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Profumo di futuro

“Ho un sacco di manie e difetti. Imparerai a conoscerli tutti.”
Profuma di futuro.

(Immagine dal web, Renato Bacar Photography, rielaborata)

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Domani è già oggi.

“Domani è già oggi.”
Una delle cose più belle mai dette in amore.

(immagine dal web, rielaborata)

La mia famiglia è come la pizza

Succede che il mio cucciolo abbia da fare i compiti a casa.

Succede che debba leggere un racconto sulla famiglia.

Succede che in fondo alla pagina uno degli esercizi richiesti sia quello di scegliere tra tre immagini, una pizza, un’insalata e un gelato, quello che più assomiglia alla propria famiglia.

E lui risponde:

“La mia famiglia è come la pizza.

La mia mamma è la base di pasta, quella che regge tutto, quella che senza la quale la pizza non esiste.

Il mio babbo è il pomodoro perché per fare la pizza il pomodoro ci vuole.

La mozzarella sono i nonni perché sono morbidi e menci.

Gli zii sono le olive.

E io sono il salamino perché è piccante e perché  l’ingrediente messo sopra è quello che dà il  sapore a tutta quanta la pizza.

E il salamino mi piace.”

E così succede che io non mi sia sentita mai tanto fiera, orgogliosa e realizzata nell’ essere un semplice impasto di acqua, farina e lievito senza il quale però quel meraviglioso salamino piccante di mio figlio non avrebbe modo di dare un senso a tutto.

Il suo mondo racchiuso in un pizza, il mio a farne la base.

L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni, e così noi vediamo magia e bellezza in loro: ma bellezza e magia, in realtà, sono in noi.” (Kahlil Gibran)

Venerdì sera

Mi piace il venerdì sera.

La settimana di lavoro è finita, domattina la sveglia non suona.

Non mi fermo mai, non posso fermarmi, ma mi concedo il lusso di rallentare.

E allora, quando il suo babbo non viene a prendere il mio cucciolo per il fine settimana, lui si mette il pigiama, si prepara per andare a letto, e giochiamo.

Facciamo la lotta, sul mio letto, fisicità pura. E ci troviamo avvinghiati, vicini. Fingendo di trattenerlo in realtà lo abbraccio, è il mio nuovo modo di abbracciarlo, di tenerlo stretto a me come quando era piccolo e lo tenevo in collo, raggomitolato sul mio petto.

E finisce che gli faccio il solletico, e lui ride e ride e ride. E io rido e rido e rido.

Contento da far quasi fatica ad addormentarsi quando il gioco finisce e poi crollare in un sonno profondo dal respiro pesante ma dolce, sereno.

Fa in tempo a dirmi che mi vuole bene e io a rispondere che non ha idea di quanto gli voglia bene io. Ma forse invece lo sa.

Dopo, inizia la notte. Ed è solo mia. Domani la sveglia non suona.

Dalle casse del pc esce questa:

“Il cuore chiede prima il piacere”

Adoro il venerdì sera.

All-in

Eccoci qua.

Sta arrivando di nuovo il momento.

Quel brivido strano che corre lungo la schiena un attimo prima di buttare sul tavolo l’ennesimo all-in.

Dell’anima.

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