“Una destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose.” Henry Miller

Dubbi, dubbi su ogni cosa… Conosco esattamente i miei circoli viziosi… Anni di autoanalisi e psicoterapia mi hanno portato a potermi sentire pienamente responsabile della mia vita e consapevole di me e del mondo che ho intorno. Ma mi sento fragile, come diceva Alice ieri. E allora so che la tentazione di rimettere la corazza è molto forte. Pur avendola abbandonata da mesi,è lì a tentarmi di ricadere nei miei noti meccanismi autosabotanti…
Resisto nella consapevolezza e responsabilità ma conservo alto il dubbio se ogni minimo passo sia nella direzione della luce o in quella delle ombre dentro cui non voglio più stare.
E così passo pomeriggi ansiosi. Come questo.
Scrivo qui, a voi, e l’ansia si allontana un attimo.
Mi piace pensare che anche questo percorso è tutti voi siate nella direzione della luce.
E quindi faccio un micro passo per avvicinarmi a voi.
Ne ho bisogno.
Grazie.

Gente distratta

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(immagine personale)

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Va in giro nel mondo la gente distratta
Immersa nei giorni di vita siffatta:

Si alza lavora mangia va a letto
Ché sulla testa, dice, ha bisogno di un tetto.

Non alza la mente quasi mai per guardare
Il sorger del sole al mattino levare

I suoi raggi al di sopra di nubi dubbiose
Se piover miseria o far grandi cose.

Eppure la vita è pur ben altra cosa
Che un mucchio di oggetti su cui l’occhio si posa.

È fatta di sogni di sguardi di suoni e respiri
Che in giro nell’aere fan poi tanti giri

Fino a trovar chi viaggia ancor vivo
Di tanta bellezza la speme mai privo.

Elena Brilli

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C’eri tu con lui.

(immagine personale, rosone dell’abside nella Chiesa di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, Montemurlo)

 

Lo hanno trovato a Parigi, nel carrello d’atterraggio di un aereo proveniente dalla Costa D’Avorio.

Morto.

Era un bambino.

Aveva dieci anni.

Ed è morto di freddo, da solo.

C’eri tu con lui, però, vero? Dimmi che gli hai dato un abbraccio caldo prima che il freddo gli togliesse l’ultimo respiro. Dimmi che è morto sapendo di essere amato da qualcuno. Almeno da te.

Dimmi che non è morto da solo. Tutti i bambini hanno bisogno di essere amati. E di non stare da soli, di non morire da soli.

Ha dieci anni anche mio figlio, non riesco a pensarlo diverso da lui.

Dimmi che c’eri tu con lui.

E pure ti amo.

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(“Il Bacio”, Gustav Klimt, 1907-1908)

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Imparo da te a conoscere le pieghe del tuo viso e il calore di uno sguardo.

Imparo a tener preziosa memoria del suono di una risata e del tono della tua voce.

Imparo da te il senso delle tue dita e la passione delle pelli.

Conosco da te la parola e la pazienza, il confronto e il conforto.

Imparo a conoscere da te la tenerezza e la tenacia, la dedizione e la resistenza.

Conosco da te la libertà e il legame.

E pure ti amo, nello tempo e nello spazio.

E non conosco confini.

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