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Incontri

Si fa un gran parlare dei nuovi e vecchi metodi di socializzazione, dei vari tipi di social per incontrarsi, della capacità che stiamo perdendo di stare davvero insieme a delle persone vere, in carne e ossa, che non siano dall’altra parte di uno schermo, piccolo o grande che sia.

Collegandomi a quello che ho scritto nel post precedente, e riflettendo sul fatto che vorrei finalmente trovare una persona con la quale condividere la mia vita, mi sono ricordata di un’ultima volta, più di due anni e mezzo fa, poco dopo aver lasciato il padre di mio figlio, in cui avevo conosciuto una persona dal vivo, alla vecchia maniera, durante un caffè volante, in orario aperitivo, uscita dal lavoro e in attesa di aspettare l’autobus per tornare a casa.

Ricordo che una delle primissime domande che gli rivolsi era quella se fosse single, perchè ho già anche troppi casini nella mia vita e non voglio certo fare in modo che aumentino, e perchè proprio non mi va di mettere il naso nella vita e nei sentimenti di terze persone… mi è capitato di farlo quando ero molto giovane e non mi aveva reso orgogliosa di me…siamo talmente tanti in questo mondo che non voglio arrogarmi il diritto di pestare i piedi di altre donne o di fare lo sgambetto ad altre relazioni.

La sua risposta era stata che era assolutamente libero così, quattro chiacchere, ci eravamo rivisti un paio di volte, ci stavamo conoscendo e, tramite il telefono ci si teneva in contatto.

Accadde però una sera, mentre mi stavo addormentando accanto a mio figlio già addormentato, che squillasse il telefono, e il nome sul display fosse il suo. Con un pò di fastidio risposi, rischiavo di svegliare il cucciolo…e dall’altra parte della cornetta una voce femminile mi aggredì presentandosi come la fidanzata del tipo, e chiedendomi chi fossi io e che cosa volessi dal suo uomo…

Le mie parole furono: “Chi sono io? Ma chi sei te! Sappi che per la persona che tu definisci come tuo fidanzato,TU NON ESISTI!!! Io mi farei qualche domanda e farei qualche domanda a lui, più che a me!”

La discussione andò avanti a più riprese, finchè mandai entrambi al diavolo, gli intimai di non chiamarmi più che di loro non me ne fregava niente, ma di mio figlio che dormiva sì, e dissi loro di risolvere i loro problemi tra sè, senza tirarmi nel mezzo ai loro casini, cancellai i contatti del galantuomo e spensi il telefono.

Il giorno dopo mi chiamò la ragazza, col suo numero stavolta…e mi ringraziò! Mi ringraziò di averle fatto capire che razza di persona aveva accanto e di quanto fosse meschino!

Quindi i rapporti diretti non possono arrogarsi la presunzione di essere veritieri, a meno che la sincerità non sia una dote innata di entrambe le parti in causa…

Ragione per cui, se si considerà la sincerità e l’onestà verso se stessi come una dote personale, il mezzo con il quale ti interfacci con le altre persone non ha molta importanza.

Attraverso un collega di lavoro ho conosciuto di recente un nuovo (per me…magari è una vita che esiste…) social, che mi era stato presentato come un luogo virtuale dove lui aveva conosciuto un paio di ragazze e passato alcune serate in compagnia, molto piacevoli e soprattutto non improntate al sesso (questione che veramente non mi interessa, e di cui non vado in cerca…)

Quindi mi sono iscritta, ci ho fatto un giro e capito che in realtà la maggior parte degli uomini che ci sono dentro sono sposati, fidanzati o Dio sa cosa…

Ma vabbè mi son detta, poco male, semplicemente li evito e passo oltre… ci sarà pure qualcuno che non sia qua solo per avere relazioni extra coniugali!!!

Ho continuato la mia ricerca, spinta a quel punto anche da curiosità statistica, quasi fosse diventato nella mia mente una sorta di studio sociologico…

Sono rimasta sconvolta quando tra le foto che occupavano lo schermo dello smartphone è comparso il marito di un’amica…l’ideale, per me, insieme, della famiglia perfetta…quello a cui aspirano i miei sogni di donna…

Ma che ci fa lui qui? Perchè la necessità di iscriversi ad un social così? Ma cosa cerca davvero la gente che si è iscritta?

Così sono andata a cercare su internet cosa veramente sia questo social e io che credevo che fosse una piattaforma dove poter conoscere ‘persone’ nuove ho scoperto che si tratta invece di un luogo virtuale che raccoglie domanda e offerta di incontri a carattere estemporaneo e mordi e fuggi, se entrambe le parti in causa sentono questa necessità…non si conoscono ‘persone’ ma “c***” e “f***”…

Mi sono sentita una sciocca e ho avuto la conferma di quanto sia ancora ingenua e dannatamente incapace di smettere di aver fiducia nelle persone e nella loro onestà…

Vedere il marito della mia amica a ‘caccia’ mi ha per l’ennesima volta delusa sulle reali capacità di sincerità e rispetto per se stessi e gli altri delle persone…

Non c’è speranza…

Cancello tutto…

Torno nel mio guscio…

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Delusione e confusione

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi.

Oriana Fallaci
dal libro “Un cappello pieno di ciliege” di Oriana Fallaci
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Torno a scrivere dopo qualche giorno di assenza…
Il caldo quest’anno fiacca anche me che ne sono perdutamente innamorata…sarà che comincio ad invecchiare, ma arrivata la notte la stanchezza è tale che i pensieri si aggrovigliano invece di dipanarsi e il letto è l’unico luogo che riesco a raggiungere…
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Il pc rimane spento, nel suo angolino solitario, abbandonato dalla confusione che nella mia mente si è creata da qualche settimana a questa parte.
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E vorrei scrivere di delusioni e irrazionalità delle azioni umane, di solitudini e stanchezza nel confrontarsi con menti e comportamenti tanto diversi dai miei, o che riconosco per poco coerenti e corretti anche in me stessa, quando mi capita di metterli in atto…ma la verità è che ancora adesso che finalmente mi son decisa a scrivere non so bene come farlo…
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Ho letto il “Diario di Anna Frank” ai tempi poco consapevoli della scuola dell’obbligo, e una frase, più o meno alla fine del libro mi è rimasta impressa da allora:

Sabato, 15 luglio 1944

Cara Kitty,

…è molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora nell’intima bontà dell’uomo.
Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria e della confusione. Vedo che il mondo lentamente si trasforma in un deserto,sento sempre più forte il rombo che si avvicina, che ucciderà anche noi, sono partecipe del dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto tornerà a volgersi nuovamente al bene, che anche questa durezza spietata finirà, e che nel mondo torneranno tranquillità e pace…

Tua Anne M. Frank

Da il “Diario di Anna Frank” – 1947

Così accade che persone entrino nella mia vita e ne facciano parte fino a diventarne quasi un tutt’uno, per poi allontanarmi come cane rognoso senza capire più niente di me, nonostante lo avessero fatto meglio di chiunque altro fino ad un attimo prima…

Accade che persone riemergano dal passato in cui il tempo di vite passate le aveva relegate proponendo nuovi incontri, nuove opportunità di socializzazione, le classiche due chiacchere davanti ad un caffè per riallacciare fili mai interrotti del tutto (…e comincio a pensare che sia stato un mio errore…), salvo poi, messi davanti alla realtà della mia vita di questo momento spazio temporale e ai numerosi impedimenti e impegni e priorità da cui non posso prescindere, che sorpassano mio malgrado ogni mia personale volontà, sparire di nuovo e tornare nell’oblio da cui si erano riaffacciati al presente… Perchè lo fanno? Cosa vogliono realmente da me? Sono semplicemente passati al numero successivo in rubrica? Ma che cazzo!!!

Ammetto che se considero il motto secondo cui ‘volere è potere’ il fatto che io non ‘possa’ soddisfare le loro richieste possa essere interpretato come una mancanza di volontà…questo glielo concedo… ma comincio a credere, e lo sto sperimentando nelle mie giornate, ogni fottutissimo giorno troppo corto, che il suddetto motto non sia poi così vero, perchè ‘vorrei’, eccome se vorrei, dato che da mesi ormai la mia vita sociale si riduce al caffè di metà giornata e ai giardinetti del paese invasi dai pargoli…ma sebbene voglia fare una cosa, qualsiasi cosa, il 99% delle volte, quella maledettissima cosa, qualsiasi essa sia, non ‘posso’ farla davvero…perchè non esiste la 25° ora e perchè mio figlio si merita il mio tempo libero e ha bisogno che io ci sia…

Quindi se dico che non ‘posso’ è perchè non ‘posso’, da cui non discende per equazione algebrica che io non ‘voglia’…sono due cose fottutamente diverse…

Mi sono sempre sentita dire che sono troppo rigida nei miei giudizi, troppo categorica… ma se io dico ‘bianco’ come posso pensare che tu capisca ‘nero’ e avere il coraggio di sentirmi anche offesa se tu non hai capito che io dicendo ‘bianco’ intendevo ‘nero’?

Succede che qualche persona nuova la conosci poi, impari a fidarti, gli affidi un compito importante, e la controparte si offre per sostenerlo…poi succede che di punto in bianco basta, fine, ‘io me ne vado’…ma dico io…’dove cazzo vai?’ Avevi preso un impegno!!! O sono rimasta io l’unica fessa che se prendo un impegno sacrifico fino alla morte i miei ‘vorrei’ perchè non ‘posso’ non tener fede all’impegno preso? perchè se ti prendi un impegno poi qualcuno si fida del fatto che tu ‘voglia’ quantomeno portarlo in fondo? E’ una questione anche e soprattutto di rispetto morale di se stessi e degli altri…ma esiste ancora il rispetto? Cosa significa oggi? Che valore ha per il resto del mondo?

Succede poi che si sente il vuoto di solitudini in cui manca la parte di condivisione, il contraddittorio adulto…parlare, anche solo parlare con persone che non abbiano la limitazione insormontabile di avere solo 5 anni, e confrontarsi, ascoltare opinioni altre dalle proprie, e essere criticata e introdotta a visioni differenti dalle mie…e allora ci riprovi a metterti in gioco…ma nuove bugie, nuovi volti vuoti, nuova indifferenza…e allora pensi…ma chi me lo fa fare?

Mi sembra di esser dentro alla storia di ‘al lupo al lupo’…che poi il lupo arriva davvero e nessuno ci crede più…

Beh, sto arrivando alla conclusione che non ci credo più… che non ho più voglia di crederci in realtà…che sono veramente stanca, troppo stanca…

Ma…

Ritorna in mente la frase di Anna Frank…e la sua fiducia incondizionata sulla bontà dell’animo umano…

E allora forse sono solo io che devo cambiare prospettiva…provare a vedere le cose in modo diverso…

E continuare a sognare che da qualche parte nel mondo, o semplicemente dentro di me, ci sia finalmente un pò di serenità, un pò di quiete…

“…è molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora nell’intima bontà dell’uomo.”

Come tutte le volte

CEwMKs1WoAMVAXc (immagine da internet)

…come tutte le volte che mi sono fidata e non avrei dovuto…

…come tutte le volte che ho paura che il maledetto bicchiere non sia mai mezzo pieno…

…come tutte le volte che già so, e vorrei sbagliarmi…ma poi finisce che ho sempre ragione…e non mi piace avere sempre ragione…

Risponde allora amore

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(immagine dal web)

Maschera di felicità

copre mondi di delusione.

Poi una voce chiama mamma,

risponde allora amore.

Ed è nuova gioia.

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Di minigonne verdi, biciclette e cassonetti…

Era un’estate di oltre 25 anni fa… avevo 12/13 anni… i tempi delle scuole medie più o meno, ed erano arrivati i primi accenni di pubertà e una gran voglia di sentirmi grande…

Mi avevano regalato una gonna verde di jeans, una minigonna…molto mini in realtà, ma semplicemente, secondo l’usanza del tempo di passarsi tra famiglie vicine le cose ancora nuove che non stanno più ai propri figli, io me l’ero ritrovata nell’armadio già un pò piccola anche per me.

Mia madre me l’aveva vista indossata e il giudizio era stato inamovibile ” Tu con quella addosso non esci, è troppo corta!”

Ma a me piaceva…era corta, stretta, e il verdolino slavato del jeans le dava un aspetto lezioso…

Una mattina di luglio, giorno di mercato in paese, mia mamma era andata al lavoro, perchè, nonostante facesse la maestra elementare e le scuole fossero chiuse, aveva l’incarico di sostituire il direttore della scuola e quella mattina era dovuta andare…

Dopo le raccomandazioni di rito, mi ero trovata da sola…così decisi di andare al mercato in bicicletta…e mettere finalmente la mia gonna verde!!!!

Misi la gonna…uscii, presi la graziellina rosa, la portai in vetta alla rampa dei garages e mi misi in sella…

‘Accidenti!!!!’ seduta sul sellino e con i piedi in posizione sui pedali la gonna era davvero troppo corta!

La strada scendeva in lieve discesa…iniziai a pedalare, poi abbassai lo sguardo e lasciando il manubrio con la mano sinistra andai a sistemare la gonna…che, caspita!, era troppo corta!!!!

Non ebbi il tempo di rialzare lo sguardo, che sentii un dolore fortissimo allo sterno… sbaaaam!!!! ero andata a sbattere contro il gancio del cassonetto a bordo strada, quello che viene agganciato al camion perchè possa essere svuotato…

Cazzo che male!!!!

Rimasi piantata lì qualche minuto…la ruota davanti della bici si era irrimediabilmente piegata…e io avevo il segno del gancio stampato sullo sterno…

Non piansi…ma mi scese una lacrima silenziosa…

Riportai la bicicletta danneggiata in garage…

Tornai in casa…tolsi la gonna e la rimisi nell’armadio… è rimasta lì, come un’iconografia ancora a lungo, ma non l’ho più messa…

Mi misi un paio di pantaloni…lunghi…e andai al mercato a piedi…

Che delusione allora…sembrava la punizione divina…o mia madre che aveva incaricato qualcuno di incorporeo di tenermi d’occhio…

Ma dopo così tanto tempo ricordo quella mattina col sorriso sulle labbra…

🙂