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Rimane di lei

Era esile, con la sua chioma ordinata di capelli bianchi.

Le piaceva stare fuori, la incontravamo, io e il mio bambino, quasi tutte le mattine nei momenti convulsi dell’uscita di casa per montare in macchina prima di arrivare a scuola, o nei pomeriggi in cui uscivamo per le nostre commissioni. Ogni volta un buffetto al cucciolo e una battuta spiritosa.

Era anziana, ma le dovevano piacer tanto i bambini, e lei piaceva tanto a loro. Era un pò la nonna di tutti i bambini della via, un occhio sempre vigile quando giocavano chiassosi tutti insieme nei pomeriggi d’estate.

Non voleva che le dessi del lei, e si arrabbiava ogni volta che il mio rispetto educato per le persone di un’età venerabile non riusciva proprio a rispettare questa sua volontà.

Capitava talvolta che si facessero insieme i quattro passi tra le case basse che ci separavano dal barettino dietro casa. Mi raccontava della sua vita, e io le confidavo porzioni della mia, quasi fosse anche la mia, di nonna. Arrivati al banco del bar, pretendeva che il mio caffè fosse pagato da lei. Mi riservavo ogni volta di restituirle il favore, ma non sono riuscita a farlo in tempo.

Negli ultimi tempi l’avevo trovata in un paio di momenti di scarsa lucidità, nei quali mi chiedeva se fossi appena arrivata lì con il mio bambino, prevalendo nei suoi ricordi la memoria dell’inquilino precedente a me e bypassando la mia presenza in quell’abitazione ormai da diversi anni…ma erano dimenticanze di poco conto.

Quando il mio cucciolo usciva di casa con il suo nuovo giocattolo orgogliosamente brandito come un vessillo di conquista, si informava curiosa di cosa fosse e allora era un momento delizioso, che mi mancherà molto, vedere il cucciolo d’uomo spiegar il suo nuovo meraviglioso giocattolo alla nonna canuta ma interessata a quel piccolo mondo di fanciullesca innocenza. La giovinezza inconsapevole e la saggezza dei tempi che si incontravano in uno scambio paritario di emozionante candore. Erano momenti meravigliosi.

Se n’è andata in una domenica mattina di inizio ottobre.

E ci mancherà, ci mancherà molto.

(immagine personale)

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Panta rei…’ci stiamo soltanto dicendo addio’

Saltellando qua e là in rete mi sono imbattuta in questo articolo di Cesare Catà.

Non è il primo che leggo del medesimo autore, e ne sono rimasta incantata, come le volte precedenti, dalla prosa poetica, a tratti malinconica, con la quale racconta storie di ‘poeti, santi, eroi e navigatori’ a cui i sognatori indomiti come me sono tanto affezionati.

L’articolo in questione parla di Ernest Hemingway e di una serata in un bar a L’Havana sul finire della quale germoglia “Il vecchio e il mare”.

Si parla di amore in questo articolo e una frase mi ha colpito per la sua disarmante, poetica verità…

Hemingway si rende conto che gli uomini non sono che vittime di passioni non sincronizzate. Che la vita è solo un lungo addio. Che tutti noi, per quanto ci amiamo – siano le nostre storie d’amore lunghe una settimana o una vita intera –  ci stiamo soltanto dicendo addio. Addio agli abbracci. Siamo treni che si incrociano rapidi in una stazione di smistamento merci.” (cit.)

E alla mente mi si sono riaffacciati i ricordi della ‘filosofia del divenire’ di Eraclito, sepolti nella notte dei tempi dei primi anni di liceo…

‘Panta rei’, tutto scorre… e in quanto divenire, ogni anelito di vita, ogni istante, ogni fotogramma della nostra storia, ogni emozione sono già passati, andati, perduti, nell’attimo stesso in cui si manifestano.

Non solo i moti dell’animo innamorato, ma ogni cosa…niente escluso…

“…la vita è solo un lungo addio…” la versione malinconica del ‘panta rei’… tutto scorre…

…e penso a mio figlio che cresce…in fondo è vero che in ogni attimo che viviamo insieme in questa vita, io mamma, lui figlio, “ci stiamo soltanto dicendo addio”…ma indubbiamente è l’addio più bello che ogni istante la vita mi regala…