Amore in ballo

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(immagine presa dal Web)

Sere d’estate, feste e sagre

colorano i paesi di suoni di balli antichi…

Coppie di anziani ballano uniti,

i corpi imbiancati dal tempo curati come giorno di festa…

Movimenti lievi sempre uguali e ogni volta diversi,

avanzano, girano, arretrano,

gli occhi negli occhi, i volti vicini…

Si sente il calore di una vita insieme in mani

intrecciate nell’abbraccio del ballo…

Vorrei gli ultimi anni della mia vita

con qualcuno che mi porti a ballare,

vicini e uniti nella musica di piazze d’estate…

E il bianco dei capelli, la stanchezza dei volti

sarebbe illuminata ogni sera dalla luce

di occhi ancora giovani che si cercano

ad ogni giro di danza…

Amore…

ancora…

in ballo…

E.

Storia di due gatti che chiusero fuori casa la gentil dama…

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C’erano una volta, in un tempo non troppo lontano, un bilocale al terzo piano di una palazzina alla periferia di Firenze, due gatti che lo abitavano insieme ad una damigella gentile, una sera di estate e un rientro a casa.

Era notte fonda, la damigella dopo il lavoro si era fermata in un locale con delle amiche e la calura estiva l’aveva riportata a casa ancora con gli abiti da ballo, i tacchi alti e un vestitino corto marrone, col corpetto di paillettes, sotto la chioma di riccioli raccolti.

Le chiavi giravano nella serratura della porta, ma la porta non si apriva…aveva chiuso e riaperto tante e tante volte, poi, data l’ora tarda e il disagio di rimaner fuori casa con cotanto poco abbigliamento, in una zona frequentata da cotante altre damigelle in vendita, le aveva suggerito una chiamata al corpo dei pompieri, per vedere se con l’aiuto di qualche prestante omone fosse riuscita a rientrare…

Erano arrivati in quattro, a bordo del loro imponente camione rosso…E tutti quanti si erano adoperati a turno, coi loro vari strumenti del mestiere (usavano una radiografia per aprire la serratura della porta…l’avreste mai detto che con una radiografia si riuscisse a scassinare una porta???)  per aprire quella maledetta porta bianca, che era aperta, di fatto, ma che non si apriva, quasi che fosse rimasta incastrata…

Un’ora abbondante di tentativi, ed erano le quattro del mattino, si erano arresi…

Dopo aver saputo dalla donzella che la portafinestra affacciata sul terrazzo era stata lasciata socchiusa, per lasciare un pò di aria ai gattuzzi che abitavano con lei, avevano deciso di chiamare ad ulteriore rinforzo un altra pattuglia di pompieri che avrebbero portato l’autoscala per arrivare al terrazzo…

Ed ecco che ne erano arrivati altri quattro di prestanti omoni del corpo dei Vigili del Fuoco…con grande frastuono avevano parcheggiato l’autoscala davanti alla facciata della palazzina e in due si erano arrampicati fino a sparire nel terrazzo e dentro casa.

La damigella aveva tirato un sospiro di sollievo nel vedere accendere le luci, in quel momento aveva avuto la certezza che sarebbe in qualche modo riuscita ad entrare…

Accompagnata dai sei pompieri rimasti al suo fianco nel cortile di casa, la damigella aveva salito, per l’ennesima volta quella notte, le scale del piccolo condominio fino al terzo piano, e al suo arrivo sul pianerottolo un prestante omone dei due che erano già in casa le aveva aperto la porta del suo minuscolo regno…ed erano le cinque del mattino…

In un clima di generale ilarità i due pompieri che avevano risalito la scala e con fare pioneristico erano entrati in casa per far rientrare la gentile donzella avevano spiegato che la porta non aveva mai avuto niente che non andava…semplicemente i due gattuzzi pestiferi, che in quel momento si erano rimpiattati sotto il letto, terrorizzati dalla presenta di tanti estranei, nel pomeriggio, giocando tra loro a ruzzerellare per casa in libertà, avevano spostato una piccola scarpiera che si trovava in un rientro del muro accanto alla porta e, mettendola a contrasto tra il muro e la porta stessa, avevano impedito che quest’ultima potesse aprirsi

“Ah questi bricconi di gattuzzi pestiferi!!!” aveva pensato la gentile donzella, mentre, dopo aver offerto una quasi dozzina di caffè agli otto prestanti pompieri che erano accorsi in suo aiuto, li salutava e ringraziava sull’uscio del suo piccolo regno che aveva finalmente riconquistato!

Davanti ad una tazza fumante di the, poco dopo, mentre già l’alba rischiarava le stanze inondandole di nuova luce, la gentile dama coccolava i suoi due bimbi pelosi…e ridendo li brontolava per averla chiusa fuori casa…ma era più il riso che la voce grossa…e loro, sornioni, chiudevano gli occhi a fessure sottili e attaccavano il loro inconfondibile concerto di fusa, che tutto faceva perdonare…   

(Dedicata ai bimbi pelosi GattoGigione, quello a sinistra, e alla piccola SignorinaPulce, la smorfiosetta a destra…)

 

“Prendetevi un momento”

Il secondo tempo (dal minuto 14:13)…è musica di Dio… Tocca in modi che io non riesco a controllare le corde più profonde della mia anima…e piango…piango per la miseria e la bellezza del mondo…per i miei errori e per le mie felicità…per le persone care che non ci sono più…per il ricordo di quello che è stato e per il peso di quello che sarà…
E’ purificatorio…taumaturgico…
Un miracolo…
Provate ad ascoltarla al massimo del volume e al buio…in silenzio…

i discutibili

Nella notte è stato celebrato il funerale del sen. Maestro Claudio Abbado.
Prendetevi un momento per rendergli omaggio e fare un favore a voi stessi: ascoltate la sua direzione della VII Sinfonia di Beethoven con i Berliner Philharmoniker Orchester, cui Abbado è succeduto alla direzione dopo il mitico Herbert von Karajan.

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Man-tenersi

“Il volersi bene si costruisce.

Ma l’amore quello vero, no.

L’amore lo senti immediato, non ha tempo.

E’ dire “ti sento”. Un contatto di pelle, un abbraccio, un bacio.

Mantenersi, il mio verbo preferito, tenersi per mano.

Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro.

Rinunciarvi è folle, sempre e comunque.”

Erri De Luca

It’s Christmas time!

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Finalmente, anche per quest’anno l’albero di Natale è pronto!

E’ una tradizione un pò becera, lo ammetto, ma a me è sempre piaciuto montare e decorare l’albero…fin da quando ero piccola…

Momento di creatività allo stato puro…in solitaria…ogni anno quasi sempre gli stessi addobbi, ma ogni anno diverso…

E quando è completato e si accendono le luci…WOW!

Il solito stupore, misto a meraviglia…misto a sano compiacimento personale per il risultato finale…e diventa un dato di fatto che sta arrivando Natale!

Ma se lo volete proprio sapere dentro di me il Natale arriva quando accendo quest’altro alberino…

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E’ una piccola capannina di legno con la natività consumata dagli anni e un piccolo alberino spelacchito con il suo misero filino di lucine…

Lontano 1985, l’anno del grande freddo…

Erano più o meno questi giorni qua, e una gelata memorabile bruciò tutti gli ulivi delle colline qua intorno e fece scoppiare i tubi dell’acqua nella maggior parte delle case dei vecchi borghi post-bellici…

Mia nonna fu una delle persone che fu costretta ad uscire di casa finchè i tubi non sarebbero stati riparati e la condizione fosse tornata alla normalità…e per un paio di settimane, poco prima di Natale venne a stare da noi…

Avevo più o meno 10 anni…

Lei tra le sue cose infilate in fretta in una valigia portò con sè questo alberino…il simbolo del suo Natale…

Ricordo che stava seduta proprio nell’angolo in basso a destra della prima foto che avete visto poco sopra, dove c’è il canto del camino…e faceva la maglia…

In quelle due settimane mi sferruzzò un paio di babucce di lana nelle sfumature del rosa e cercava di insegnarmi a fare la maglia… io seduta davanti a lei, ai suoi piedi, vicino all’albero che era proprio nella stessa posizione di adesso…

Era analfabeta mia nonna…ma una grande donna che aveva attraversato due guerre e tanta miseria e nonostante tutto fatto crescere e diventare adulti ben nove figli…da sola…

E mentre io senza grossi risultati e con poco impegno cercavo di imparare a fare la maglia, seguita dai suoi consigli, lei voleva imparare da me a riconoscere le lettere dell’alfabeto e a scrivere…incerta, come un bimbo di sei anni il primo giorno di scuola…

Ricordo impresse nella mente le parole che mi diceva quando, passata un’oretta entrambe abbandonavamo il progetto di reciproco apprendimento:

” Studia Elena, impara a leggere, scrivere e far di conto bene…perchè allora nessuno potrà mai fregarti…”

Quello è stato il mio Natale più bello…

Dopo Natale, quando lasciò la nostra casa e tornò nella sua, l’alberino me lo regalò…e da quel momento quando si accende quel piccolo presepe, l’alberino della nonna, arriva il Natale…

Quando ho lasciato casa dei miei, nei miei innumerevoli giri degli ultimi anni…che poi mi hanno portato a ritornare al punto di partenza… quell’alberino è sempre venuto con me…nel mio bagaglio di affetti…

E ogni anno, quelle lucine hanno significato per me, ovunque fossi, che arrivava Natale…

Anche quest’anno…è arrivato il Natale…nonna…

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