io volo…

In alto solo aria, e luce, e colori, e sole…

No’ semo quella razza
che non sta troppo bene
che di giorno salta fossi
e la sera le cene.

Lo posso grida’ forte
fino a diventa’ fioco
no’ semo quella razza
che tromba tanto poco.

Noi semo quella razza
che al cinema s’intasa
pe’ vede’ donne ‘gnude
e farsi seghe a casa.

Eppure, la natura ci insegna
sia su’ i monti, sia a valle
che si po’ nascer bruchi
pe’ diventa’ farfalle.

Noi semo quella razza
che l’è tra le più strane
che bruchi semo nati
e bruchi si rimane.

Quella razza semo noi
l’è inutile far finta:
c’ha trombato la miseria
e semo rimasti incinta.

(la poesia di Bozzone, dal film “Berlinguer ti voglio bene”, 1977 – Regia Giuseppe Bertolucci – Sceneggiatura Roberto Benigni e Giuseppe Bertolucci – Produttore Gianni Minervini, Antonio Avati – Interpreti e personaggi: Roberto Benigni: Cioni Mario; Alida Valli: Mrs. Cioni; Carlo Monni: Bozzone; Giovanni Nannini: Don Valdemaro; Sergio Forconi: Uomo della tombola)

Voci precedenti più vecchie