Ma se non ne hai voglia, perchè ci vai?

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(immagine dal web)

Metti una sera al cinema, con l’amica più preziosa che ho…non capitava da un sacco di tempo…

Metti un film italiano del 2015, candidato a ben 16 David di Donatello…e metti che con il cartone animato di Jeeg Robot ci sei cresciuta, dividendo l’unica televisione di casa, nel cuore degli anni ’80, con tuo fratello…a giorni alterni, quindi, robot e principesse…che poi diventavano solo robot per lo più, decisamente più interessanti delle storie melense delle principesse…

Il film si intitola Lo chiamavano Jeeg Robot, osannato dalla critica, un misto tra fumettone americano e neorealismo italiano, molto molto bello e in grado, stranamente, di soddisfare la quasi totalità delle aspettative, poste, come spesso accade quando si vanno a vedere i film italiani, ad un livello decisamente più alto di quello che invece ti aspetti dalla filmografia di oltreoceano.

Sala piccola, ma gremita, nonostante siano probabilmente gli ultimi giorni di programmazione.

Accanto a me, a destra la mia anima affine femminile, a sinistra uno sconosciuto ragazzo, più o meno della mia età, a occhio, la dolce metà diuna donzella che a sua volta era seduta alla sua sinistra.

Ecco, la cosa sconvolgente, è stata che il suddetto maschio alfa della coppia seduta accanto a me si è russato l’intero film, a partire più o meno dal minuto 5…

Le uniche parole che, quando si sono accese le luci nell’intervallo, ho sentito distintamente pronunciare con voce roca, a interrompere le russate, sono state “Madonna che abbiocco che m’è preso!”

“Eh, me ne sono accorta anch’io!” avrei voluto rispondergli ironicamente…

Ecco, una cosa insopportabile…

Ora dico io, ma se non c’avevi voglia di accompagnare la tua dolce metà al cinema o le abbuffate pasquali ti avevano appesantito, o ancora quello che la donzella aveva intenzione di vedere non ti interessava per niente, non facevi meglio a dirglielo a quella povera stella della tua fidanzata, invece di dormire al cinema?

Scommettiamo che se fosse uscito a bere con gli amici tutto avrebbe fatto fuorchè dormire, il maschio alfa bello addormentato nel bosco?

Non voglio dire che a me non capita di addormentarmi mentre guardo un film, ma sono a casa, stanca morta, sul divano, mi sdraio, mi metto la coperta sulle spalle…e zac…nanna… e di quella pesa anche…

Ma se mi son presa la briga di uscire di casa, di prendere la macchina, di guidare fino alla sala più vicina, ho scelto un titolo, ho pagato un biglietto e mi sono accomodata sulle poltrone, che per me sono anche scomode, visto che non tocco i piedi in terra e per buona educazione non posso metterli incrociati sulla seduta…e allora porca miseria non dormo…neanche se mi trovassi a vedere un mappazzone di quelli alla Kurosawa.

Perchè, se fossi stato il mio di ragazzo e mi fossi accorta che russavi già dal minuto 5, ti avrei tenuto sveglio a gomitate nelle costole…e il viaggio di ritorno a casa sarebbe stato costellato di un’unica insistente domanda: “Ma per quale accidenti di motivo non me lo hai detto che non c’avevi voglia? Che al cinema ci andavo da sola e almeno mi evitavo il sottofondo russante, che magari non era il massimo nemmeno per le altre persone che erano in sala con noi?”

Mi sono trovata a più riprese, durante la proiezione del film, a pensare che tutto sommato, stare da sola e non avere un uomo nella mia vita qualche vantaggio ce l’ha…almeno di sicuro l’uomo che russa accanto a me NON E’ il mio uomo…

“Caro, andiamo al cinema stasera?”

“NO, TESORO, NON MI VA”

Provateci, cari maschietti, è facile…e sinceramente è anche più onesto…per la vostra dolce metà… e anche per voi stessi…

E per quegli sconosciuti che vi trovereste accanto durante il vostro pisolino, sappiate che l’audio del film ne trarrebbe sicuramente beneficio…

Se definisci escludi

« Kai: Chi sei tu ?

Po: Mi sono chiesto la stessa cosa…Sono il figlio di un panda?…Il figlio di un’oca?…Un allievo?…Un’insegnante?…Alla fine…Sono tutti loro …Io sono il Guerriero Dragone »

Po a Kai, prima del loro ultimo scontro – KUNG FU PANDA 3 (Animazione, 2016)

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Sembra impossibile che da un pomeriggio al cinema con il mio cucciolo ne esca una conferma di quelli che, forse in maniera meno composta, sono i miei pensieri da un pò di tempo a questa parte.

La questione appartiene al mondo delle definizioni, che davvero iniziano a starmi strette, in senso assoluto…sia che vengano rivolte a me, o a me vengano chieste per descrivermi, sia che vengano usate per descrivere qualsiasi altra persona o cosa.

Non so se per sua natura l’uomo tenda a definire le cose e le persone…molto probabilmente è una soluzione di comodo per circoscrivere un fenomeno, per racchiuderlo, controllarlo, quindi renderlo potenzialmente meno pericoloso…ma, racchiudendolo in una definizione se ne esclude immediatamente ogni altra sfumatura, ogni altra sfaccettatura che aiuterebbe a comprenderlo fino in fondo, si elimina ogni possibile forma di “altro da…” che invece sarebbe la chiave di lettura per analizzarlo a tutto tondo.

Quindi, in questa epoca storica, si sentono fin troppo spesso etichette appiccicate a persone e a fenomeni vari, nel tentativo di ridurli ad una cosa sola, ad una definizione appunto, in modo che sia poi facile concordare o dissentire da essa, accettare o discriminare, giudicare, in fondo.

Così donna non è mamma, e mamma non è politica, e politica non è donna.

Gay non è padre, omosessuale non è normale.

Rifugiato non è persona, siriano non è bambino, immigrato non è vittima…

E così via…

Facile…comodo…stupido anche?

Non voglio più definizioni, non le voglio per me, perchè sono una donna, ma anche una mamma, sono una lavoratrice, sono sola ma circondata da amici, sono forte ma anche debole, sono felice e allegra ma anche preda di malinconie, sono un’amica, una figlia, una bambina, una creativa, un’impulsiva, una sciocca talvolta…e ognuna di queste definizioni sono me, tutte quante…io sono in tutte loro e in molto di più…tutte queste cose insieme sono me, e sono quello che mi rende quella che sono, sono la mia forza…ma se accetto di chiudermi in una di esse, o se consento al mondo di farlo, mi perdo tutto il resto, tutto il bello degli opposti e della contraddizione, tutta la diversità che nel suo comporsi e disintegrarsi in ogni momento costituiscono l’immensa bellezza che caratterizza me e ogni altro essere umano, ogni forma vivente, ogni atomo della nostra esistenza su questo pianeta.

Nella somme delle diversità esiste la nostra forza, la nostra vera essenza di esseri umani.

Se definisci qualcosa escludi tutto il resto delle possibilità…e ti costringi alla miseria intellettuale, alla povertà di pensiero, all’ottusità, al sonno della ragione…terreno fertile, si sa, per generare i ‘mostri’ .

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(Francisco Goya, acquaforte e acquatinta, 1797 – immagine dal web)

Una domanda

Giorni strani questi, di lutti, angoscia, bombe, giudizi, parole e paure.

In tanti scrivono le loro reazioni più o meno a caldo sulla violenza del terrorismo, sull’assurdità della guerra, in qualsiasi fronte essa sia combattuta, dai campi profughi di Idomeni, silenziosa, fangosa, contro barriere di filo spinato, ai cuori delle città belle e luminose della nostra Europa dilaniati all’improvviso dalle bombe.

Una domanda pongo ai tanti che ho sentito e letto inneggiare con nostalgia a rapidi ritorni dei regimi totalitari che hanno rabbuiato le terre d’Europa all’inizio del secolo scorso, ai tanti che invocavano nuovi H&M (chiamati proprio così, e non si riferivano alla nota catena di abbigliamento…), per richiudere le frontiere, per mandare via tutti quelli che minano l’integrità dei nostri valori occidentali, per stabilire di nuovo un confine tra popoli dominanti e dominati, tra razze superiori e inferiori, tra salvati e dannati…tutti separati da filo spinato, recinzioni di campi di concentramento e ghetti, treni (e navi e aerei…perchè in quasi un secolo ci siamo evoluti, eh!!!) stipati di gente considerata alla stregua di bestiame da destinare al macello (o al rimpatrio, ai nostri giorni…senza contare che nella patria da dove donne, anziani, famiglie, ragazzi, bambini scappano, e dove li vorremmo rimandare, ci sono guerre, morte e distruzioni…e quindi li rimanderemmo al macello…ma con la coscienza più pulita la nostra…sia mai! perchè alla fine anche noi siamo brava gente che difende il misero orticello intorno a casa…).

Bene, la domanda è questa: cosa vi fa pensare, brava gente ottusa e impaurita, che, nel caso tornassero novelli H&M, voi sareste dalla parte dei salvati e non dei dannati? dalla parte bella del filo spinato e non chiusi al suo interno? sul binario da dove ripartirebbero i treni verso la morte e non su di essi?

Perchè quando si spegne la ragione, la follia delle guerre e delle separazioni dei popoli uno contro l’altro non la puoi prevedere, non la controlli, non la argini…è fatta apposta per sfuggire di mano, per non seguire la logica, per infrangere ogni regola civile…

Cosa vi fa pensare che sareste dalla parte “giusta”, quella che vi farebbe salva la vita, e sporca la coscienza?

Siete davvero così presuntuosi, o siete solo inguaribili ottimisti? O più semplicemente siete così stolti da non rendervi conto delle conseguenze che quello che augurate al mondo e agli uomini del vostro tempo, porterebbe con se?

Teniamo accesa la ragione e il pensiero, che ci contraddistingue come animali evoluti e civili, o preferite tornare ad essere bestie?

Teniamo accesa la ragione, senza paura…lo dobbiamo ai nostri figli.

Perchè la guerra, i ghetti, il filo spinato, la paura, la morte sono questi…e li disegna una bambina di 8 anni…ha due anni in più del mio…i vostri quanti anni hanno?

Siete così sicuri che, insieme a voi, si troverebbero dalla parte “giusta”, quella dei salvati e non quella dei dannati?

 

E’ andata così

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Il cielo tinto di rosa che odora di primavera.

In macchina, si torna a casa dopo la giornata di lavoro.

L’autoradio suona una voce urlante, graffiata, irosa e triste insieme.

Riconosco Loredana Bertè, ma la melodia non mi è familiare…non che ne conosca l’intera discografia, ma quello che sento, musica e parole suona proprio come nuovo.

La ascolto mentre guido, ne assorbo le parole e le note…mamma mia che bella che è questa canzone…

Lo speaker annuncia poi il titolo del nuovo singolo dell’artista, che anticipa l’uscita del disco di qualche giorno. L’ha scritta Luciano Ligabue per Loredana Bertè.

E’ bella questa canzone, accidenti se è bella.

Ci sono i bilanci di una vita, l’amarezza di cose state e cose perdute, c’è orgoglio e fierezza…e poi quel senso di rassegnazione che anticipa di poco, quasi preannuncia, una sorta di indulgenza plenaria verso il passato che porta finalmente a far pace con se stessi.

E’ una bella metafora della vita, un pò di tutte le vite, anche della mia…

Aiuta a far pace, aiuta a respirare e ad andare avanti.

Me la sono sentita mia.

Accidenti se è bella questa canzone…

È andata così (testo e musica di Luciano Ligabue)

È andata così
è andata che canto canzoni
non so riparare i motori o roba così
qualcuno ti spiega la vita, ti da soluzioni
intanto io canto canzoni… è tutto qui.

Sarà solo un gioco
sarà che ci gioco da tanto
sarà che si gioca da soli
e così sia
conosco il silenzio
e quanto può fare spavento
però non ho tempo né voglia di nostalgia.

Cosa vuoi sentire
la mia o la tua verità
seguirò il mio manifesto in un’altra città
finché c’è chi ascolterà
e poi andrà, dove andrà.

È andata così da sempre ho il fiato sospeso
da sempre magari ho il bisogno di un po’ d’allegria
non so come sia fare conti o tirare su case
è andata che è tutta alta e bassa marea.

Cosa vuoi sentire
la mia o la tua verità
salirò nuda su un palco di un’altra città
finché c’è chi ascolterà
e poi andrà, dove andrà
e poi andrà, dove andrà.

Può darsi che qualche canzone ti suoni ruffiana
chi è che non cerca comunque un po’ di compagnia.

È andata così comunque tutto compreso
chissà cosa mi fa cantare i fatti miei
è andata che mi hanno lasciato il microfono acceso
ma forse non serve nemmeno mi senti se vuoi

Cosa vuoi sentire
la mia o la tua verità
strappo coi denti i momenti di felicità
finché c’è chi ascolterà
e poi andrà, dove andrà
e poi andrà, dove andrà
e poi andrà, dove andrà
e poi andrà, come andrà.

Di curve e strade, di orgoglio e malinconia

Una mattina storta, di quelle che ti svegli col mal di testa, e lo senti ancora prima di aver sollevato la faccia dal cuscino…lassù, feroce…

E provi a stare ancora ad occhi chiusi…così magari passa…e invece non passa, lui è lì…e allora ti alzi, e provi a mettere qualcosa in bocca e prepari il caffè, ma ad ogni movimento, ad ogni battito di ciglia il dolore quasi ti dà le vertigini…e poi mangi…e lo bevi il caffè…e arriva la nausea…e il moment, in dose da cavallo, il divano, la testa appoggiata e speri che passi presto…

E poi avevi fissato di raggiungere delle amiche in un punto di ritrovo vicino a casa, per andare insieme in un posto ben più lontano, in campagna, a festeggiare la primavera insieme ad altri meravigliosi amici che stanno riuscendo a portarti fuori dal guscio, a farti tornare la voglia di stare in mezzo alla gente, ti stanno aiutando a rinascere, mettendo goccia dopo goccia il concime più fertile della condivisione, alle radici della tua anima, nell’incavo più nascosto delle tue ferite…

E allora avviso che non mi sento bene, che si avviino senza di me, ma appena il moment farà il suo dovere le raggiungerò, perchè ho voglia di sorrisi, di abbracci, di festa, di primavera dentro anche se il sole non c’è e il cielo plumbeo non lascia molto spazio a raggi di calore…

Così respiro, il dolore lentamente scema, mi vesto, un velo di trucco, perchè mi fa bene, perchè me lo merito, perchè ancora non è finita la partita…e mi avventuro…

Imposto la destinazione sul navigatore…segnale GPS assente dice la signorina dalla voce meccanica…poi ogni tanto si sveglia, dando un indicazione a caso, così, dispersa nel silenzio…poi segnale assente…mi perdo…sono persa…e forse non solo per la strada…gran brutta sensazione…

Mi fermo prima dell’uscita dell’autostrada, studio la mappa…sarà complicato, lo sento, lo so…il cielo nuvoloso non aiuta l’ottimismo e infilo in luoghi sconosciuti, scarso orientamento, quasi come andare al buio…

Presto la strada lascia i centri abitati, e lo farà più e più volte a seguire…e comincia a salire il senso di smarrimento, non so dove sono, non so dove devo andare…segnale GPS assente…

E allora la mia mente comincia a vagare, nel silenzio dell’autoradio spenta per non perdere nessuno dei segnali intermittenti di vita del navigatore, nel saliscendi di curve, di tornanti, di bosco…e penso che non c’è un uomo lì con me…

Gli uomini sono più avvezzi a macchine, curve, strade, c’è da riconoscerlo oggettivamente alla categoria, ne sono appassionati fin da piccoli, dalla pista elettrificata di uno dei primi natali della loro vita, passando dai motorini dell’adolescenza, fino alle macchine sportive a prolungare nella perfezione della carrozzeria e nella pulizia degli interni il loro ego di maschi.

Noi donne siamo più avvezze a scarpe e abiti nuovi…c’è da riconoscerlo, per quanto si voglia sbandierare l’uguaglianza tra uomini e donne, non lo siamo uguali…magari ci completiamo, ma uguali proprio no…

E un uomo alla guida della mia macchinuccia vecchia e sgangherata, nella mia mattinata di ricerca di un luogo e una compagnia che sapevo mi avrebbero resa felice, ci sarebbe voluto proprio, giusto per arrivare in quell’oretta abbondante che la signorina GPS aveva annunciato alla partenza essere il tempo necessario per l’arrivo a destinazione, salvo poi mollarmi da sola come una pessima amica, di quelle stronze bene…invece delle tre ore che mi ci sono volute poi, una volta deciso che, in assenza oggettiva di un uomo, io in quel posto ci sarei arrivata, ci fosse voluta anche tutta la giornata…

Perchè io un uomo accanto lo vorrei…anche solo per circondarmi con un abbraccio la sera e dirmi che è ora di smettere, che posso fermarmi, che da lì in avanti ci pensa lui…a tutto quanto… a tutto il resto… a me…ma non ne ho bisogno…

E così andavo, alla ventura, persa, nel bosco, chiedendo indicazioni alle signore anziane vicine ai gruppetti di case che ogni tanto interrompevano la vegetazione, e tutte scuotevano la testa, mentre mi davano le loro indicazioni sconclusionate, come a dire che non ci sarei mai arrivata in quel posto, che non avevo speranza…

Ma quando tornava il bosco e la campagna, erano ulivi verdi e fiori, cespugli in rinascita e alberi dalle chiome non spoglie o verdi,  ma bianche e rosa, colorate, tinte di primavera…finalmente… a dispetto di cielo grigio e malinconia…

Ci sono arrivata alla fine…ultima, ma presente…e pronta a prendermi il mio pomeriggio di felicità, i miei abbracci, i miei sorrisi, la mia domenica, la mia partita a palla, la mia primavera, il mio squarcio di felicità.

Perchè volevo esserci…

Perchè la primavera mi appartiene e la reclamo, come mai nella mia vita prima di ora…

Perchè io la felicità me la merito, fosse anche solo uno squarcio di luce…

Perchè mi sono persa, mi perdo e continuerò a perdermi…ma alla fine, io, la strada la trovo.

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