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Breathe

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(immagine dal web)

Quando il cerchio si stringe e i pensieri si incrociano confondendosi

Quando le persone che hai fatto entrare nella tua vita ti soffocano e lasciano l’amaro in bocca ogni volta che un tuo pensiero si rivolge a loro

Quando la sensazione di fastidio supera il senso di benessere

Fermati…respira…

Manda tutti quanti fuori dal tuo spazio vitale, da quella bolla immaginaria definita dalle tue braccia aperte

Chiudi il cerchio…tu dentro, solo tu…tutti gli altri fuori…

E respira…respira…

Ascolta il tuo cuore che si sincronizza di nuovo con il tuo respiro… e riapri le porte solo a chi scegli di avere intorno, vicino a quella distanza tanto pericolosa tale da farti stare bene o farti stare male

Respira… e corri il rischio di nuove avventure o dai seconde possibilità solo a chi scegli di avere accanto perchè ti faccia stare bene…

Perchè ti meriti di stare bene…

Tutti gli altri, tutto il resto lascialo fuori…

Respira…

Scegli…

E ricomincia…

Respira…

 

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Il regalo di Natale

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(immagine dal web)

Il regalo di Natale

Rientravano in casa quella sera, una sera come tante altre in quel lungo inverno ostile.

Era la vigilia di Natale, fuori tirava un freddo gelido e la casa non era accogliente come Isabella avrebbe voluto per lei e per il suo bambino.

Aveva perso il lavoro un paio di mesi prima, “Non abbiamo più bisogno di te” era quello che si era sentita dire dopo che a quel lavoro aveva sacrificato gli anni della più tenera infanzia di quel bambino che adesso si asciugava i piedi sullo zerbino perché, diligente, sapeva che la mamma avrebbe dovuto chinarsi a pulire le impronte dei suoi chantilly e sarebbe tardato il momento in cui avrebbe potuto sedersi qualche minuto accanto a lui sul divano dopo una giornata passata a barcamenarsi correndo da un lavoretto all’altro per tirare alla fine della giornata quei pochi spiccioli che sarebbero serviti almeno per mangiare il giorno successivo.

Faceva freddo anche in casa quella sera, ma il gasolio nella vecchia caldaia a gas era finito e non c’erano i soldi per ricomprarne quanto sarebbe stato sufficiente a sfangare la parte più cruda dell’inverno…e anche la legna cominciava a scarseggiare. Non avrebbe acceso il fuoco Isabella quella sera, il cucciolo sarebbe andato velocemente al caldo sotto le coperte e i due grossi ceppi sarebbero serviti il giorno dopo, per scaldarsi almeno qualche ora nella magra giornata di festa.

“Mamma, dobbiamo lasciare il piattino col dolcetto per Babbo Natale e la carota per le renne!” disse il piccolo Riccardo

Isabella sconsolata, cercando di tirar fuori un sorriso, prese un piattino dalla credenza e lo guarnì con uno dei pochi biscotti destinati alla colazione dell’indomani e prendendo dal cesto semivuoto delle verdure una carota, quella più piccola… Lo dette a Riccardo, che allegro, di quell’allegria che solo i bambini sanno tirar fuori da gesti banali intrisi però di aspettative eccezionali, lo posò sul davanzale della finestra.

“Adesso fila a letto” lo ammonì quindi Isabella “che se Babbo Natale passa e ti trova ancora sveglio poi non ti lascia niente!”

Salirono le scale e le operazioni che precedevano la nanna furono condite della più fanciullesca eccitazione di Riccardo per l’arrivo della notte più bella dell’anno e della più profonda angoscia mascherata con la dolcezza di gesti e parole di Isabella.

Riccardo ci mise un po’ ad addormentarsi, ci vollero due favole e una notevole dose di carezze perché finalmente i suoi occhi si arrendessero al sonno e ai sogni.

Isabella posò un ultimo bacio sui morbidi capelli del bambino e tornò in cucina.

Ad ogni scalino che scendeva gli occhi si offuscavano prepotentemente con lacrime troppo a lungo trattenute.

Era devastante la consapevolezza di non poter soddisfare per quell’anno, e chissà per quanti anni ancora a venire, nessuno degli infantili desideri di suo figlio.

Aveva scritto la sua letterina per Babbo Natale qualche tempo prima chiedendo nella sua specialissima lista dei desideri piccoli giochi e i sogni di un bambino, e Isabella sapeva che l’indomani sarebbero stati disattesi in modo desolante, crudele, troppo tristemente adulto per un cucciolo di uomo che aveva ancora il diritto di credere nelle favole e nella loro assoluta e insindacabile verità.

Quell’anno non ci sarebbe riuscita a mantenere accesa la fiamma della fantasia, Riccardo sarebbe stato costretto troppo presto a diventare grande…

Babbo Natale sarebbe morto l’indomani mattina…

Mise sotto l’albero l’unico pacchettino che era riuscita a confezionare per il suo bambino, conteneva una sciarpa e un paio di guanti, usati ma ancora decorosi, utili soprattutto, l’unica cosa che era riuscita ad acquistare con i pochi spiccioli che erano avanzati dalle misere mance dei suoi lavori sottopagati ma faticosi al limite delle sue forze. Aveva messo anche una caramella dentro al pacchetto…quella sarebbe stata l’unica nota dolce nella desolante tristezza di tutta la situazione che suo figlio sarebbe stato costretto a vivere.

Si abbandonò sul divano, in lacrime, esausta, sfinita…si avvolse nella coperta, promettendo a se stessa di fermarsi solo un attimo, prima di rialzarsi e usare la notte per finire di intrecciare quella paglia che la vicina di casa le aveva lasciato per farne delle ceste e ricavare con esse qualche moneta in più se fosse riuscita a venderle…ma il tepore della coperta e la stanchezza vinsero sulla sua volontà, e ancora singhiozzante si addormentò.

Non si sa quanto tempo passò esattamente, ma nel silenzio della notte due piedini svelti scesero le scale. Riccardo si era svegliato, non era assonnato…anzi…euforico, felice, sorridente, meravigliato, bellissimo coi suoi riccioli arruffati dal sonno improvvisamente svanito e dai sogni ancora non spenti. Avrebbe dovuto fare silenzio, lo sapeva…ma era una cosa difficilissima da fare quasi sempre, figurarsi in una notte come quella!

Non aveva trovato la sua mamma in camera, il letto era vuoto, la mamma dormiva sul divano.

Si avvicinò al volto segnato dalla stanchezza del fisico e della mente di sua mamma e le dette un bacio sulla guancia.

Isabella si svegliò…in un attimo il frastuono del risveglio improvviso cedette il passo alla consapevolezza di lei che si era addormentata, di suo figlio che si era svegliato e soprattutto dell’urgenza che il piccolo sarebbe dovuto tornare a letto immediatamente…stava prendendo freddo, e in un periodo già così complicato di suo, non poteva permettersi che si ammalasse…

Stava per aprire bocca per rispedire dolcemente suo figlio sotto le coperte, ma Riccardo la invase come un torrente in piena di un’euforia nuova, della sua incontenibile felicità, di una valanga di parole entusiaste troppo a lungo trattenute nel tentativo a quel punto mal riuscito di non svegliarla.

“Mamma mamma! Allora sei sveglia! Babbo Natale, mamma! E’ venuto Babbo Natale a trovarmi mente dormivo! Ah! Vedessi che bello mamma!”

La gioia era inarrestabile…

“E’ grande Babbo Natale, sai mamma? Ha la barba bianca e lunga per davvero! E parla piano! Come un nonno! Mi ha portato sulla slitta con sé, non era per niente freddo accanto a lui… mi ha dato il cappello del suo aiutante col campanello sulla punta che suona come quelli delle redini delle renne e per questo anno ha scelto me per aiutarlo a consegnare i regali! Vedessi che bella la slitta! E vola davvero! E che occhioni grandi hanno le renne! Babbo Natale dà loro il fieno prima di ripartire in volo da un posto all’altro! E quanti regali mamma! E quanti bambini contenti! Ma io per questo Natale sono il più contento di tutti! Babbo Natale ha scelto me!”

Si fermò un attimo, riprese fiato, lo sguardo si fece più serio, ma solo un po’.

Salì in braccio ad Isabella, la abbracciò forte e con la faccia infilata nelle pieghe del suo maglione prosegui:

“Mamma, non importa se non ci saranno i regali domattina, Babbo Natale me l’ha già fatto il suo regalo! Mi ha detto di darti un bacio da parte sua, è il suo regalo per te… ecco perché sono sceso. Vieni a dormire adesso, mamma, e non essere triste… Gioca con me domani,mamma… Gioca con me… sarà questo il tuo regalo di Natale per me.”

ELENA BRILLI

Il racconto di Natale che ho scritto per il numero speciale della rivista Writers (lo trovate qui, se vi va di scaricarlo: https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9NjRoTllPSzZUems/view?usp=sharing) è il modo tutto mio per augurarvi un caldo, gioioso e sereno Natale, ricco di affetti, di allegria, di sorrisi, di abbracci e anche di un pizzico di malinconia, silenti pensieri sparsi per chi manca, per chi non c’è più, per chi si è perso… servono, come lo zucchero nella ricetta del pane, e il sale in quella dei biscotti, a riequilibrare il senso delle cose che si hanno, a sentirsi pieni e realizzati dentro ad un abbraccio sincero da parte di chi ci vuole bene e che, nonostante tutto, non fosse altro che per cortesia, in questa giornata ha scelto di essere nella nostra vita.

Buon Natale allora, e che sia davvero Natale, ognuno a modo vostro, per ognuno di voi!

La magia del Natale

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(immagine dal web)

E’ quasi natale…di nuovo…

E di nuovo le corse, l’affanno, le cene, i regali, i supermercati, le luci, l’albero, i ricordi, la malinconia, le aspettative, le delusioni, le mancanze…

Ma c’è un momento, che è solo mio e in cui metto la mia personale magia del Natale, in cui mi fermo e penso alle persone che mi vogliono bene, a cui voglio bene, e impacchetto i regali.

Lo faccio di notte, dopo che il mio cucciolo si è addormentato, perchè per lui, e solo per lui, il Natale deve rimanere un’affare serio, una scintilla di sogno a cui credere fermamente…

Quindi appena il suo respiro si acquieta nel sonno tiro fuori i regali, quelli per lui e quelli dedicati a tutto il resto del mio mondo di affetti, dagli innumerevoli nascondigli sparsi per casa e con il mio sacchetto di carte e nastrini, scotch, forbici e spillatrice, mi metto al lavoro, come un folletto di Babbo Natale lasciato nel mondo, silente tutto l’anno, laborioso in una notte sola.

Non voglio mai che vengano fatti i pacchetti dalle fredde commesse indifferenti dei negozi sovraffollati di questo periodo, mi piace lavorarci su, modificarli, aggiungere o togliere qualcosa, trasformarli, renderli un pò miei, e quindi unici, diversi dagli altri.

E via via che scelgo le carte, passo i nastri, tiro i riccioli, annodo i fiocchi, penso alla persona a cui è dedicato il contenuto (spesso minuto e misero nel suo valore commerciale) del pacchetto ed è lì, in quel pensiero, in quel pacchetto fatto con le mie mani, con qualche minuto del mio tempo, con un colore, un abbinamento, un fiocco ogni volta diverso, una briciola per uno della mia creatività, che si nasconde la magia del mio Natale.

Poi nascondo tutto di nuovo, nell’oblio degli armadi, fino a quando non passa Babbo Natale, e il mio cucciolo, di ritorno da un’uscita strategica o la mattina appena sveglio non trova tutto quanto sotto l’albero e la magia si ripete, ogni anno, come ogni anno, finchè riuscirò a renderla reale agli occhi di un cucciolo di uomo che si merita di credere nei sogni e nella fantasia il più a lungo possibile.

Poi i regali che non sono per lui li mettiamo nel sacchettino e facciamo la distribuzione ai rispettivi destinatari, perchè Babbo Natale li ha lasciati a noi, perchè vogliamo bene a quelle persone, e anche se si è sbagliato a lasciarli sotto al nostro albero, sa che noi li porteremo a destinazione, aiutandolo nel suo duro lavoro di queste notti in volo, su una meravigliosa slitta tirata da renne, al suono tintinnante dei campanelli.

E’ quasi Natale…ecco che la magia si ripete…

Vorrei

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(immagine dal web)

Vorrei esser vista con occhi adoranti, gli stessi con cui tante volte ho guardato io chi non meritava da me nemmeno uno sguardo distratto

Vorrei essere importante per te, vorrei che tu sentissi il desiderio di dividere il tuo tempo con me, che non ci fosse altro da fare per te di più importante che stare con me, che non esistesse nessuno in grado di rubarti tempo, al tempo da passare insieme io e te.

Vorrei essere il tuo unico desiderio, la prima scelta, il primo pensiero, il primo sguardo, la prima parola.

Vorrei che arrivassi sotto casa all’improvviso.

Vorrei che mi regalassi rose.

Vorrei che venissi da me solo per un bacio.

Vorrei finalmente sentirmi amata di quell’amore “matto e disperatissimo” pari solo agli studi del poeta della luna silenziosa.

Lo vorrei adesso, ora che so a mie spese che amare così si può, ma lascia ferite aperte e purulente che diffidano di ogni parola, di ogni gesto, di ogni pensiero, dopo.

Vorrei esser amata così, e che tu non avessi paura di farti male di nuovo, nè io.

Vorrei ma non ci sei.

Vorrei ma non esisti.

Vorrei.

Ma forse non voglio davvero…la mente comanda ormai il cuore, fuggito lontano al riparo dai sogni…

Vorrei solo sognare, come tu fossi un lungo abito da sera luccicante…solo per una notte, solo per un giorno, solo per una volta…vorrei…

 

Io domani parto (racconto)

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(immagine dal web)

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Annalisa si era sistemata sul ripiano in legno della cucina.

Era piccola, minuta, quasi un soprammobile rannicchiata così tra i fornelli e l’acquaio.

Le piaceva stare lì, un luogo sopraelevato, dal quale aveva a suo modo una prospettiva diversa del mondo, e privilegiato al tempo stesso, perché in poche altre avrebbero potuto permettersi di racchiudersi in così poco spazio e sentircisi a proprio agio.

Lui era di là, si stava vestendo.

E’ stato bello far l’amore con te.”

Un pensiero, quel pensiero, le era uscito a voce alta dalle labbra socchiuse.

I suoi occhi erano assenti, sognanti, immersi ancora nella magia di pochi istanti prima.

Lui l’aveva presa in collo, le sue gambe attorcigliate al suo busto forte, le mani a sostenere il sedere.

Le loro bocche non si erano staccate, intente ad esplorarsi l’anima a vicenda con la lingua e con il respiro, corto, ansioso, eccitato.

L’aveva portata così in camera e adagiata sul letto, con un braccio che le sosteneva il corpo e l’altra mano a tenerle la testa, perché la sua bocca restasse vicina, perché non cascasse troppo veloce sul materasso.

Erano scesi insieme sulle coperte, lentamente.

Si erano liberati degli abiti a vicenda, le mani di entrambi avevano viaggiato sicure sul corpo dell’altro, quasi si conoscessero da una vita, le bocche mai lontane più del tempo necessario per riprender fiato.

Erano diventati una cosa sola, lentamente, intensamente, a lungo, molto a lungo.

Lui non aveva mai tolto lo sguardo dagli occhi di lei.

L’aveva guardata ad ogni spinta, ad ogni sussurro, ad ogni gemito, ad ogni bacio.

L’aveva guardata.

L’aveva accarezzata.

L’aveva baciata.

E fatto suo ogni attimo del piacere di cui lei aveva goduto.

Ripetutamente.

Lui aveva fatto una magia.

Aveva sciolto il suo corpo, spento la sua mente, acceso il suo sguardo, slegato, forse, la sua anima.

Dalla stanza accanto la sua voce ruppe il silenzio

Come dici?”

Annalisa si scosse dai suoi pensieri, dai sapori, gli odori, le sensazioni in cui la sua mente era immersa nella sua nicchia sul ripiano della cucina.

Si accorse a quel punto di aver pensato a voce alta poco prima.

Ripetè

E’ stato bello far l’amore con te”

Sì, lo è stato.”

Rispose lui da lontano, e proseguì

Dimenticavo, Annalisa…”

Un attimo di silenzio accentuò la frase che seguì, con la forza di una pausa in musica, immediatamente prima di un attacco in levare…

Io domani parto”.

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da WRITERS N.7  (per scaricarlo in PDF lo trovate qui:

https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9YVdRSEo3ZVV3LTg/view?usp=sharing )

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