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Onde alte

Non me le aspetto mai le onde alte,

Non riesco a prevederle.

Quindi cado, sdrucciolo, rotolo fino a riva.

Poi mi rialzo, mi metto di spalle.

Non vedo più il mare, è vero,

Ma non casco più.

Non riesco a prevederle,

Ma non mi fanno paura.

Temo invece il lento erodere dei giorni

Inutili, inermi, spenti.

E’ lì che l’anima mia si consuma 

E si bagna la miccia che rende vivi gli occhi.

Ed è così che se casco, rimango giù.

E muoio un po’,

Ad ogni risacca sulla spiaggia.

 

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Come Paolo e Francesca

Immerse nel mondo le anime nobili

Corrono in circoli di vortici ombrosi

Si separano le pelli ma gli animi resistono

A folate di vento come lame taglienti

Mai lontani seppur distanti

Si cercano gli occhi, bramosi di ritrovarsi

A confermare che la strada che percorrono i passi

È sempre la stessa che li vede vicini

Si guardano e sulle labbra si accenna un sorriso

Perché chi ama davvero non sarà mai diviso

Il mondo può correre ma loro qua sono

Come Paolo e Francesca a cui non importa

Per esser felici

Il vento che fa

FilastroccAmando

Ti amo.
Continui a sentirlo forte e chiaro, vero?
Ti desidero.
La tua pelle se ne accorge per davvero?
Arricchisci la mia vita.
Lo vedi quanto raccolgo da te per render più limpido il pensiero?
Ti bramo.
Ti accorgi della fame che sazia la tua presenza nei giorni di amor sincero?
Ti voglio bene.
Sai che ho bisogno che tu stia bene, perché fa star bene me nel mio sentiero?
Ti appartengo.
Conosci quanto sia libera quando mi muovo legata a te con desiderio?
Ti amo. E già lo sai.
Ti ho già detto quanto bello sia per me che tu mi conceda il privilegio di farlo sul serio?

Buonanotte

Ha un suono dolce la buonanotte sussurrata sulle labbra.

Un “ti amo” detto a bassa voce, sulla soglia del sonno, ha il sapore del sogno.
Ci sta dentro tutto il resto.

Ad un respiro dalla tua pelle, ti porto nel mio mondo nascosto.
Mi tieni la mano.

Ti auguro sogni,
da dividere,
con me.

Il tempo che ritorna

Fino a non molto tempo fa, conservavo in un angolo nascosto dell’anima la speranza, il desiderio, l’attesa, che la vita mi offrisse una seconda possibilità di diventare madre. Per vedere se anche a me fosse dato vivere l’esperienza di una vita di coppia appagante e amorevole e la conseguente maternità come un’esperienza da fare in due, come la completezza di un progetto condiviso. Per vedere se in qualche modo potesse davvero essere diverso da come è stato per me.

Così, ammucchiavo in soffitta scatole di vestitini stretti del mio bimbo che cresce, con l’idea di poterli un giorno riusare in modo uguale, ma diverso al tempo stesso.

Ultimamente però, oltre al disagio per quella sottile insoddisfazione che ha viziato per tanti anni il mio ‘sentire’ il ruolo di madre così come mi è toccato in sorte, si è fatta strada la consapevolezza che probabilmente non avrò una seconda occasione. Perchè la biologia fa inesorabilmente il suo corso. Perchè è necessario assaporare a pieno quello che si ha e goderne ogni istante. Perchè, forse, è giusto che andasse così, e così è l’unico modo che era destinato a me.

E allora in soffitta si lascerà posto per le cose nuove e i rimpianti andranno a vestire i bambini di altre famiglie, e io godrò dell’incipiente adolescenza del mio cucciolo cresciuto e di ogni suo sorriso, come forse, finora, non sono riuscita a fare davvero del tutto.

Non sarò madre di nuovo… ma sarò la miglior madre che io possa essere per colui di cui son madre già. Perchè si merita la completezza di quelle attenzioni, non erose dall’indomita speranza di un nuovo inizio, di un diverso inizio. Nessun nuovo inizio, ma nuovi inizi ogni giorno, con rinnovata complicità e armonia.

Così, lui adesso si prende i suoi spazi e io lentamente imparo a riappropriarmi dei miei.

E allora riscopro il gusto di prendermi cura del mio corpo e del mio aspetto, di dedicarmi alle cose che mi fanno stare bene, di assaporare ogni istante di una rinnovata quanto inaspettata fioritura dei sentimenti.

Ed ha un fascino meraviglioso il suono del tempo quando mi preparo per uscire a cena con la persona che mi ha riacceso il cuore. Profuma di bellezza e di gioventù. Sa di meraviglia l’attesa, da dietro la porta, del suono del clacson della sua macchina che passa a prendermi… Non mi ricordavo fosse così bello.

Vivo questi attimi con l’euforia e l’entusiasmo di una novella adolescenza io stessa, come forse non sono mai stata in grado di vivere nemmeno quando anagraficamente ero adolescente davvero.

L’adolescenza dei 40 anni, con la maturità e la consapevolezza di chi ha imparato a conoscere, non senza dolori atroci, quasi ogni piega del suo essere. E, al tempo stesso, con la giocosità di chi non ha più voglia di perdersi nemmeno un’opportunità di farsi scappare una risata, fosse anche nel più cupo dei giorni.

Ed è un bel riscoprirsi donna, bambina, ragazza, femmina e madre al tempo stesso. Senza sensi di colpa. Senza quasi più rimpianti. Con le spalle doloranti per i carichi che han portato, ma lo sguardo vivo di chi non ha paura di portarne ancora, sì, ma guardando al cielo, alle nuvole, al sole. Perchè è lì che abito, è lì che appartengo e non ai tanti sassi di inciampo che hanno impresso cicatrici sul mio volto.

Sono io, adesso mi conosco. E mi riconosco. Sapevo di esserci, nascosta da qualche parte.

Ho tutta la vita davanti, nonostante quella che già sta dietro. Come a 15 anni, il meglio deve ancora arrivare.

Adesso, a differenza di allora, so esattamente cosa mi fa stare bene, e me lo vado a prendere.

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