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Il segreto della felicità

Will Hunting – Genio ribelle (Good Will Hunting) è un film del 1997 diretto da Gus Van Sant e interpretato da Matt Damon,Robin Williams, Ben Affleck, Stellan Skarsgård e Minnie Driver

Girato a Boston, Massachusetts,[1] racconta la storia di Will Hunting (Matt Damon), un problematico ragazzo prodigio e autodidatta con molti piccoli crimini alle spalle, che fa le pulizie al Massachusetts Institute of Technology (MIT). Nonostante le sue conoscenze e la sua capacità di risolvere problemi matematici d’alto livello, superando anche docenti universitari, Will dovrà imparare ad affrontare e superare la paura dell’abbandono per amare e fidarsi delle persone che lo amano e si preoccupano per lui seriamente. Will Hunting è la storia di un uomo che cerca di migliorare le sue relazioni interpersonali e di aprirsi alle altre persone, cercando di imparare a sfruttare al meglio il suo incredibile potenziale.

Il film è dedicato alla memoria del poeta Allen Ginsberg e dello scrittore William S. Burroughs, entrambi morti nel 1997

(da Wikipedia – https://it.wikipedia.org/wiki/Will_Hunting_-_Genio_ribelle )

Sean: … Senti, Will, io so poche cose… ma vedi questo fascicolo, tutta questa merda? [posa il fascicolo sul tavolo]… Non è colpa tua.
Will: … Sì, questo lo so.
Sean: Guardami figliolo. Non è colpa tua.
Will[serio]: … Lo so.
Sean: No. Non è colpa tua.
Will: Lo so.
Sean: No, non lo sai. Non è colpa tua.
Will: … Lo so…
Sean: Non è colpa tua.
Will: Va bene…
Sean: Non è colpa tua. [Will chiude gli occhi] Non è colpa tua.
Will[sull’orlo delle lacrime]: Non mi prenda per il culo!
Sean: … Non è colpa tua.
Will[con rabbia, dà una spinta a Sean]: Non mi prenda per il culo, capito?! Non mi prenda per il culo, lei no…
Sean: Non è colpa tua. [Will scoppia a piangere] Non è colpa tua. [si abbracciano]

(da Wikiquote – https://it.wikiquote.org/wiki/Will_Hunting_-_Genio_ribelle#Dialoghi )

Tutta la soluzione dei nostri problemi, di qualsiasi ordine e grado essi siano, è riassunta nella presa di coscienza di questa frase: “NON E’ COLPA TUA“.

Nasciamo e cresciamo in una società nella quale i predominanti valori cattolici ci insegnano fin da piccoli i concetti di giusto e sbagliato strettamente collegati rispettivamente a gratificazioni e punizioni, di peccato e conseguente pena, di colpa e necessità di espiazione…

Invece di ragionare fin da piccoli sul senso assoluto del fare una cosa o non farla, cioè delle conseguenze che fare o non fare una cosa potrebbe avere su noi stessi e soprattutto sugli altri, quello che diventa il metro di giudizio per decifrare cosa sia giusto e cosa sia sbagliato diventa la sentenza di merito che ne deriva…se faccio questa cosa mi dicono bravo…se faccio quest’altra mi danno una punizione…

Da questo deriva per proprietà transitiva che se subisco una punizione per una cosa sbagliata che ho fatto, la punizione diventa giustificata e me ne assumo la colpa perchè ho fatto una cosa sbagliata… la cosa che ho fatto potrebbe non essere sbagliata, perchè nello scegliere di fare una cosa o non farla non esiste il giusto o lo sbagliato in senso assoluto, ma il fatto di essere punito la rende sbagliata e la colpa della punizione è solo mia…

Intendiamoci, non dico che sia sbagliato assumersi la responsabilità delle proprie azioni e delle proprie scelte, e considerarle più o meno giuste in base al metro di giudizio imposto dalle regole del vivere civile…quello che trovo inaccettabile e condiziona pesantemente tutti i rapporti tra le persone è il senso di colpa a priori, quasi preventivo.

Perchè è colpa mia allora se uno dei miei ex mi metteva le mani addosso, è colpa mia se il padre di mio figlio mi umiliava costantemente, è colpa mia se non mi fido più delle persone e non riesco a costruire relazioni alla pari con altre persone… ed è così che si finisce ad affermare che è colpa della donna se viene violentata solo perchè portava una minigonna, e così via…

Dietro ogni comportamento umano, dal più corretto nei confronti degli altri al più incivile, ci sono delle spiegazioni, delle motivazioni profonde, delle scelte che, per il semplice fatto di esser state fatte meritano comunque rispetto, un’analisi razionale non viziata dai concetti di peccato e pena, di colpa e punizione…e se le suddette scelte hanno arrecato del danno a se stessi e agli altri necessitano di correzione…a posteriori, però, non in senso assoluto in base alla tabella di cosa è giusto e cosa è sbagliato, di cosa ottengo se faccio la cosa giudicata giusta, o di quale sarà la punizione se faccio la cosa che tutti ritengono sia sbagliata.

Se ci facciamo imbrigliare dai concetti di colpa e punizione, saremo invasi dalla paura di sbagliare e questa ci impedirà di compiere delle scelte… Ma le scelte devono essere fatte e vissute con la consapevolezza che possano essere una possibilità per noi, al pari di tutte le altre alternative possibili, senza esser viziate dal concetto di giusto o sbagliato a priori, una porta aperta verso nuovi giorni, senza che il volo possa essere castrato dalla paura prima ancora di spiegare le ali.

 

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. chezliza
    Nov 29, 2015 @ 19:21:52

    NON E’ COLPA TUA!
    ti abbraccio da lontano te e il pestiferino.😚

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  2. silviacavalieri
    Nov 29, 2015 @ 19:41:23

    A un certo punto, veramente stanca del concetto di giusto o sbagliato a priori, sono arrivati addirittura a far dire a uno dei miei personaggi: “la bontà delle azioni si giudica dai risultati”. Hai ragione, pur senza arrivare a rifiutare di assumerci la responsabilità delle nostre azioni, non dobbiamo farci condizionare dal senso di colpa preventivo. Facile a dirsi, difficili a farsi: i condizionamenti culturali sulla colpa , sull’attesa della punizione o del premio, qui o nell’aldilà, sono veramente forti, un marchio spesso indelebile.

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  3. intempestivoviandante
    Nov 29, 2015 @ 22:44:26

    Questione complessa. Penso che ci siano alcune cose che sono “sbagliate” proprio per le loro conseguenze (penso al far male agli altri in primo luogo), però idealmente sarebbe bello insegnare a non compiere certe azioni non tanto col senso di colpa quanto con l’empatia: come ti sentiresti tu se…come pensi che si senta quella persona se tu…A volte la punizione e il senso di colpa sembrano la strada più facile, ma non penso in effetti che sia la migliore

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