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Un uomo – Eugenio Finardi

Dal basso della mia ignoranza non conoscevo questa canzone di Finardi.

Poi è accaduto che venisse fuori durante una chiaccherata in notturna come una di quelle strane e rare congiunture spazio temporali in cui tempo e parole si incastrano al momento giusto.

Il testo di questa canzone è una fotografia di me in questo momento della mia vita. E trovo meravigliosa la canzone, la fotografia che fa di me, una di quelle foto che capita inquadrino la meraviglia della vita nella perfezione di luci e colori… e anche io in fondo, descritta così, non sono niente male.

Nella mia vita voglio un uomo così…niente di meno…niente più sconti…

Un grazie sincero a Paolo che me l’ha fatta scoprire, è stato decisamente un gran bel regalo, in una stanca sera di ottobre.

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Un uomo

(Eugenio Finardi)

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Lei non lo sapeva ma aspettava un Uomo
Che la scuotesse proprio come un tuono
Che la calmasse come un perdono
Che la possedesse e fosse anche un dono

Era tanto tempo che aspettava l’Uomo
Che la ipnotizzasse solo con il suono
Di quella sua voce dolce e impertinente
Che proprio non ci poteva fare niente

Che la fa sentire intelligente
Bella, porca ed elegante
Come se fosse nuda tra la gente
Ma pura e santa come un diamante

Un Uomo dolce e duro nell’Amore
Che sa come prendere e poi dare
Con cui scopare, parlare e mangiare
E poi di nuovo farsi far l’Amore

Per seppellirsi tutta nell’odore
Che le rimane addosso delle ore
Che non si vuole mai più lavare
Per non rischiare di dimenticare

Che le ricordi che sa amare
Un Uomo che sappia rassicurare
Che la faccia osare di sognarsi
Come non é mai riuscita ad immaginarsi

Un Uomo pieno di tramonti
D’istanti, di racconti e d’orizzonti
Che ti guarda e dice: “Cosa senti?”
Come se leggesse nei tuoi sentimenti

Un Uomo senza senso
Anche un po’ fragile ma così intenso
Con quel suo odore di fumo denso
Di tabacco e vino e anche d’incenso

Impresentabile ai tuoi genitori
Così coerente anche negli errori
Proprio a te che fino all’altroieri
Ti controllavi anche nei desideri

Tu che vivevi nell’illusione
Di dominare ogni tua passione
Tu che disprezzavi la troppa emozione
Come nemica della Ragione

Non sei mai stata così rilassata
Così serena ed abbandonata
O così viva e così perduta
Come se ti fossi appena ritrovata

Con un Uomo senza senso
Anche un po’ fragile ma così intenso
Con quel suo odore di fumo denso
Di tabacco e vino e anche d’incenso

Un Uomo dolce e duro nell’Amore
Che sa come prendere e poi dare
Con cui scopare, parlare e mangiare
E poi di nuovo farsi far l’Amore

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Incrociando l’amore, in una uggiosa e grigia mattina di ottobre

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(immagine dal web)

Non scrivo molto ultimamente e comunque mai quanto vorrei.

Troppe cose da fare in poco tempo, e comunque sempre troppo poco tempo per fare le cose che vorrei fare.

Ma una cosa al volo la voglio fissare qua, ne voglio avere memoria. Una frazione di secondo, nel viaggio per andare al lavoro in una uggiosa e grigia mattina di ottobre.

Ferma al semaforo, dall’altro lato della strada una vecchia pandina verde acqua. Mi ha attirato il colore, devo ammetterlo, ma mi ha colpito quello che ho visto dentro.

Scatta il verde e all’interno di quella scatoletta verde acqua intravedo, mentre andavo verso di loro e loro venivano verso di me, una coppia, due ragazzi giovani.

L’uomo al volante, capelli lunghi riccioluti e barba, la ragazza al suo fianco, un volto pulito incorniciato da lunghi capelli lisci e castani.

La ragazza si sposta dal lato del passeggero, abbraccia il ragazzo alla guida e gli da un bacio sulla guancia affondando il suo viso nei capelli di lui.

Il ragazzo sorride e in quel sorriso era racchiuso quel loro attimo di felicità.

Quel sorriso, visibilmente segnato dall’amore, di qualsiasi tipo esso fosse, ha cambiato la percezione della mia giornata, mi ha fatto pensare ad alcune delle infinite possibilità che ne sottendevano la palpabile felicità.

Mi ha fatto pensare che in fondo l’amore, in qualsiasi forma e in qualsiasi momento decida di manifestarsi, è una gran bella cosa.

Per un attimo, incrociando l’amore adagiato sul sorriso di quel ragazzo, sono stata felice anch’io.

Per loro.

Per me.

Il guaio dell’empatia

Le cose del mondo non sono come sono LORO…

Le cose del mondo sono come sono IO…

E’ un gran guaio quello dell’essere empatici, del sentire su ogni centimetro di pelle le sensazioni della gente, il riuscire a mettersi sempre e comunque nei panni dell’altra persone, patendone gli stati d’animo.

E’ un difetto congenito dell’anima.

Perchè alla fine non è vero il detto popolare secondo cui  le cose spiacevoli sono mandate alle persone forti che sono in grado di sopportarle. La ‘malasorte’ credo che tutto sommato sia anche abbastanza equamente ben distribuita, tutto sta nell’esserne in grado di ‘sentirla’ sulla propria pelle o meno.

C’è chi sventuratamente non può fare a meno di immergersi nel mare delle emozioni fin quasi a restarne soffocato, e chi invece non ne viene toccato, è impermeabile ad esse e scivolano via, sembrando agli occhi degli empatici ben più lievi, o meglio sembrando la persona che li affronta molto più forte e tenace nell’affrontarle.

E’ una condizione sciagurata quella dell’empatia che non sottrae all’analisi nessuna delle possibili emozioni nè della vittima nè del carnefice.

E tutto questo ‘sentire’ e pensare e patire affatica, toglie il sonno, fa male al cuore…

Qualche tempo fa col mio bambino avevamo appena finito di vedere la rappresentazione teatrale della  favola “I tre capelli d’oro del diavolo” dei fratelli Grimm, nella quale il protagonista buono alla fine faceva patire al cattivo la giusta pena per le sue malefatte.

“Mamma, è vero che il re è stato cattivo, ma adesso dovrà stare in punizione per sempre? Perchè se chiede scusa e capisce che è stato cattivo non lo fanno tornare?”

Ecco qua, un empatico in erba…che ‘sentiva’ su di se il peso della pena senza fine del cattivo della favola…

Brutto guaio l’empatia, gran brutto guaio…

Quante volte sarebbe più facile essere ‘sordi’ alle emozioni?… indifferenti al pulsare dell’anima?…impermeabili alle emozioni che rendono vivo il cuore?

L’amore da una parte sola basta.

Sarà che i capelli bianchi sulla mia testa cominciano ad essere veramente tanti, e comunemente sono associati alla vecchiaia che va di pari passo con la saggezza, ma credo di aver fatto qualche passetto avanti sulla comprensione di cosa sia l’amore…

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(immagine dal web)

La frase di Bukowski mi trovava d’accordo con lui fino a qualche tempo fa, non ricordo quante volte mi sia passata sotto gli occhi l’immagine con la sua citazione e l’abbia ampiamente postata e ripostata sui vari social.

Credo di aver cambiato opinione, da qualche tempo, a tal proposito, perchè in realtà, anche l’amore, come quasi tutto il resto delle cose importanti della vita, è una questione che si vive in solitaria.

L’amore dunque E’ un’esecuzione, è normale che sia così, è la sua natura.

Amare è donare, scegliere di dare la parte più importante di te. E’ un’azione che compi, non che aspetti di ricevere. Se decidi di amare lo fai da solo, lo fai perchè non puoi farne a meno, lo fai perchè ti è diventato necessario come l’aria che respiri, lo fai e basta. E lo fai senza sapere se e come, ma soprattutto se, tornerà mai indietro.

Per la persona che lo vive è e sarà sempre da una parte sola, perchè esiste a prescindere dalle azioni degli amanti, esattamente come i colori del cielo al tramonto esistono a prescindere dall’arte di dipingere le tele dei pittori paesaggisti di tutte le epoche.

L’amore, quando capita nella tua vita, lo dai, lo doni, esce da te in modo che non riesci a controllare razionalmente. Se sei innamorato non puoi prescindere da amare, anche se non arriva niente in cambio. Anche se è solo la tua di testa che si è persa e sai benissimo che è un’esecuzione, non riesci a smettere.

Se sei innamorato, ami…non hai modo di fare altrimenti.

L’amore da una parte sola BASTA, eccome se basta…

E allora aspetti, aspetti e aspetti, e ti aggrappi ai ricordi di quegli sporadici attimi in cui il tempo e lo spazio si sono fermati e le congiunture degli avvenimenti ti hanno portato indietro un pizzico di quell’amore che hai donato…e lo hai riconosciuto quell’amore, nel calore di una mano, nella pressione di un polpastrello, nel suono di una risata.

Quando succede che l’amore torni indietro, torni a te, ti accorgi che per qualche momento tu sei felice, ogni cosa pulsa di vita nel modo più armonioso che una qualsiasi orchestra di suoni potrebbe mai creare, tutto è perfezione, e bellezza, e meraviglia, e pace. Lo sono le parole, i respiri, i movimenti delle mani nei capelli…lo sono la perfetta sincronia dei corpi, i pensieri che viaggiano all’unisono, le porte delle anime che si spalancano per qualche attimo a far scavare l’un l’altro nei luoghi più reconditi e nascosti.

Quegli attimi di felicità ne valgono la pena, valgono la pena di tutto…

Dei silenzi, delle attese, del dare senza avere, del dare senza condizioni, valgono la pena di amare, nell’unico modo possibile…amando.

“(…) E il naufragar m’è dolce in questo mare.” G. Leopardi ‘L’infinito’

“…io le ho fatto l’ok con la mano, lei mi ha fatto l’ok con tutte e due le mani…”

# Mamma, lo sai che ho una nuova fidanzata?

  • Davvero? Ma lei lo sa? Glielo hai chiesto?

# Certo che gliel’ho chiesto, ho disegnato un anello di carta, l’ho messo dentro l’appuntalapis (quelli col contenitore) e gliel’ho dato.

# Le ho detto: “Aprilo”

# Lei allora mi ha chiesto: “Ma perchè, vuoi essere il mio fidanzato?”

# E io: “No…vabbè…perchè…” (mimando l’imbarazzo…)

# E allora lei mi ha detto: “No, perchè se me lo chiedevi accettavo” (non mi sono formalizzata a correggere congiuntivi e condizionali…)

#E allora io: “Beh, allora va bene!”

#Poi mamma io le ho fatto l’ok con la mano, lei mi ha fatto l’ok con tutte e due le mani… e adesso siamo fidanzati!

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In fondo, il trovarsi, il piacersi, il volersi bene, lo stare insieme, il condividere un pezzo della propria vita, l’amarsi…sono cose semplici.

Niente di complicato, in fondo.

Semplice…come i bambini.