Bellezza

(Elena Brilli, disegno chiaroscuro a matita, 2019)

Bellezza:

La qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di meritata e degna contemplazione.

“Più dell’oro possanza Sovra gli animi umani ha la Bellezza.” (G. Parini)

Quando sognavo di diventare architetto

C’è stato un tempo in cui sognavo di diventare architetto.

Il luogo dove abito da sempre, e che odio e amo al tempo stesso, ha un borgo medievale, arroccato sulla vetta di una collina, avamposto strategico della lontana lotta tra Guelfi e Ghibellini nell’alta Toscana.

Attorno alla Rocca dove si rifugiava il Signorotto del tempo quando le cose si mettevano a mal partito, c’era una fortificazione di mura spesse e tre porte di ingresso. La principale che costituisce tutt’ora l’ingresso al borgo vecchio, alla quale si appoggiano la chiesa e il frantoio, una seconda alla sommità di una ripida salita di accesso, alla quale si affianca una torretta di guardia ancora integra, e una terza, citata nei documenti storici come la più importante dell’arroccato insediamento antico, che proteggeva il canale dell’acquedotto che aveva il compito fondamentale di portare l’acqua agli insediamenti rurali della campagna sottostante, e quindi di mantenerli ‘vivi’.

Questa terza era l’Antica Porta di Doccia.

Erano i tempi in cui frequentavo la Facoltà di Architettura e, più precisamente, i tempi dell’esame di Restauro, del quale ricordo la corpulenta figura della professoressa, più o meno intorno ai miei 22, 23 anni, una ventina di anni fa. L’avevo cercata e ritrovata nel bosco, la Porta di Doccia, diroccata, assaltata dalla vegetazione. Ne avevo fatto i rilievi e disegnata tutta, passando interi pomeriggi ad arrampicarmi nella boscaglia, per raggiungerla e riportarne alla luce la memoria e le fattezze. Un paio di anni più tardi, il recupero dell’intero borgo medievale, con il restauro del suo sistema di mura e porte di accesso, e la creazione di un giardino che lo restituisse alla cittadinanza nella completezza della sua fruizione aperta a tutti, avrebbe dovuto essere la mia tesi di Laurea in Architettura con la specializzazione in Arte del Giardini.

La laurea non è mai arrivata, ma questo è un altro discorso. E soprattutto furono altre scelte.

In questi giorni di convalescenza che hanno seguito il mio crollo fisico dovuto ad una pericolosissima carenza di vitamina D che mi ha causato problemi neurologici e muscolari, la cura che mi era stata assegnata dai dottori era quella di stare fuori più possibile e prendere sulla mia pelle i benefici effetti del sole, unico vero medicinale in grado di tirar su i valori della vitamina mancante e farmi tornare in forma.

Quindi ho camminato molto e, dovendo camminare e stare all’aria aperta, mi è venuta voglia di ricercare l’Antica Porta di Doccia, per vedere se fosse ancora lì dove l’avevo lasciata venti anni or sono.

Ci avevo già provato un mesetto fa, ma la dolce compagnia di quel pomeriggio di metà marzo mi aveva distratto dalla ricerca e non l’avevo trovata, nel bosco. Che fosse crollata? Possibile che davvero non esistesse più?

Sicchè in una delle mie recenti passeggiate, ci ho riprovato, spinta da quell’orgoglio testardo di dover dare ragione ai miei ricordi e alla fatica di allora, nonchè quello di voler onorare una mia passione antica e un’estate di vent’anni fa passata nel bosco a restituire vita alle testimonianze di vite passate, nascoste nella notte dei tempi e ricoperte di vegetazione.

C’era. Sapevo che c’era. Doveva essere lì.

Ed eccola, in cima ad una ripida scarpata, lassù, in vetta. Se ingrandite la prima delle foto la vedete in alto, lassù, immersa nel verde.

L’avevo ritrovata!

Mi sono arrampicata, gambe, ginocchia, mani, braccia, scalando la terra ripida che mi separava da lei, a tratti impaurita da quello che sarebbe potuto succedere se fossi scivolata, a tratti preoccupata di come avrei fatto poi a scendere. Ma l’avevo ritrovata, dovevo andare lassù, raggiungere la ‘mia’ Porta di Doccia.

Con l’aiuto di un bastone, aggrappandomi alla vegetazione e cercando di schivare le ortiche in fioritura, ci sono arrivata, alla vetta, a rivederla da vicino.

Ed eccola infine bella, resistente, fiera, ancora in piedi nonostante la vegetazione ne scalzi progressivamente una pietra dietro l’altra. Con il punto di partenza del canale dell’acqua appoggiato alla sua sinistra, i montanti forti, la sua chiave di volta pentagonale che tiene tutto in piedi, miracolo della fisica delle forze.

Bella.

Di quella bellezza che caratterizza i sogni.

Lei c’è ancora. Io pure.

E anche i sogni, diversi, adulti, invecchiati, sono tutti lì. Nonostante tutto.

Esattamente come l’Antica Porta di Doccia.

Nonostante tutto.

Immersi nel buio e nella bellezza

Per quanto sia oggettivo il dato che io e mia madre non abbiamo grandi cose in comune e una reciproca capacità comunicativa pessima, a lei devo lo sviluppo del mio acuto senso per la bellezza e il fascino delle cose straordinarie.

Eravamo poco più che bambini, io e mio fratello, e ci portava a teatro, a vedere dal vivo i melodrammi e le opere dei più grandi compositori e musicisti della storia dell’uomo. Emozioni che ricordo non comprendessi granchè allora, ma che adesso, nella mia vita adulta, sono il faro che ricerco in ogni cosa che faccio.

A lei devo la possibilità di aver visto ieri Roberto Bolle e alcuni dei più grandi ballerini della scena mondiale ballare sul palco, dal vivo. A lei devo l’insistenza di doverci portare mio figlio (i biglietti erano rigorosamente stati comprati per me e lui…) nonostante i dubbi sul fatto che la sua età non fosse adatta a godere di spettacoli simili. Ha dormito l’intero secondo atto, ma il tentativo di trasmettere anche a lui la curiosità per la bellezza delle cose straordinarie doveva essere fatto. Mia nonna diceva che a tirar l’acqua nel muro, magari non si bagna, ma a lungo andare l’umido rimane…e allora spero che un pò di emozione per la bellezza sia rimasto attaccato a mio figlio, appartenente ad una generazione alla quale il mondo degli adulti spegne la curiosità, bambini lobotomizzati da videogiochi e televisione che imparano prestissimo a staccare ogni canale alle emozioni.

Roberto Bolle non danza…si esprime, cominica con il corpo, e guardandolo in scena, esattamente come accade con la musica che tocca l’anima o la magnificenza delle opere d’arte, scendono le lacrime, in una incontrollabile fusione dei sensi con l’anima.

Lascia la tecnica meravigliosa dei passi di danza canonici ai suoi eccezionali compagni di ventura, ballerini fenomenali delle più grandi compagnie del mondo, tenendo per se l’essenza vera della danza e di ogni forma d’arte, la trasmissione delle emozioni.

Così, vederlo ballare con la sua compagna, Melissa Hamilton del Royal Ballet di Londra, dà la misura di quando raffinata sia la loro arte di comunicare con i corpi. Insieme sono l’amore, la passione, la bellezza di essere uomini, l’atto umano e insieme divino di ‘prendersi cura’ dell’altro. Insieme sono una cosa immensa, e scendono le lacrime.

Dopo la serata di ieri sera, io sono un pò più ricca…dentro… e spero tanto di poter lasciare briciole di questa misera ma immensa ricchezza che mi appartiene, che non si misura in denaro e che nessuno mi può togliere, a mio figlio, un passo dopo l’altro, insieme, immersi nell’arte, nella meraviglia, nella curiosità, nella bellezza.

Grazie mamma.

Non vuoi sentirtelo dire, scansi i miei abbracci, arroccata e ostile…ma ti voglio bene.

Grazie.

 

Forse, e dico forse, ho capito.

Capisci cosa è la felicità quando diventi cosciente di quello che ti serve per vivere davvero, al pari di respirare e, esattamente come il fatto di respirare, cominci a farlo in modo automatico.

Ed è solo quando cominci a riempire la tua vita di cose che ti fanno stare bene allora, e solo allora, cominci a vivere davvero.

Allora, e solo allora, sei felice…

In un pomeriggio al museo, da sola.

In una profumeria, da sola.

Davanti ad una delle meraviglie del mondo, stasera un po meno bella di te, da sola.

Perché, come non si respira in due, non si vive in due, non si è felici in due.

Si respira da soli, si vive da soli, si è felici da soli.

E solo quando sei felice da sola sei pronta per proseguire in due.

Io ci sto lavorando…ma credo di esser vicina.

(Museo del Novecento, Firenze)

Un fine settimana da ricordare

Scrivo, immersa nel buio e nel silenzio, di una fine domenica come tante, perchè devo assolutamente ricordare il fine settimana appena trascorso. E lo voglio ricordare perchè è stato costellato di piccole grandi conquiste, di acqua, colori, calore, profumi, bellezza e meraviglia. E io ho bisogno di crescita, di acqua, di colori, di calore, di profumi, di bellezza e di meraviglia. Ne ho bisogno più o meno come dell’aria che respiro, adesso ne sono certa, adesso lo so.

Sabato sera da sola, immersa in quella solitudine che mi sta diventando amica fidata, e allora mi sono messa il mio costume più bello e sono andata in un centro benessere ad incontrare gli elementi veramente vitali per me: il silenzio e l’acqua. Ci sono andata da sola, nonostante la mia testa combattesse col dubbio che potesse essere una buona idea, andarci, così, in solitudine… in fondo l’idea di trovarsi da sola con me stessa mi faceva un pò paura. Invece, a braccetto con le mie insicurezze, e con la mia paura, ci sono andata e mi sono ritrovata…ho riportato la mia anima in equilibrio. Dovrei imparare a farlo più spesso, dovrei imparare a volermi più bene, ma in fondo, il primo passo è fatto. Da ora in avanti sarà più facile.

E allora eccomi nella grotta con pioggia battente a lavar via con forza i pesi dell’anima, poi l’idromassaggio che coccolava i miei muscoli, e ancora la sauna secca delle erbe a 70 gradi che mi portava lontano con i suoi profumi di menta e il suo calore avvolgente, e la sauna zen, umida, a 60 gradi, dove la musica orientale si fondeva perfettamente con il rumore della pioggia battente della grotta sottostante…attimi, lunghi minuti, di magia… di assoluta pace. E poi l’hammam, con il bagno sensoriale immerso nel vapore denso di fumi agrumati e il bagno purificante con il rituale del sale e caffè… il vapore metteva fuori gioco anche la vista e allora eravamo davvero sole, io e me stessa, immerse nel calore, nel profumo, nell’acqua, perfettamente al centro di tutto.

Un’esperienza meravigliosa. Davvero.

Le immagini sono tutte prese da internet (tranne l’ultima, ovviamente…), io mi sono rifiutata di portare con me il cellulare osservando il quanto mai opportuno divieto di usarlo all’interno della struttura, sebbene la stragrande maggioranza degli utenti non ne tenesse conto. Io, per quattro ore, di un sabato sera qualunque, mi sono tenuta fuori dal mondo, e immersa nel mio mondo.  E mi ci voleva proprio.

La domenica pomeriggio è tornato da me il mio cucciolo d’uomo e allora insieme siamo andati al recentemente ristrutturato museo di arte contemporanea della mia città per andare incontro alla bellezza, per infilarcisi dentro, per immergersi un pò anche in essa, come fosse acqua che invade i pori dell’animo di meraviglia, e scoperta, e visioni e apre la mente. E allora ecco Andy Warhol, Umberto Boccioni e Lucio Fontana, e ancora Fellini, Björk e una miriade di artisti contemporanei dal nome sconosciuto alla mia immensa ignoranza, ma affascinanti nella loro personale, originale, artistica visione del mondo.

Le foto le ho fatte stavolta, le lascio qua. La bellezza, la meraviglia… quanto bisogno ho di bellezza e meraviglia nella mia vita, per rimanere viva!

Un’ultima chicca, che ha reso il pomeriggio anche divertente, tanto per aggiungere meraviglia alla meraviglia.

Adoro seguire e stimolare le fantasie di mio figlio. Ed ecco allora che un’istallazione fatta da una calamita e da polvere di ferro è diventata, nel mio gioco, e nella sua realtà, la criptonite di Superman, tenuta sotto uno spesso strato di vetro perchè, se metti caso uno dei visitatori della mostra fosse proprio Superman, come si poteva rischiare che il suddetto eroe finisse K.O. all’interno di una galleria di un museo? Come si sarebbe messa poi la faccenda con tutti i cattivi di questo mondo?

Eccola qua, la criptonite di Superman. E’ una semplice calamita con polvere di ferro, ma, signori miei, noi la criptonite ce l’abbiamo vista…e a guardar bene, forse anche uno dei tanti signori a passeggio col vestito bello della domenica, era proprio Superman. Vedi un pò che forse, noi, in mezzo ad una sala di un museo, immersi nella bellezza e nella meraviglia, a Superman gli siamo passati vicino… A voi è mai capitato?

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