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Primavera a Novembre

(immagine dal web)

Mani intrecciate suggellano anime unisone.

Passi vicini come percorsi e comuni in uno stralcio di vita.

Luci fredde di una vetrina illuminano bocche vicine e sguardi eloquenti di amore presente.

Musica lieve di un piano suonato con appassionata maestria diffonde calore nell’aria.

Gocce di pioggia sottile partecipano alla commozione di cuori riconoscenti.

È un autunno che profuma di vita nuova, come primavera incipiente.

Splenderà l’inverno dell’estate dell’anima.

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L’amore è

Indefinibile è l’amore, fatto di paroli, luci, suoni, odori straordinari tutti, per quanto normali.

Oppure normali seppur straordinari.

È incontrare uno sguardo e dimenticare in un solo istante ogni motivo che ti ha resa nervosa.

È placare ogni ansia con la vibrazione di una voce.

È essere svegliata dall’odore del caffè che qualcuno ha preparato per te e incontrare due occhi illuminati pur nella penombra del mattino di un nuvoloso lunedì d’autunno.

È una collezione infinita di meravigliose ‘prima volte’ nel fare sempre le stesse cose sentendole però in un modo nuovo e ogni volta diverso.

È piangere e ridere insieme in una confusione di commozione incontenibile che racchiude in lacrime sorridenti ciò che non bastsno più le parole a descrivere.

È calore da pelle a pelle, emozione da cuore a cuore.

È rendersi conto di avere il privilegio e la fortuna di poter amare. Senza riserve.

È sentirsi amata. Senza bisogno di parole.

Rimane di lei

Era esile, con la sua chioma ordinata di capelli bianchi.

Le piaceva stare fuori, la incontravamo, io e il mio bambino, quasi tutte le mattine nei momenti convulsi dell’uscita di casa per montare in macchina prima di arrivare a scuola, o nei pomeriggi in cui uscivamo per le nostre commissioni. Ogni volta un buffetto al cucciolo e una battuta spiritosa.

Era anziana, ma le dovevano piacer tanto i bambini, e lei piaceva tanto a loro. Era un pò la nonna di tutti i bambini della via, un occhio sempre vigile quando giocavano chiassosi tutti insieme nei pomeriggi d’estate.

Non voleva che le dessi del lei, e si arrabbiava ogni volta che il mio rispetto educato per le persone di un’età venerabile non riusciva proprio a rispettare questa sua volontà.

Capitava talvolta che si facessero insieme i quattro passi tra le case basse che ci separavano dal barettino dietro casa. Mi raccontava della sua vita, e io le confidavo porzioni della mia, quasi fosse anche la mia, di nonna. Arrivati al banco del bar, pretendeva che il mio caffè fosse pagato da lei. Mi riservavo ogni volta di restituirle il favore, ma non sono riuscita a farlo in tempo.

Negli ultimi tempi l’avevo trovata in un paio di momenti di scarsa lucidità, nei quali mi chiedeva se fossi appena arrivata lì con il mio bambino, prevalendo nei suoi ricordi la memoria dell’inquilino precedente a me e bypassando la mia presenza in quell’abitazione ormai da diversi anni…ma erano dimenticanze di poco conto.

Quando il mio cucciolo usciva di casa con il suo nuovo giocattolo orgogliosamente brandito come un vessillo di conquista, si informava curiosa di cosa fosse e allora era un momento delizioso, che mi mancherà molto, vedere il cucciolo d’uomo spiegar il suo nuovo meraviglioso giocattolo alla nonna canuta ma interessata a quel piccolo mondo di fanciullesca innocenza. La giovinezza inconsapevole e la saggezza dei tempi che si incontravano in uno scambio paritario di emozionante candore. Erano momenti meravigliosi.

Se n’è andata in una domenica mattina di inizio ottobre.

E ci mancherà, ci mancherà molto.

(immagine personale)

Lettere tra amanti – #3

(immagine dal web)

Mi addormento…

Sai, Anima Bella, la sensazione di te che più rimane sotto la pelle è il tuo tenere le mie mani mentre diventiamo un solo corpo e una sola anima.

E di tenerle ancora mentre ci addormentiamo stremati.

E mentre camminiamo vicini.

E mentre parliamo delle nostre reciproche vite.

E mentre viviamo insieme il nostro tempo…

“Restami accanto, parla con me, mangia un boccone con me, fai l’amore con me.”

Mi hai detto portando la mia anima a traboccare dagli occhi lacrime felici di commozione.

E io ‘sento’ allora, oltre la pelle, che tu me le stai tenendo davvero, le mani,

Al di là dello spazio, al di là del tempo, le mie mani dimorano placide tra le pieghe delle tue.

Ed è un intrecciarsi di vite, sotto la pelle.

La felicità non accade per caso.

La felicità è una scelta.

E io ho scelto te.

Dall’altra parte

(immagine dal web)

Claire sentiva che la sua vita fosse arrivata ad un nuovo bivio, ad uno di quei punti in cui, ad ogni anima senziente a cui sia data dal cielo la possibilità di abitare un minuscolo atomo di questo mondo, si imponga l’urgenza di compiere una scelta. Se rimanere immobile nello stato delle cose o se compiere un passo avanti, con la fatica che ne consegue, per evolvere ad uno stadio superiore della propria crescita.

A questo pensava mentre si asciugava i capelli. Aspettava l’uomo che in qualche modo, da qualche tempo, le dava segnali luminosi e chiarissimi, come fari nella nebbia, che qualcosa stesse già cambiando nel complesso sistema della sua vita. E che stesse cambiando in meglio.

E allora, perchè non buttare nella mischia una manciata di volontà personale e di impegno perchè la spinta che quell’uomo eccezionale le dava non si limitasse alla sfera delle emozioni, così importanti per Claire, e trascinasse con se, come un volano di rivoluzione personale tutti gli altri aspetti della sua vita? Dal lavoro alla gestione del suo tempo, dalle opportunità che conosceva e che non aveva il coraggio di cogliere, ritenendosi incapace di meritarle, fino al rapporto con la parte più profonda di sè dove albergavano ancora, ben nascosti ma mai sopiti, i suoi desideri disattesi si bambina?

Mentre il phon frullava il suo rumore ipnotico, le tornò in mente l’immagine di una sera di diversi anni prima a casa di amici, durante la quale una ragazza che conosceva appena aveva catalizzato l’attenzione dei presenti con la lettura dei tarocchi, nella quale si dilettava da un pò.

Claire, con quella titubanza che la legava a previsioni di futuri tanto improbabili quanto facilmente confutabili, aveva accettato l’offerta che quella ragazza dalla chioma fluente di capelli lunghissimi le leggesse le carte.

La domanda iniziale a cui i tarocchi avrebbero dovuto fornire risposta era stata quella che riguardava la direzione complessiva della sua vita, non limitando quindi l’esito della sorte ad un ambito particolare, ma in qualche modo mettendo alla prova quel gioco casuale di carte sull’intera sua esistenza, per vedere un pò se sarebbero state in grado di fornirle riposte plausibili, arrivati al dunque della domanda che conteneva in sè tutte le altre.

Claire non ricordava assolutamente quali allora fossero state le carte che aveva estratto dal mazzo, ma ricordava benissimo la risposta che l’improvvisata fattucchiera le aveva fornito leggendole, variopinte, una volta disposte sul tavolo.

Le carte erano divise in due parti nette, contrapposte e contrarie. Da una parte una serie di carte negative, dall’altra una corrispondente serie di carte positive.

“E’ rarissimo che le carte si dispongano in modo così simmetricamente contrapposto” aveva esordito Adele. Si chiamava così la sibilla di quella serata lontana che riaffiorava prepotente alla memoria di Claire.

E aveva proseguito:

“Qui nella parte delle carte negative, c’è tutto quello che non va nella tua vita o che in qualche modo ti senti addosso come un vestito troppo stretto. Di qua, dove ci sono le carte positive, c’è tutto quello che ti aspetta per essere felice. Devi solo passare da quest’altra parte e tutto andrà a posto.”

“Devi solo passare da quest’altra parte” si ripeteva Claire continuando a sentire il phon scompigliarle i capelli.

Sopra il rumore del vento caldo sentì suonare alla porta.

Staccò il phon, lo rimise a posto, scese di corsa le scale passandosi una mano tra i capelli per rimetterli un pò in ordine e si precipitò ad aprire la porta.

L’uomo che era in grado di allargarle il sorriso sulle labbra ogni volta che i loro occhi si incontravano, la aspettava appoggiato alla macchina.

“Tutto quello che vuoi è dall’altra parte delle paura.”

Le aveva scritto questo aforisma di Jack Canfield la sera prima, intercettando l’irrequietezza che aveva caratterizzato le ultime giornate di Claire. Lui le voleva bene davvero, e Claire lo percepiva sulla pelle e oltre, in ogni diramazione della sua anima, in modo nettissimo.

“Tutto quello che vuoi è dall’altra parte della paura. Devi solo passare dall’altra parte, Claire”  si ripetè allora come un mantra per chiudere il flusso dei suoi pensieri.

Prese le chiavi dal tavolo, uscì, richiuse la porta alle sue spalle e prese la mano che l’uomo meraviglioso che aveva di fronte le offriva.

“Bene, Claire, andiamo dall’altra parte. Questo è un ottimo inizio” si disse tra sè e sè.

Claire sorrise. L’uomo che le teneva la mano sorrise.

E si incamminarono insieme, fianco a fianco, nell’aria tiepida di un luminosissimo tramonto di fine estate.

 

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