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Invece il cento cè (Loris Malaguzzi)

 .
Un pomeriggio in ludoteca e una bellissima scoperta.
E una riflessione amara, che suona come un’ammissione di colpevolezza.
Io non voglio essere una di quelle persone che ‘rubano novantanove’ o che insegnano a separare ‘la testa dal corpo’…proprio non voglio esserlo…
Invece è così facile scivolare nella banalità dell’essere adulti, molto più che rimaner bambini ancora un pò.
‘Il cento c’è’, ne sono convintissima e mi impegno a fare in modo che mio figlio non lo dimentichi mai…e se mai lo facesse mi impegno ad esser lì a ricordarglielo, che ‘il cento c’è’…accidenti se c’è…ed è un tesoro inestimabile, da non perder di vista…mai.
 ‘Il cento c’è’…e me lo devo ricordare un pò anch’io…ogni giorno.
Non può far altro che bene.
.
Invece il cento c’è
(di Loris Malaguzzi)

Il bambino
è fatto di cento.

Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare 

cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire

cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.

Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.

La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

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Meta a Metà

(immagine dal web)
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Si può essere interi 
anche divisi a metà 
se si smette di cercare 
l’altra metà.
Se si impara a bastarsi 
per quel che si ha 
che alla fine non è affatto 
una metà.
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E.

E allora bisogna di nuovo far bene l’amore.

Ieri sera, alla fine di una giornata densa di lavoro, fatica, discussioni e contraddizioni mi sono seduta sul divano e fatto partire senza troppo voglia inizialmente, un film che avevo in cantiere, tra i tanti da vedere, da molto tempo. Contavo di addormentarmi, avevo voglia solo di spegnermi mentre le immagini e le parole sarebbero andate avanti da sole.

Invece “Midnight in Paris”, film del 2011 scritto e diretto da Woody Allen, mi ha catturato dalle prime note dello swing-jazz iniziale e trascinato nel suo mondo di parole, magia, musica, poesia e sogni.

Un capolavoro… assolutamente uno dei film più belli che Woody Allen abbia mai scritto e diretto.

Hemingway che parla di amore, morte, paura e scrittura è una cosa che ha fatto perdere un colpo al mio cuore.

Hemingway: “Non scrivi mai bene se hai paura di morire. Tu ce l’hai?”

Gil: “Sì, io direi che forse è la mia paura più grande.”

Hemingway: “Beh, è una cosa che a tutti prima di te è successa e a tutti succederà.”

Gil: “Lo so.”

Hemingway: “Hai mai fatto l’amore con una vera meraviglia di donna?”

Gil: “Beh, ecco, la mia fidanzata è parecchio sexy!”

Hemingway: “E quando fai l’amore con lei, senti una vera e bellissima passione che almeno per quel momento dimentichi la paura della morte?”

Gil: “No, no… Questo non succede.”

Hemingway: “Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte; la vigliaccheria deriva dal non amare o dall’amare male, che è la stessa cosa, e quando un uomo vero e coraggioso guarda la morte dritta in faccia come certi cacciatori di rinoceronti o come Belmonte che è davvero coraggioso, è perché ama con sufficiente passione da fugare la morte dalla sua mente, finché lei non ritorna, come fa con tutti. E allora bisogna di nuovo far bene l’amore. Devi pensarci.”

Ho voglia (esperimento di composizione erotica)

(immagine dal web)

Sarà che è un periodo di quelli strani… ma ho voglia di te…
Mani addosso… e dentro…
Ho voglia di sentire il mio corpo… felice.
Ho voglia della mia bocca su di te… intorno a te… ho voglia del tuo sapore.
Ho voglia del tuo odore…di quell’odore… che siamo noi.

Vento capriccioso

(“La vertigine del vento” di Stefano Iori)

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Vento capriccioso

In un giorno d’aprile

Punge come coda d’ inverno

Odora di primavera

Che tarda a venire.

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Agita i capelli

Irrita i pensieri

Passa lesto

Tra le fessure

Di un’anima in risveglio.

Fastidioso.

Insolente.

Briccone.

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Come un bimbo

Nascosto tra le pieghe

Di una gonna di donna

Scova desideri nascosti

Sogni dimenticati ridesta.

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Mescola le carte

Di una vita che si aggiusta

Con mani di un gioco

Senza fortuna di sorta

Per barare e tornare a burlarsi

Di scelte nuove in giorni persi.

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Arriva la primavera con pungenti folate di gelo

A ricordar che l’inverno c’è stato

Ma anche stavolta è passato.

E.

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