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La legge del contrappasso

A noi poveri diavoli non è dato di poter vivere sereni.

Perchè non basta la certezza dell’inferno che ci attende, ammesso che esista…onde evitare che in un qualsiasi modo la si possa far franca, un pò di inferno ci vien dato quaggiù, tutti i giorni…per farci le ossa, dovesse capitare davvero che esista e ci accolga a braccia aperte non appena finito di tribolar quaggiù, o per non avere sconti…sia mai!…qualora fosse tutta una bufala e ci si limitasse per buona pace, finalmente, a diventar semplicemente terra da pignatta.

Così accade di trascorrere un meraviglioso pomeriggio…che si scioglie in una splendida serata pre-autunnale…che infiamma una notte di passione…e infine evapora in una dolce colazione sorridente e sorniona…

Si torna alla realtà, lo squarcio di paradiso si è richiuso, ricomincia la vita normale…

Ma…sei stata tanto bene, cara mia…troppo bene!

E…clikiticlak…apro la porta di casa e scopro un laghetto di acqua che circonda il frigo e si allunga sul pavimento della cucina…

Cazzo! Si è scongelato il frigo!

Ok…mollo tutto, spazzolone, secchio…e inizio a fare la bella lavanderina…

Straccio, strofinacci, metri e metri di carta assorbente….

Smonto la base del frigo, svuoto il contenitore, pulisco la cannellina intasata (…intasata? boh! sembrava di no per la verità…) e pareggio i conti con l’acqua una…due…tre…quattro volte…

Finalmente…tutto asciutto…rimonto lo zoccolino della cucina…e penso “ora sciacquo i due cocci che ho nel lavello e vado a riprender mio figlio (che passava il fine settimana con suo padre…) così magari ci scappano anche una giratina a zonzo e quattro chiacchere con un’amica”…

Svuoto l’ultima secchiata di acqua nel lavello…e….

Swoooshhhhh!!!! L’acqua scroscia da sotto il lavello…e da sotto la cucina torna a toccare le mie scarpe…

Non era il frigo…

Svuoto il sotto lavello…l’acqua sta colando dall’attacco dello scarico nel muro…

Bene…altra carta…ritiro fuori lo strofinaccio dallo sgabuzzino…

Smonto lo scarico del lavello…una vite, due viti…ci sarà il sifone intasato…

Il sifone è pulito…

Rimetto la guarnizione nel muro, ci ricaccio il tubo, rimonto il sifone…

Provo…apro l’acqua…

E stavolta non esce più dal muro…ma direttamente dal sifone…

Ok…ok…mi arrendo…

Chiamo mio padre…ha fatto l’idraulico per 40 anni…mi può aiutare…

E io che volevo passare del tempo con mio figlio e andare a fare due chiacchere con un’amica…

Asciugo…strofinaccio, carta, strizzo, pulisco…ancora e ancora…

Arriva mio padre…con maggiori competenza ed esperienza ripete quello che avevo già fatto io allo scarico del lavello…

Prova…apre il rubinetto…ancora acqua…

Ma non viene dallo scarico stavolta, ma da sopra…direttamente dal rubinetto!

Ok….ok…Il rubinetto è vecchio, si è allentato l’attacco e l’acqua che non si chiude mai, invece che sgorgare dal rubinetto appunto, passa di sotto…

Bene…stringe tutto col granchio…

Ci siamo…lo scarico e il rubinetto tengono…

Sospiro di sollievo…basta acqua in terra…

Ma…

L’acqua nel lavello non defluisce…

E’ intasato lo scarico nel muro…forse il pozzetto addirittura…

Porca puttana…ma dico io, dopo tutta l’acqua che mi ha buttato in cucina, proprio ora si doveva intasare lo scarico nel pozzetto???

La mia amica intanto, mossa a compassione, mi ha raggiunta a casa…il bambino rimarrà dalla nonna ancora un paio di ore, sono andati ai giardini coi cuginetti…almeno lui si diverte un pò, andrò a prenderlo per cena…

Asciughiamo insieme l’ultima volta…usciamo…ho bisogno di un caffè… e dobbiamo andare a prendere lo sturalavandini, candeggina (che secondo mio padre è meglio dell’idraulico liquido…) e carta assorbente, ancora e ancora…ne ho finiti 3 rotoli…non ne ho più…

Lo scarico nel pozzetto delle acque chiare è in comune con la casa dei vicini…devo avvisarli che domani deve venire la vuotatura dei pozzi neri… che io ho un problema serio con gli scarichi…ma è domenica…ovviamente non ci sono…e si andrà almeno a martedì…

Ok…ok…prendiamo il caffè…8 litri di candeggina, due maxi rotoli…e un gelato al Mc Donald’s…che io in tutto il casino non ho nemmeno pranzato…

Vado a prendere mio figlio…lui ha cenato e dorme presto…e io niente cena…

Inizio la terapia di acqua bollente e candeggina per vedere se riesco almeno a sciacquare la caffettiera per il mio caffè domattina…

Beh…volete sapere perchè mi son messa a scrivere?

Per aspettare che il lavello pieno dell’acqua della rigovernatura si svuoti…la terapia di acqua calda e candeggina non funziona…e io dopo un pomeriggio così, comincio ad avere la nausea anche solo a vedere l’acqua che ristagna…

Ho avuto il mio angolo di paradiso in questo fine settimana, lo ammetto…ma che diamine…a sto giro con il contrappasso infernale abbiamo proprio esagerato!!!!

Anche Dante faceva patire ai dannati le pene più atroci, in proporzione all’entità dei loro peccati…ma almeno loro erano morti…voglio dire…non potremmo aspettare almeno di esser morti anche noi?

Ma che, mai una gioia per davvero???

Che palle!

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(immagine dal web)

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Si sta, come d’autunno…

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(immagine dal web)

Il cielo ha iniziato a coprirsi di nuvole.

Cambia la luce del tardo pomeriggio di ritorno dal lavoro.

Tutto diventa più grigio, anche l’umore.

E l’influenza mi rincorre dall’ultima settimana di agosto, svegliata una mattina da una strana sensazione di freddo…addosso.

E  da allora il raffreddore chiude il naso, la tosse affanna il respiro, il muco invade le orecchie.

Vivo in una bolla sospesa nella quale non esistono odori, quasi non esistono suoni, non ci sono sapori e i respiri li sento dentro e rimbombano in gola.

In un certo senso è quasi piacevole…isolata dal mondo la mente pensa lucida, concentrata…

Ed è solo l’inizio dell’autunno…il peggio verrà…e sarà lungo arrivare al prossimo maggio.

Se l’uomo fosse stato concepito per l’inverno avrebbe avuto addosso pellicce come quelle dei gatti, spelacchiate e sottili in estate, folte e morbide nella stagione fredda.

Invece no, noi scalzi e gnudi, ma intelligenti, ci copriamo con abiti che abbiamo confezionato dalla notte dei tempi in modo sempre più perfetto per resistere alle basse temperature…

Ma io evidentemente non sono troppo svelta nel coprirmi, e al primo alito di vento il mio corpo cede…impreparato…

Vorrei andare in letargo…ma non si può…non si deve…non si fa…

Almeno rallentare, come fanno gli animali…preparare le ultime provviste e rallentare, fino a fermarsi nel proprio nido in attesa che il sole torni caldo.

Ma noi no, noi si corre, sempre, comunque…ci fermerebbe solo la febbre, e non sarebbe nemmeno detto…

Peccato che a me non venga mai.

Stavo bene a luglio…il caldo torrido era faticoso, lo ammetto, ma fisicamente stavo alla grande.

Voglio andare in letargo.

IL BIANCONIGLIO SI FERMA A PRENDERE IL TÈ (da WRITERS n.6)

Lo scorso 10 Settembre è uscito on line il nuovo numero di WRITERS!

Lo trovate qui per scaricarlo nella versione pdf:

https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9WTZwN2kycjFyT0U/view?usp=sharing

E sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/writers.magazine

E sul sito internet https://writersezine.wordpress.com/

Quello che segue è il pezzo che ho scritto per la mia rubrica “Inseguendo il Bianconiglio”.

Leggetelo, se vi va… c’è un pò di me anche qui…come in tutto quello che scrivo…

 

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(Illustrazione di Rebecca Dautremer – “Le lapin est en retard”)

 

IL BIANCONIGLIO SI FERMA A PRENDERE IL TÈ

Esiste un tempo per tutto, un tempo per l’operosità, la fretta, il lavoro e un tempo per il riposo, la festa, la lentezza… Credo però che i confini di suddetti tempi siano, contrariamente a quanto la codifica umana del tempo imponga, estremamente variabili, condizionati da ogni personale visione di lavoro e festa, di routine e vacanza.

Così, se per la maggior parte delle persone, esiste un tempo agognato per l’intero anno che lo precede, durante il quale staccare la spina,allontanarsi dalla routine e dai luoghi che quella routine la rappresentano e fuggire per qualche giorno, esistono persone che, in vacanza da una vita per fortunate coincidenze spazio temporali che consentono loro di non vivere con la giornata scandita dalle ore lavorative, per rompere la routine della festa si inventano periodi di ritmi durissimi e immersione nella fatica… Se per qualcuno vacanza è sdraiarsi al sole e oziare nella dilatazione del tempo, per altri vacanza è sudare e immergersi in un’attività faticosa, non appartenente alla propria routine…

Come sempre tutto dipende dalla prospettiva dalla quale si osserva la questione.

Esistono quindi tre ‘conditio sine qua non’ per la definizione del concetto di ‘vacatio’:

  • una routine dalla quale si sente l’esigenza di distaccarsi

  • l’attesa del tempo in cui il distacco potrà avvenire

  • la ‘pausa’ finalmente ottenuta sulla quale si allunga l’ombra del ritorno alla routine

Giacomo Leopardi, nella poesia “Il sabato del villaggio” del 1829 aveva perfettamente descritto, con parole, versi e animo sicuramente più elevati del mio tutto quello di cui mi accingo a scrivere, ma tant’è…perdonate se potete la mia pedissequa interpretazione di quei concetti…è quanto di meglio riesca a fare.

Il concetto di pausa, di ‘vacatio’, di vuoto, prevede per definizione che ci sia una realtà consolidata dalla quale si sente la necessità di staccarsi, un pieno da compensare con del vuoto, per riportare l’animo in equilibrio. Ma non credo sia necessario preparare le valigie, andare lontano, allontanarsi fisicamente dai luoghi della routine per prendersi delle pause. La mia esperienza quotidiana mi porta ad avere le giornate impegnate tra il lavoro, un bambino da crescere e una casa di cui aver cura…tempi sempre uguali a se stessi, quasi sempre le stesse persone, ritmi che si ripetono con pochissime variazioni una settimana dopo l’altra.

E’ capitato però in questa estate torrida che tornassi a frequentare persone appartenenti ai tempi dell’infanzia e che capitasse di uscire un paio di sere in compagnia. Cosa normale, direte voi, ma non per me che venivo da anni, e dico anni, di pressocchè totale abbandono della vita sociale in compagnia di coetanei e di serate allegre, di chiacchere, risate, e leggerezza. Quelle serate, da contarsi sulle dita di una sola mano, senza nemmeno aver bisogno di tutte e cinque, sono state a loro modo una ‘vacanza’ una pausa, un distacco dalla vita di sempre, quasi una vita parallela, essere per una manciata di sere una persona diversa da quella che il ruolo che mi sono cucita addosso in questo spicchio di vita mi costringe ad essere.

Ho respirato aria diversa, visto colori diversi, parlato parole diverse, e sono rientrata le mattine successive nella mia vita con un senso di rilassamento, con una leggerezza rivitalizzata e rincuorata, che non credevo possibile. Prendermi una pausa di qualche ora mi faceva essere nuovamente orgogliosa della mia vita di sempre, me la faceva vedere sotto nuove prospettive, rinnovare le scelte fatte in età adulta con nuova consapevolezza e una sensazione di serenità che da tempo non mi apparteneva. Stranamente, parlando in una di queste serate di ‘vita diversa’ con qualcuno dei miei compagni di avventura e di infanzia, scoprivo come la loro realtà di tutti i giorni fosse molto diversa dalla mia e quelle occasione di socializzazione si ripetessero, contrariamente alla mia quotidianità, con una frequenza pressocchè quotidiana. E allora nelle loro parole scoprivo che quasi invidiavano la mia vita, contrassegnata, molto differentemente dalla loro, dalla pressione di un lavoro a tempo pieno, dalla meravigliosa e faticosa al tempo stesso presenza di un figlio, da un’indipendenza economica vissuta come conquista personale che non ammette distrazione per poter essere mantenuta. Così, nel momento spesso in cui io vivevo la mia ‘vacatio’ immersa per una manciata di ore nella loro vita, loro avrebbero desiderato vivere la loro di ‘vacatio’ immersi nella mia.

Strana la vita, vero?

Io rivalutavo quanto preziosi fossero i punti fermi che sono riuscita a mettere nella mia esistenza, nel momento stesso in cui loro mettevano in dubbio i loro. L’animo umano ha quindi in sé quella meravigliosa e tremenda capacità di abituarsi a tutto, di rendere routine quasi ogni cosa, qualsiasi essa sia…così se per qualcuno, essere sempre sotto pressione fa nascere la necessità di staccare la spina, per altri avere la spina sempre staccata fa nascere la necessità di essere sotto pressione. La noia forse sottende ogni forma di abitudine, e per sconfiggerla sentiamo il bisogno di staccarsi da quella abitudine, in qualsiasi forma essa si manifesti, per tornare a scegliere, per rinnovare le scelte, per esercitare quel controllo sul tempo che ci è dato di vivere che chiamiamo ‘libero arbitrio’. Se perdiamo di vista che quello che siamo scaturisce da scelte che abbiamo fatto, lo viviamo come un peso…se riusciamo ad uscire da quello che siamo e vediamo delle alternative possibili siamo in grado di vedere di nuovo, da prospettiva diversa, quello che veramente abbiamo, quello che veramente siamo, e compiamo nuovamente una scelta, la medesima scelta il più delle volte, ma con rinnovata consapevolezza.

Le ferie sono arrivate anche per me in questo scorcio di estate.

Le ho attese con quel piacere che caratterizza l’attesa del piacere stesso, rendendo reale, ogni giorno che mi separava dall’ultimo di lavoro, l’aforisma “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere. ” di Gotthold Ephraim Lessing.

Arrivato finalmente l’agognato momento di ‘staccare la spina’ si è impossessato di me un vago senso di disorientamento…le mie vacanze con il mio bambino sono organizzate, e in modo diverso indubbiamente anche loro diventeranno un ‘lavoro’, ma, abbandonati per una quindicina di giorni i ritmi ‘normali’, la domanda che frullava nella testa era ‘e adesso che faccio?’…

L’abitudine forse allora ci serve per sentirsi al sicuro, come un caldo nido del quale conosciamo ogni centimetro di parete…è in fondo il risultato di quella serie di scelte che abbiamo fatto in tutta la nostra vita, per confermare le quali o elaborarne di nuove abbiamo bisogno di staccarci da essa. Ma aveva forse ragione Giacomo Leopardi… il momento più bello è il sabato, prima che arrivi il giorno di festa…in esso si concentrano sogni, aspettative, speranze, futuro…arrivato il ‘dì di festa’ la mente torna quasi immediatamente e irrimediabilmente a pensare al ritorno ai ‘giorni usati’ a quando torneremo nell’alcova della nostra vita di sempre…

In ogni caso, il Bianconiglio che sempre corre, in questi giorni si è fermato finalmente a prendersi un tè…volete fargli compagnia? Sotto al tavolo però le sue zampette già scalpitano per tornare a correre…che ci volete fare…è la vita… è la vita che lui ha scelto… Faccio compagnia al Bianconiglio io…e se volete fermarvi, rallentare per un attimo anche voi venire a trovarci su https://writersezine.wordpress.com/ e se avete qualcosa da condividere con noi per fare quattro chiacchere insieme scriveteci a writers.blogmagazine@gmail.com.

Il tempo di riprender fiato e ripartiremo…ma mentre giriamo il nostro tè vi aspettiamo!

Elena Brilli

La gara di cucina…

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(immagine dal web)

Come un sacco di altri bambini anche il mio ha iniziato stamani il suo ultimo anno di asilo…

Dai primi tempi del suo percorso educativo, lui ha la”fidanzatina”… una bimba della sua classe, nei confronti della quale già lo scorso anno inscenava moti di gelosia pre-adolescenziale perchè lei non avrebbe dovuto giocare con altri bambini, ma solo con lui…autoritario il ragazzo!!!…e sottolineo il fatto che questo è il terzo anno consecutivo in cui loro due sono “fidanzati”, con una longevità nei rapporti invidiabile quasi anche per la mia esperienza di adulta!!!

Rientro all’asilo dicevo oggi, e, tornata dal lavoro, la domanda mi è venuta spontanea…

Io: “Senti, ma C. è ancora la tua fidanzata?”

E.: “Certo che sì mamma!”

Io: “Ma glielo hai chiesto?”

E.: “No…lei lo ha chiesto a me e io ho risposto che la ‘amo’ ancora”

Io: “Ma se te non glielo hai chiesto, come fai ad essere sicuro che anche lei ti ‘ama’ ancora?”

E.: “Non gliel’ho chiesto, perchè io lo so!!!”

E già qui, ci sarebbe tanto da imparare anche per me…quella sorta di inattaccabile sicurezza e spavalderia, un carico da novanta di autostima e presunzione, tipica dei bambini, che nell’età adulta abbiamo tutti quanti decisamente perso per la strada…almeno io di sicuro!

Poi più tardi, stavamo rientrando a casa dopo esserci fermati a cena dai nonni e, dal seggiolotto sui sedili posteriori, rompe il silenzio…

E.: “Mamma, io quando sarò grande voglio imparare a cucinare!”

Io: “A cucinare? E perchè?”

E.: “Voglio imparare a cucinare perchè dovrò fare una gara di cucina!”

Io: “Una gara di cucina? E perchè?”

E.: “Perchè anche G. (…il suo acerrimo rivale in amore… :-D) ‘ama’ C., e allora faremo una gara di cucina e lei sposerà il vincitore!”

Io: “Va bene!”…e inizio a ridere… “Devi pensare a cosa cucinare allora, devi pensare al menù!”

E.: “Allora mamma, senti, ci ho già pensato… Faccio la pasta all’olio… poi il pollo (senza alcun altro dettaglio culinario…solo pollo…non svela i trucchi del suo mestiere… :-D)… poi i fagiolini con l’aceto balsamico (che aveva mangiato a cena poco prima…) che sono tanto buoni… e poi per finire il budino al cioccolato tutto ricoperto di tanta panna montata!”

E prosegue… “Con un menù così vincerò sicuramente io, G. dovrà arrendersi…e così finalmente sposerò C.”

La mia risata, intanto, è diventata fragorosa…

Quanto sono meravigliosi i bambini! ❤

E il mio è tanto furbo da aver già capito che le donne si prendono anche per la gola!!! 😀

Determinato, caparbio, volitivo…mi darà del filo da torcere da grande!

😀

 

AVVERTENZE: sognare nuoce gravemente alla salute

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(immagine dal web)

Giornate strane queste…c’è aria nuova in giro…

Sarà Saturno che se ne va…e come tutte le volte che ci sono cambiamenti nell’aria il mio animo si smuove…come sabbia di un fondale marino all’appoggiarsi su di essa di un piede in cerca di frescura…

Incontro persone nuove, scopro affinità inaspettate, rivedo vecchi amici, ascolto proposte interessanti…

Ma si risvegliano i “se”…

E, se i “se” sono pericolosissimi al passato…”se avessi fatto…” …”se avessi detto”… oltre che utili solo a risvegliare sterili sensi di colpa, lo sono altrettanto se formulati al futuro… “chissà se…”… “che bello sarebbe se…”

E sono pericolosi, formulati al futuro, perchè contengono in essi l’espressione di un sogno, la concretizzazione verbale di un desiderio, concentrata in due sole lettere, potenti al pari degli altri monosillabi “no” e “sì”.

E la mente si aggrappa a quelle due lettere cominciando a pensare che potrebbe essere possibile, “se”…

Ma i”i sogni” NON “son desideri, chiusi in fondo al cuor” nella vita vera…

“Se” vuoi realizzarli devi fare delle scelte, devi usare il tuo tempo in quella direzione, devi rompere quegli schemi secondo i quali essi non fanno parte della tua vita di questo momento e far loro posto…perchè se a quarant’anni sono ancora sogni è perchè non sei riuscita a realizzarli, non hai avuto il coraggio di farlo, non ti sei impegnata a sufficienza, o semplicemente hai preso strade che ti hanno portato altrove…

I sogni quindi sono una fatica bestia, un rimettere tutto in gioco, una mano decisiva a poker, capaci di rivoluzionare la tua vita…ma se te li giochi male faranno molto male… esattamente come tutti quelli che hai già provato a realizzare e che sono miseramente falliti, lasciandoti tante e tante volte con la faccia schiacciata in terra…

I sogni ti fottono…di brutto anche…

Meglio non sognare, dunque…molto meglio andare avanti a piccoli passi traballanti, come quelli di un bimbo che ha appena iniziato a camminare…giusto per battere il culo in terra un pò meno forte di tutte le volte che invece hai iniziato a correre e poi sei inciampata miseramente…

Vogliamo chiamarla paura…beh…chiamiamola paura… e a poco servono frasi celebri come questa: “Coltivate sempre pensieri positivi, l’entusiasmo non può fiorire in un terreno pieno di paura.”
(Napoleon Hill)

Meglio starsene buoni buoni…rimettere i “se” nel cassetto…darci un occhio ogni tanto, giusto per verficare, guardando indietro, quanti piccoli passi abbiamo fatto per avvicinarci a loro e, guardando avanti, quanti ancora ne mancano…

Sognare fa male…è forse per questo che non ricordo i sogni…o cerco di dimenticarli appena sveglia… la vita è davvero un’altra cosa…

E allora meglio la semplicità ai grandi voli pindarici, bastano la musica, un libro, un odore, i girasoli, il muso dei miei gatti…

Perchè se guardi in terra, vedi bene dove metti i piedi…ma se guardi in aria, o voli o inciampi…

E io non volo…io inciampo…

O forse, semplicemente, non è più tempo di sognare…

“L’entusiasmo è il pane quotidiano della giovinezza. Lo scetticismo il vino quotidiano della vecchiaia.”

(Pearl S. Buck)

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