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Bisogna sparargli (WRITERS n.14)

Bisogna sparargli

di Elena Brilli

I bar di provincia sono luoghi senza tempo e senza spazio, immersi nella luce afona dei neon che rimbalza su banconi fintamente marmorei, corrosi da mani incuranti e sorrisi usati di una cortesia becera quanto falsa.

Appoggiati ad uno di essi due tizi urlavano all’aria indifferente, travestista da barista stanco, i loro proclami:

“Bisognerebbe buttare addosso a quei barconi carichi di feccia immonda un paio di bombe tirate bene, e poi vedresti come non ne arriverebbero più! Ecco la soluzione! Ne affondi un paio e il problema è risolto! Se ne stanno a casa loro quei sudici che ciondolano nelle nostre strade e bisogna anche pagargli il vitto e l’alloggio!” diceva uno.

E l’altro di rimbalzo, a voler scendere quasi forzatamente un altro scalino verso l’ignoranza:

“Lo dico sempre io! Che si stava meglio quando c’era “Lui”! Tutti su un treno con le giacchine a righe e il simbolino cucito e via andare! Una bella gassata e problema risolto!”

Vittoria stava finendo di bere il suo caffè, dopo le solite otto ore abbondanti di lavoro che non bastavano mai per arrivare a fine mese, e aveva sentito tutta la conversazione senza distogliere lo sguardo dal suo angolino di serenità, che si regalava ogni sera prima di tornare a casa dal suo bambino.

Posò la tazzina, alzò lo sguardo e disse:

“Scusate signori…”

I due si voltarono sentendo l’esile voce femminile che chiedeva la loro attenzione.

“…una sola domanda. Come fate ad essere così sicuri che, nella vostra vita, non vi debba toccare mai di trovarvi su un barcone contro cui vengono tirate delle bombe? E, perdonatemi, come fate ad essere così sicuri che, qualora tornasse uno come “Lui”, non siate voi ad avere la casacca a righe col simbolino cucito? Come fate ad essere così sicuri che non vi trovereste dalla parte ‘sbagliata’ con un biglietto di sola andata per l’inferno?”

I due la guardarono, improvvisamente muti.

Vittoria pagò il suo caffè, ringraziò il barista, sorrise rivolta ai due signori e uscì.

Elena Brilli

Il racconto che avete letto lo trovate pubblicato sull’ultimo numero della rivista WRITERS.

Se volete dargli un occhio, la trovate

qui: https://drive.google.com/file/d/1J6i0_tz6pnd0DKyA9foPQRoiF-qGeimJ/view?usp=sharing

e qui: https://issuu.com/writersrivista/docs/writers_2014

e qui: https://writersezine.wordpress.com/

e qui: https://www.facebook.com/writers.magazine/

per leggerla on line e scaricarla dove volete  e ovunque siate.

 

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12 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mariannecraven
    Nov 18, 2017 @ 13:44:36

    Tacere non è più possibile! Bisogna intervenire di fronte a queste becere espressioni di razzismo. Brava Vittoria, indomita protagonista di questo breve racconto. La fai parlare per te, Elena, ma anch’ io mi ci immedesimo ampiamente, intervengo sempre quando sento discorsi come quelli dei due del bar. Mi sa che qualche volta arriverò a rischiare di brutto … ma non riesco più a trattenermi. 😀 😛 😀

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  2. Merdaccia, parole da leccare.
    Nov 18, 2017 @ 16:39:01

    Quando andranno in giro con i mitra forse cambierai idea.

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    • CrazyAlice
      Nov 18, 2017 @ 16:45:49

      Cedere al ricatto della paura è la cosa peggiore che si possa fare…e…aspetta un po’? Non ci siamo già andati noi a casa loro coi mitra o le armi di allora nei secoli dei secoli passati?

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  3. Monsieur des Intrigues
    Nov 20, 2017 @ 23:06:41

    Io non riesco più controbattere a cotanta disgustosa tracotanza, i conati di vomito mi bloccano le parole.

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    • CrazyAlice
      Nov 20, 2017 @ 23:09:31

      Io invece ancora non riesco a stare zitta… Prima o poi mi troverò le mani nel muso, ma continuerò a pensare con la mia testa e a parlare, contro il sonno della ragione.

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      • Monsieur des Intrigues
        Nov 20, 2017 @ 23:11:24

        La ragione non dorme, ormai è in coma irreversibile! Ho sentito affermazioni aberranti da persone che non mi sarei mai immaginato…

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      • CrazyAlice
        Nov 20, 2017 @ 23:14:31

        Confido ancora nell’intima bontà del genere umano. Vero è d’altronde che la genitrice di questa frase non ha fatto una bella fine… resilienza e resistenza… ci si prova.

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      • Monsieur des Intrigues
        Nov 20, 2017 @ 23:20:30

        “Una volta pensavo che essere umano fosse la maggior meta dell’uomo, ma oggi vedo che questo significava distruggermi. Oggi mi vanto di poter dire che sono disumano, che appartengo non agli uomini e ai governi, che non ho nulla a che fare coi credi e coi principi. Non ho nulla a che fare con la cigolante macchina dell’umanità – io appartengo alla terra! Lo dico giacendo sul cuscino e sento le corna che mi spuntano sulle tempie. Vedo attorno a me tutti quei miei pazzi antenati che danzano attorno al mio letto, che mi consolano, che mi stimolano, che mi flagellano con le loro lingue di serpe, che ghignano e irridono coi loro teschi grotteschi. Io sono disumano. Lo dico con un ghigno pazzo, allucinato, e continuerò a dirlo anche se piovono coccodrilli.” – Henry Miller – Tropico del Cancro

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      • CrazyAlice
        Nov 20, 2017 @ 23:31:46

        Come dar torto a Miller… ma credo che rimanere fedeli a se stessi sia un modo per non cedere all’umanità come sopra magistralmente descritta. Non appartengo a niente e a nessuno, né all’umanità né alla terra. Quindi penso e parlo. A meno di non esser costretta al silenzio da giochi temporanei che hanno ben altri scopi che la silente indifferenza e compiacenza.

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      • Monsieur des Intrigues
        Nov 20, 2017 @ 23:47:03

        Bien Sur…ma se anche lui si fosse “costretto” al silenzio ora saremmo orfani delle sue perle di saggezza.

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      • CrazyAlice
        Nov 20, 2017 @ 23:53:40

        E quanto pesante sarebbe la nostra condizione di orfani!

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      • Monsieur des Intrigues
        Nov 21, 2017 @ 00:02:57

        Pòreli noi, pòreli…. 😦

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