Annunci

Ri-nascita (racconto)

Pubblicato sul numero 5 di WRITERS, la rivista on line che trovate qui: https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9QnpPV2xBX0I4WDA/view?usp=sharing

Ri-nascita

E’ buio qua dentro,accidenti quanto è buio.

Quant’è che sono qui?

Non lo so…ore? Giorni?

Ma dove sono?

Ricordo di esser stato vivo, mi muovevo lentamente, su e giù con le mie zampette pelose, mangiavo le foglie verdi della piantina su cui sono venuto al mondo.

Tutto era lento, molto lento, cosa ero? Chi ero?

Poi il buio.

Ho costruito io la mia prigione, ma perché?

Cosa c’era che non andava nella mia vita di prima?

Scappavo? Mi nascondevo? Da cosa? Da chi?

Ora ci sto stretto qua, non respiro, mi sento soffocare…

Mi muovo, spingo avanti e indietro con tutto il mio corpo, devo uscire di qui…

Dondolo, devo essere appeso da qualche parte…

Dio quanto è stretto qui!

Tutte le volte che spingo tutto si muove, finisce che cado…sempre meglio che rimanere qui…

Aiuto… non ce la faccio più… devo uscire da qui!

Ci sono quasi, la pellicola che mi separa da fuori si è fatta sottile, comincio a vedere la luce…

VOGLIO USCIRE DA QUI!

Ancora una spinta…ancora una spinta… ancora una spinta…

Si è rotta! Finalmente!

La mia prigione si è rotta! E’ solo una fessura, ma aria, luce…devo spingere ancora…

Ce la faccio ad uscire da qui, devo spingere ancora…ancora…ancora…

Mi muovo su e giù, concentrando la mia forza su quella fessura, ad ogni spinta la fessura si allarga…

Ci sono quasi… ci sono quasi!

Ecco, la testa è fuori!

Ah, è meraviglioso!

Aria! Ah… quanto è bella l’aria!
Ma guarda! E’ mattina, è ancora fresco… ma che bella che è l’aria!

E i colori? I colori! Dio che meraviglia i colori!

Quanta luce c’è!

Cos’ho sulla testa? Antenne? Due? A cosa serviranno mai?

E le mie zampe, come sono diventate lunghe e sottili! Ma sono solo sei, tre di qua, tre di là…mamma che belle!

Continuo a spingere e sulle mie lunghissime zampe faccio forza per tirarmi fuori da questo guscio viscido

Guardo indietro, ma quant’era stretto?

Perchè ero finito lì dentro? Cosa ero? Cosa sono adesso?

Ricordo che mi ero stancato di strisciare, mi sono fermato…

Ma sono fuori, ora sono fuori, manca poco, un ultimo sforzo

ADESSO SONO FUORI!

Come facevo a stare lì dentro? Ehi! Ma come sono cresciuto!

Cos’ho al posto della bocca? Una lingua arrotolata, una proboscide…

Fai vedere un po’! Quanto è lunga! E si srotola e si riarrotola, sembra uno yoyo…

Che strana sensazione! Chissà dove potrò arrivare a prendere il mio cibo con una lingua così lunga!

Aspetta! Ma cos’è che pesa così tanto sui fianchi?

Cosa sono? Accidenti…pesano…sono bagnate…

Sembrano arrotolate, sono due…una a destra, una a sinistra…

Che bello il sole che mi asciuga…

Ehi…si stendono, queste due cose si distendono lentamente col calore, sono grandi…

E c’è del giallo…

Si aprono ancora, il giallo si fonde all’arancio…

E ancora, e arriva il rosso…

Che bei disegni, Dio che meraviglia!

Ogni sfumatura di colore è contornata di nero! Ho un arcobaleno addosso!

Laggiù, in basso sembrano due occhi splendenti di luce e colore!

Ma cosa sono diventato?

E a cosa servono due cose così grandi, aperte, colorate?

Si muovono…riesco a muoverle, sembrano ali…su, giù…su, giù…

Sempre più veloce…

Ricordo che ogni tanto guardavo in alto quegli arcobaleni in volo, le chiamavano farfalle, le vedevo andar leggere e veloci da un fiore all’altro, gli altri dicevano che avevano vita breve, ma meglio che strisciare all’infinito quante volte anch’io ho desiderato un solo attimo di quel volo leggero immerso nella luce, qualche spanna più vicino al sole!

Ho le ali adesso, le sbatto veloci…e le mie nuove zampe lunghissime si staccano dal ramo…

E’ stato faticoso…strisciare, fermarsi, poi il buio, la lotta per uscire…ma ora io volo!

IO VOLO!

VOLO!

Son diventata farfalla anch’io, vivo di nuova vita adesso, in volo, leggera…

Guardo giù…

Rimane in basso un ramo e un bozzolo rotto e secco ormai…

Sono libera…

Io volo…

In alto solo aria, e luce, e colori, e sole…

No’ semo quella razza
che non sta troppo bene
che di giorno salta fossi
e la sera le cene.

Lo posso grida’ forte
fino a diventa’ fioco
no’ semo quella razza
che tromba tanto poco.

Noi semo quella razza
che al cinema s’intasa
pe’ vede’ donne ‘gnude
e farsi seghe a casa.

Eppure, la natura ci insegna
sia su’ i monti, sia a valle
che si po’ nascer bruchi
pe’ diventa’ farfalle.

Noi semo quella razza
che l’è tra le più strane
che bruchi semo nati
e bruchi si rimane.

Quella razza semo noi
l’è inutile far finta:
c’ha trombato la miseria
e semo rimasti incinta.

(la poesia di Bozzone, dal film “Berlinguer ti voglio bene”, 1977 – Regia Giuseppe Bertolucci – Sceneggiatura Roberto Benigni e Giuseppe Bertolucci – Produttore Gianni Minervini, Antonio Avati – Interpreti e personaggi: Roberto Benigni: Cioni Mario; Alida Valli: Mrs. Cioni; Carlo Monni: Bozzone; Giovanni Nannini: Don Valdemaro; Sergio Forconi: Uomo della tombola)

Annunci

What do you think about?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...