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Commensali

Mi hai detto che stare con me è come consumare un buon pasto, in cui le pietanze di cui ci si nutre hanno un ottimo aspetto e un sapore sopraffino.

Ma quello che lo rende veramente prezioso è la rara unicità del commensale.

E mi hai detto che sono io la tua commensale, in questo tratto di vita in salita che ci vede seduti vicini a consumare il prelibato pasto l’uno dell’altra.

Come fosse sempre una giornata di festa per l’anima di cui si nutre la vita vera.

Servirò a te allora le pietanze più curate e la più elegante della gioviale convivialità, semplice e preziosa come acqua fresca per la sete.

Perché tu possa tornar ogni volta affamato alla tavola di me, imbandita dei nostri sorrisi più belli.

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E’ accaduto a me

È accaduto a me.

Che incorniciati dallo stipite angusto di una porta ci fossero due anime mai tanto vicine.

Come una musica.

È accaduto a me.

Che due corpi si stringessero nella soave danza di un abbraccio.

Anche i silenzi, lo sai, hanno parole.

È accaduto a me.

Che due mani si intrecciassero sul petto, a metà strada tra il cuore e la testa.

Quel buono di noi.

È accaduto a me.

Che ogni atomo del cosmo racchiuso in quello scatto di spazio fosse in immobile perfezione assoluta, come tempo sospeso.

Come domenica.

È accaduto a me.

Che il sentire si innalzasse sopra ogni cosa, tormento ed estasi, quasi fosse il fiato degli dei a sospingere i sensi.

Di sole e d’azzurro. 

È accaduto a me. 

È per questo che esisto.

È in questo che brillo.

Primavera a Novembre

(immagine dal web)

Mani intrecciate suggellano anime unisone.

Passi vicini come percorsi e comuni in uno stralcio di vita.

Luci fredde di una vetrina illuminano bocche vicine e sguardi eloquenti di amore presente.

Musica lieve di un piano suonato con appassionata maestria diffonde calore nell’aria.

Gocce di pioggia sottile partecipano alla commozione di cuori riconoscenti.

È un autunno che profuma di vita nuova, come primavera incipiente.

Splenderà l’inverno dell’estate dell’anima.

L’amore è

Indefinibile è l’amore, fatto di paroli, luci, suoni, odori straordinari tutti, per quanto normali.

Oppure normali seppur straordinari.

È incontrare uno sguardo e dimenticare in un solo istante ogni motivo che ti ha resa nervosa.

È placare ogni ansia con la vibrazione di una voce.

È essere svegliata dall’odore del caffè che qualcuno ha preparato per te e incontrare due occhi illuminati pur nella penombra del mattino di un nuvoloso lunedì d’autunno.

È una collezione infinita di meravigliose ‘prima volte’ nel fare sempre le stesse cose sentendole però in un modo nuovo e ogni volta diverso.

È piangere e ridere insieme in una confusione di commozione incontenibile che racchiude in lacrime sorridenti ciò che non bastsno più le parole a descrivere.

È calore da pelle a pelle, emozione da cuore a cuore.

È rendersi conto di avere il privilegio e la fortuna di poter amare. Senza riserve.

È sentirsi amata. Senza bisogno di parole.

Rimane di lei

Era esile, con la sua chioma ordinata di capelli bianchi.

Le piaceva stare fuori, la incontravamo, io e il mio bambino, quasi tutte le mattine nei momenti convulsi dell’uscita di casa per montare in macchina prima di arrivare a scuola, o nei pomeriggi in cui uscivamo per le nostre commissioni. Ogni volta un buffetto al cucciolo e una battuta spiritosa.

Era anziana, ma le dovevano piacer tanto i bambini, e lei piaceva tanto a loro. Era un pò la nonna di tutti i bambini della via, un occhio sempre vigile quando giocavano chiassosi tutti insieme nei pomeriggi d’estate.

Non voleva che le dessi del lei, e si arrabbiava ogni volta che il mio rispetto educato per le persone di un’età venerabile non riusciva proprio a rispettare questa sua volontà.

Capitava talvolta che si facessero insieme i quattro passi tra le case basse che ci separavano dal barettino dietro casa. Mi raccontava della sua vita, e io le confidavo porzioni della mia, quasi fosse anche la mia, di nonna. Arrivati al banco del bar, pretendeva che il mio caffè fosse pagato da lei. Mi riservavo ogni volta di restituirle il favore, ma non sono riuscita a farlo in tempo.

Negli ultimi tempi l’avevo trovata in un paio di momenti di scarsa lucidità, nei quali mi chiedeva se fossi appena arrivata lì con il mio bambino, prevalendo nei suoi ricordi la memoria dell’inquilino precedente a me e bypassando la mia presenza in quell’abitazione ormai da diversi anni…ma erano dimenticanze di poco conto.

Quando il mio cucciolo usciva di casa con il suo nuovo giocattolo orgogliosamente brandito come un vessillo di conquista, si informava curiosa di cosa fosse e allora era un momento delizioso, che mi mancherà molto, vedere il cucciolo d’uomo spiegar il suo nuovo meraviglioso giocattolo alla nonna canuta ma interessata a quel piccolo mondo di fanciullesca innocenza. La giovinezza inconsapevole e la saggezza dei tempi che si incontravano in uno scambio paritario di emozionante candore. Erano momenti meravigliosi.

Se n’è andata in una domenica mattina di inizio ottobre.

E ci mancherà, ci mancherà molto.

(immagine personale)

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