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In me confido

Sulla strada che faccio tutti i giorni per andare e tornare dal lavoro campeggia, all’altezza di un semaforo e posizionato in modo che in qualsiasi senso di marcia si stia viaggiando non possa sfuggirne la visione, un cartellone con un’immagine iconica del Cristo Redentore sottotitolata a caratteri cubitali dalla scritta. “Gesù in te confido”.

Io mi ritengo credente il giusto, cattolica il minimo indispensabile, ma sufficientemente cristiana da ritenere che gli insegnamenti tramandati come dettati dal Cristo siano una buona sintesi dei comportamenti atti a vivere rispettosamente in una società civile, tuttavia quel cartellone 2 metri per 1 che mi ricorda di confidare in altro da me e per di più in un’entità divina all’inizio e alla fine di ogni mia giornata lavorativa, francamente mi disturba.

Perchè sono fermamente convinta che tutto accada per una ragione, intesa non come fato o destino, ma come una ragione, un ragionamento, un lavoro di intelletto e quindi una discendenza di causa-effetto che dipende dalle continue scelte, consapevoli o meno, che si fanno in ogni momento.

Con qualche rara eccezione che riconosco soltanto nell’insorgere di malattie per le quali ovviamente non si ha, il più delle volte la possibilità di scegliere. Ma non è neanche detto che sia sempre così. Perchè accade che alcune malattie, in alcuni momenti, insorgano perchè siamo costretti o ci si costringe, ed ecco la scelta, a ritmi di vita parossistici che alla lunga indeboliscono le capacità reattive del fisico… ed ecco che a metà agosto, nel mezzo di un’estate torrida come nessuno di noi ricordi mai esserci stata in precedenza, un caro amico si trovi ad affrontare una polmonite per un banale colpo di fresco causato dai condizionatori che troppo contrastano negli ambienti chiusi rispetto alle temperature elevatissime dell’esterno. Perchè lui sì e io no? Perchè lui gestisce e si obbliga a subire livelli di stress molto più elevati dei miei. Scelte… consapevoli o meno… potrebbe essere, no? 50 e 50…

‘Confidare’ viene dal latino CUM=CON e FIDES=FEDE e significa ‘avere fede, fiducia; avere certa speranza’ (dal Dizionario Etimologico). Ecco, la fede è per me quel moto dell’anima che interviene quando la ragione non riesce a dare spiegazioni plausibili, quando, tornando indietro di scelta in scelta, non riesce a trovare la causa primigenia di tutta la cascata di effetti che hanno portato all’evento che stiamo affrontando e per il quale non si riesce a trovare razionalmente una soluzione. E allora arriva la fede a salvare il culo alla ragione, a dare una spiegazione quando una spiegazione non si trova o non si è in grado di trovarla.

Ma quando una spiegazione non si trova, il più delle volte o non si è consapevoli del percorso che ci ha portato fino a quel punto, o non si vuole esserlo…e quindi in fondo non si vuole trovare. E allora ecco che se penso alla mia condizione di donna che non riesce a trovare un uomo che voglia starle accanto, e decido di pensarci consapevolmente, l’ago della bilancia si sposta drasticamente dagli uomini che ‘sono tutti stronzi’, luogo comune comodo e fin troppo inflazionato, a me che, ogni volta che incontro una persona nuova non riesco più a non vedere attaccati su di lui tutti quei comportamenti degli uomini che lo hanno preceduto e che per me sono stati dolorosissimi e devastanti. Non è colpa, nè merito suo se, dopo la seconda o terza volta che ci vediamo si eclissa in un silenzio che odora di fuga a gambe levate, ma sono io che, buttando su uno sconosciuto tutto quello che di peggio è stata la mia esperienza con il sesso maschile (che, diciamolo, in grandissima parte è stato generato da mie scelte autopunitive per carenza tossica di autostima…), non gli lascio nemmeno la possibilità di provare a dimostrarmi che esiste un’altra via. Io scelgo, come riflesso automatico ormai, quindi in modo abbastanza inconsapevole, lì per lì, di etichettarlo come un pericolo e faccio in modo che si allontani. Sono quindi arrivata alla conclusione che mi boicotto da sola, mi proteggo, mi difendo, in un meccanismo automatico talmente perfezionato, batosta dopo batosta, da rendermi del tutto inabile a gestire una ipotetica nuova relazione. Non sono loro, il problema, sono io… ammesso e non concesso che questo sia un problema… La persona in questione dovrebbe allora scegliere di lottare a denti stretti contro i mostri del mio passato e contro il mio meccanismo automatico di difesa ad oltranza, come un novello Don Chisciotte contro i mulini a vento… accettando il rischio di perdere comunque la battaglia. E chi, oggettivamente potrebbe mai essere talmente folle da volerci anche solo provare? Non c’entrano niente il destino, la sfortuna, gli uomini sbagliati… la spiegazione di tutto sta nelle mie scelte, nelle direzioni che ho via via imposto alla mia vita. Ed è andata così. Forse non poteva andare che così. Quindi va bene così, basta esserne consapevoli.

E allora questa serie di riflessioni nascono da poche righe scritte da un’amica d’infanzia, che sul suo profilo facebook si lamentava stasera di non avere adesso la vita che avrebbe voluto e che vorrebbe, e di non meritarsi quello che ha, lasciando intendere che meriterebbe invece la realizzazione dei suoi sogni. Mentre leggevo pensavo invece che lei, come tutti, si merita invece proprio quello che ha, perchè frutto di scelte passate che, facendo prendere alla sua vita una direzione invece che un’altra, l’hanno portata ad essere quello che è adesso e a vivere la vita che vive adesso. Quindi si merita tutto, il bello e il brutto della sua vita, esattamente come me, con la differenza che io ho capito che devo essere orgogliosa di tutto quello che di bene e soprattutto di male io mi sono meritata, perchè io l’ho voluto, perchè io l’ho scelto in fondo e non ‘confido’ in niente e nessuno, se non in me…lei invece se ne lamenta.

Ma lamentarsi non ha senso oltre ad essere un assurdo spreco di energie intellettive, perchè se nella direzione che hai dato alla tua vita qualcosa non torna, bisogna ‘confidare’ in se stessi, raccogliere le forze e trascinare la tua esistenza da un’altra parte, pronti ad affrontare la medesima fatica di chi tiene il timone di una barca in un mare in tempesta lanciandola contro le onde, perchè sa che lì deve andare come unica soluzione possibile in mezzo all’inferno, e lì andrà.

Io ‘confido’ in me. I lamenti, la sfortuna, il caso, il destino, la fede, non mi appartengono più. Io governo la barca, io sono il miglior capitano possibile della mia vita, io non ho fede in nessun altro se non in me. E che Gesù, se c’è, dal suo cartellone 2 metri per 1, mi aiuti solo ad essere ‘giusta’ (Giusto: “Di persona che conforma i propri giudizi e comportamenti a criteri di equità, di imparzialità. Fondato su ragioni moralmente valide” dal Dizionario di Italiano Sabatini Coletti).

 

 

 

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Meta a Metà

(immagine dal web)
.
Si può essere interi 
anche divisi a metà 
se si smette di cercare 
l’altra metà.
Se si impara a bastarsi 
per quel che si ha 
che alla fine non è affatto 
una metà.
.
E.

Ogni uomo è un’isola

Non ho capito granchè, ancora, di come funzionino le cose nel profondissimo mare dei rapporti umani.

Ma una cosa credo di averla chiara, e, in questo momento della mia vita, credo di non essere molto lontana dalla verità.

Si nasce e si muore da soli, questo in sintesi quello che si sa da sempre da proverbi e detti popolari, dalla saggezza antica, dallo studio di generazioni di filosofi e psicologi.

Io rincaro la dose e dico che si vive anche da soli.

Ogni uomo è un’isola e nessuno sarà mai in grado di comprendere con precisione e fino in fondo il modo in cui la vita si manifesta per quella persona. Nella maggior parte dei casi, nemmeno la persona stessa sarà in grado di comprendersi del tutto, rimanendo anche per se stessa, alla fine dei conti, un mistero imperscutabile.

Lo scivolone più grande, quindi, che si possa fare all’interno delle relazioni a vario titolo tra le persone, è quello di dare per scontato che una passione, un sentimento, finanche una singola parola, possano avere per l’altro lo stesso significato o la medesima intensità di emozioni che noi ci riversiamo dentro, e che per noi è l’unica possibile, al pari della definizione del bianco o del nero.

Accade poi che nel corso dell’esistenza si creino tra le persone, in modo casuale e al tempo stesso estremamente razionale (come vuole la dicotomia illogica che sottende ad ogni vita, tra tutto il possibile e tutto il suo contrario…), dei sottilissimi istmi, o una rarissima forma di empatia condivisa, per la quale le due isole per brevi stralci di sentimenti ed emozioni, entrano in contatto in maniera univoca, senza fraintendimenti, senza incomprensioni, ma il contatto è talmente lieve e fragile che dura poco, basta lo scorrere di un singolo giorno o di un attimo, per rimettere tutto in discussione.

Ogni uomo è un isola, ed è presuntuoso, oltre che dannoso per il proprio equilibrio, pensare che l’altro veda e senta le cose nel modo in cui le vediamo e sentiamo noi.

Non è facile pensare che la vita accada in questo modo dentro di noi e intorno a noi, il senso di solitudine profonda che ne deriva e che non si sana con una quantità maggiore di persone intorno, è deprimente e devastante, ma bisogna lasciare che sia così.

Nello scorrere delle esistenze accadrà che i percorsi si avvicinino, entrino anche in contatto a volte, ma è importante lasciare andare e lasciarsi andare. Forzare le cose perchè l’altro avvicini il suo fluire al tuo o al contrario cambiare il tuo corso per avvicinarsi a quello di un altro, porterà solo a perdere la strada, a tradire alla fine se stessi e la propria personale, e in quanto tale universale perchè l’unica veramente possibile per se stessi, visione del mondo e delle cose.

Ogni uomo è un’isola, è così che è, è così che deve essere, è così che è giusto che sia.

Qualcuno arriverà alle nostre sponde, attraccherà la sua isola alla nostra, ma nel momento spesso in cui saremo pronti ad accoglierlo con un caloroso benvenuto, dobbiamo esser consapevoli che lo vedremo andar via, non potremo trattenerlo, e se ci proveremo sarà una trappola emotiva e una tortura senza fine per entrambi.

Bisogna imparare a lasciare andare.

Bisogna imparare a vivere soli.

Di ‘bisogno’ e ‘volontà’.

C’è una sottile differenza tra il dire ‘ho BISOGNO di te’ e il dire ‘ho VOGLIA di te’…

Sottile come può esserlo una parola…ma sostanziale… come solo le parole, appunto, possono essere…

E questa differenza non si applica alla sola sfera delle persone, ma ad ogni ambito della vita di ogni uomo, finanche ad ogni pensiero, ad ogni sussulto dell’animo…

E sta nel fatto che dire ‘ho BISOGNO’ implica una necessità, una mancanza da colmare in qualche modo, una sensazione di incompletezza che necessita di un aiuto esterno per rendersi completa… Ma se ti manca qualcosa di cui senti il bisogno sei spinto da quella stesa mancanza a colmare il vuoto in qualsiasi modo possibile, diminuendo in maniera direttamente proporzionale alla necessità la lucidità di analizzare le possibilità e scegliere di conseguenza la persona migliore, la strada migliore, la direzione più giusta per te in quel preciso momento, quella che ti appartenga veramente, quella che sia realmente tua, senza mediazioni, senza intermediari, senza la paura di continuare a sentire il vuoto o la mancanza.

Eliminare il bisogno, non sentire più la necessità rende liberi e lucidi, in grado di compiere scelte realmente consapevoli e di assumersi per esse interamente meriti e responsabilità, di accettarne in toto le conseguenze, siano esse positive o negative, come derivazione possibile, entrambe, fifty fifty, di un atto di scelta realmente libero.

Ed ecco che allora io ho deciso di scegliere di sostituire in ogni atto del mio pensiero cosciente la parola ‘bisogno’ con la parola ‘volontà’.

Io non ho più ‘bisogno’, io ‘VOGLIO’…perché voglio essere libera di scegliere, voglio scegliere in libertà, voglio essere libera dal bisogno…

E, se mi fermo a fotografare lo stato attuale delle questioni che mi stanno a cuore, fino a qualche mese fa avrei detto che ‘ho bisogno di sistemare un paio di cose nella situazione economica della mia piccola grande famiglia, per poter vivere più serena io e perchè di conseguenza mio figlio cresca sereno’ e che ‘ho bisogno di una persona accanto a me, che abbia voglia di condividere la sua vita con la mia, di mischiare i suoi giorni coi miei, di confondere i suoi pensieri coi miei, perché sono stanca di viaggiare in solitaria’…

Ma oggi no…sono orgogliosa di dire a me stessa che ‘VOGLIO sistemare un paio di cose nella situazione economica della mia piccola grande famiglia, per poter vivere più serena io e perchè di conseguenza mio figlio cresca sereno ‘ e che ‘VOGLIO una persona accanto a me, che abbia voglia di condividere la sua vita con la mia, di mischiare i suoi giorni coi miei, di confondere i suoi pensieri coi miei, perché sono stanca di viaggiare in solitaria’…

E ho intenzione di scegliere, in modo estremamente consapevole e soprattutto libero dalla necessità e dall’odioso compromesso con se stessi che dalla necessità appunto deriva in maniera imprescindibile, ogni passo che possa portarmi nella direzione della mia volontà e non dei miei bisogni… perché realmente non ho più bisogno di niente e nessuno, ma voglia di tutto e tutti…

Libera, finalmente…

Consapevole, almeno un passo avanti a ieri…

Disposta ad assumermi tutte le responsabilità delle mie scelte, ma decisa quanto mai prima a raccoglierne i meriti, senza più sconti…

La “sostanza del non mi piace”

E.: “Mamma, stamattina mangio le gocciole, ma senza il latte perchè con il latte non mi piacciono…”

Io: “Va bene, poi però un pò di latte lo bevi da solo!”

E.: “Sì, perchè l’altra volta li avevo mangiati con il latte…ma la ‘sostanza del non mi piace’ ha sentito che non gli piacciono e l’ha fatta sentire anche a me…così adesso so che non mi piacciono!”

L’ho già detto che i bambini sono meravigliosi?

E, pensandoci bene, dove l’ho messa io la mia ‘sostanza del non mi piace’?

Mi farebbe comodo ogni tanto averne un pò con me e tornare a sentire con nitidezza quello che mi piace e quello che non mi piace, in modo da scartare quest’ultimo in modo consapevole, risoluto e definitivo…e non sto parlando solo del cibo…

🙂

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