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IL BIANCONIGLIO SI FERMA A PRENDERE IL TÈ (da WRITERS n.6)

Lo scorso 10 Settembre è uscito on line il nuovo numero di WRITERS!

Lo trovate qui per scaricarlo nella versione pdf:

https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9WTZwN2kycjFyT0U/view?usp=sharing

E sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/writers.magazine

E sul sito internet https://writersezine.wordpress.com/

Quello che segue è il pezzo che ho scritto per la mia rubrica “Inseguendo il Bianconiglio”.

Leggetelo, se vi va… c’è un pò di me anche qui…come in tutto quello che scrivo…

 

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(Illustrazione di Rebecca Dautremer – “Le lapin est en retard”)

 

IL BIANCONIGLIO SI FERMA A PRENDERE IL TÈ

Esiste un tempo per tutto, un tempo per l’operosità, la fretta, il lavoro e un tempo per il riposo, la festa, la lentezza… Credo però che i confini di suddetti tempi siano, contrariamente a quanto la codifica umana del tempo imponga, estremamente variabili, condizionati da ogni personale visione di lavoro e festa, di routine e vacanza.

Così, se per la maggior parte delle persone, esiste un tempo agognato per l’intero anno che lo precede, durante il quale staccare la spina,allontanarsi dalla routine e dai luoghi che quella routine la rappresentano e fuggire per qualche giorno, esistono persone che, in vacanza da una vita per fortunate coincidenze spazio temporali che consentono loro di non vivere con la giornata scandita dalle ore lavorative, per rompere la routine della festa si inventano periodi di ritmi durissimi e immersione nella fatica… Se per qualcuno vacanza è sdraiarsi al sole e oziare nella dilatazione del tempo, per altri vacanza è sudare e immergersi in un’attività faticosa, non appartenente alla propria routine…

Come sempre tutto dipende dalla prospettiva dalla quale si osserva la questione.

Esistono quindi tre ‘conditio sine qua non’ per la definizione del concetto di ‘vacatio’:

  • una routine dalla quale si sente l’esigenza di distaccarsi

  • l’attesa del tempo in cui il distacco potrà avvenire

  • la ‘pausa’ finalmente ottenuta sulla quale si allunga l’ombra del ritorno alla routine

Giacomo Leopardi, nella poesia “Il sabato del villaggio” del 1829 aveva perfettamente descritto, con parole, versi e animo sicuramente più elevati del mio tutto quello di cui mi accingo a scrivere, ma tant’è…perdonate se potete la mia pedissequa interpretazione di quei concetti…è quanto di meglio riesca a fare.

Il concetto di pausa, di ‘vacatio’, di vuoto, prevede per definizione che ci sia una realtà consolidata dalla quale si sente la necessità di staccarsi, un pieno da compensare con del vuoto, per riportare l’animo in equilibrio. Ma non credo sia necessario preparare le valigie, andare lontano, allontanarsi fisicamente dai luoghi della routine per prendersi delle pause. La mia esperienza quotidiana mi porta ad avere le giornate impegnate tra il lavoro, un bambino da crescere e una casa di cui aver cura…tempi sempre uguali a se stessi, quasi sempre le stesse persone, ritmi che si ripetono con pochissime variazioni una settimana dopo l’altra.

E’ capitato però in questa estate torrida che tornassi a frequentare persone appartenenti ai tempi dell’infanzia e che capitasse di uscire un paio di sere in compagnia. Cosa normale, direte voi, ma non per me che venivo da anni, e dico anni, di pressocchè totale abbandono della vita sociale in compagnia di coetanei e di serate allegre, di chiacchere, risate, e leggerezza. Quelle serate, da contarsi sulle dita di una sola mano, senza nemmeno aver bisogno di tutte e cinque, sono state a loro modo una ‘vacanza’ una pausa, un distacco dalla vita di sempre, quasi una vita parallela, essere per una manciata di sere una persona diversa da quella che il ruolo che mi sono cucita addosso in questo spicchio di vita mi costringe ad essere.

Ho respirato aria diversa, visto colori diversi, parlato parole diverse, e sono rientrata le mattine successive nella mia vita con un senso di rilassamento, con una leggerezza rivitalizzata e rincuorata, che non credevo possibile. Prendermi una pausa di qualche ora mi faceva essere nuovamente orgogliosa della mia vita di sempre, me la faceva vedere sotto nuove prospettive, rinnovare le scelte fatte in età adulta con nuova consapevolezza e una sensazione di serenità che da tempo non mi apparteneva. Stranamente, parlando in una di queste serate di ‘vita diversa’ con qualcuno dei miei compagni di avventura e di infanzia, scoprivo come la loro realtà di tutti i giorni fosse molto diversa dalla mia e quelle occasione di socializzazione si ripetessero, contrariamente alla mia quotidianità, con una frequenza pressocchè quotidiana. E allora nelle loro parole scoprivo che quasi invidiavano la mia vita, contrassegnata, molto differentemente dalla loro, dalla pressione di un lavoro a tempo pieno, dalla meravigliosa e faticosa al tempo stesso presenza di un figlio, da un’indipendenza economica vissuta come conquista personale che non ammette distrazione per poter essere mantenuta. Così, nel momento spesso in cui io vivevo la mia ‘vacatio’ immersa per una manciata di ore nella loro vita, loro avrebbero desiderato vivere la loro di ‘vacatio’ immersi nella mia.

Strana la vita, vero?

Io rivalutavo quanto preziosi fossero i punti fermi che sono riuscita a mettere nella mia esistenza, nel momento stesso in cui loro mettevano in dubbio i loro. L’animo umano ha quindi in sé quella meravigliosa e tremenda capacità di abituarsi a tutto, di rendere routine quasi ogni cosa, qualsiasi essa sia…così se per qualcuno, essere sempre sotto pressione fa nascere la necessità di staccare la spina, per altri avere la spina sempre staccata fa nascere la necessità di essere sotto pressione. La noia forse sottende ogni forma di abitudine, e per sconfiggerla sentiamo il bisogno di staccarsi da quella abitudine, in qualsiasi forma essa si manifesti, per tornare a scegliere, per rinnovare le scelte, per esercitare quel controllo sul tempo che ci è dato di vivere che chiamiamo ‘libero arbitrio’. Se perdiamo di vista che quello che siamo scaturisce da scelte che abbiamo fatto, lo viviamo come un peso…se riusciamo ad uscire da quello che siamo e vediamo delle alternative possibili siamo in grado di vedere di nuovo, da prospettiva diversa, quello che veramente abbiamo, quello che veramente siamo, e compiamo nuovamente una scelta, la medesima scelta il più delle volte, ma con rinnovata consapevolezza.

Le ferie sono arrivate anche per me in questo scorcio di estate.

Le ho attese con quel piacere che caratterizza l’attesa del piacere stesso, rendendo reale, ogni giorno che mi separava dall’ultimo di lavoro, l’aforisma “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere. ” di Gotthold Ephraim Lessing.

Arrivato finalmente l’agognato momento di ‘staccare la spina’ si è impossessato di me un vago senso di disorientamento…le mie vacanze con il mio bambino sono organizzate, e in modo diverso indubbiamente anche loro diventeranno un ‘lavoro’, ma, abbandonati per una quindicina di giorni i ritmi ‘normali’, la domanda che frullava nella testa era ‘e adesso che faccio?’…

L’abitudine forse allora ci serve per sentirsi al sicuro, come un caldo nido del quale conosciamo ogni centimetro di parete…è in fondo il risultato di quella serie di scelte che abbiamo fatto in tutta la nostra vita, per confermare le quali o elaborarne di nuove abbiamo bisogno di staccarci da essa. Ma aveva forse ragione Giacomo Leopardi… il momento più bello è il sabato, prima che arrivi il giorno di festa…in esso si concentrano sogni, aspettative, speranze, futuro…arrivato il ‘dì di festa’ la mente torna quasi immediatamente e irrimediabilmente a pensare al ritorno ai ‘giorni usati’ a quando torneremo nell’alcova della nostra vita di sempre…

In ogni caso, il Bianconiglio che sempre corre, in questi giorni si è fermato finalmente a prendersi un tè…volete fargli compagnia? Sotto al tavolo però le sue zampette già scalpitano per tornare a correre…che ci volete fare…è la vita… è la vita che lui ha scelto… Faccio compagnia al Bianconiglio io…e se volete fermarvi, rallentare per un attimo anche voi venire a trovarci su https://writersezine.wordpress.com/ e se avete qualcosa da condividere con noi per fare quattro chiacchere insieme scriveteci a writers.blogmagazine@gmail.com.

Il tempo di riprender fiato e ripartiremo…ma mentre giriamo il nostro tè vi aspettiamo!

Elena Brilli

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