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Un attimo dopo

Non ho mai posseduto un crocifisso.

Ne ho sempre avuti intorno, come credo possa dire la maggior parte della popolazione italiana cresciuta nella culla mondiale del cattolicesimo, nonostante la dichiarata laicità dello stato che abitiamo.

Ma non ne ho mai avuto uno mio, non ne avevo mai sentito la necessità.

Poi, accade sempre più spesso, da qualche tempo a questa parte, che mi senta grata al cielo e riconoscente a chiunque ne abiti le profondità, per quello che ho nella mia vita. Per quello che riesco a sentire di essa, sopra e sotto la pelle. Per quello che me la rende ricca ogni giorno.

Grata per quello che sono e che sono diventata, per la bellezza che mi circonda, e che riesco a vedere. Per ogni pensiero, per ogni moto del mio animo. Per ogni lacrima e ogni risata, che da sempre, sul mio viso si incontrano spesso.

Così, intorno allo scorso Natale, incontro in un mercatino dell’usato, un quadro in massiccio legno marrone solcato da una lamina di ottone, a cui è appeso un crocifisso strano, diverso, insolito.

E’ la rappresentazione della crocifissione, sì, ma colta un attimo dopo. E’ l’inizio della deposizione, un braccio ancora appeso, l’altro già sciolto. Vien voglia di soccorrerlo, di aiutarne la discesa inerme perchè non si faccia male ancora. Perchè nessuno gli faccia male ancora. Sembra invocare.

“Liberami da male. Amen.” 

Lo sento mio.

E’ un attimo dopo. Un pò come me.


A Natale costava troppo. E, lo ammetto, non ritenevo fosse poi così importante. Non ne avevo mai avuti, potevo farne a meno.

Invece qualche giorno fa, in visita allo stesso mercatino, ecco che lo trovo ancora lì.

Mi aveva aspettato.

Il prezzo era sceso, arrivato ad un quarto quasi della cifra originale.

Posso permettermelo.

E’ il momento di portarmelo a casa.

Di farlo mio, di prendermene cura. Di ricambiare, metaforicamente, il favore.

“Liberami da male. Amen.” 

E così adesso è qua, con me.

Il mio Cristo ‘diverso’.

Un attimo dopo.

Come me.

 

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