Sogno

Aveva gli occhi belli, accidenti se erano belli.

Intorno all’iride si apriva una minuscola criniera di un caldo color nocciola, tiepido come una serata di autunno davanti al primo fuoco. Subito intorno diventavano color del mare in tempesta, un grigio di nuvole estive, ma anche verdi come le montagne in primavera. Cambiavano ad ogni cambiar della luce che in essi si rifletteva, c’era tutto un mondo dentro quegli occhi, tutto il suo mondo.

Avevano acceso il fuoco e poi lasciato che si spegnesse, distratti come erano là sotto la coperta che era diventata con pochi gesti meticolosi e lesti tutto l’involucro del loro vivere, in quel pomeriggio d’inverno inoltrato. Avevano contato le ore del giorno vedendo cambiare la luce che entrava dalla finestra rivolta al mare, e che disegnava le ombre dei loro corpi sui muri intorno al loro piccolo mondo immenso.

“Sei stato un sogno in questi due giorni, grazie. Un sogno di quelli belli, di quelli che ci pensi, ti restano in mente, ti tornano in mente…e allora sorridi.”

“Anche tu sei stata un sogno bellissimo e inaspettato, di quelli che ti rendono pieno e completo. Grazie.”

“Riposati adesso. A domani.”

“Sono felicemente distrutto. A domani.”

La Musica della mia Vita

Non so perchè, nè quale sia stata la causa scatenante che ha aperto la scatola dei ricordi, ma mi sono trovata a ripensare alla musica che ha accompagnato in vari modi e momenti la mia vita fino a qui.

Operazione faticosa per me, che tendo a mettere i ricordi in scatole polverose negli angoli più nascosti della mia anima, ma la magia della musica li ha fatti riemergere, a mosaico, in ordine sparso.

Così li fisso qua, per segnare un punto, per evitare la fatica di spolverarli di nuovo quando accadranno ancora, in futuro, giornate come queste di malinconia e di sguardi e orecchie voltate indietro.

  • Avevo un’età intermedia tra i sei e i dieci anni, il tempo delle scuole elementari per intendersi, e nella scuola che frequentavo erano soliti fare la brutta copia dello Zecchino D’Oro come recita di fine anno. Sono sempre stata abbastanza intonata, lo sono ancora, forse, in parte, e allora a me toccò questa canzone qua:

“…e premierà l’uomo che sarà ricco di niente. Siamo tutti dei Re.”

  • L’estate dei miei sedici anni. Il cuore che batte per la prima volta per un ragazzo di Mantova, conosciuto al mare. La prima storia d’amore della mia vita, il primo bacio. Dopo ben quattro mesi scoprimmo insieme che se ci si metteva la lingua, nei baci, venivano molto meglio. Il sesso era una cosa del tutto fuori dai nostri pensieri, diciamo che non eravamo vispi per niente, nessuno di noi due. Siamo stati insieme due anni, ma senza andare oltre quei baci, udite udite, dati con la lingua! Mi fece scoprire John Lennon. La musica era questa:

  • Arrivano i diciotto anni, la gita di quinta liceo. Una serata in discoteca a Praga e il primo bacio con un mio compagno di scuola. Complice un disguido sull’albergo e uno spostamento improvviso delle classi per le notti successive, dormimmo insieme un paio di notti dopo, ancora in gita. Rimasi vergine ancora per i successivi quattro o cinque mesi. Avevo scoperto il piacere dei corpi nudi pelle a pelle, ma vispi non eravamo neanche a questo secondo giro. Siamo stati insieme per quattro anni. Iniziava la mia svolta ‘rock’. Le note che hanno visto unire le nostre labbra in una freddissima serata di marzo a Praga erano queste:

  • Passano gli anni, mia mamma si ammala, inizio a lavorare, presto arriveranno la fine forzata dell’università ad un passo dalla laurea e le derive della mia vita. Locale rock/punk/metal, pelle, borchie, ragazzi dai lunghi capelli. La musica cambia. Sto altri quattro anni con un ragazzo alto, muscoloso, bello, capelli corvini fino a fine schiena. Scopro il sesso, quello infaticabile e dei vent’anni, quasi una maratona tutte le volte che potevamo stare insieme. Scopro i tatuaggi, il dolore, i piercing, la ribellione, i germoglio della dicotomia incolmabile tra quello che sono e che scoprirò molto più tardi, e quello che il mondo vorrebbe che fossi. Scopro la mia malattia. Sento fortissima l’attrazione per chi ‘non si adegua’. La musica erano i Doors:

  • Vado a vivere da sola. Incontro l’uomo che ha fatto contemporaneamente esplodere ed implodere la mia vita. Era violento. Comincio a chiedermi alcune cose di me, comincio a riflettere sul perchè di scelte e persone sempre uguali intorno a me. Inizio a fumare. Divento adulta. Non ho in memoria musica definita legata a questa persona. Mi sono sforzata di cercarla e di ricordarla ma non l’ho trovata. Quando era tutto finito e sarebbe iniziato di lì a poco lo scalino più grande della mia vita c’era questa:

Era per me, era dedicata a me, a me sola. La cantavo per me. Sullo specchio del mio bagno c’era questa frase, che leggevo ogni mattina quando mi svegliavo: “A te che io ti ho visto piangere nella mia mano, fragile che potevo ucciderti stringendoti un pò, e poi ti ho visto con la forza di un aeroplano, PRENDERE IN MANO LA TUA VITA E TRASCINARLA IN SALVO”

  • Cominciavo a capire che dovevo cambiare prospettiva e mettere me al centro di tutto, e arriva lui. L’uomo più feroce e importante, il più fragile e il più cattivo, il più devastante. Il sogno partiva da qui:

“…extraterrestre portami via, voglio una stella che sia tutta mia, extraterrestre vienimi a pigliare, voglio un pianeta su cui ricominciare.” Mi fidavo.

  • C’era anche questa:

“Ma se io avessi previsto tutto questo, dati, causa e pretesto, le attuali conclusioni…” Frase premonitrice…avrei dovuto ascoltarla, sul serio. Va tutto a rotoli ancora prima che inizi. Aspetto mio figlio da due mesi e lui ” si vergogna di me”.

  • Nasce il mio bimbo, l’inferno diventa sempre più buio. Anni di nervi tesi per mantenere lucida la mia mente e non cedere alla manipolazione. Lacrime e rabbia. Ma più lacrime. Questa la nenia che cantavo al mio bambino per addormentarlo nelle innumerevoli notti insonni:

“Geordie non rubò mai nemmeno per me un frutto un fiore raro. (…) Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso, cadrà l’inverno anche sopra il suo viso, potrete impiccarlo allora.”

C’è tutto l’amore di una madre in questi versi. Era tutto l’amore che mi era rimasto. Io ero tutta lì.

  • Passano due anni. La consapevolezza che dovevo tirare fuori la mia vita da quel buio è segnata da due libri e queste canzoni. La prima era la resa, la mia bandiera bianca:

“Ripenserai ancora
A tutto il bene che
Ti ho dato solo e solamente io
Ripenserai ancora
A quanto il niente tuo
Per me fu tutto
E per sempre hai perso un pezzo di me
E lo sai che son stato troppo buono
Ma che, stanco ormai, non posso più”

La seconda era la testa che si rialza e che punta un piccolo punto di luce là in fondo. Per me, per mio figlio. Per me. Avrei raggiunto quella luce:

“Vorrei che fosse oggi, in un attimo già domani
Per re iniziare, per stravolgere tutti i miei piani
Perchè sarà migliore e io sarò migliore
Come un bel film che lascia tutti senza parole”

  • E’ la primavera del 2013. Si avvicina una luce, mi tende la mano, mi aiuta a salire. Mi innamoro di nuovo nel momento più impensabile, quando non credevo sarebbe stato possibile.

Questa la sua canzone per me:

Questa la mia canzone per lui:

Finisce tutto la sera di un triste giorno di Natale di un anno e mezzo dopo. Inizia, con un lungo viaggio in macchina in solitaria, tra campagna sconosciuta e lacrime, la vera decostruzione della mia anima. La vera rinascita.

  • E sono pensieri e delusioni e scoperte e tentativi per costruire finalmente il puzzle vero della mia vita. Rimetto le cose al loro giusto posto, un passo dopo l’altro, un tentativo dopo l’altro, una caduta dopo l’altra. Ma ogni volta in piedi di nuovo. Quando si è stanchi di combattere è faticoso lottare, ma lo si fa, senza sconti, senza maschere, senza paura, perdendo per strada brandelli di cuore ma mantenendo intatti i punti cardine su cui ricostruire, cambiando ogni volta, se necessario, la composizione della malta per tenere insieme i pezzi, mettendo nuove centine. Il puzzle deve finalmente stare in piedi. Deve.

La musica che mi accompagna è questa:

“I said come on, come on, come on, come on and take it,
Take another little piece of my heart now, baby,
Break another little bit of my heart now, darling, yeah.
Hey! Have another little piece of my heart now, baby, yeah.
You know you got it if it makes you feel good,
Oh yes indeed.
All right!”

  • E si arriva ad oggi. Questo, sempre in musica, siamo mio figlio ed io:

“Mio cucciolo d’uomo

( Finardi-Cosma-Porciello )

Mio cucciolo d’uomo, così simile a me
di quello che sono vorrei dare a te
solo le cose migliori e tutto quello che
ho imparato dai miei errori, dai timori che ho dentro di me

Ma c’é una cosa sola che ti vorrei insegnare
é di far crescere i tuoi sogni e come riuscirli a realizzare
ma anche che certe volte non si può proprio evitare
se diventano incubi li devi sapere affrontare

E se ci riuscirò
un giorno sarai pronto a volare
aprirai le ali al vento
e salirai nel sole
e quando verrà il momento
spero solo di ricordare
ch’é ora di farmi da parte
e di lasciarti andare

Mio piccolo uomo, così diverso da me
ti chiedo perdono per tutto quello che
a volte io non sono e non sò nemmeno capire perché
non vorrei che le mie insicurezze si riflettessero in te

e c’é una sola cosa che io posso fare
é di nutrire i tuoi sogni e poi lasciarteli realizzare
ma se le tue illusioni si trasformassero in delusioni
io cercherò di darti la forza per continuare a sperare (lottare)

E se ci riuscirò
un giorno sarai pronto a volare
aprirai le ali al vento
e salirai nel sole
e quando verrà il momento
spero solo di ricordare
ch’é ora di farmi da parte
e di lasciarti andare

(Eppure certe volte mi sembra ancora solo di giocare
alle responsabilità, all’affitto da pagare
e forse fra quarant’anni anche mio figlio mi domanderà
“Ti sembrava solo un gioco papà, tanto tempo fà”)

E se ci riuscirò
un giorno sarai pronto a volare
aprirai le ali al vento
e salirai nel sole
e quando verrà il momento
spero solo di ricordare
ch’é ora di farmi da parte
e di lasciarti andare”

  • E si arriva ad oggi. Questa, sempre in musica, sono io. Questo, in musica, il mio punto di arrivo, il nuovo punto di partenza. Questo, in musica, l’unico pezzo mancante:

 

 

Saldi

Vorrei essere una scelta, non un’occasione in saldo.

Sarà per questo che non amo i saldi, ma scelgo con cura quello che mi piace e, se me lo posso permettere e le condizioni sono favorevoli, lo prendo quando lo voglio, seguendo l’istinto, assecondando l’impulso, facendomi guidare dal senso della bellezza e dalla meraviglia che quella cosa mi procura.

Le cose che prendo in saldo sono quelle poco importanti, quelle di consumo quotidiano, non i pezzi forti, non i desideri.

Leggendo il tutto in senso metaforico, io scelgo.

Non aspetto che si abbassi il prezzo.

Se le condizioni sono favorevoli lo prendo, se non lo sono non lo prendo.

Finisce lì. E non ci torno sopra.

Vorrei essere una scelta anch’io, non un pezzo d’occasione, non un 50%.

Vorrei essere una scelta, un pezzo forte, un desiderio realizzato.

Ma tutto è in saldo oggi, in questo tempo arido e spento che ci è dato vivere.

Lo sono anche i pensieri, i desideri, le emozioni, gli affetti, la dedizione, l’impegno, la passione, i sogni, la vita stessa.

Tutto al 50%.

Nel suo respiro

.

Nel suo respiro,
placido,
si ferma
ogni rumore,
si riempie
ogni silenzio.

.
Nel suo respiro,
dolce,
si calma
ogni tormento.

.
Sonno giunge,
pesante,
senza sogni.

.
Li lascio a lui,
preziosi,
casti,
fanciulli,
vivi,
veri.

.
Racchiusi,
nel suo respiro.

 

E.

Le favolose avventure dello Gnappo Gnapposo che non voleva fare il bagno

documento-acquisito

(disegno originale di Elio, 6 anni e mezzo)

In una fredda mattina di Gennaio il vento sferza troppo forte per andare a scuola e anche la mamma al lavoro non va.

Da sotto le coperte, nel buio soffuso di una grigia giornata ventosa nasce allora la storia dello Gnappo Gnapposo.

Non conoscete lo Gnappo Gnapposo? Mai sentito parlare di lui?

Rimediamo subito allora!

Le favolose avventure dello Gnappo Gnapposo che non voleva fare il bagno

C’era una volta uno Gnappo Gnapposo di nome Elio.

E cos’è uno Gnappo Gnapposo?

Dovete sapere che gli Gnappi Gnapposi sono sporchi, molto sporchi perché non vogliono fare il bagno.

Quando la mamma dice di fare il bagno loro protestano sempre urlando a squarciagola, fino a farsi quasi tirare per le orecchie per lavarsi la punta del naso.

Avvenne un giorno che lo Gnappo Gnapposo Elio andò all’edicola e comprò le bolle di sapone.

Aperto il barattolo venne fuori, spinta dal vento, una bolla gigantesca tutta colorata.

Lo Gnappo Gnapposo la vide così bella che decise di infilarcisi dentro.

E cominciò a volare.

Il vento lo portò sopra un paese i cui tetti erano fatti di cioccolata calda.

Erano bianchi, neri, all’arancio e al peperoncino e le finestre tutte colorate come le lentine ricoperte di smalto.

Gli alberi erano fatti di glassa dorata e dai rami uscivano bibite gassate.

Volò poi su un paese fatto dal mare.

C’erano case fatte di acqua, i tetti di conchiglia e squali in abito elegante che camminavano per andare al lavoro.

Gli alberi erano alghe verdi su tronchi di ghiaccio salato.

Certo che se ne vedevano di paesi strani da dentro la bolla di sapone!

Improvvisamente la bolla si ruppe e lo Gnappo Gnapposo Elio cadde su un terreno morbido fatto di peluches e caramelle.

Era il paese dei giocattoli dove ogni cosa era un gioco.

C’era un camioncino giallo e una bambola di pezza vestita da astronauta.

Fece cenno allo Gnappo Gnapposo Elio di salire a bordo e il camioncino partì veloce su una pista piena di tornanti e giri della morte.

Era divertentissimo!!!

La pista finiva davanti alla porta di un castello di sabbia di fronte ad un mare in tempesta disegnato, come un gigantesco quadro.

Sulla riva il pirata Senz’occhio invitò lo Gnappo Gnapposo Elio su una gigantesca nave dalle vele invisibili di un rosso acceso.

La nave levò l’ancora tra gran fragore di corde e strepito di legni antichi e veleggiò verso un punto lontano.

In fondo al grande quadro del mare c’era una porta.

Dalla punta di prua della nave lo Gnappo Gnapposo Elio la aprì, e salutando il pirata Senz’occhio saltò giù.

Era tornato a casa.

La mamma era seduta sul divano e stava leggendo un libro.

“Mamma! Ho fatto un viaggio bellissimo dentro ad una bolla di sapone! Andiamo a fare il bagno insieme che ti ci porto anche a te nel paese di cioccolata, quello del mare, quello dei giocattoli, sulla nave dei pirati e dentro ad un quadro? Vedessi che bello!”

La mamma lo prese per mano ed andarono a fare la doccia insieme per viaggiare con la fantasia in tutti i mondi incontrati dallo Gnappo Gnapposo Elio dentro alla gigantesca bolla di sapone colorata.

Da quel giorno lo Gnappo Gnapposo Elio non protestò più quando era ora di fare il bagno e raccontando le sue storie agli amici Gnappi Gnapposi come lui, convinse tutti che lavarsi era una cosa bellissima!

E da quel giorno gli Gnappi Gnapposi divennero tutti lindi e puliti e profumati proprio come una bolla di sapone.

Fine

E & E

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