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Nella notte

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Come lampione nella notte

Illumino

Giardini nascosti

Dell’anima.

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(Particolare di un guardino di Bergamo Alta. Foto originale gentilmente concessa da L.)

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L’attesa

(Bansky – Uomo in attesa con fiori – New York – 2013)

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Mi piace l’attesa.

Ho bisogno di attesa.

La sento, l’attesa.

Adoro la solitudine 

che sottende all’attesa.

Tesa compagna,

ha in sè la magia del sogno.

Fibrilla l’anima.

Rito

(“Dopo il bagno: donna nuda che si asciuga”, Federico Zandomeneghi (1841-1917), pastello su carta montata su pannello d’artista, 1895)

 

Esiste un rito che prelude all’incontro degli amanti.

 

E adesso che mi hai viziato nell’attesa di te,

cominciano a mancarmi, nell’ora della prima sera,

quei gesti che compio per rendere a te

la parte migliore di me

in cambio del dono che mi fai

di te.

 

Rendono vivo il tempo quegli atti usati dei giorni uguali,

resi scelti e speciali dal trepidante pensiero

di quel che sarà

il rivedere il tuo viso.

 

Manca adesso il sacro rito

del nostro incontro

e della sua attesa. 

Filastrocca del bimbo a colori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(immagine dal web)

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C’era una volta, ma dove chissà,

un luogo un pò strano a vederlo da qua.

Erano sempre tutti scuri e arrabbiati

e facevan discorsi ben poco sensati.

Nere le facce, neri anche i cuori

“Non vogliamo nessuno che porti i colori!”

Questo dicevan come pecore in coro

e il buio abitava ogni parte di loro.

Poi venne dal mare salvato un bel giorno

un bambino che aveva i colori del mondo.

Narrava di terre baciate dal sole

sconfitto da guerre che il cuore non vuole.

Narrava di freddo, di fame e di vento,

di lunghi cammini compiuti a stento.

Visto aveva il filo spinato

che la libertà gli aveva levato.

Poi il mare alla fine lo aveva cullato

ma in una notte d’inverno si era arrabbiato.

Solo, impaurito, smarrito e bagnato

finito il viaggio, lì era arrivato.

Nel paese sognato degli uomini spenti,

che paura avevano, stretta tra i denti,

che il bimbo arrivato dal posto lontano

venisse a prender le cose di mano.

Ma il bimbo voleva solo cominciare a sperare

di poter un giorno tornare a giocare.

Dal buio informe del coro belante

si alzò improvvisa una voce squillante:

“Ma quello è un bimbo come son io,

può essere suo tutto quello che è mio!”

“In cambio sapete che cosa farà?

A vivere insieme ci insegnerà!”

“E il buio tremendo di sterili cuori

verrà riempito dai suoi bei colori!”

Così disse entusiasta quel bimbo sincero

e prese per mano il suo amico straniero.

Andarono incontro ad un giorno nascente

che vedrà stare unita tutta la gente.

Perchè il diverso è uguale, se visto col cuore,

e insieme inventiamo un nuovo colore.

 

(Elena Brilli)

 

Buon Natale Maestra! (Filastrocca natalizia per le maestre)

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A Natale si nasce come nacque Gesù,

ma che bello rinascere ogni giorno quaggiù!

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Con lo zaino in spalla a scuola veniamo

perché si impari ogni volta un po’ meglio chi siamo.

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Siam fatti di storia, di lettere, numeri e pensieri

di geografia, di musica e di nuovi sentieri.

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Ringraziamo oggi la maestra preziosa,

che dalla cattedra ci spiega paziente ogni cosa.

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Che sia Natale allora anche a scuola ogni volta

che la maestra ci porta una domanda risolta.

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Curiosi saremo di aver le riposte

anche quando già grandi batterem nuove coste.

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Buon Natale maestra anche se a scuola non siamo,

ma mentre arrivano i doni con gioia ti pensiamo.

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Che sia bello, maestra, anche il tuo dolce Natale,

colmo di gioia, di amore e di gente speciale!

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E.Brilli

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