C’eri tu con lui.

(immagine personale, rosone dell’abside nella Chiesa di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, Montemurlo)

 

Lo hanno trovato a Parigi, nel carrello d’atterraggio di un aereo proveniente dalla Costa D’Avorio.

Morto.

Era un bambino.

Aveva dieci anni.

Ed è morto di freddo, da solo.

C’eri tu con lui, però, vero? Dimmi che gli hai dato un abbraccio caldo prima che il freddo gli togliesse l’ultimo respiro. Dimmi che è morto sapendo di essere amato da qualcuno. Almeno da te.

Dimmi che non è morto da solo. Tutti i bambini hanno bisogno di essere amati. E di non stare da soli, di non morire da soli.

Ha dieci anni anche mio figlio, non riesco a pensarlo diverso da lui.

Dimmi che c’eri tu con lui.

E pure ti amo.

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(“Il Bacio”, Gustav Klimt, 1907-1908)

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Imparo da te a conoscere le pieghe del tuo viso e il calore di uno sguardo.

Imparo a tener preziosa memoria del suono di una risata e del tono della tua voce.

Imparo da te il senso delle tue dita e la passione delle pelli.

Conosco da te la parola e la pazienza, il confronto e il conforto.

Imparo a conoscere da te la tenerezza e la tenacia, la dedizione e la resistenza.

Conosco da te la libertà e il legame.

E pure ti amo, nello tempo e nello spazio.

E non conosco confini.

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Amico immaginario

Ho sentito dire che gli amici immaginari arrivano quando le persone hanno bisogno di loro e se ne vanno poi, a lavoro concluso, nel giorno del loro compleanno.

Non ho mai avuto un amico immaginario quando ero piccola.

Ma mi farebbe comodo adesso. Tanto più che il mio compleanno è passato da poco e, qualsiasi cosa fosse, (un coniglio gigante, un gatto chiacchierone, uno hobbit guercio, un Mr Wolf qualsiasi di Pulp Fiction) questo fantomatico amico immaginario avrebbe un sacco di tempo, fino al prossimo novembre, per ‘lavorare al mio caso’.

Ho tante di quelle cose da sistemare, che una mano, come dire, sarebbe bene accetta.

Tanto, sono già sufficientemente folle e fuori dall’ordinario, che chiunque mi vedesse parlare da sola col mio amico immaginario, non si stupirebbe poi più di tanto.

Perciò, attendo candidature di amici immaginari, di quelli belli tosti però, rimasti momentaneamente disoccupati. Che abbiano voglia di aiutare una signora quasi di mezza età, parecchio parecchio stanca a sbrogliare un pó dei suoi casini.

Così, se non hanno di meglio da fare, perché non tenersi in allenamento e diventare, con l’esperienza che maturerebbero con me, una ‘cintura nera’ degli amici immaginari?

Farei curriculum. Sicuro.

 

Sardine 2

Sapete perchè mi piacciono le sardine?

Perchè ci mettono passione.

Le osservo dall’inizio, e mi piacciono.

Perchè c’è un sacco di gente che crede in qualcosa, che ci perde del tempo, che ci si mette in gioco.

Ho visto gente di ogni età confrontarsi civilmente sulle pagine facebook.

Ho visto disegni e cartelloni e sardine e colori in un sacco di foto.

Ho visto sardine fatte con la lana, con la stoffa, ricamate. Di una meraviglia incredibile.

Le sardine han tirato fuori le passioni. Hanno donato il coraggio di cui avevano bisogno le persone per non avere più paura di tirar fuori le passioni e gridare al mondo: “Sì, a me piace fare questa roba qui!!!!”

Ha tirato fuori i talenti.

Ad ognuno i propri, sia in negativo che in positivo.

E’ tornata la passione.

E Bella Ciao è la canzone della passione. Di un partigiano che sognava di lasciare a suo figlio un paese libero. E del suo dolore, della sua passione, appunto, declinata nell’accezione latina del ‘patire’.

La passione è amore. In qualsiasi forma lo si declini. Ci sono infinite declinazioni dell’amore.

E l’amore è “ l’amor che move il sole e l’altre stelle“. Proprio quello lì.

 

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