Nei panni

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(immagine personale)

Una vecchissima foto che per caso mi sono trovata tra le mani stasera. Ero all’asilo.

(Per inciso, dimenticare tutto è una delle cose su cui vorrei lavorare. Io non ho nessun ricordo personale del mio passato, remoto e meno remoto. Ricordo solo sporadici lampi, come foto, e le emozioni. Tutto il resto è tabula rasa… Dimentico, rimuovo, nascondo? Chissà…)

Ero all’asilo quindi. E non me lo ricordo, ovviamente… Però ci sono. Mi sono riconosciuta.

E poco importa chi sia, tra quei bimbi, per voi.

Io so adesso che sono stata una bambina nei panni di una bimba coraggiosa. Che si infila nel bosco, che gareggia col lupo, che perde anche… Ma alla fine esce da quella pancia, e salva pure la nonna.

E, se sono stata coraggiosa da bambina, lo sono anche adesso.

Perché io sono ancora quella bambina lì, che non aveva paura.

Corazze

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(scultura di Yves Pires – immagine dal web)

Corazze

Eppure è così bello

il rumore delle corazze

quando si rompono.

E sono lacrime 

di nuova vita.

E.

“E il cielo si abbassa di un altro palmo”

Copio e incollo, pedissequamente… La voce di Fabio Volo ha tirato fuori una lacrima… le parole di Jack Folla hanno scavato una voragine nell’anima… e mi son chiesta: “A che punto sono io?”

Lo dedico a tutte le donne, rinate, in rinascita o che rinasceranno… lo dedico a Nin, la donna più coraggiosa che io abbia mai avuto il privilegio di incontrare nel mondo virtuale dei blogger e ad un’altra donna, lei ,che non conosco personalmente ma che ammiro in modo profondo, per come rinasce ogni giorno, ad ogni parola che scrive…e non se ne accorge… Strano a dirsi, con persone delle quali ignoro il volto e il calore delle mani, ma sono due miei punti di riferimento…

Donne in rinascita

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…

Testo originale Diego Cugia, alias Jack Folla

Qualcosa che non hai mai fatto

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(immagine dal web)

Se vuoi qualcosa nella tua vita che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto. (J.D.Houston)

Che dite, salto?

E il Grande Fratello ha deciso: SEI STATA LICENZIATA!

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(immagine dal web)

Succede…

Succede che il 17 Settembre tu firmi il contratto di affitto per la tua nuova abitazione, un nuovo piccolo nido da dove far ripartire la tua idea di famiglia, di mamma, di persona…forte di un contratto a tempo indeterminato che, sebbene part-time, ti da una certa garanzia di un’ entrata sicura, con la quale poter sostenere le nuove spese, sebbene arrancando un pò…

Succede che l’8 Ottobre, tu e tuo ci figlio ci entriate in quella casina dalla porta verde, e diventa il luogo di nuove risate, di nuovi giochi, di nuove brontolate, di nuovi capricci frignoni…ma è il tuo nuovo punto fermo…la tua nuova ‘base terra’ da cui partire in volo verso lo spazio infinito dell’avventura chiamata vita…

Succede che il 30 Ottobre venga indetta una riunione dal capo area della catena internazionale di negozi per cui lavori…e pensi che, avvicinandosi al Natale, sia l’occasione per spronare il personale della filiale alle vendite, e magari che ci esca anche un’aumento di ore per ingrassare un pò i conti dello stipendio dicembrino…e condire con un pò di fatica in più, ma una maggiore serenità economica, le feste splendenti di lucine che chiudono il faticoso anno quasi passato…

Succede invece che il 30 Ottobre ti trovi in mano una lettera con l’apertura della procedura conciliativa, che obbligatoriamente precede il licenziamento, perchè l’azienda multinazionale per cui lavori ha deciso di chiudere il tuo negozio il 15 Dicembre…

Succede che ti rivolgi ai sindacati, che aspetti le lettere di rito e le convocazioni per le riunioni nelle quali verrà decisa la tua sorte… Succede che a distanza di venti giorni ancora non sai se ti verrà offerto un posto di lavoro alternativo, ma è molto probabile che non ci sia più posto per te in quell’azienda, perchè ti offriranno posti liberi in Emilia Romagna, o in Liguria, o chissà in quale altra parte d’Italia, ma è scontato che tu, con un bimbo ancora in età prescolare, e senza più un soldo, già che hai investito tutto quello che avevi (e anche quello che non avevi) nel tuo ‘progetto casa dalla porta verde’, non potrai accettare trasferimenti lontani, visto che il tuo contratto prevedeva solo 18 ore di lavoro settimanali (e niente può farti pensare che possano aumentare), e uno stipendio con il quale sarebbe impensabile sostenere i costi di abbonamenti di treni et similia e lo stare lontani da casa intere giornate in attesa dell’arrivo o del ritorno…

Così succede che ti ritrovi a sistemare per l’ennesima volta il tuo curriculum, lo stampi in copie innumerevoli e lo spargi ai quattro venti…perchè non puoi proprio permetterti adesso di non avere un lavoro…adesso che solo poco più di un mese fa hai deciso che dovevi a te stessa e al tuo bimbo un atto di coraggio che ti facesse uscire dalla melma della depressione e che tornasse a darti la gioia di condividere quattro muri, un micro divano, una televisioncina da 15 pollici e una cesta di giochi con il piccolo ometto più importante della tua vita…

Ma era troppo bello, vero?

“Quell’angelo sporco di fango e senz’ali vuole tornare a volare?” deve aver pensato il Grande Fratello facendosi grandi risate grasse con gli amici…”AghAghAghAgh!!! Aspetta che lo tiro giù io…Lo acchiappo per la cintola e…Sbaaammm!!! lo risbatacchio per bene nella melma in cui deve stare…”

Ed eccomi qua…il Grande Fratello ha deciso che senza le ali e sporca di fango non potevo tornare a volare…e allora via il lavoro…”Sei stata LICENZIATA!!!…AghAghAghAgh!!!!”

Succede…

Succede anche che, e comincio a pensare che non sia un caso, continua a piovere incessantemente…e la melma, guarda caso, si alza e tracima, e invade cantine, case, stivali, anima, mente, cuore…

Succede che torno a cercare lavoro…ancora una volta…di nuovo…

Succede che nelle parole confuse che arrivano dalla televisione sempre accesa sui programmi di informazione a casa dei miei genitori, sento le parole di un lavoratore in piazza che dice “Noi siamo qui oggi perchè non è possibile che la democrazia si fermi davanti ai cancelli di una fabbrica…”

Parole illuminanti per me…la democrazia si sta fermando davanti alla porta del negozio che ho allestito, per cui ho lavorato senza risparmio, al massimo delle mie capacità, che dovrò smontare il prossimo 14 e 15 Dicembre, che continua a ricevere il materiale e le circolari illustrative delle vetrine di Natale e dei saldi dell’inizio del nuovo anno, pur avendo decretato la nostra chiusura il prossimo 15 Dicembre, che continuerà a pagare l’affitto dell’immobile per i prossimi sei mesi, perchè la vera spesa da eliminare siamo noi dipendenti, sono le persone, sono io…con mio figlio, i miei due gatti, e la casina dalla porta verde…

Succede…

Non è per niente bello…ma succede…

Succede che torni a non sapere se sia meglio muoverti subito alla ricerca di nuovo lavoro, oppure aspettare la disoccupazione e nuove proposte che possano arrivare in ambiti totalmente diversi da quelli in cui ti sei messa alla prova finora… Succede che ti sembra di vederti da fuori, e non ti va di rivedere la testa bassa, la schiena curva, gli occhi tristi, la bocca tesa, il passo rassegnato che ti hanno caratterizzato ai tempi degli attacchi di panico e delle goccioline antidepressive… Succede che non ci vuoi proprio tornare ad essere tanto infelice… Succede che vuoi continuare a stare nella tua casina dalla porta verde, e che qualcosa ti inventarai per riuscire a pagare l’affitto e a campare…

Succede che non vuoi mollare…

Succede che ti decidi a scriverne, quasi fosse una sorta di elaborazione del lutto, di un lutto tutto tuo, che vuole portarti a pensare che tu abbia sbagliato di nuovo nella tua vita…. “Ecco, vedi… Potevi aspettare a prendere casa in affitto da sola, potevi startene buona buona a casa coi tuoi a morire dentro minuto dopo minuto, e adesso non avresti il problema di come fare a pagare l’affitto!!!”

“Ecco, vedi?… Hai sbagliato di nuovo!!!”

Ma io non penso di aver sbagliato, sono convinta di non aver sbagliato…solo che adesso devo di nuovo abbassare l’elmo e combattere una nuova battaglia alla ricerca di un nuovo lavoro…e le cicatrici passate, la fatica appena passata ancora dolgono e pesa…ma riabbasso l’elmo e mi butto nella mischia…perchè stavolta chi ha sbagliato non sono io…chi sbaglia non sono io…chi mi affonda e mi tiene la testa nel fango per farmi annegare non sono io…e lottare contro qualcun’altro, contro qualcos’altro…anche solo per convincere chi ti deve assumere che sei la persona della quale non possono assolutamente fare a meno…è una passeggiata in confronto a lottare contro se stessi…e io ne sono un esperta….

Quindi giù l’elmo e ci si ributta nella mischia…che adesso ho fatto pace con me stessa, sono serena… stanca morta, ma serena…

E…dimenticavo…

“VAFFANCULO GRANDE FRATELLO DEL CAZZO!!!!”

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