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A mio figlio, nel giorno del suo compleanno

 

Nascevi il 16 giugno di 7 anni fa alle 19:48. Fuori un temporale scuoteva l’estate imminente. Iniziava la nostra avventura insieme.

La prima notte della mia nuova vita con te, soli come eravamo in una stanza di ospedale con gli altri cinque letti stranamente vuoti, io ho pregato, per te, per me…e non è una cosa che mi capita di fare frequentemente.

Chiedevo aiuto in realtà a chiunque ci sia lassù perchè ti proteggesse in ogni tuo giorno a venire da tutte le brutture del mondo e anche da me, tramite inconsapevole ma non meno colpevole di ogni possibile crepa nel tuo animo di uomo, quando lo diventerai.

Chiedevo che ti rendesse sano e forte, dall’animo sereno e leggero, qualità che non mi appartengono.

Chiedevo che mi aiutasse a farti crescere libero, rispettoso, onesto, giusto, consapevole, illuminato.

Chiedevo che mi aiutasse a proteggerti e difenderti, e a capire in ogni momento il modo migliore di essere dalla tua parte, nonostante me.

Chiedevo che mi aiutasse ad imparare a farmi da parte, per te.

Rinnovo oggi le preghiere di allora.

Sappi che ogni giorno, provo a donare a te tutto il meglio di me, anche se so che non è molto. E perdonami se non è molto.

Ma sappi che tu alimenti ogni momento la mia volontà di essere migliore, perchè tu possa avere da me tutto quello che di buono io potrò mai fare in ogni giorno di questa mia vita.

Sei ogni giorno lo spettacolo più meraviglioso da osservare e da cui imparare.

Sei un senso.

E, in un modo che supera ogni possibile definizione, ti voglio bene.

Auguri, tesoro. Che ogni giorno sia un giorno buono, clemente, generoso, anche nelle possibili avversità.

Tu guarda sempre avanti, sempre. Non in basso, non indietro, ma avanti. Ci sarà sempre qualcosa di nuovo, davanti, qualcosa che ancora non hai visto e che vale la pena vedere.

Io sarò sempre accanto a te, ad una distanza che imparerà dal tempo dei tuoi giorni a diventare sempre più grande, ma ci sarò, sempre. E’ l’unica certezza che sono sicura di poterti donare.

Buon compleanno.

Buona vita.

Vivi.

 

SE

Se riesci a conservare il controllo quando tutti

Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;

Se riesci ad avere fiducia in te quando tutti

Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;

Se riesci ad aspettare e a non stancarti di aspettare,

O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,

O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,

e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio:

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;

Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;

Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina

e trattare allo stesso modo quei due impostori;

Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto

Distorta da furfanti per abbindolare gli sciocchi,

O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita infrante,

E piegarti a ricostruirle con arnesi logori.

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite

E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,

E perdere e ricominciare di nuovo dal principio

E non fiatare una parola sulla perdita;

Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi

A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,

E a tenere duro quando in te non resta altro

Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”

Se riesci a parlare con la folla e a conservarti retto,

E a camminare coi Re senza perdere il contatto con la gente,

Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,

Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;

Se riesci a occupare il minuto inesorabile

Dando valore a ogni istante che passa,

Tua è la terra e tutto ciò che è in essa,

E – quel che è più – sei un Uomo, figlio

 

Rudyard Kipling

 

 

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Il Natale di Alice

La rivista WRITERS, che dirigo da un paio di anni, ha acquisito come sua tradizione quella di fare gli auguri per un Sereno Natale e un Felice Anno Nuovo attraverso la pubblicazione di un numero speciale con racconti, poesie e illustrazioni originali a tema natalizio.

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Il numero di WRITERS SPECIALE NATALE 2016 lo trovate qui: https://drive.google.com/open?id=0B36h81sAzbS9N1J4aEE4dWU4UVU

“Il Natale di Alice” è il racconto che io personalmente ho scritto per fare a tutti i lettori i miei più sinceri auguri di Buon Natale.

Ed eccolo qua:

Il Natale di Alice

di Elena Brilli

Fa caldo qua dentro.

Ma fuori dev’essere tanto freddo e tira anche vento.

L’ho capito quando lei ha aperto la finestra per fumare. Lo fa sempre la sera prima di andare di sopra e lasciare tutto al buio.

Da qualche tempo lei ha messo in salotto una cosa verde a punta, sembra un albero, ma le foglie non si mangiano, non sono come le cose vere.

E poi insieme a quello piccolo, che urla e corre e salta e mi fa paura quasi tutte le volte anche se ho imparato che quando salta devo scappare, lei ha messo, su questa cosa verde, tutta una serie di cose che penzolano e fili e palline e io vorrei tanto prenderle e a volte ci riesco anche, ma se lei è in casa mi brontola e mi tocca scappare anche se volevo continuare a giocare. Ma quando non c’è perché sta fuori tutto il giorno con quello piccolo e tornano solo quando è buio, io allora ci riesco a tirane giù una di quelle cose penzolanti e gioco a rincorrerla tutto il tempo, finché non si nasconde sotto il mobile e non ci arrivo più e allora salgo di sopra e dormo.

Stasera dev’essere una serata speciale però.

Quello piccolo si è addormentato tutto contento.

Prima di andare a dormire, insieme a lei, quello piccolo ha messo sopra il davanzale dove mi siedo per guardare fuori, una cosa uguale a quella dove mi mettono le cose da mangiare.

Ci hanno messo sopra una cosa marrone e una cosa arancione.

Erano tutti contenti prima di andare di sopra.

Io l’ho assaggiata subito la cosa marrone. Mi si è staccato un pezzettino e l’ho mangiato, ma non mi piaceva. Un po’ come quando la mattina quello piccolo mangia prima di uscire e io a volte, quando si incanta a vedere le figure che si muovono da dentro una cosa che fa luce davanti a lui, gliene rubo un pezzettino, ma non mi piace.

Quella arancione invece aveva un odore cattivo.

Dopo che quello piccolo si è addormentato, lei è andata su e giù un tante volte e ha portato un sacco di scatole colorate con un sacco di fili sopra, ma mi ha guardato male e mi ha detto che non le devo toccare. “Sono del mio bambino” ha detto, e credo che siano una cosa importante, ma io ho voglia di giocarci lo stesso.

Sono belle e colorate, e hanno i fili.

Le ha messe sotto la cosa verde tutta colorata e accesa con un sacco di lucine che si muovono, che io ci ho provato a rincorrerle ma non le prendo mai. A volte mi arrampico anche per provare a prenderle, ma quando torno giù mi viene dietro quasi sempre un filo dorato che io un po’ mordo e lei lo rimette a posto tutte le sere quando torna.

Ha lavorato un sacco le scorse sere per sistemare quelle scatole colorate. C’era la carta, che io provavo a sedermici sopra o ad infilarmici sotto e lei mi mandava via, e c’erano i fili, tanti fili, tutti luccicanti, e allora ci giocavo un sacco mentre lei sistemava la carta colorata sopra le scatole. Poi le volte che le serviva proprio il filo che stavo mangiando io, allora me lo prendeva e io lo volevo riprendere e lei allora mi mandava via di nuovo. Ma io tornavo sempre. C’erano tanti fili.

Era contenta mentre lavorava a quelle scatole colorate. Nel silenzio della notte ogni tanto parlava e diceva dei nomi e sorrideva. Forse pensava a qualcosa o a qualcuno che la rendeva felice. Forse è così che lei dice agli altri che vuole loro bene. Forse è il suo modo di fare le fusa. Io faccio le fusa quando voglio bene a qualcuno e mi sento bene. E’ il mio modo per dirgli ‘grazie’.

Poi, dopo aver sistemato le scatole sotto la cosa verde tutta colorata, ha spento tutte le luci grandi e alte ed è andata su.

Io mi sono messa sotto le coperte con lei, come faccio sempre, e mi ha accarezzato tanto stasera. Ho fatto tante fusa.

Lei è buona. Mi da sempre da mangiare e mi coccola e mi brontola a volte. A volte gioca anche con me. Quello piccolo la chiama ‘mamma’, ma non credo assomigli alla mia di mamma. Non me la ricordo la mia mamma, chissà se ne ho una anch’io. Chissà dov’è.

Quello piccolo, invece, lei lo chiama ‘il mio bambino’, gli da anche un nome, ma non me lo ricordo, dev’essere il suo cucciolo.

Il mio nome invece credo sia Alice, lei mi chiama sempre così, anche se a volte, soprattutto quando ho combinato qualcosa che però non saprei dire cosa, mi chiama ‘peste di gatta’, chissà perché.

Dopo che anche lei si è addormentata sono tornata giù e mi son messa sul grande cuscino a guardare la danza delle lucine colorate arrampicate sulla cosa verde.

Non so quanto tempo è passato, forse mi sono addormentata, di nuovo, anch’io.

Ho sentito un rumore e mi sono svegliata di colpo.

Che paura!

C’è un omone grosso e rosso e un animale grande con delle punte sulla testa accanto a lui.

Sono schizzata a nascondermi ma li vedo.

L’animale grande con le punte sulla testa ha mangiato la cosa marrone e quella arancione sulla finestra mentre l’omone grande ha aggiustato un paio di cose sulla cosa verde colorata.

Sembra uno di quegli omini disegnati da quello piccolo, il cucciolo, sulla carta. Ne ha fatti tanti di disegni così ultimamente e tutto contento li descriveva alla sua mamma.

“Guarda mamma, ho disegnato Babbo Natale! E’ tutto rosso, ha la barba bianca e il suo cappello in testa, rosso anche lui! Poi gli ho fatto anche il cinturone nero in vita, gli scarponi e il sacco verde sulle spalle con dentro tutti i miei regali! Ti piace mamma?”

Lei sorrideva sempre e faceva un sacco di complimenti a quegli scarabocchi colorati sulla carta.

Quello piccolo lo chiama ‘Babbo Natale’, ma quello disegnato aveva anche un sacco verde sulle spalle.

Questo qua è tutto uguale a quello disegnato dal cucciolo, ma il sacco verde non ce l’ha.

Forse è proprio ‘Babbo Natale’, quello vero.

Sorride, gli occhi sono calmi.

Sembra tanto buono.

Sono salita sul tavolo, chissà che odore ha.

Ha allungato una mano, ha un buon odore.

La mano è grande e mi ha fatto una carezza, che bella che è la carezza di questo omone grande. Me ne ha fatte due o tre.

E’ calda la sua mano.

Ha detto piano all’animale con le punte sulla testa:

“Andiamo Rudolph, qui non hanno bisogno di me. Hanno già il loro Natale.”

Poi mi ha battuto piano sulla testa e ha detto:

“Buon Natale micetta. Sei fortunata, in questa casa c’è tanto amore, non c’è bisogno dei miei regali.”

Ne hanno parlato tanto lei e il cucciolo di questo ‘Natale’, è una cosa che li rende allegri e quando ci pensano sono tutti contenti. Chissà cos’è ‘Natale’.

Mi sono riaddormentata quasi subito, dopo che ‘Babbo Natale’ è andato via. Chissà come ha fatto ad uscire. La finestra era chiusa. La prossima volta che lo vedo glielo chiedo come fa ad uscire anche se la finestra è chiusa.

Non so se anch’io sorrido. Se potessi farlo, adesso sorriderei.

Sono contenta stanotte. C’è pace.

Lo hanno aspettato tanto lei e il cucciolo.

Non ho capito bene cosa sia, ma stanotte dev’essere ‘Natale’.

Elena Brilli

BUON NATALE

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(Disegno originale di Elio, 6 anni e mezzo)

Ieri la prima recita natalizia del mio pulcino in prima elementare, e una canzoncina della quale stentava a ricordare le parole ma che diceva così:

Buon Natale a te che vieni dal NORD

Porta in dono la serenità

Cogli al volo l’opportunità

Di sentire qualcosa dentro te.

Buon Natale a te che vieni dal MARE

Apri il cuore a chi non ce l’ha

Anche a chi, per colpa del male,

Non la smette di fare la guerra che fa.

 

A chi ha scritto le canzoni, a chi ridere ci fa

A chi sbaglia le opinioni e che si correggerà

A chi non ha molti amici che gli amici troverà

 

Buon Natale, Buon Natale.

Buon Natale a te che vieni dal SUD

Porta il sole a chi non ce l’ha

Il profumo e il colore del mare

Che ci ispira la felicità.

Buon Natale a te che vieni dal FREDDO

Porta un po’ d’aria nella mia città

Il coraggio di un bell’ideale

Per non essere buoni solo a Natale.

 

A chi vive senza condizioni, a chi sente la libertà

A chi stringe le tue mani e che sempre stringerà

Buon Natale a chi non mente perché gli occhi belli avrà

Buon Natale, Buon Natale.

 

BUON NATALE A TE CHE VIENI DAL NORD

BUON NATALE A TE CHE VIENI DAL SUD

BUON NATALE A TE CHE VIENI DAL MARE

BUON NATALE ANCHE A CHI NATALE NON FA.

 

Buon Natale a te che vivi LONTANO

E parlarti fatica un po’ si fa

Prova allora a spedirci un pensiero

E un sorriso sicuro arriverà!

A chi aspetta alle stazioni, a chi il biglietto non ce l’ha

A chi viaggia dentro ai sogni e dove arriva non si sa

Buon Natale a tanta gente perché si sopporterà

Buon Natale, Buon Natale, Buon Natale, Buon Natale.

L’ha scritta Enzo Iachetti, si intitola “Buon Natale”…così, semplicemente.

E trovo che sia il modo migliore per augurare a tutti quanti davvero un Buon Natale.

Perchè credo ci sia un pezzettino di ognuno di noi, nascosto chissà dove tra le parole del testo, e sentirle cantare dai bambini ci fa in fondo sentire scoperti, senza difese, come se dall’alto della loro meravigliosa fanciullezza, ci avessero fatto tana, in un assurdo gioco a nascondino, fuori tempo massimo, con le nostre emozioni.

Che sia davvero un Buon Natale, qualunque parola sia la vostra, nascosta o meno.

Il regalo di Natale

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(immagine dal web)

Il regalo di Natale

Rientravano in casa quella sera, una sera come tante altre in quel lungo inverno ostile.

Era la vigilia di Natale, fuori tirava un freddo gelido e la casa non era accogliente come Isabella avrebbe voluto per lei e per il suo bambino.

Aveva perso il lavoro un paio di mesi prima, “Non abbiamo più bisogno di te” era quello che si era sentita dire dopo che a quel lavoro aveva sacrificato gli anni della più tenera infanzia di quel bambino che adesso si asciugava i piedi sullo zerbino perché, diligente, sapeva che la mamma avrebbe dovuto chinarsi a pulire le impronte dei suoi chantilly e sarebbe tardato il momento in cui avrebbe potuto sedersi qualche minuto accanto a lui sul divano dopo una giornata passata a barcamenarsi correndo da un lavoretto all’altro per tirare alla fine della giornata quei pochi spiccioli che sarebbero serviti almeno per mangiare il giorno successivo.

Faceva freddo anche in casa quella sera, ma il gasolio nella vecchia caldaia a gas era finito e non c’erano i soldi per ricomprarne quanto sarebbe stato sufficiente a sfangare la parte più cruda dell’inverno…e anche la legna cominciava a scarseggiare. Non avrebbe acceso il fuoco Isabella quella sera, il cucciolo sarebbe andato velocemente al caldo sotto le coperte e i due grossi ceppi sarebbero serviti il giorno dopo, per scaldarsi almeno qualche ora nella magra giornata di festa.

“Mamma, dobbiamo lasciare il piattino col dolcetto per Babbo Natale e la carota per le renne!” disse il piccolo Riccardo

Isabella sconsolata, cercando di tirar fuori un sorriso, prese un piattino dalla credenza e lo guarnì con uno dei pochi biscotti destinati alla colazione dell’indomani e prendendo dal cesto semivuoto delle verdure una carota, quella più piccola… Lo dette a Riccardo, che allegro, di quell’allegria che solo i bambini sanno tirar fuori da gesti banali intrisi però di aspettative eccezionali, lo posò sul davanzale della finestra.

“Adesso fila a letto” lo ammonì quindi Isabella “che se Babbo Natale passa e ti trova ancora sveglio poi non ti lascia niente!”

Salirono le scale e le operazioni che precedevano la nanna furono condite della più fanciullesca eccitazione di Riccardo per l’arrivo della notte più bella dell’anno e della più profonda angoscia mascherata con la dolcezza di gesti e parole di Isabella.

Riccardo ci mise un po’ ad addormentarsi, ci vollero due favole e una notevole dose di carezze perché finalmente i suoi occhi si arrendessero al sonno e ai sogni.

Isabella posò un ultimo bacio sui morbidi capelli del bambino e tornò in cucina.

Ad ogni scalino che scendeva gli occhi si offuscavano prepotentemente con lacrime troppo a lungo trattenute.

Era devastante la consapevolezza di non poter soddisfare per quell’anno, e chissà per quanti anni ancora a venire, nessuno degli infantili desideri di suo figlio.

Aveva scritto la sua letterina per Babbo Natale qualche tempo prima chiedendo nella sua specialissima lista dei desideri piccoli giochi e i sogni di un bambino, e Isabella sapeva che l’indomani sarebbero stati disattesi in modo desolante, crudele, troppo tristemente adulto per un cucciolo di uomo che aveva ancora il diritto di credere nelle favole e nella loro assoluta e insindacabile verità.

Quell’anno non ci sarebbe riuscita a mantenere accesa la fiamma della fantasia, Riccardo sarebbe stato costretto troppo presto a diventare grande…

Babbo Natale sarebbe morto l’indomani mattina…

Mise sotto l’albero l’unico pacchettino che era riuscita a confezionare per il suo bambino, conteneva una sciarpa e un paio di guanti, usati ma ancora decorosi, utili soprattutto, l’unica cosa che era riuscita ad acquistare con i pochi spiccioli che erano avanzati dalle misere mance dei suoi lavori sottopagati ma faticosi al limite delle sue forze. Aveva messo anche una caramella dentro al pacchetto…quella sarebbe stata l’unica nota dolce nella desolante tristezza di tutta la situazione che suo figlio sarebbe stato costretto a vivere.

Si abbandonò sul divano, in lacrime, esausta, sfinita…si avvolse nella coperta, promettendo a se stessa di fermarsi solo un attimo, prima di rialzarsi e usare la notte per finire di intrecciare quella paglia che la vicina di casa le aveva lasciato per farne delle ceste e ricavare con esse qualche moneta in più se fosse riuscita a venderle…ma il tepore della coperta e la stanchezza vinsero sulla sua volontà, e ancora singhiozzante si addormentò.

Non si sa quanto tempo passò esattamente, ma nel silenzio della notte due piedini svelti scesero le scale. Riccardo si era svegliato, non era assonnato…anzi…euforico, felice, sorridente, meravigliato, bellissimo coi suoi riccioli arruffati dal sonno improvvisamente svanito e dai sogni ancora non spenti. Avrebbe dovuto fare silenzio, lo sapeva…ma era una cosa difficilissima da fare quasi sempre, figurarsi in una notte come quella!

Non aveva trovato la sua mamma in camera, il letto era vuoto, la mamma dormiva sul divano.

Si avvicinò al volto segnato dalla stanchezza del fisico e della mente di sua mamma e le dette un bacio sulla guancia.

Isabella si svegliò…in un attimo il frastuono del risveglio improvviso cedette il passo alla consapevolezza di lei che si era addormentata, di suo figlio che si era svegliato e soprattutto dell’urgenza che il piccolo sarebbe dovuto tornare a letto immediatamente…stava prendendo freddo, e in un periodo già così complicato di suo, non poteva permettersi che si ammalasse…

Stava per aprire bocca per rispedire dolcemente suo figlio sotto le coperte, ma Riccardo la invase come un torrente in piena di un’euforia nuova, della sua incontenibile felicità, di una valanga di parole entusiaste troppo a lungo trattenute nel tentativo a quel punto mal riuscito di non svegliarla.

“Mamma mamma! Allora sei sveglia! Babbo Natale, mamma! E’ venuto Babbo Natale a trovarmi mente dormivo! Ah! Vedessi che bello mamma!”

La gioia era inarrestabile…

“E’ grande Babbo Natale, sai mamma? Ha la barba bianca e lunga per davvero! E parla piano! Come un nonno! Mi ha portato sulla slitta con sé, non era per niente freddo accanto a lui… mi ha dato il cappello del suo aiutante col campanello sulla punta che suona come quelli delle redini delle renne e per questo anno ha scelto me per aiutarlo a consegnare i regali! Vedessi che bella la slitta! E vola davvero! E che occhioni grandi hanno le renne! Babbo Natale dà loro il fieno prima di ripartire in volo da un posto all’altro! E quanti regali mamma! E quanti bambini contenti! Ma io per questo Natale sono il più contento di tutti! Babbo Natale ha scelto me!”

Si fermò un attimo, riprese fiato, lo sguardo si fece più serio, ma solo un po’.

Salì in braccio ad Isabella, la abbracciò forte e con la faccia infilata nelle pieghe del suo maglione prosegui:

“Mamma, non importa se non ci saranno i regali domattina, Babbo Natale me l’ha già fatto il suo regalo! Mi ha detto di darti un bacio da parte sua, è il suo regalo per te… ecco perché sono sceso. Vieni a dormire adesso, mamma, e non essere triste… Gioca con me domani,mamma… Gioca con me… sarà questo il tuo regalo di Natale per me.”

ELENA BRILLI

Il racconto di Natale che ho scritto per il numero speciale della rivista Writers (lo trovate qui, se vi va di scaricarlo: https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9NjRoTllPSzZUems/view?usp=sharing) è il modo tutto mio per augurarvi un caldo, gioioso e sereno Natale, ricco di affetti, di allegria, di sorrisi, di abbracci e anche di un pizzico di malinconia, silenti pensieri sparsi per chi manca, per chi non c’è più, per chi si è perso… servono, come lo zucchero nella ricetta del pane, e il sale in quella dei biscotti, a riequilibrare il senso delle cose che si hanno, a sentirsi pieni e realizzati dentro ad un abbraccio sincero da parte di chi ci vuole bene e che, nonostante tutto, non fosse altro che per cortesia, in questa giornata ha scelto di essere nella nostra vita.

Buon Natale allora, e che sia davvero Natale, ognuno a modo vostro, per ognuno di voi!

…’And a happy New Year, Let’s hope it’s a good one, Without any fear’…

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(immagine dal web)

Pescate a caso tra le parole quelle che più si adattano a descrivere i vostri desideri più prepotentemente urgenti, intimi, sperati, sognati, attesi per il nuovo anno…e il mio augurio è che riusciate a realizzarli tutti…without any fear”!!!!

BUON 2015 A TUTTI!!!!

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