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enosnaS

Nei capelli delle donne risiede il seme dei loro cambiamenti.

Quando una donna cambia i suoi capelli dentro di lei sta cambiando qualcosa. E cambiare fuori misura il momento esatto in cui una donna volta pagina.

Io li taglio, i capelli. E me li taglio da sola, nel mio bagno, con il mio gioco di specchi perfezionato in anni di esperienza. Sto diventando anche bravina.

Stasera mi sono tagliata i capelli.

All’opposto di Sansone, tagliare i capelli e fare del mio aspetto qualcosa di decisamente poco femminile, mi prepara ad affrontare una nuova battaglia per sconfiggere quel senso di irrequietezza che mi coglie quando mi accorgo di non essere felice. Di solito succede quando i capelli li avevo fatti riscrescere, nei momenti in cui mi illudevo di averla trovata, la felicità, di aver trovato la quadra giusta. E invece no.

E allora saltano i capelli e si rimette in discussione tutto. Rimetto in discussione me. Volto pagina. E faccio un passo avanti.

Sta arrivando la primavera.

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In solitudine ostinata e contraria.

C’è un tempo per tutto.

E ogni persona ha un proprio personalissimo tempo per tutto.

Non si fanno le cose seriamente a 15 anni, si fanno molto raramente e con estrema razionalità le minchiate a 40 anni. Perché si fanno eh! Tante anche! Ma lo sai che stai facendo una minchiata, ne sei perfettamente consapevole…quindi è decisamente molto meno minchiata e assume la dimensione di una scelta, pure quella.

Così, c’è un tempo in cui si adora stare in mezzo alla gente e far baldoria e un tempo in cui ci si raccoglie in se stessi, in solitudine ostinata e contraria. Perché non ci si capisce più per se stessi e figurarsi se si può pensare di comprendersi in relazione agli altri. Che sono tanti, troppi, sconosciuti, indifferenti. Ecco, indifferenti. E se non fanno differenza non sono interessanti. Non hanno senso. Perdono qualsiasi tipo di attrazione. Non meritano attenzione.

Così si rimane soli. Anche in mezzo ad un mare di gente.

E non fa male, non è scomodo, non mette in difficoltà. Semplicemente stai, in solitudine ostinata e contraria, perché il tempo della tua vita di adesso è quel tempo lì. Quello delle minchiate consapevoli. Quello delle minchiate sempre meno minchiate.

Quello della solitudine consapevole, ostinata e contraria.

Stanchezza

Questa è l’ora del giorno in cui mi trovo a sistemar scartoffie per il prossima scadenza burocratica. Di quelle che devi recuperare fogli, foglini e foglietti di tutto lo scorso anno, e andar a chiedere l’elemosina allo stato per vedere se il misero indicatore della mia condizione economica mi consentirà ancora di avere un pò di sconto su bollette varie e manterrà basse le spese del cucciolo. Per vedere di continuare a tener botta. A pensarci è quasi umiliante dover andar lì a vedersi scritto nero su bianco quanto poco sia il risultato numerico di tutta la tua fatica. Potrebbero tenerselo per sè quel numero e fare tutto di conseguenza, senza dovermelo sbandierare davanti e costringermi a portarmelo in giro, quasi fosse un numero di matricola, per chieder la questua che aiuti a condurre una vita almeno dignitosa per me e mio figlio.

Ed è questa l’ora non perchè mi abbia difettato la voglia, ma perchè dopo 12 ore fuori casa a lavorare, il cucciolo stasera aveva bisogno di me per le sue cose di scuola e poi la nanna e poi la cartella pronta per domani e così via. Fino a poco fa.

E c’era la prima puntata del festival stasera. Non per la musica, che ai miei orecchi le canzonette di Sanremo hanno perso interesse ormai da diversi anni, ma per gli abiti della conduttrice femminile. Vezzo da donna, questo, mio. Amore per gli abiti di alta moda, per la loro artistica maestria e unicità, più o meno apprezzabile ma a cui rendere omaggio almeno con la curiosità. Ho fatto in tempo a vedere solo il primo abito. Una meraviglia. Poi son rientrata nel turbine.

Mi piacerebbe sposarmi con un abito così. Un abito lungo di alta moda, Armani, nero. Non succederà.

Mi piacerebbe farmi un regalo per San Valentino. Senti cosa mi è venuto in mente… Un pezzo di lingerie. Ma non avrò il tempo di andarmelo a comprare, e forse quei soldi è meglio se li tengo da parte. Arriverà la bolletta del gas, presto.

Sono davvero tanto stanca.

Inverno

(Immagine dal web)

.

Si trascinano

i giorni

come soli

coperti di nebbia.

.

Una quiete accesa

Andando in ordine:
-una doga in legno della rete del letto si è staccata
-ho provato a rimetterla
-l’ho rotta mentre provavo a rimetterla
-nastro, colla a caldo, Ungaretti
-ho creato il ‘mio’ portacandele.

“Il vero amore è una quiete accesa”
G. Ungaretti

Sono un disastro… creativo.

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