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Buon Natale Maestra! (Filastrocca natalizia per le maestre)

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A Natale si nasce come nacque Gesù,

ma che bello rinascere ogni giorno quaggiù!

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Con lo zaino in spalla a scuola veniamo

perché si impari ogni volta un po’ meglio chi siamo.

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Siam fatti di storia, di lettere, numeri e pensieri

di geografia, di musica e di nuovi sentieri.

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Ringraziamo oggi la maestra preziosa,

che dalla cattedra ci spiega paziente ogni cosa.

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Che sia Natale allora anche a scuola ogni volta

che la maestra ci porta una domanda risolta.

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Curiosi saremo di aver le riposte

anche quando già grandi batterem nuove coste.

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Buon Natale maestra anche se a scuola non siamo,

ma mentre arrivano i doni con gioia ti pensiamo.

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Che sia bello, maestra, anche il tuo dolce Natale,

colmo di gioia, di amore e di gente speciale!

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E.Brilli

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La messa di Natale (su WRITERS SPECIALE NATALE 2017)

La messa di Natale

di Elena Brilli

La provincia è un mondo strano.

Con i suoi ritmi, le sue regole, i suoi riti.

E’ faticosa la provincia.

E il Natale è una cosa seria, in provincia.

L’appuntamento più importante dell’anno è la messa di Natale di mezzanotte, se si è un po’ più sfigati può andar bene anche quella della mattina di Natale alle 11. Nessuna ulteriore chance viene concessa.

Ma la notte di Natale, alla messa, bisogna essere assolutamente impeccabili.

Si parte subito dopo il cenone della vigilia, l’abito più bello, il cappotto più bello, il trucco e parrucco più belli, preparati giorni e giorni addietro con minuziosa precisione dei dettagli.

E niente deve andare storto.

In chiesa alle 23.00, le 23:30 massimo, ma già vuol dire che l’arrosto nel forno della cena della vigilia non è stato messo in forno all’orario giusto. Le signore parlottano tra sé chiedendosi che fine abbia fatto la signora Gina, tanto una brava donna, sempre puntuale, sempre nelle prime panche. Ahiahiai, dev’avere avuto un contrattempo. E scuotono le capigliature vaporose e imbalsamate, da una decina di giorni almeno, in senso di disapprovazione.

I signori consorti rimangono fuori a fumare. Sono uomini loro, è la notte di Natale, ma non fa mai freddo a sufficienza da poter pensare che sia sopportabile l’attesa a fianco delle comari loro mogli. E poi bisogna far presente al Signor Ingegnere che è arrivata da pochi giorni la nuova berlina titata a lucido, parcheggiata con sommo studio in modo che sia ben visibile da ogni angolo della facciata della chiesa. Le cose sono andate bene quest’anno nella fabbrichetta di famiglia, la berlina serve a dimostrare che sia veramente così, oltre ogni ragionevole dubbio. Non importa se le rate poi non verranno pagate, è la notte di Natale, non è un problema adesso.

Dentro, un tripudio di visoni e abiti di marca, tacchi vertiginosi e piedi gonfi, lacca, profumi asfissianti, lustrini e brusio continuo

Nel giro di un paio d’ore, anche meno se si esclude il tempo che bisogna per forza perdere per pregare a voce più alta della vicina di posto che, mannaggia alla miseria, si è accorta che la signora Sandra ha lo stesso cappotto dell’anno scorso, o cantare con le voci rauche e stonate inni al Signore talmente malmessi da pensare che uno dei desideri inespressi dell’Altissimo possa essere quello di essere sordo, si decidono le sorti di intere famiglie a livello di voci di paese.

Il sacerdote fatica a sovrastare il brusio e, diciamolo, a tratti è quasi fastidioso, con quella sua cantilena davvero uguale a quella dell’anno scorso.

Ma hai visto la signora Maria, che capelli in disordine?”

Non l’avevo mai vista così, dev’esser per via dei suoi figlioli.”

Io ho sentito dire dal panettiere che suo marito, il Bardazzi del Lanificio del Piano, la vuole lasciare, perché ha un’altra”

Ma via! Oh che dici! Io ho sentito dire dalla Franca che i figlioli vengon su storti, li vedo nel pomeriggio passeggiare in paese con della gente tanto brutta!”

Il cognato di mia cugina mi ha detto che il Lanificio non va per niente bene, sapete?”

Povera Maria, chissà che pena.”

E’ arrivata tardi stasera, l’ho intravista con la coda dell’occhio in fondo laggiù.”

Bisogna che dopo la vada a salutare”

Per la signora Maria, il signor Bardazzi, i loro ragazzi, il Lanificio, inizierà così un anno infernale in cui a fasi alterne, la signora sarà cornuta, il Bardazzi un malfattore, i ragazzi come minimo drogati, il Lanificio rischierà il fallimento.

Fino alle 23:00 della notte di Natale dell’anno succesivo, in cui la signora Maria metterà tutti a tacere, arrivando per prima, con la pelliccia più bella, l’abito più costoso, il trucco e parrucco più impeccabile, i figli in giacca e cravatta al fianco, il Bardazzi subito dietro, la nuova berlina parcheggiata davati al portone della chiesa. E si siederà ai primi posti. Delle prime panche. E aspetterà la vittima sacrificale da immolare sull’altare della messa di Natale per l’intero nuovo anno.

Il sacerdote biascica al microfono la frase che chiude il sipario sulla straordinaria commedia: “La messa è finita, andate in pace. E, fratelli e sorelle, Buon Natale!”

Il brusio mai sopito diventa frastuono, tutti si alzano in piedi per la scena finale.

Mi fanno male i piedi. Andiamo Luigi, devo finire di preparare le lasagne per domani. Quanto l’ha tirata lunga stavolta!”

La provincia è un mondo strano.

Con i suoi ritmi, le sue regole, i suoi riti.

E’ faticosa la provincia.

E il Natale è una cosa seria, in provincia.

Dimenticavo, Buon Natale.

Elena Brilli

Se avete voglia di leggerlo tutto, il numero, WRITERS SPECIALE NATALE 2017 lo trovate qui:

https://drive.google.com/file/d/1709zSVyhmjKvC5fjzMQ1U9apIpODmZOq/view?usp=sharing

e qui:

Buon Natale a tutti!

WRITERS SPECIALE NATALE 2017 ( formato PDF)

Come ogni anno, da qualche anno a questa parte, il Natale diventa l’occasione per dare vita ad un numero speciale della rivista WRITERS, che dirigo amorevolmente e orgogliosamente, con le poesie e i racconti natalizi scritti dai redattori che collaborano con me e condividono questo mio progetto.
E’ il mio personalissimo modo di fare a tutti quanti i miei più sinceri auguri di Buon Natale.

Lo trovate qui: https://drive.google.com/file/d/1709zSVyhmjKvC5fjzMQ1U9apIpODmZOq/view?usp=sharing

e qui: https://issuu.com/writersrivista/docs/writers_speciale_natale_2017

“Da piccolo a Natale aspettavo un regalo. Un pacco dorato, sotto l’albero luminoso. Quando aprii il pacco, non era quello atteso. Lo tirai contro il muro piangente, iroso.
Quanti regali ho rotto, ho respinto nella mia vita dopo quel giorno?
Ora di questi ho rimpianto.
Accettare i doni è difficile perché sempre ne aspettiamo uno soltanto.
Impara ad amare ciò che desideri, ma anche ciò che gli assomiglia. Sii esigente e sii paziente.

E’ Natale ogni mattino che vivi.
Scarta con cura il pacco dei giorni. Ringrazia, ricambia, sorridi.”

Stefano Benni

WRITERS

Per scaricare il NUMERO SPECIALE DI WRITERS NATALE 2017 in formato PDF clicca qui: WRITERS SPECIALE NATALE 2017

Editoriale

Arriva come ogni anno il Natale e noi, ancora una volta, abbiamo voluto fare gli auguri a tutti voi, vecchi e nuovi lettori, nell’unico modo che ci è venuto in mente per abbracciarvi tutti in una volta, e cioè scrivendo.

Se questo sia il modo migliore che avessimo a disposizione è dato a voi deciderlo, di sicuro noi lo abbiamo fatto nel modo che più ci piace.

Quindi quello che vi accingete a leggere è un numero speciale con i racconti e le poesie che alcuni dei redattori di Writers e tanti nuovi collaboratori, che ci auguriamo restino a bordo del nostro progetto anche per i prossimi numeri, hanno deciso di scrivere per augurare a tutti voi lettori un Buon Natale e un felice 2018.

Troverete e riconoscerete nomi…

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Il Natale di Alice

La rivista WRITERS, che dirigo da un paio di anni, ha acquisito come sua tradizione quella di fare gli auguri per un Sereno Natale e un Felice Anno Nuovo attraverso la pubblicazione di un numero speciale con racconti, poesie e illustrazioni originali a tema natalizio.

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Il numero di WRITERS SPECIALE NATALE 2016 lo trovate qui: https://drive.google.com/open?id=0B36h81sAzbS9N1J4aEE4dWU4UVU

“Il Natale di Alice” è il racconto che io personalmente ho scritto per fare a tutti i lettori i miei più sinceri auguri di Buon Natale.

Ed eccolo qua:

Il Natale di Alice

di Elena Brilli

Fa caldo qua dentro.

Ma fuori dev’essere tanto freddo e tira anche vento.

L’ho capito quando lei ha aperto la finestra per fumare. Lo fa sempre la sera prima di andare di sopra e lasciare tutto al buio.

Da qualche tempo lei ha messo in salotto una cosa verde a punta, sembra un albero, ma le foglie non si mangiano, non sono come le cose vere.

E poi insieme a quello piccolo, che urla e corre e salta e mi fa paura quasi tutte le volte anche se ho imparato che quando salta devo scappare, lei ha messo, su questa cosa verde, tutta una serie di cose che penzolano e fili e palline e io vorrei tanto prenderle e a volte ci riesco anche, ma se lei è in casa mi brontola e mi tocca scappare anche se volevo continuare a giocare. Ma quando non c’è perché sta fuori tutto il giorno con quello piccolo e tornano solo quando è buio, io allora ci riesco a tirane giù una di quelle cose penzolanti e gioco a rincorrerla tutto il tempo, finché non si nasconde sotto il mobile e non ci arrivo più e allora salgo di sopra e dormo.

Stasera dev’essere una serata speciale però.

Quello piccolo si è addormentato tutto contento.

Prima di andare a dormire, insieme a lei, quello piccolo ha messo sopra il davanzale dove mi siedo per guardare fuori, una cosa uguale a quella dove mi mettono le cose da mangiare.

Ci hanno messo sopra una cosa marrone e una cosa arancione.

Erano tutti contenti prima di andare di sopra.

Io l’ho assaggiata subito la cosa marrone. Mi si è staccato un pezzettino e l’ho mangiato, ma non mi piaceva. Un po’ come quando la mattina quello piccolo mangia prima di uscire e io a volte, quando si incanta a vedere le figure che si muovono da dentro una cosa che fa luce davanti a lui, gliene rubo un pezzettino, ma non mi piace.

Quella arancione invece aveva un odore cattivo.

Dopo che quello piccolo si è addormentato, lei è andata su e giù un tante volte e ha portato un sacco di scatole colorate con un sacco di fili sopra, ma mi ha guardato male e mi ha detto che non le devo toccare. “Sono del mio bambino” ha detto, e credo che siano una cosa importante, ma io ho voglia di giocarci lo stesso.

Sono belle e colorate, e hanno i fili.

Le ha messe sotto la cosa verde tutta colorata e accesa con un sacco di lucine che si muovono, che io ci ho provato a rincorrerle ma non le prendo mai. A volte mi arrampico anche per provare a prenderle, ma quando torno giù mi viene dietro quasi sempre un filo dorato che io un po’ mordo e lei lo rimette a posto tutte le sere quando torna.

Ha lavorato un sacco le scorse sere per sistemare quelle scatole colorate. C’era la carta, che io provavo a sedermici sopra o ad infilarmici sotto e lei mi mandava via, e c’erano i fili, tanti fili, tutti luccicanti, e allora ci giocavo un sacco mentre lei sistemava la carta colorata sopra le scatole. Poi le volte che le serviva proprio il filo che stavo mangiando io, allora me lo prendeva e io lo volevo riprendere e lei allora mi mandava via di nuovo. Ma io tornavo sempre. C’erano tanti fili.

Era contenta mentre lavorava a quelle scatole colorate. Nel silenzio della notte ogni tanto parlava e diceva dei nomi e sorrideva. Forse pensava a qualcosa o a qualcuno che la rendeva felice. Forse è così che lei dice agli altri che vuole loro bene. Forse è il suo modo di fare le fusa. Io faccio le fusa quando voglio bene a qualcuno e mi sento bene. E’ il mio modo per dirgli ‘grazie’.

Poi, dopo aver sistemato le scatole sotto la cosa verde tutta colorata, ha spento tutte le luci grandi e alte ed è andata su.

Io mi sono messa sotto le coperte con lei, come faccio sempre, e mi ha accarezzato tanto stasera. Ho fatto tante fusa.

Lei è buona. Mi da sempre da mangiare e mi coccola e mi brontola a volte. A volte gioca anche con me. Quello piccolo la chiama ‘mamma’, ma non credo assomigli alla mia di mamma. Non me la ricordo la mia mamma, chissà se ne ho una anch’io. Chissà dov’è.

Quello piccolo, invece, lei lo chiama ‘il mio bambino’, gli da anche un nome, ma non me lo ricordo, dev’essere il suo cucciolo.

Il mio nome invece credo sia Alice, lei mi chiama sempre così, anche se a volte, soprattutto quando ho combinato qualcosa che però non saprei dire cosa, mi chiama ‘peste di gatta’, chissà perché.

Dopo che anche lei si è addormentata sono tornata giù e mi son messa sul grande cuscino a guardare la danza delle lucine colorate arrampicate sulla cosa verde.

Non so quanto tempo è passato, forse mi sono addormentata, di nuovo, anch’io.

Ho sentito un rumore e mi sono svegliata di colpo.

Che paura!

C’è un omone grosso e rosso e un animale grande con delle punte sulla testa accanto a lui.

Sono schizzata a nascondermi ma li vedo.

L’animale grande con le punte sulla testa ha mangiato la cosa marrone e quella arancione sulla finestra mentre l’omone grande ha aggiustato un paio di cose sulla cosa verde colorata.

Sembra uno di quegli omini disegnati da quello piccolo, il cucciolo, sulla carta. Ne ha fatti tanti di disegni così ultimamente e tutto contento li descriveva alla sua mamma.

“Guarda mamma, ho disegnato Babbo Natale! E’ tutto rosso, ha la barba bianca e il suo cappello in testa, rosso anche lui! Poi gli ho fatto anche il cinturone nero in vita, gli scarponi e il sacco verde sulle spalle con dentro tutti i miei regali! Ti piace mamma?”

Lei sorrideva sempre e faceva un sacco di complimenti a quegli scarabocchi colorati sulla carta.

Quello piccolo lo chiama ‘Babbo Natale’, ma quello disegnato aveva anche un sacco verde sulle spalle.

Questo qua è tutto uguale a quello disegnato dal cucciolo, ma il sacco verde non ce l’ha.

Forse è proprio ‘Babbo Natale’, quello vero.

Sorride, gli occhi sono calmi.

Sembra tanto buono.

Sono salita sul tavolo, chissà che odore ha.

Ha allungato una mano, ha un buon odore.

La mano è grande e mi ha fatto una carezza, che bella che è la carezza di questo omone grande. Me ne ha fatte due o tre.

E’ calda la sua mano.

Ha detto piano all’animale con le punte sulla testa:

“Andiamo Rudolph, qui non hanno bisogno di me. Hanno già il loro Natale.”

Poi mi ha battuto piano sulla testa e ha detto:

“Buon Natale micetta. Sei fortunata, in questa casa c’è tanto amore, non c’è bisogno dei miei regali.”

Ne hanno parlato tanto lei e il cucciolo di questo ‘Natale’, è una cosa che li rende allegri e quando ci pensano sono tutti contenti. Chissà cos’è ‘Natale’.

Mi sono riaddormentata quasi subito, dopo che ‘Babbo Natale’ è andato via. Chissà come ha fatto ad uscire. La finestra era chiusa. La prossima volta che lo vedo glielo chiedo come fa ad uscire anche se la finestra è chiusa.

Non so se anch’io sorrido. Se potessi farlo, adesso sorriderei.

Sono contenta stanotte. C’è pace.

Lo hanno aspettato tanto lei e il cucciolo.

Non ho capito bene cosa sia, ma stanotte dev’essere ‘Natale’.

Elena Brilli

BUON NATALE

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(Disegno originale di Elio, 6 anni e mezzo)

Ieri la prima recita natalizia del mio pulcino in prima elementare, e una canzoncina della quale stentava a ricordare le parole ma che diceva così:

Buon Natale a te che vieni dal NORD

Porta in dono la serenità

Cogli al volo l’opportunità

Di sentire qualcosa dentro te.

Buon Natale a te che vieni dal MARE

Apri il cuore a chi non ce l’ha

Anche a chi, per colpa del male,

Non la smette di fare la guerra che fa.

 

A chi ha scritto le canzoni, a chi ridere ci fa

A chi sbaglia le opinioni e che si correggerà

A chi non ha molti amici che gli amici troverà

 

Buon Natale, Buon Natale.

Buon Natale a te che vieni dal SUD

Porta il sole a chi non ce l’ha

Il profumo e il colore del mare

Che ci ispira la felicità.

Buon Natale a te che vieni dal FREDDO

Porta un po’ d’aria nella mia città

Il coraggio di un bell’ideale

Per non essere buoni solo a Natale.

 

A chi vive senza condizioni, a chi sente la libertà

A chi stringe le tue mani e che sempre stringerà

Buon Natale a chi non mente perché gli occhi belli avrà

Buon Natale, Buon Natale.

 

BUON NATALE A TE CHE VIENI DAL NORD

BUON NATALE A TE CHE VIENI DAL SUD

BUON NATALE A TE CHE VIENI DAL MARE

BUON NATALE ANCHE A CHI NATALE NON FA.

 

Buon Natale a te che vivi LONTANO

E parlarti fatica un po’ si fa

Prova allora a spedirci un pensiero

E un sorriso sicuro arriverà!

A chi aspetta alle stazioni, a chi il biglietto non ce l’ha

A chi viaggia dentro ai sogni e dove arriva non si sa

Buon Natale a tanta gente perché si sopporterà

Buon Natale, Buon Natale, Buon Natale, Buon Natale.

L’ha scritta Enzo Iachetti, si intitola “Buon Natale”…così, semplicemente.

E trovo che sia il modo migliore per augurare a tutti quanti davvero un Buon Natale.

Perchè credo ci sia un pezzettino di ognuno di noi, nascosto chissà dove tra le parole del testo, e sentirle cantare dai bambini ci fa in fondo sentire scoperti, senza difese, come se dall’alto della loro meravigliosa fanciullezza, ci avessero fatto tana, in un assurdo gioco a nascondino, fuori tempo massimo, con le nostre emozioni.

Che sia davvero un Buon Natale, qualunque parola sia la vostra, nascosta o meno.