Sardine 2

Sapete perchè mi piacciono le sardine?

Perchè ci mettono passione.

Le osservo dall’inizio, e mi piacciono.

Perchè c’è un sacco di gente che crede in qualcosa, che ci perde del tempo, che ci si mette in gioco.

Ho visto gente di ogni età confrontarsi civilmente sulle pagine facebook.

Ho visto disegni e cartelloni e sardine e colori in un sacco di foto.

Ho visto sardine fatte con la lana, con la stoffa, ricamate. Di una meraviglia incredibile.

Le sardine han tirato fuori le passioni. Hanno donato il coraggio di cui avevano bisogno le persone per non avere più paura di tirar fuori le passioni e gridare al mondo: “Sì, a me piace fare questa roba qui!!!!”

Ha tirato fuori i talenti.

Ad ognuno i propri, sia in negativo che in positivo.

E’ tornata la passione.

E Bella Ciao è la canzone della passione. Di un partigiano che sognava di lasciare a suo figlio un paese libero. E del suo dolore, della sua passione, appunto, declinata nell’accezione latina del ‘patire’.

La passione è amore. In qualsiasi forma lo si declini. Ci sono infinite declinazioni dell’amore.

E l’amore è “ l’amor che move il sole e l’altre stelle“. Proprio quello lì.

 

Sardine

Io son sardina e me ne vanto
Sto insieme all’altre e intono il canto
Di chi è morto per dare a noi
La libertà che mancava ai suoi.

Si fan scelte tutti insieme di tener alti quei valori
Che unito tiene il mondo degli uomini che non han colori.

Vogliam giustizia, uguaglianza e toni moderati,
Alle sardine non piaccion gli urli sguaiati
Di chi dice che io son diverso da te
Perché vuole la parte migliore per sé.

Siamo unite e fatte di tanti colori
Perché esser diversi dentro e anche fuori
È bello come bella è la terra che amiamo
Sorta sul sangue che ancora perdiamo
Quando l’odio offusca la mente di squali
Fatti come noi ma a noi mai uguali. 

Elena B.

Una ciglia nell’occhio

“Young woman at her window” –  Edouard Leon Cortes
***
Il buio avvolgeva la fine del giorno, debolmente sospeso  dalla luce diffusa di un’abat-jour.
La voce di lui arrivava lontana attraverso la cornetta del telefono.
“Ho una ciglia nell’occhio. Mi da fastidio, non riesco a toglierla”
“Vorrei poterci essere io, lì con te, per aiutarti a toglierla. Bisognerebbe ci fosse qualcuno, lì con te, per aiutarti a toglierla.” Lei interruppe il silenzio dedicato all’ascolto.
E proseguì:
“Egoisticamente vorrei essere io ad aiutarti, ma, se la vedo dalla tua parte, a te basterebbe ci fosse qualcuno, lì, ad aiutarti.”
“Ci sarai tu.” La voce di lui arrivò dolce attraverso la cornetta.
Ci fu silenzio.
“Posso fraintendere?” Risuonò allegra la voce innamorata di lei a rischiarare gli attimi del giorno in crepuscolo.
Dall’altro capo del telefono giunse una risata complice.
“Fin dove riusciremo a spostare i nostri limiti, sì.” Rispose lui divertito.
Risero entrambi, a fior di labbra vicine, nonostante gli spazi umani che li dividevano.
“O meglio…” Corresse lei, deliziata dalla dolce piega che aveva preso la conversazione. “Posso sovrastimare?”
“Sì.” Ripose lui.
Ci fu di nuovo silenzio.
Si illuminò la fine del giorno con il suono celeste di una nuova alba di promesse.
“Buonanotte tesoro.”
“Buonanotte Anima Bella.”
***

Regalo di compleanno.

Anna e Andrea tornavano in macchina verso casa nel tardo pomeriggio di uno di quei giorni di metà autunno in cui il buio invade il paesaggio troppo presto, togliendo luce alle ore e ai giorni, progressivamente sempre più corti.

Avevano passato insieme il fine settimana in un borghetto caratteristico sulle montagne poco distanti dalle loro vite di tutti i giorni. Si erano regalati una briciola di vacanza lontano dal mondo.

Avevano fatto l’amore, quello vero.

Le scie luminose dei fari delle auto disegnavano a tratti scorci dei loro volti. Sorridevano.

Regnava un silenzio sereno. Abitavano una bolla di pace armoniosa.

Anna interruppe il fluire limpido dei loro pensieri.

“Non voglio regali per il mio compleanno quest’anno.” disse, dando forma sonora alle parole silenti. “Tu fai sempre così tanto per me, che ogni giorno è compleanno. E il mio regalo sei tu, Andrea.”

Andrea, quasi stupito dall’argomento improvviso e inaspettato della conversazione che Anna aveva intrapreso, distolse per un attimo gli occhi dalla strada e, incontrando il profilo serio di Anna, rispose con un sorrisetto complice:

“Beh, questo si vedrà.”

Ammiccò divertito col volto disegnato dall’espressione di chi la sa lunga e ha già in serbo sorprese celate.

Anna si voltò a guardarlo e, con gli occhi sorridenti ma piglio autorevole ribadì:

“Non voglio regali per il mio compleanno, Andrea. Davvero.”

E aggiunse:

“Solo, rimani con me fino al compleanno del prossimo anno.”

Andrea scoppiò a ridere e scherzando ironizzò, per prenderla in giro:

“Ah, allora intendi che il giorno prima del tuo prossimo compleanno posso ritenermi libero?”

“Eh, no! Intendo che tu rimanga con me fino alla fine del giorno del mio compleanno del prossimo anno! E sappi, che ripeterò il mio desiderio almeno per i prossimi venti anni!” rispose ilare Anna.

“Ma un regalo normale, un mazzo di fiori, un profumo…no? Nessun altro desiderio?” chiese ridendo Andrea.

“Rimani con me fino al compleanno del prossimo anno…e di tutti i miei prossimi anni.” ribadì Anna mascherando il sorriso con la faccia più seria che potesse concederle la sua felicità esondante.

“Ok.” rispose secco Andrea.

“Ok?”

Era stupita adesso Anna. La voce di Andrea non aveva più il tono scherzoso che l’aveva accompagnata fino a poco prima.

“Ok.” ribadì Andrea voltandosi di nuovo e incontrando gli occhi di Anna. Era serio.

Il silenzio colmo d’amore, che li avvolse di nuovo, siglò l’accordo giocoso.

Il regalo più importante dell’imminente compleanno di Anna aveva assunto la forma meravigliosa di una promessa: la felicità.