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L’attesa

(Bansky – Uomo in attesa con fiori – New York – 2013)

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Mi piace l’attesa.

Ho bisogno di attesa.

La sento, l’attesa.

Adoro la solitudine 

che sottende all’attesa.

Tesa compagna,

ha in sè la magia del sogno.

Fibrilla l’anima.

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Cosa rimane

Nonostante la mia sociopatia atavica, è bello incontrare persone nuove.

Nonostante le pessime esperienze del passato, non riesco a non considerare ogni nuova persona che conosco come una sorgente inesplorata di crescita.

Nonostante i fatti abbiano dimostrato nei tempi andati quanto io sia scarsa come giocatrice e intenditrice di anime, continuo ad azzardare, ogni volta un all-in come in una partita a poker con in mano carte disastrose, quindi perdente per definizione, ma la voglia intatta di mettersi in gioco…e allora ascolto, raccolgo, lascio entrare, mi disseto.

Ogni volta consegno a chi entra nella mia vita per un lieve soffio, o per il tempo di un caffè, o per una manciata di giorni, o per un tempo sufficiente a creare sogni e viverli e svegliarsi infine con la testa vuota di chi ancora una volta ha preso il treno sbagliato, o semplicemente aveva sbagliato binario… consegno, dicevo, un pezzetto della mia anima, che se ne va con loro, nel momento che lasciano poi il mio tempo rapidi, o strappano le carni in addii laceranti…

Chissà per quanto tempo e per quanti ancora ne resterà…ma la dono…finchè ce n’è…

Per me tengo però il suono di una voce, le parole di terre lontane, il calore di una mano, un sorriso, un abbraccio, un battito perso del cuore, una lacrima, un emozione, un contatto, uno sguardo, l’istante in cui due mani incorniciano il mio volto per trarlo a se e baciarmi le labbra…e sono solo miei…e rimarranno con me…e, quando tutto sarà finito, il montaggio di ognuno di quei singoli frame sarà il film della mia vita, diventerà l’immagine definita e unica di quello che sono, il mio ritratto.

E allora non importa se vanno, se li lascio andare, se scappano, se mi mandano via, se sgattaiolano fuori dalla mia vita furtivi nello stesso modo in cui ci sono entrati…e portano via un pezzo di me…

Non importa perchè ne vale la pena…perchè in ognuno di quegli istanti il cuore batte…forte…

E allora che sia…io vivo…

RIMMEL

(Francesco De Gregori, 1975)

E qualcosa rimane, fra le pagine chiare

e le pagine scure,

e cancello il tuo nome dalla mia facciata

e confondo i miei alibi e le tue ragioni,

i miei alibi e le tue ragioni.

Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente

ma uno zingaro è un trucco.

E un futuro invadente, fossi stato un po’ più giovane,

l’avrei distrutto con la fantasia,

l’avrei stracciato con la fantasia.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo

e la mia faccia sovrapporla

a quella di chissà chi altro ancora.

I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,

li puoi nascondere o giocare come vuoi

o farli rimanere buoni amici come noi.

Santa voglia di vivere e dolce Venere di Rimmel.

Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi

se per caso avevo ancora quella foto

in cui tu sorridevi e non guardavi.

Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia

e sulla tua persona

e quando io, senza capire, ho detto sì.

Hai detto “E’ tutto quel che hai di me”.

È tutto quel che ho di te.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo

e la mia faccia sovrapporla

a quella di chissà chi altro ancora.

I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,

li puoi nascondere o giocare con chi vuoi

o farli rimanere buoni amici come noi.

Il diritto di contraddirmi

4.0.1

4.0.1

(immagine dal web)

Anima e Animus 

Anima era ignorante e una sciocca, non era mai stata a scuola,
mentre Animus sapeva un mucchio di cose, leggeva un mucchio di cose, imparò a parlare con un sassolino in bocca,
e così, quando parlava, parlava così bene che tutti i suoi amici dicevano che non poteva parlare meglio di quanto facesse.
Non si avrebbe mai finito d’ascoltarlo…
Fu così che Anima non ebbe più il diritto di dirgli una parola, Animus le toglieva “le parole di bocca”,
lui sapeva meglio di lei quello che intendeva dire e, per mezzo delle sue teorie e reminiscenze, manipolava tutto,
l’aggiustava così bene che la “poveretta” non ci capiva più niente…!

…un giorno Animus rientrando all’improvviso, o forse sonnecchiando dopo pranzo, o forse mentre assorto al lavoro,
sentì Anima che cantava da sola dietro la porta chiusa: una curiosa canzone, qualcosa ch’egli non conosceva,
di cui non aveva modo di trovare le note o le parole o la chiave; una strana e meravigliosa canzone.
Poi lui, sornione, tentò di fargliela ripetere, ma Anima fece finta di niente.
Taceva, mentre egli la guardava. L’anima tace quando la mente la guarda.
Allora Animus escogitò un trucco, cercò di farle credere che non ci fosse…

…Animus andò fuori, discusse animatamente con gli amici, fischiettava, suonava il liuto, segava il legno, cantava insulsi ritornelli.
A poco a poco si rassicurò, respirava, ma si credette sola e così, senza rumore, andò ad aprire la porta al suo amante divino”.

Paul Claudel 

Frasi celebri di PAUL CLAUDEL –

Se l’ordine è il piacere della ragione, il disordine è la delizia dell’immaginazione.

È delizioso restare immersi in questa specie di luce liquida che fa di noi degli esseri diversi e sospesi.

La poesia non è fatta di queste lettere che pianto come chiodi, ma del bianco che resta sulla carta.

L’ordine è il piacere della ragione; ma il disordine è la delizia dell’immaginazione.

Mi riservo, con fermezza, il diritto di contraddirmi.

 

…lì seduto ad ascoltare il tempo…

Leggetela come se fosse una poesia…lo è, di fatto.

Esattamente come è un brano musicale, quello che ho riascoltato dopo tanto tempo dall’altoparlante esterno del bar in cui tutti i pomeriggi, dopo pranzo, mi fermo a prendere il caffè…

Nel girare dei suoi tre minuti di musica e poesia, mi ha trascinato nel mio mondo, quello che non appartiene allo scorrere ritmato delle ore di tutti i giorni…mi ha portato dentro di me… e fuori da me…in un recente passato lontano, nella presente assenza che fa di me impregnata del mondo…

Ed ecco “il senso di questa vita che si sporca nel mondo”….e “viaggia nel tempo”… e “chi come noi si cerca nel vento”… ecco “che mi osservi anche quando non mi stai accanto” e ancora “quando sei tra gente che non sa e ti confonde”…”quando stai lì seduto ad ascoltare il tempo”…

Nel tempo di un caffè mi ha mescolato l’anima…

Dimmi

Sai, per chi come noi
che forse non sa ma viaggia nel tempo,
dimmi se hai già capito il senso
di questa vita che si sporca nel mondo.

E poi, certe volte mi chiedo
se cerchi anche tu nel cielo la Luna
che sai lei e riflette lo sguardo e il pensiero
di chi come noi si cerca nel vento.

Dimmi che mi osservi
anche quando non mi stai accanto.
Tu mi stupisci
anche se non sai,
ridere dei tuoi difetti.

Dimmi che mi ascolti
anche quando sei tra gente
che non sa e ti confonde,
tu te ne stai lì seduto ad ascoltare il tempo.

Tu mi stupisci
anche quando stai
lì seduto ad ascoltare il tempo…

Le Vibrazioni (2006)

Rifiuto la felicità

“Senza le nostre ferite dove sarebbe la nostra forza?”, si chiedeva lo scrittore Thornton Wilder. “Neanche gli angeli possono persuadere gli sventurati e goffi figli della terra quanto può farlo un unico essere umano travolto dagli ingranaggi della vita”. Prova a farne uno dei tuoi oggetti di meditazione, Scorpione. Penso che le prossime settimane saranno il periodo ideale per apprezzare di più quello che hai perduto in passato. A quali capacità ha dato origine la tua sofferenza? Quali fallimenti ti hanno reso più forte?

E’ il testo di un oroscopo del mio segno zodiacale di qualche giorno fa…non ricordo neanche esattamente a quale delle settimane presenti o future faccia riferimento.

Mi serve adesso come spunto per mettere nero su bianco l’ultima delle domande a cui manco di dare risposta…

La scorsa settimana si è conclusa la mia esperienza di terapia dalla psicologa, che tanto mi ha aiutato a sciogliere alcuni dei nodi del mio essere e che mi ha salutato facendomi i complimenti per il mio percorso e dicendomi che non ha più niente da dirmi, almeno per quanto riguarda l’aspetto ‘medico’ della mia psiche…

Mi sento un pò zoppa in questi giorni, come se avessi perso uno dei bastoni che mi aiutavano a stare in piedi…ne ho persi diversi in realtà di punti di riferimento negli ultimi mesi…e ora siamo io e io…ed è il momento di guardarsi davvero negli occhi…

Ho rivisto lo scorso fine settimana la persona che ho amato e amo tuttora, corrisposta peraltro, ma che si è allontanato da me, in un disperato moto di autodifesa dalla mia incapacità di accettare la felicità…

E’ esattamente questo il punto, e proprio lui, che sempre è riuscito a vedermi dentro meglio di quanto io stessa sia mai riuscita a fare, me lo ha detto…e credo abbia ragione…

Ed ecco l’ultimo nodo da sciogliere, che poi come sempre accade è il primo, il più radicato, sottile, subdolo, il più importante…

Io scappo dalla felicità, quasi fosse una cosa che mi spaventa… e la cerco quindi continuamente, ma quando la raggiungo, o mi viene offerta senza condizioni io faccio inconsapevolmente in modo di costruire barriere invisibili e potentissime contro di essa e contro chiunque o qualunque cosa in quel momento ne sia la manifestazione tangibile…

E la persona, la situazione, il momento che mi rendono felice diventano i miei nemici e mi diventano ostili…perchè nella merda ho imparato a navigarci bene, e tengo alta la testa adesso…ma la felicità non la conosco troppo bene, la riconosco, la osservo, la vedo, la sento, la tocco…ma non mi appartiene…

E sono percorsi mentali questi che se mi guardo indietro ho ripetuto tante e tante volte con chiunque, a partire dai miei genitori, coi quali il rapporto è sempre stato conflittuale, tanto da rendermi incapace di cogliere, di accettare il bene che comunque loro vogliono a me… a modo loro, nel modo di cui sono capaci, ma che io comunque rifiuto, probabilmente creando inconsapevolmente linguaggi appositamente inadeguati alla comunicazione reciproca…

E’ un auto castrazione alla felicità la mia…ma perchè?

Qual’è il vero nodo che sta dietro a questo mio modo di essere, da dove nasce questo inconsapevole rifiuto, che mi suona così tanto come una punizione che mi infliggo per una colpa di cui mi accuso ma di cui non ho ancora coscienza?

Aspiro alla felicità, come tutti quanti gli esseri viventi, creati con l’unico scopo di essere felici, ma la mia assomiglia ad una eterna battaglia contro i mulini a vento, con l’aggravante che i mulini a vento sono io, che appena della felicità ne sento l’odore capovolgo il tavolo, alzo le barriere e combatto contro di essa, e quindi contro di me… creando problemi sempre nuovi e sempre uguali, ai quali, immersa nell’infelicità, so di essere in grado di dare soluzione, a differenza della gestione della felicità che non conosco, non so capire, mi porta troppo in alto e mi spaventa…

Dov’è nascosto quest’ultimo nodo? Dove sta?

Ho bisogno di trovarlo…voglio riuscire a prendere a piene mani il bene che le persone che mi stanno intorno sono in grado di offrirmi ed essere quindi felice…e poi magari ringraziarli e chieder loro scusa per tanto inconsapevole lottare…prima che sia troppo tardi…

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