La mia copertina di Linus

Sono sempre vestita di nero.

Riesce a farmi sentire elegante anche quando sono in abiti da lavoro o in tuta.

E adoro sentirmi elegante.

Ma, da anima freddolosa quale sono, ho un maglione, di quelli di cotone intrecciato grosso, che porto sempre quando sono in casa, sopra a tutto il resto, sopra il nero. Per sentirmi a casa. Per tenere al caldo il cuore.

È sempre sulla sedia in camera, anche in estate, quando non ce l’ho addosso.

Quando è in lavatrice ne sento la mancanza. Lo stendo in bagno perché appena lavato, ancora bagnato, lui torni ad essere con me.

È la “maglia bianca coi coriandoli”.

È la “maglia con cui ti disegno, mamma”.

È la mia copertina di Linus.

Il disegno è di qualche anno fa. Ed occupa il posto d’onore attaccato al muro di fronte alla scrivania.

Il maglione è quello, quello con cui lui mi disegna.

Lui mi disegna colorata, coi coriandoli.

Lui li vede, i colori e i coriandoli, sopra a tutto il nero.

Fato

Non credo al destino o al fato come motivazione autoreferenziata delle cose che accadono nella nostra vita. Trovo anzi che affidarsi al fato e ad un qualcosa di già determinato dall’alto, al di sopra della nostra volontà, sia spesso un atto codardo che allontana da noi la responsabilità delle proprie azioni.

Credo piuttosto che ogni cosa di ogni nostro giorno sia frutto di scelte e di una logica catena a cascata di causa-effetto.

Accade però a volte, in strani pomeriggi di un inverno entrato anche nelle ossa, come non accadeva da tempo, che notizie arrivino da lontano, o forse da troppo vicino, a squarciare il cielo come una tempesta furiosa.

E allora forse il fato, il caso, il destino, comunque si voglia chiamarlo, esiste davvero, feroce, crudele, al solo scopo di mettere alla prova la resistenza emotiva delle persone.

E non è per quello che in termini di affetto, vicinanza, crescita personale io andrò a perdere, ma per la persona sulla quale si è abbattuto con la sua spada di Damocle, che una batosta del genere proprio non se la merita, non così grande, non adesso.

Non possiede il senso della misura quel beffardo despota del fato.

E va bene tutto, che si deve fare, siamo in ballo e si dovrà ballare…ma bastava anche meno…decisamente anche meno.

Sei proprio stronzo quando ti ci metti, destino, fato, caso, o in quale maledetto altro modo tu possa chiamarti.

 

Saldi

Vorrei essere una scelta, non un’occasione in saldo.

Sarà per questo che non amo i saldi, ma scelgo con cura quello che mi piace e, se me lo posso permettere e le condizioni sono favorevoli, lo prendo quando lo voglio, seguendo l’istinto, assecondando l’impulso, facendomi guidare dal senso della bellezza e dalla meraviglia che quella cosa mi procura.

Le cose che prendo in saldo sono quelle poco importanti, quelle di consumo quotidiano, non i pezzi forti, non i desideri.

Leggendo il tutto in senso metaforico, io scelgo.

Non aspetto che si abbassi il prezzo.

Se le condizioni sono favorevoli lo prendo, se non lo sono non lo prendo.

Finisce lì. E non ci torno sopra.

Vorrei essere una scelta anch’io, non un pezzo d’occasione, non un 50%.

Vorrei essere una scelta, un pezzo forte, un desiderio realizzato.

Ma tutto è in saldo oggi, in questo tempo arido e spento che ci è dato vivere.

Lo sono anche i pensieri, i desideri, le emozioni, gli affetti, la dedizione, l’impegno, la passione, i sogni, la vita stessa.

Tutto al 50%.

La magia del Natale

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(immagine dal web)

E’ quasi natale…di nuovo…

E di nuovo le corse, l’affanno, le cene, i regali, i supermercati, le luci, l’albero, i ricordi, la malinconia, le aspettative, le delusioni, le mancanze…

Ma c’è un momento, che è solo mio e in cui metto la mia personale magia del Natale, in cui mi fermo e penso alle persone che mi vogliono bene, a cui voglio bene, e impacchetto i regali.

Lo faccio di notte, dopo che il mio cucciolo si è addormentato, perchè per lui, e solo per lui, il Natale deve rimanere un’affare serio, una scintilla di sogno a cui credere fermamente…

Quindi appena il suo respiro si acquieta nel sonno tiro fuori i regali, quelli per lui e quelli dedicati a tutto il resto del mio mondo di affetti, dagli innumerevoli nascondigli sparsi per casa e con il mio sacchetto di carte e nastrini, scotch, forbici e spillatrice, mi metto al lavoro, come un folletto di Babbo Natale lasciato nel mondo, silente tutto l’anno, laborioso in una notte sola.

Non voglio mai che vengano fatti i pacchetti dalle fredde commesse indifferenti dei negozi sovraffollati di questo periodo, mi piace lavorarci su, modificarli, aggiungere o togliere qualcosa, trasformarli, renderli un pò miei, e quindi unici, diversi dagli altri.

E via via che scelgo le carte, passo i nastri, tiro i riccioli, annodo i fiocchi, penso alla persona a cui è dedicato il contenuto (spesso minuto e misero nel suo valore commerciale) del pacchetto ed è lì, in quel pensiero, in quel pacchetto fatto con le mie mani, con qualche minuto del mio tempo, con un colore, un abbinamento, un fiocco ogni volta diverso, una briciola per uno della mia creatività, che si nasconde la magia del mio Natale.

Poi nascondo tutto di nuovo, nell’oblio degli armadi, fino a quando non passa Babbo Natale, e il mio cucciolo, di ritorno da un’uscita strategica o la mattina appena sveglio non trova tutto quanto sotto l’albero e la magia si ripete, ogni anno, come ogni anno, finchè riuscirò a renderla reale agli occhi di un cucciolo di uomo che si merita di credere nei sogni e nella fantasia il più a lungo possibile.

Poi i regali che non sono per lui li mettiamo nel sacchettino e facciamo la distribuzione ai rispettivi destinatari, perchè Babbo Natale li ha lasciati a noi, perchè vogliamo bene a quelle persone, e anche se si è sbagliato a lasciarli sotto al nostro albero, sa che noi li porteremo a destinazione, aiutandolo nel suo duro lavoro di queste notti in volo, su una meravigliosa slitta tirata da renne, al suono tintinnante dei campanelli.

E’ quasi Natale…ecco che la magia si ripete…

Ciao Lelli

La chiamavano Lelli, la ‘nonna Lelli’…

Era una distinta anziana signora, i capelli bianchi sempre raccolti, gli occhiali nella tinta dell’abbigliamento, luccicanti di strass che le illuminavano il viso, tutti gli accessori e i bijou coordinati… Stava molto bene quando il colore dominante del suo abbigliamento era l’azzurro, non il blu o il celeste, ma l’azzurro…

Fumava, e condivideva con me lo spazio del patio all’aperto a casa delle sue due figlie per la sigaretta che scandiva il trascorrere delle ore delle giornate di festa in cui solitamente ci incontravamo per le reunion familiari, e che spesso non mancava di offrire anche a me, forse comprendendo l’inutilità dei miei ripetuti e fallaci tentativi di smettere…

L’ultima volta che l’ho vista era il giorno di Natale e, in uno dei rapidi soggiorni all’addiaccio, in compagnia delle nostre sigarette, mi aveva raccontato quello che era stato un suo sogno, la creazione di una scuola dai metodi innovativi che consentisse lo sviluppo di didattica diversificata per ogni personale percorso di apprendimento di ogni alunno, e un suo desiderio pratico, quello che qualcuno inventasse un giorno una borsa neutra da poter spostare all’interno di ogni borsa da cambiare in base all’abbigliamento o alle esigenze del momento, senza dover spostare ogni volta il contenuto da una borsa all’altra, ma mantenendo sempre le cose al loro posto, preoccupandosi solo di cambiarne l’involucro…

Era la mamma del mio ex, e l’avevamo accompagnata a casa fingendo una serenità di cui probabilmente lei intuiva la falsità, pochi minuti prima che, durante il viaggio di ritorno si svolgesse il triste epilogo della nostra storia…

Ci aveva accompagnato alla porta raccontando della sua compulsiva necessità di avere gli interruttori sempre rivolti nello stesso verso, e la sua avversione per i numeri dispari…

Amava i numeri pari, nello stesso modo irrazionale per cui io non li sopporto, rivolgendo la mia autistica preferenza a quelli dispari…

Ricordo come una foto la sua figura che ci saluta con la mano alzata stagliandosi nella lama di luce della porta aperta, al di là del vialetto che la precedeva, dopo il cancelletto del giardino…

Era vestita di azzurro quella sera, indossava gli orecchini che avevo scelto per lei…

Se n’è andata lo scorso mercoledì…

Le volevo bene…

Ciao Lelli…

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