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Filastrocca del bimbo a colori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(immagine dal web)

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C’era una volta, ma dove chissà,

un luogo un pò strano a vederlo da qua.

Erano sempre tutti scuri e arrabbiati

e facevan discorsi ben poco sensati.

Nere le facce, neri anche i cuori

“Non vogliamo nessuno che porti i colori!”

Questo dicevan come pecore in coro

e il buio abitava ogni parte di loro.

Poi venne dal mare salvato un bel giorno

un bambino che aveva i colori del mondo.

Narrava di terre baciate dal sole

sconfitto da guerre che il cuore non vuole.

Narrava di freddo, di fame e di vento,

di lunghi cammini compiuti a stento.

Visto aveva il filo spinato

che la libertà gli aveva levato.

Poi il mare alla fine lo aveva cullato

ma in una notte d’inverno si era arrabbiato.

Solo, impaurito, smarrito e bagnato

finito il viaggio, lì era arrivato.

Nel paese sognato degli uomini spenti,

che paura avevano, stretta tra i denti,

che il bimbo arrivato dal posto lontano

venisse a prender le cose di mano.

Ma il bimbo voleva solo cominciare a sperare

di poter un giorno tornare a giocare.

Dal buio informe del coro belante

si alzò improvvisa una voce squillante:

“Ma quello è un bimbo come son io,

può essere suo tutto quello che è mio!”

“In cambio sapete che cosa farà?

A vivere insieme ci insegnerà!”

“E il buio tremendo di sterili cuori

verrà riempito dai suoi bei colori!”

Così disse entusiasta quel bimbo sincero

e prese per mano il suo amico straniero.

Andarono incontro ad un giorno nascente

che vedrà stare unita tutta la gente.

Perchè il diverso è uguale, se visto col cuore,

e insieme inventiamo un nuovo colore.

 

(Elena Brilli)

 

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Commensali

Mi hai detto che stare con me è come consumare un buon pasto, in cui le pietanze di cui ci si nutre hanno un ottimo aspetto e un sapore sopraffino.

Ma quello che lo rende veramente prezioso è la rara unicità del commensale.

E mi hai detto che sono io la tua commensale, in questo tratto di vita in salita che ci vede seduti vicini a consumare il prelibato pasto l’uno dell’altra.

Come fosse sempre una giornata di festa per l’anima di cui si nutre la vita vera.

Servirò a te allora le pietanze più curate e la più elegante della gioviale convivialità, semplice e preziosa come acqua fresca per la sete.

Perché tu possa tornar ogni volta affamato alla tavola di me, imbandita dei nostri sorrisi più belli.

Vivo, respiro, amo.

Ho visto il sole attraverso uno squarcio velato nella nebbia.

Rotondo.

Perfetto.

Da lontano tutto è perfezione.

Da vicino anche la perfetta rotondità del sole esplode in tossici fuochi inestinti.

Da vicino vedo te.

E scorgo le tue valli e le tue colline.

È dolce il cammino intrecciata alle tue mani.

Ammiro maestose le tue vette e i tuoi abissi.

L’infinito accolgo arrampicandomi sulle prime.

Mi cullano i silenzi adagiata sui secondi.

Non ho paura.

Vivo, respiro, amo.

Lucciole in inverno

(immagine personale)

Come lucciole in inverno

atomi di luce illuminano

sentieri impervi

nell’oscura selva degli uomini.

Sta arrivando

un nuovo

Natale

Valevole vivere

Sfuggono tra le mani come la vita le cose.

Attenzione distratta persa nel mondo veloce.

Rimane il calore di voci come echi di felicità possibile.

Trattengono i piedi al terreno cercando la strada dei sogni.

Mantengono l’anima al caldo vicino al sole.

Rendono valevole vivere nel vortice del tempo disperso nei giorni.

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