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Temporale (racconto)

(immagine dal web)

Si erano incontrati in una sera di fine giugno sconvolta da un temporale estivo gonfio di pioggia feroce, vento iroso, lampi e tuoni furibondi.

“La pioggia ha sempre segnato i momenti più importanti della mia vita” aveva detto lui, e lei aveva fatto finta di credere che fosse ancora possibile che quella tempesta così fuori stagione portasse delle novità anche nella sua, di vita.

Le loro menti avevano aperto reciprocamente le porte delle rispettive tane del Bianconiglio qualche giorno prima, iniziando il viaggio eccitante l’uno alla scoperta dell’altra.

Quando i corpi si incontrarono, e con essi si incontrarono gli odori, i sapori, la pelle, gli sguardi, le voci, i sorrisi… la scintilla si accese.

Caddero le corazze, e con esse i vestiti.

Navigavano a vista l’uno nella tempesta dell’altra, l’uno sul corpo dell’altra, l’uno nella mente dell’altra, l’uno dentro l’altra.

Curiosi, timidi, furiosi, giocosi.

In un modo che poteva sembrare frutto di un magico sortilegio, lui conosceva e svelava, a se stesso e anche a lei, ogni fantasia confessata o celata, ogni desiderio noto o sconosciuto, e li rendeva vivi e reali, senza che lei chiedesse niente, senza nessuna istruzione, senza che fosse spesa nemmeno una parola per dar forma a quei sogni inconfessati.

Sembrava come se mischiando il suo corpo con quello di lei, lui volesse entrare nella sua mente, volesse conoscerla davvero, senza più nemmeno il filtro della ragione.

“Sei brava con le parole, parlami… dimmi cosa pensi, fammi entrare nella tua testa…” le diceva ansimando mentre entrava dentro al suo corpo.

Lei non parlava, non riusciva a farlo… godeva nel silenzio della sua mente, finalmente priva di ogni pensiero, invasa anch’essa da un fuoco incontenibile che le saliva dalle viscere, che la collegava direttamente al suo cuore in tumulto.

Teneva gli occhi chiusi, perchè potesse essere un pò meno vero quello che stava succedendo. Così facendo quella meravigliosa tempesta di sensazioni ed emozioni che stava vivendo sarebbe rimasta un pò nella dimensione di un sogno, non riuscendo in quel modo ad invadere la realtà. L’indomani sarebbe stato un pò meno doloroso, e avrebbe potuto riviverlo ogni volta che avesse chiuso di nuovo gli occhi.

“Guardami” le disse con tono diventato sottilmente imperioso.

Quando lei aprì gli occhi, non lontano dai suoi,  trovò due punti luminosi come stelle all’interno di due occhi scuri e profondi che la guardavano vogliosi, mentre lei godeva dal più profondo della sua anima.

In quel momento pensò… e pensò che sarebbe stato bello se quelle due stelle accese dentro ai suoi occhi, in quel momento, fossero così luminose solo per lei. E che avrebbe voluto che i suoi occhi si accendessero in quel modo di desiderio di lei per tanti e tanti momenti a seguire.

“Dimmi cosa pensi, fammi entrare nella tua testa” le ripetè lui, col medesimo tono sottilmente imperioso

Lei a quel punto abbassò anche l’ultima barriera, e con la voce strozzata dal piacere disse “Io mi innamoro di te…anzi, io ti amo già…” e se ne pentì un attimo dopo, perchè sapeva che quella frase l’avrebbe allontanato da lei, per quella innata paura che hanno gli uomini dei sentimenti degli altri.

In quel momento, però, lei lo amava, non poteva dire niente di diverso…

Sapeva benissimo che sarebbe potuto durare anche solo il tempo di quella meravigliosa tempesta che li aveva travolti fuori e dentro, ma in quel momento lei lo amava, perchè si stava prendendo cura di lei, con ogni atomo del suo corpo, con ogni scintilla della sua mente, con ogni battito del suo cuore, come non aveva mai fatto nessuno prima di quel momento.

Lei era fatta così, amava. Per quanto si fosse sforzata in passato di fermare l’emorragia del suo cuore, lei era fatta per amare, ogni cosa, in modo profondo, immenso, dolorosissimo…ma non riusciva a smettere, non riusciva a farne a meno.

Qualche giorno prima gli aveva detto “Non mi piacciono le persone che si risparmiano, che mi risparmiano. Io non mi risparmio.”

Lei non si risparmiava, lei amava.

E in quel momento, non avendo assolutamente idea di quanto sarebbe stato lungo, se il tempo del battito d’ali di una farfalla, o una vita intera, lei lo amava.

Il giorno dopo era sempre il più faticoso, in qualche modo lei si metteva in attesa, di un segnale, di un contatto, poi la vita tornava a girare come sempre.

Avrebbe voluto che quelle due stelle che continuavano a brillare mentre la guardavano godere, brillassero ancora, e ancora, e ancora, solo per lei.

Si sarebbe messa in attesa, l’indomani…di quei due punti luminosi in fondo ai suoi occhi scuri e profondi….di una nuova tempesta… di un nuovo temporale.

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Message in a Bottle

“So che in questi tempi strani, un post su facebook può essere preso in vari modi… Io li prendo come messaggi scritti e messi dentro una bottiglia… affidati al mare… Sono contento che tu abbia trovato la mia bottiglia…”

Inizia qua il complesso tentativo di sciogliere l’ennesimo grumo di pensieri sparsi che gironzolano nella mia mente da qualche giorno, da quando mi sono stati denominati pensieri e parole come ‘messaggi nella bottiglia’.

Cosa si nasconde davvero dentro i pensieri e le parole?

Credo che ogni uomo sia un’isola, ma che siano, pensieri e parole, davvero, messaggi lanciati nel vuoto tra un’isola e un’altra, in cerca di comprensione, in cerca di interpreti, in cerca di chi abbia voglia di allungare la mano e raccoglierli e, fatto questo, riesca a coglierne il vero significato?

Sta qui, nei messaggi lasciati nella bottiglia, l’essenza della comunicazione vera tra due persone, della reale comprensione e quindi il tentativo della creazione di un linguaggio comune che consenta la nascita di un istmo sottile tra le due isole che possa alla fine riuscire a ridurne la distanza?

E cosa può essere un messaggio in una bottiglia?

Forse un pensiero, una frase, una parola, il movimento di una mano, una ruga sul volto, la piega delle spalle, il muoversi rapido degli occhi, il tono della voce, l’incresparsi delle labbra, un taglio di capelli, un nastro rosso  al collo, un silenzio prolungato… tutto allora, ogni singola cosa che ci appartiene e che ci definisce come isola è al tempo stesso un messaggio lasciato nel vuoto in attesa che qualcuno lo raccolga e lo decifri.

Perchè tanto bisogno di comunicare e soprattutto di essere compresi?

Quanti messaggi, aspettative, illusioni, fatica, pensieri, parole, movimenti, silenzi, sprecati in questo tentativo assurdo e titanico di avvicinare due isole?

E soprattutto…soprattutto…

Io, cosa ci metto dentro le mie bottiglie?

Quali sono i miei messaggi?

Perchè tanto bisogno di comunicare e soprattutto di essere compresa?

Io sono felice di essere un’isola, in questo momento della mia vita…eppure manca, ebbene sì, manca tremendamente, contro ogni razionale elucubrazione volta ad evitare che ne possa sentire la mancanza… manca, dicevo, chi tenda la mano, chi raccolga la bottiglia, chi ne legga il contenuto, e soprattutto… soprattutto, chi riesca a comprendere il messaggio…non nella sua esegesi logica, ma nella sua essenza di sensazioni, emozioni, anima ed energia vitale.

Ammetto di non rendere la vita facile, forse…

Mi sono accorta di essere sufficientemente complessa, da risultare ostinatamente incomprensibile e profondamente antipatica anche a me stessa… non possono essere messaggi limpidi e cristallini quelli all’interno delle mie bottiglie…

O forse sì? Che sia tutto estremamente meno complicato e semplice, come se lo facesse un bambino?

Perchè però, se è così semplice come lo facesse un bambino, nessuno ancora comprende davvero? Nessuno ancora mi ‘sente’ davvero?

Cosa c’è scritto nelle mie bottiglie di così incomprensibile o in quale lingua sconosciuta ai più è scritto il mio messaggio?

Nella musica le pause costruiscono la melodia, con un ruolo non meno importante delle note, con un loro linguaggio nascosto di silenzi.

Che sia fatto di silenzi, il mio messaggio? Proprio io che amo parlare ed esprimermi con le parole, che abbia lasciato alle pause il senso del mio messaggio? Per ingannare tutti…per non essere trovata…perchè solo chi riesce a leggere i silenzi possa comprendermi…

E allora ecco, forse, cosa è scritto nel mio messaggio… ” ‘ascolta’ il mio silenzio “…

Chissà…

Mi sono stretta nelle spalle, proprio adesso…che sia un messaggio anche quello?

.

.
Message in a Bottle
The Police
.
Just a castaway
An island lost at sea
Another lonely day
With no one here but me
More loneliness
Than any man could bear
Rescue me before I fall into despair
I’ll send an SOS to the world
I’ll send an SOS to the world
I hope that someone gets my
Message in a bottle
A year has passed since I wrote my note
But I should have known this right from the start
Only hope can keep me together
Love can mend your life
But love can break your heart
I’ll send an SOS to the world
I’ll send an SOS to the world
I hope that someone gets my
Message in a bottle
Walked out this morning
Don’t believe what I saw
A hundred billion bottles
Washed up on the shore
Seems I’m not alone at being alone
A hundred billion casatways
Looking for a home
I’ll send an SOS to the world
I’ll send an SOS to the world
I hope that someone gets my
Message in a bottle
Sending out an SOS
.
Compositori: Gordon Sumner

Meta a Metà

(immagine dal web)
.
Si può essere interi 
anche divisi a metà 
se si smette di cercare 
l’altra metà.
Se si impara a bastarsi 
per quel che si ha 
che alla fine non è affatto 
una metà.
.
E.

E allora bisogna di nuovo far bene l’amore.

Ieri sera, alla fine di una giornata densa di lavoro, fatica, discussioni e contraddizioni mi sono seduta sul divano e fatto partire senza troppo voglia inizialmente, un film che avevo in cantiere, tra i tanti da vedere, da molto tempo. Contavo di addormentarmi, avevo voglia solo di spegnermi mentre le immagini e le parole sarebbero andate avanti da sole.

Invece “Midnight in Paris”, film del 2011 scritto e diretto da Woody Allen, mi ha catturato dalle prime note dello swing-jazz iniziale e trascinato nel suo mondo di parole, magia, musica, poesia e sogni.

Un capolavoro… assolutamente uno dei film più belli che Woody Allen abbia mai scritto e diretto.

Hemingway che parla di amore, morte, paura e scrittura è una cosa che ha fatto perdere un colpo al mio cuore.

Hemingway: “Non scrivi mai bene se hai paura di morire. Tu ce l’hai?”

Gil: “Sì, io direi che forse è la mia paura più grande.”

Hemingway: “Beh, è una cosa che a tutti prima di te è successa e a tutti succederà.”

Gil: “Lo so.”

Hemingway: “Hai mai fatto l’amore con una vera meraviglia di donna?”

Gil: “Beh, ecco, la mia fidanzata è parecchio sexy!”

Hemingway: “E quando fai l’amore con lei, senti una vera e bellissima passione che almeno per quel momento dimentichi la paura della morte?”

Gil: “No, no… Questo non succede.”

Hemingway: “Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte; la vigliaccheria deriva dal non amare o dall’amare male, che è la stessa cosa, e quando un uomo vero e coraggioso guarda la morte dritta in faccia come certi cacciatori di rinoceronti o come Belmonte che è davvero coraggioso, è perché ama con sufficiente passione da fugare la morte dalla sua mente, finché lei non ritorna, come fa con tutti. E allora bisogna di nuovo far bene l’amore. Devi pensarci.”

Dialoghi sul bene

“Mamma, io alla mia testa voglio bene 5 (che, secondo il modo tutto dei bimbi di quantificare il bene coi numeri o i centimetri, non è granché…)”

“Perché solo 5? Alla tua testa devi voler bene tanto perché è la tua testa che ti fa pensare, che ti fa diventare grande e che ti fa voler bene a tutto il resto…Se non vuoi bene alla tua testa poi non riesci a voler bene alle altre cose”

“E te alla tua testa quanto bene vuoi, mamma?”

“Io alla mia testa voglio bene un punto solo in meno del bene che voglio a te.”

“Ma come, un punto solo? Così non va bene, mamma… Io pensavo che tu volessi bene alla tua testa molti molti punti meno del bene che vuoi a me…”

“Ti sbagli, tesoro. Perché solo se la mamma vuole bene alla sua testa solo un punto meno che a te, riesce a insegnati le cose, a spiegarti quello che non capisci, a farti diventare grande, a volerti bene più di ogni altra cosa al mondo e a volerti bene anche quando ti brontola… o ti strapazza…e ti fa il solletico!”

Ride…felice…

In quella risata c’è il punto in più di bene che voglio a lui…

Ma lui non ha idea di quanto sia immenso quel punto.

O forse lo sa benissimo, voleva soltanto che glielo ricordassi.

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