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Il puntale

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Nella mia famiglia di origine l’albero di Natale non ha mai avuto il puntale.

Per la verità non aveva neanche le palline.

E’ sempre stato un tripudio di fiocchi, uno grande sulla punta, tanti più piccoli tutti intorno a scendere.

Era tra l’altro un abete bianco, che mio padre, contadino mancato e  appassionato di botanica in modi talvolta stravaganti (innesti di meli su peri, piante del pepe, banani e ananas, infinite razze di olivi autoctoni strappati alla miscellanea uniformante del mondo contemporaneo), comprava con l’occasione del Natale, per poi ripiantarlo nel suo orto. A differenza dell’abete rosso, ricco, corposo e panciuto, l’abete bianco era spoglio e striminzito, quindi la sfida, che raccoglievo sempre e solo io, era quella di riempirne i vuoti senza farlo diventare esagerato, e volgare. C’è da dire che, come sempre capita quando qualcuno si prende la briga di far qualcosa mentre gli altri guardano e criticano, quando avevo finito era tutto un piovere di commenti “ma perchè non hai messo questo?”…”ma perchè hai fatto così?”…”ma non era meglio se lo mettevi così?”… che nel tempo, anno dopo anno, non facevano altro che alimentare il mio orgoglio caparbio di ‘mastro costruttore dell’albero di natale’ della mia sgangherata famiglia.

Quando ero arrivata a costruire una mia famiglia, non sapendo allora che sarebbe stata ancora peggio di quella che mi aveva visto crescere e di durata decisamente inferiore, fortunatamente, la prima cosa che era cambiata era stato l’arrivo immediato delle palline colorate al posto dei fiocchi. Mancando nel mio Natale mi aveva sempre affascinato la loro forma sferica, il loro gioco di cattura e deformazione e riflessione delle luci intermittenti e variopinte. Ma sulla punta era rimasto un fiocco, ogni volta di forma e colore diverso, ma sempre un fiocco, una sorta di legame indissolubile coi miei Natale passati.

Il puntale era e rimaneva una cosa altra da me, diversa dalle mie abitudini, un’uscita azzardata dalla mia zona di comfort. Troppo lungo, troppo alto, sproporzionato rispetto alla geometria paffuta dell’albero finto che aveva sostituito la penuria striminzita dell’abete bianco di famiglia.

Ma quest’anno l’ho comprato, finalmente, il mio puntale, economico, in set con una ventina di palline rosse, glitterato. Ha la punta storta, segno inconfutabile del peggioramento consumistico che abbiamo affidato alle cineserie, ma ci sta bene lassù, in cima al mio albero, con le sue palline monocromatiche. Nessun altra aggiunta, nessun riferimento al passato, tutto nuovo.

Strano che un semplice puntale in plasticaccia cinese e venti palline rosse mi abbiano fatto pensare alla mia vita, dandomi lo spunto per una sorta di bilancio natalizio. Forse è arrivato il momento giusto, forse sono davvero diventata adulta, forse il cordone ombellicale delle emozioni non esiste più, forse quel puntale nuovo mi indica che non ho più niente a che vedere col passato, se non una lunga serie di ricordi, più o meno nascosti, volontariamente o no, nei meandri della mia mente e del mio cuore, e sono pronta a costruire da sola, orgogliosamente caparbia come allora, il mio nuovo albero di Natale e con esso ogni giorno della mia vita.

Così, orgogliosamente caparbia, come quella punta rossa, luccicante, rossa come la passione per ogni cosa del mondo di fuori e soprattutto di dentro, un pò storta sulla punta, è vero, ma proprio per questo bella e unica, diversa da qualsiasi altra, esattamente come me.

 

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Drimer
    Dic 11, 2016 @ 17:52:04

    Bellissima descrizione, anche la punta 🙂
    Ciao

    Liked by 1 persona

    Rispondi

  2. Liza
    Dic 11, 2016 @ 19:51:21

    Alice ha trovato il suo albero.
    Punto.
    😊

    Liked by 1 persona

    Rispondi

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